I MURI DI GAZA

I MURI DI GAZA

di Claudio KHALED SER

La prossima volta che dalla Striscia di Gaza sarà sparato un colpo di pistola giocattolo o sarà lanciato un palloncino verso Israele, l’esercito sionista comincerà a costruirci sopra una cupola d’acciaio per evitare che la cosa si ripeta.

Il soffitto permetterà anche di separare questo spazio dal cielo. Quando si formerà la prima crepa, e sarà sparato un altro colpo di pistola giocattolo e sarà lanciato un altro palloncino, gli ufficiali procederanno alla fase successiva: inondare la Striscia di Gaza finché non sarà completamente sommersa.
Dopo tutto, è della sicurezza d’Israele che stiamo parlando.

Prima che questo avvenga, anche se i piani sono già pronti, il “modesto e povero” esercito israeliano deve arrangiarsi con strumenti più semplici: sta infatti costruendo una nuova “barriera” intorno alla Striscia, la madre di tutte le recinzioni e di tutti i muri dei quali Israele si sta circondando, alta sei metri e profonda dieci. Israele é uno stato con un muro nel cuore: non c’è niente che gli piaccia di più che circondarsene.

La storia è piena di sovrani megalomani che hanno costruito palazzi. Per adesso, la megalomania israeliana si limita ai muri. Barriere di separazione, recinzioni di filo spinato, recinzioni buone (quella al confine con il Libano) e cattive: il paese è tutto una recinzione. Basta dare ai responsabili della difesa una scusa e si circonderanno di recinzioni costate miliardi.
Per una cosa del genere i soldi si trovano sempre.

Esiste la recinzione degli orrori al confine con l’Egitto, per tenere lontani i profughi africani, e la recinzione di separazione di fronte agli scalzi abitanti del campo profughi di Dheisheh in Cisgiordania. Ora tocca alla recinzione in filo spinato di Gaza per sostituire quella sotto la quale sono stati scavati i tunnel e impedire che ne vengano scavati altri.
La prossima sarà una recinzione elettronica intorno alla città arabo-israeliana di Umm al Fahm, in risposta al “terrorismo” che prolifera da quelle parti.

Il capo del commando sud ha fatto l’annuncio, i corrispondenti militari lo hanno servilmente citato e Israele ha risposto con uno sbadiglio o con un sì d’indifferenza. Si tratta di un metodo collaudato: prima si demonizza un obiettivo (i tunnel), poi si trova una soluzione megalomane.
Ecco così materializzarsi un altro progetto sionista da 800 milioni di dollari che sarà costruito da lavoratori moldavi e da richiedenti asilo africani.
Eccolo qui: un altro muro.

I dettagli vanno dal fantastico al grottesco, come l’uso di bentonite, un’argilla che diventa viscosa a contatto con l’acqua. Oppure una rete di sicurezza “vedi e spara” che può uccidere con un semplice joystick, manovrato da coraggiose soldate che saranno elogiate dai mezzi d’informazione per ogni uccisione.
O ancora enormi gabbie di ferro dotate di tubature impermeabili e sensori di segnalazione.

Al sistema manca solo un tipo di avvertimento: quello che segnala che tutto il sistema sta impazzendo.
Donald Trump al confine con il Messico, Israele a quello con Gaza: due follie decisamente simili.

In Israele avvengono numerosi incidenti automobilistici. Provocano più morti di tutte le azioni terroristiche provenienti dalla Striscia di Gaza, ma nessuno ha pensato di spendere per le strade la stessa quantità di denaro spesa per il nuovo giocattolo dell’apparato militare.

Ci sono pazienti che muoiono in ospedale, parcheggiati nei corridoi perché non ci sono abbastanza letti. Il denaro usato per la barriera di Gaza potrebbe aiutare.
Anche questo salverebbe delle vite, ma gli ospedali non rientrano nel culto della sicurezza, e quindi nessuno penserebbe mai di spendere i soldi usati per il confine con Gaza nel centro medico Hadassah di Gerusalemme.

Gaza è una gabbia, le cui porte vengono chiuse oggi in maniera ancora più severa, con una decisione autoritaria, arrogante e unilaterale, come sono tutte le misure d’Israele nei confronti dei palestinesi: dalla costruzione di una barriera di separazione sul loro territorio agli insediamenti.
Non è difficile immaginare i sentimenti degli abitanti nei confronti di questa nuova chiusura.
Non è difficile neppure immaginare quale tipo di stato sia oggi Israele, uno stato che si circonda di muri fino alla follia.

Come per le misure adottate in passato, anche questa non risolverà nulla.
L’unico modo di affrontare la “minaccia” proveniente da Gaza è dare a Gaza la sua libertà.
Non c’è mai stata e mai ci sarà un’altra soluzione.
E quando questo muro sarà costruito, gli appaltatori s’arricchiranno e gli israeliani che vivono vicino al confine potranno festeggiare.
Ma presto nel muro spunteranno alcune crepe e la gioia degli abitanti svanirà di nuovo.

Israele ha deciso di costruire un altro muro e ne pagherà il prezzo.
“Finché un solo Palestinese sarà vivo, nessun muro lo fermerà”
Era Hamas, era il 1980.
È oggi.