UNIONE EUROPEA DEI POVERI, NON DEI POPOLI

UNIONE EUROPEA DEI POVERI, NON DEI POPOLI

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di Ivana FABRIS – Coordinatrice Nazionale Responsabile del Movimento Essere Sinistra MovES
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L’ESPERIMENTO IN GRECIA, esperimento in vivo, cioè nella carne vive del popolo greco (precisiamolo che è meglio) da parte dei tecnocrati della famosa Unione Europea dei popoli, è PERFETTAMENTE riuscito.
I neoliberisti della UE lo affermano a piè sospinto, Mario Monti prima di tutti gli altri.
 
Lo affermano e lo applicano come un protocollo di passaggi già testati e perfettamente funzionanti a TUTTI i paesi della zona euro.
Chiaramente con livelli ed effetti diversi ma non così diversi come crediamo.
 
QUINDI CI CONVINCONO che non sia il sistema neoliberista e ordoliberista, il problema, ma CHE SIANO I NOSTRI POPOLI a non fare bene i famigerati compiti a casa, ad essere spendaccioni, a volere un welfare che non si possono permettere perchè hanno abusato delle casse dello Stato.
 
IN GRECIA FECERO LO STESSO.
La propaganda è stata micidiale negli anni della fase preparatoria all’intervento del MES* (vedere nota in fondo) e successivamente della Troika.

BEN SAPENDO quale fosse la condizione greca, l’Unione Europea avallò i bilanci truccati rifinanziando a pioggia le banche greche per salvare le proprie, consapevole pure che presto sarebbe saltato il tappo e che quindi paesi come la Germania avrebbero potuto così, dare via al sacco di quel povero paese (intendiamo il popolo greco).

IN OGNIDOVE, in quel passaggio, i media ci hanno stordito del mantra sui greci, affermando che quello greco fosse un ‘popolo di cicale‘ a differenza delle formichine tedesche, e tutto perchè dovevano preparare il consenso dell’opinione pubblica mondiale rispetto all’aggressione che poi la Troika avrebbe effettuato sul popolo greco e sui beni di quello Stato.
 
ESATTAMENTE COME STANNO FACENDO CON NOI, per convincerci che siamo noi stessi i SOLI RESPONSABILI di quanto presto accadrà.
 
MA LA VERITÀ È UN’ALTRA.
La verità è che se Atene piange, Sparta non ride.
Già Sahra Wagenknecht, di Die Linke, il Partito della Sinistra Tedesca, in un suo intervento qui al Bundestag nella primavera 2015 (dal minuto 4.58) e in quest’altro del luglio 2015, dove evidenziava le gravi difficoltà in cui versano le fasce deboli della popolazione tedesca e se guardate un po’ ATTENTAMENTE questo trafiletto di un’ANSA di pochi mesi fa, potete ben capire quali siano le condizioni di lavoro in Germania.
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PERTANTO, se avete letto, DA ADESSO IN POI, mettiamoci TUTTI IN TESTA che la colpa NON è nostra perchè lavoro, scuola, welfare SONO DIRITTI di ogni popolo e sono quei diritti che il sistema neoliberista toglie A TUTTI, per fare cassa e massimizzare i profitti sulla pelle della gente!
In Italia, poi, a dispetto di quanto presumeva l’Unione Europea che sarebbe accaduto, ovvero che la povertà sarebbe scesa di circa oltre 2 milioni di persone, ci ritroviamo invece a leggere che i dati ISTAT dichiarano che le persone ridotte in povertà sono invece aumentate e, rispetto alla previsioni dell’Unione Europea, sono circa 5 milioni IN PIÙ.
 
NESSUNO SPRECO può condurre ad una simile miseria.
Chi afferma una simile bestialità, sta solo sfruttando il sentimento popolare a proprio vantaggio perchè anche eliminando la corruzzzzione e gli sprechi, non cambierà MAI nulla, giacchè il vero problema risiede nelle politiche economiche di questo sistema rappresentato e agito dall’Unione Europea.
Intanto, però, noi italiani ci stiamo credendo perchè ci martellano da anni con questa vergognosa campagna mediatica.
 
QUESTO è ciò che dunque DOBBIAMO COMBATTERE.
Per farlo, iniziate da qui.
LEGGETE, LEGGETE e fate sapere a TUTTI quale sia la verità!
 
 
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*Meccanismo europeo di stabilità – MES in inglese European Stability Mechanism, ESM – detto anche Fondo salva-Stati (!!!), anche se in realtà salva solo le banche con i NOSTRI soldi, quelli che ciascun governo aderente ai trattati europei vi accantona ogni santissimo anno, soldi che vengono sottratti agli investimenti ESSENZIALI per la vita di una nazione.
LO SBARRAMENTO DELLA DEMOCRAZIA

LO SBARRAMENTO DELLA DEMOCRAZIA

Aula_Camera

di Ruggero GIACOMINI

E’ noto che l’attuale maggioranza del parlamento italiano deve in gran parte la propria investitura ad una legge elettorale porcata, tale riconosciuta dagli stessi promotori e in quanto tale dichiarata anticostituzionale e abrogata con sentenza della Corte costituzionale.

Nonostante ciò, o forse proprio per ciò, la stessa maggioranza ha concepito un vero e proprio accanimento contro la Costituzione nata dalla Resistenza.

E’ stato appena respinto con il referendum un grave attacco distruttivo pilotato dal segretario del PD Renzi, e si poteva legittimamente sperare che si fosse aperta finalmente la via per l’attuazione dei principi costituzionali a partire dai diritti e dalla dignità del lavoro. E invece ecco che un nuovo attacco si profila su uno dei punti più sensibili della democrazia, quello della legge elettorale.

L’articolo 48 della Costituzione stabilisce che “il voto è personale ed eguale, libero e segreto”.

Voto “eguale” significa di uguale peso, cioè che concorre nella stessa proporzione alla rappresentanza, secondo la regola: una testa un voto.

Che cosa fa invece lo sbarramento, che si vuole introdurre al 5%?

Rende nullo il voto per tutti quegli elettori la cui preferenza vada alla forza politica che non supera la soglia di sbarramento.

Priva cioè della legittima rappresentanza parlamentare tale forza, e distribuisce i seggi che ad essa sarebbero spettati tra le altre forze politiche che hanno deciso lo sbarramento e che consumano in tal modo quella che in codice penale si chiamerebbe “appropriazione indebita”. Cioè ottengono seggi senza voti. In altre parole un vero e proprio furto.

I promotori ed acquiescenti di questo sbarramento della democrazia non si preoccupano neanche di trovare per esso una giustificazione plausibile.

La governabilità? Suvvia!

Con la governabilità potrebbe forse giustificarsi una certa quota di maggioritario, ma lo sbarramento non vi ha nessunissima incidenza. Esso impedisce puramente e semplicemente la rappresentanza agli sbarrati, a maggior beneficio e gloria degli sbarratori.

Il “modello tedesco”.

Chi non studia, si sa, tende a copiare.

Già i radicali volevano copiare il “modello anglosassone”. Tutti dimenticando che abbiamo una Costituzione che è italiana, frutto del sudore e dei sacrifici del popolo italiano, scaturita da una dura lotta di liberazione e un’insurrezione nazionale vittoriosa.

Come non è stato in Germania, nonostante i duri sacrifici e il grande prezzo di sangue pagato dagli antifascisti e specialmente dai militanti e dirigenti del partito comunista tedesco, il cui capo Thälmann fu anche lui assassinato dopo lunghi anni di prigione, come il nostro Gramsci.

Assumere il “modello tedesco” senza chiedersi come si è costruita la Repubblica federale di Germania che lo ha adottato, e cioè sotto l’egemonia degli Stati Uniti, lasciando nell’oblio la resistenza antinazista e recuperando la gran parte dei quadri dirigenti del nazismo, è subalternità alla potenza esterna egemone in Europa, dimenticanza della base antifascista della nostra Costituzione, puro servilismo.

Il partito comunista tedesco, nato dall’opposizione alla prima guerra mondiale con Rosa Luxemburg e Karl Liebknecht, bandito e perseguitato sotto il regime nazista, fu messo fuori legge nella “democratica” Germania nel 1956, militanti e simpatizzanti licenziati dagli uffici pubblici.

E lo sbarramento nella legge elettorale aveva il preciso scopo di impedire che esso od eventuali altre forze di sinistra alternativa potessero conquistare una visibilità sgradita e disturbante.

La stessa minoranza di sinistra uscita dal partito socialdemocratico, pur con un leader di prestigio come Oscar Lafontaine, ha potuto superare lo sbarramento con la Linke solo perché dopo l’unificazione delle due Germanie c’è stato l’apporto della socialdemocrazia dell’est col suo robusto insediamento.

Come ogni organismo vivente, anche una forza politica nuova ha bisogno di tempo per crescere e rafforzarsi.

Lo stesso partito comunista italiano, nato nel 1921 sull’onda della vittoria della grande Rivoluzione d’Ottobre, e che tanta parte ha avuto nella storia dell’Italia contemporanea, riportò nelle elezioni del 1921 il 4,6% dei voti e nel 1924 il 3,7%.

Ebbe allora rispettivamente 15 e 19 rappresentanti eletti, e Gramsci poté diventare deputato. Ciò che pure nell’80° della morte sinceramente o ipocritamente si ricorda.

Con una legge elettorale sbarratoria come quella che il parlamento prodotto della “porcata” sembra voler plebiscitare, il PCI non avrebbe avuto alcun rappresentante.

Né il vecchio liberalismo né il fascismo avevano concepito una misura così manifestamente truffaldina per alterare il risultato del voto e impedire o quanto meno fortemente ostacolare il crescer e il rafforzarsi di una forza politica anticapitalista, organizzatrice e rappresentante della classe proletaria.

Accettare supinamente o addirittura con entusiasmi gradassi una simile stortura è sintomo a sinistra di subalternità culturale e miopia politica.

Lo sbarramento della rappresentanza al 5% degli elettori va definito per quello che è, e cioè un attacco che limita la democrazia, e come tale va contrastato e denunciato.

fonte: http://www.marx21.it/index.php/italia/democrazia-e-stato/28112-lo-sbarramento-della-democrazia