RAGAZZI PENSANTI? LA NUOVA SCUOLA VUOLE POLLI DA BATTERIA

RAGAZZI PENSANTI? LA NUOVA SCUOLA VUOLE POLLI DA BATTERIA

 

di Dimitri OSTRORSKIJ

Qualche tempo fa mi è capitato di frequentare un corso sui nuovi metodi didattici per i ragazzi nella scuola dalle elementari alle superiori. Ho potuto così familiarizzare con i nuovi indirizzi pedagogici che parlano di una scuola tutta diversa da quella a cui siamo stati abituati.

Una scuola nuova, insomma, in cui tutto ciò che si è sempre fatto fino ad oggi sembra non trovare più posto.
Il lessico talvolta è difficile, strappato com’è alla psicologia e alla pedagogia. Eppure una cosa sono sicura di averla capita bene: l’insegnante deve progressivamente abbassare la voce, farsi da parte, appiattarsi contro a un muro fino quasi a scomparire.

Il sapere ora è COSTRUITO tra gli studenti che autonomamente riflettono tra loro per approdare poi a contenuti di qualità che non gli arrivano dall’alto, ma che creano ed elaborano loro stessi. Va buttata via dunque la lezione frontale, in quanto noiosa e cattedratica.

Bisogna stimolare gli studenti, che non sono più quelli di una volta, immersi in un mondo che cambia velocemente.
Bisogna perciò attivarli all’inizio di ogni lezione attraverso giochi di gruppo.

Faccio un esempio pratico, affinché meglio si comprenda cosa si intende. Ora di Antologia, vogliamo leggere un brano di Moby Dick (di cui lo studente medio delle medie non sa assolutamente nulla; vi sembrerà strano, ma tant’è!).

Qualsiasi prof incomincerebbe con il far leggere a turno il brano, per poi riflettere su di esso. No! Apprendo che non vi è nulla di più sbagliato perché così si annoiano: la lettura è infatti scientificamente (proprio così dicevano) noiosa.

Cosa devo fare allora? Dividerli a gruppi e fare in modo che ciascuno in ciascun gruppo, ancora prima di leggere la storia, si faccia delle domande su quella storia: ad. es., chi è il protagonista?
Cosa fa? Dove si è svolta la vicenda? Ognuno passa il foglio al compagno in gruppo. Poi leggono autonomamente la storia e a quel punto tentano di rispondere alle domande. Alla fine dell’ora il prof. tira le somme.

Ecco: mi sorge spontaneo chiedermi se chi elabora questi metodi didattici abbia mai davvero insegnato anche solo un’ora in vita sua. Già per spostare i banchi ci vuole un quarto d’ora; i ragazzi non sanno farsi domande su un testo che non conoscono e che ovviamente non stimola per nulla la loro curiosità.

Fanno subito casino appena sono divisi in gruppi, e il docente non può essere sicuro che ognuno faccia ciò che gli è richiesto e invece non parli degli affari suoi. Non è poi possibile all’insegnante, dato che leggono nella mente, correggere la lettura, dare indicazioni sulla punteggiatura o l’intonazione.

Vengo a sapere che non solo è auspicabile fare così per antologia e materie umanistiche, ma anche in matematica e grammatica, materie per le quali io trovo personalmente impossibile applicare un simile sistema.

A che pro tutto ciò? Per eliminare la noia e la distrazione perché leggere insieme è noioso, come è noioso ascoltare il professore. Inoltre non bisogna più neppure dare i voti come si è sempre fatto, perché lo studente potrebbe equivocare il valore di un tre: potrebbe capire che è una valutazione della sua persona e non della prova.

Quindi è opportuno spiegare ai ragazzi quale è la griglia di valutazione e fare in modo che siano i ragazzi stessi ad autovalutarsi sulla base della prova svolta. Perché? Per eliminare l’ansia da prestazione.

Vengo a sapere inoltre che far studiare a memoria regole, poesie, declinazioni, definizioni è inutile perché (testualmente!) “nella vita cosa mi importa sapere se UN è articolo determinativo o indeterminativo? Mi basta saperlo usare!”. Non si dovrebbero neppure fare molti esercizi perché sono noiosi e perché promuovono l’automatismo e non la comprensione effettiva.

Capite che, con un tale sistema, le materie classiche, ma anche la storia, non potranno più essere insegnate: non posso infatti costruire il greco o le guerre persiane, devo solo studiarle con pazienza e con impegno. Poi possiamo certamente metterci d’accordo su un sistema per accattivare lo studente, per far nascere in lui la curiosità (abbiamo mille modi, adesso c’è anche il computer e il proiettore in classe), ma dobbiamo per forza concordare sul fatto che queste materie vanno studiate con precisione e memoria.

Si tende a far passare l’idea che il professore non ha nessuna competenza in più rispetto allo studente, ma è solo un semplice coordinatore didattico. Così si perde quella valenza che per noi ha avuto il docente, il quale spesso era ammirato fino ad essere un modello.

La lezione frontale va eliminata e dunque non siamo più esercitati ad ascoltare gli altri, ma siamo tutti protagonisti.

Mi chiedo: ma quando questi ragazzi usciranno nel mondo reale, dove ci vuole fatica, abnegazione, impegno? Quando dovranno confrontarsi con le asperità dell’esistenza, con una buona dose di noia che noi tutti proviamo, di frustrazione, di infelicità?

Quando dovranno, volenti o nolenti, stare alle regole dell’esistenza, che cosa accadrà? Saranno abbastanza forti per far fronte? La vita è tutta una competizione: sapranno, così poco avvezzi al mettersi in gioco, capire che la vita non sta demolendo la loro persona ma solo un aspetto, di volta in volta uno diverso?

Credo che sia necessario che la scuola si aggiorni e vada al passo con i tempi, trovi nuove vie per accattivare i ragazzi; ma, con questo sistema, dove andremo a finire?

E lo spirito critico? Per criticare, ci vogliono dogmi.

Senza certezze siamo delle amebe che né criticano, né condividono: sopravvivono!

Mi accorgo che è in atto un processo volto a demolire più di 2500 anni di paideia* occidentale: la memoria di Platone, la competizione sana dei greci, lo studio accurato delle lingue e delle risposte della filosofia, la conoscenza della storia.

Ecco: io ho un grandissimo timore quando apprendo di questi nuovi indirizzi. Sarà complottista, ma temo che non sia altro che la ricetta migliore per crescere i sudditi di domani…il cellulare della Fedeli entra nello stesso disegno!

 

*paideia: formazione e cura dei fanciulli e diventava sinonimo di cultura e di educazione mediante l’istruzione