LA DEMOCRAZIA A CONTRATTO DEL M5S

LA DEMOCRAZIA A CONTRATTO DEL M5S

 

di Ivana FABRIS – Coordinatrice Nazionale Responsabile del Movimento Essere Sinistra

 

Ci rendiamo conto che la classe politica espressa in questi ultimi vent’anni, sia davvero qualcosa di sconcertante e non meno sconfortante, dal punto di vista della preparazione politica e soprattutto della rappresentanza, della democrazia, dell’etica, della morale.

Vent’anni in cui quel codice etico e politico, che è indispensabile affinchè sia garantita la RAPPRESENTANZA agli elettori, è stato distrutto completamente dai vari listini bloccati di leggi elettorali vergognose e dalla perdita della Politica attiva nei territori, immenso patrimonio valoriale che ha sempre creato SAPERE POLITICO anche nella base.

A seguito di questo, è diventato praticamente impossibile riuscire proprio a dare rappresentanza ai cittadini italiani.
I partiti hanno puntato tutto sull’elettoralismo a scapito della rappresentanza costituita da programmi e conseguenti azioni parlamentari.
Ed è a causa di questo che negli ultimi vent’anni, i cambi di corsia e di casacca si sono succeduti ad un ritmo davvero osceno.

Sapendo di non dover rispondere all’elettorato in virtù di leggi elettorali che proponevano candidati scelti dalle segreterie, NESSUN organismo politico si è più dovuto preoccupare di ONORARE il proprio mandato.
Il popolo dunque ha solo la funzione di garantire posti in Parlamento ma non ha NESSUNA considerazione presso le dirigenze dei partiti che invece mirano unicamente alla difesa degli interessi partitici se non addirittura personalistici.

Invece, è proprio a questo scopo che i Costituenti hanno voluto l’art. 67 della Costituzione, ossia al fine di “sottrarre il deputato alla rappresentanza di interessi particolari” e questo “significa che esso non rappresenta il suo partito o la sua categoria, ma la Nazione nel suo insieme“.

Ma per il Movimento 5 stelle non è così e invece di puntare TUTTO sul ripristino dell’onorabilità della Politica in generale, cavalca demagogico-populisticamente il disgusto degli italiani per gli atti delle classi politiche più squallide che l’Italia repubblicana abbia prodotto.

Infatti, nel loro Codice Etico, pubblicato nel blog di Grillo a firma di Luigi Di Maio in occasione delle Parlamentarie, leggiamo che si “impone il pagamento di una penale in caso di espulsione o abbandono del M5S o di dimissioni anticipate per motivi di dissenso politico“.

Permettetecelo, questo lascia basiti poichè sempre all’interno del Codice Etico del M5s, poi si legge che tale provvedimento ha “lo scopo di garantire una condotta, da parte di tutti gli iscritti e, in particolare, dei portavoce eletti, ispirata ai principi di lealtà, correttezza, onestà, buona fede, trasparenza, disciplina e onore, rispetto della Costituzione della Repubblica e delle leggi“.

No, qualcosa non torna, perchè, delle due, l’una.

Se si parla di rispetto della Costituzione, allora così deve essere e un contratto firmato dalle parti che sancisce ammende contro chi lascia, quindi un contratto che viola un articolo della Costituzione, quel rispetto lo elide totalmente.

Inoltre, quello che colpisce ancora di più, è che simili atti sono contrari alla democrazia stessa poichè se un parlamentare sta in un partito che cambia il suo mandato elettorale, deve poter decidere di non farne più parte.

Si chiama appunto democrazia, eleggere un proprio rappresentante in Parlamento con un preciso mandato politico, ma sottoscrivendo un contratto privato tra le parti, si evince che a quanto pare non vada più molto di moda.

E non è una questione di lana caprina, ma proprio DIFENDERE e ONORARE la rappresentanza che l’elettore chiede col suo voto.

Basta proprio questo, dunque, a porsi una domanda fondamentale:

se è il rispetto della rappresentanza e della Costituzione che vuole proteggere il M5s, quella Costituzione per la quale in nome della democrazia si sono spesi al referendum del 4 dicembre 2016, perchè poi i suoi leader si sentono in diritto di scavalcarla a proprio uso e consumo?

 

 

SOVRANITÀ AL POPOLO ITALIANO

SOVRANITÀ AL POPOLO ITALIANO


di Giovanni NUSCIS

Non c’è mafia, lobby, consorteria che non pratichi una lezioncina elementare proprio grazie alla strutturazione neoliberista che il nostro paese, come gli altri, si è data: che l’arricchimento, la vampirizzazione delle risorse pubbliche non può che avvenire col pretesto della tutela dei diritti, dell’erogazione di un servizio pubblico, dell’esercizio di un compito istituzionale.

La tutela della salute, la creazione di infrastrutture, la difesa della nazione, l’approvvigionamento di beni strumentali e, da ultimo, l’accoglienza dei migranti sono, attraverso il sistema degli appalti e dell’esternalizzazione dei servizi pubblici, gli ambiti della corruzione e le cause dell’impoverimento più scandaloso.

Ribaltare completamente questo sistema, restituendo le immense risorse sottratte ai cittadini, è condizione imprescindibile per la ricostruzione di questo paese, per restituire alle persone dignità, benessere, giustizia sociale, gioia e slancio per reinventare il mondo intorno.

ESSERE DEMOCRATICI CON LA PROPRIA COSCIENZA

ESSERE DEMOCRATICI CON LA PROPRIA COSCIENZA

di Maria MORIGI

Ieri ho partecipato (si fa per dire) ad una riunione per l’”analisi del voto” indetta dal locale piddì attraverso un’associazione culturale e con la partecipazione di SWG (monitoraggio statistico sulle propensioni di voto e varie altre realtà politico-sociali).

Ottima analisi.

Sono seguite acute interpretazioni dell’astensionismo e delle giravolte di gruppi, movimenti e partiti alla ricerca del consenso.

Si è parlato anche del fatto che qualcuno tra i leader vada finalmente a casa, perché ha stufato anche gli adepti del minestrone (o zuppa Leopolda).

Vedo tuttavia che un dubbio atroce attanaglia: votare o non votare?

Il secondo interrogativo è: qualora si vada al voto, come si potrà essere di Sinistra vera?

Ecco, io non voglio fare la predicatrice, mai e poi mai mi metterò a stimolare le persone né mi permetterò di suggerire missioni.

Anche perché sono fortemente contraria al VOTO UTILE e ho le mie gatte da pelare con gli adepti della Chiesa perseguitata nel mondo.

Credo e spero e prometto (anche se non giuro):

1- che ognuno ha il dovere morale di fare i conti con se stesso.

2- che non è obbligatorio andare a votare per sentirsi la coscienza a posto.

3- che, per sentirsi la coscienza a posto, è inderogabile sottrarsi ai ricatti della finta Democrazia del piatto di lenticchie.

4- che il futuro non sarà migliore se io ho contribuito a votare per uno o un altro dei guitti che ci rappresentano. Uno più o meno razzista, l’altro un po’ più populista, il terzo più o meno esagitato. Tutti comunque inutili alla mia coscienza che non si farà travagliare oltre.

Care statistiche andate a farvi il vostro minestrone, con tanta cipolla e peperoncino!

CON LA SCUSA DEL TERRORISMO, CI LEVERANNO DEMOCRAZIA E DIRITTI

CON LA SCUSA DEL TERRORISMO, CI LEVERANNO DEMOCRAZIA E DIRITTI

dal Coordinamento Nazionale del MovES

Queste parole le ha pronunciate Stefano Rodotà.

È avvenuto con l’11 settembre e continua ad avvenire.

Torino ne è l’ultimo esempio e senza nemmeno dover usare l’alibi del terrorismo.

Abbiamo pubblicato ieri, 22 giugno, un documento riguardante proprio questo argomento, per quanto di grave sta accadendo in Europa grazie all’intesa raggiunta sulla difesa europea.

Siamo, dunque, anche oltre a quanto prefigurava Rodotà e abbiamo il dovere di esserne consapevoli.

Qui sotto uno stralcio dell’intervista che Rodotà ha rilasciato subito dopo l’attentato al Charlie Hebdo.

Da rileggere e non smettere di riflettere.
Per organizzarsi e agire per difendere la DEMOCRAZIA.

“Sta accadendo, e non è la prima volta, che utilizzando come argomento, o meglio, come pretesto, fatti riguardanti il terrorismo o la criminalità organizzata si dice ‘l’unico modo per tutelare la sicurezza è quello di diminuire le garanzie e di aumentare le possibilità di controllo che le tecnologie rendono sempre più possibile.’
E questo è sempre avvenuto, è avvenuto in particolare dopo l’11 settembre, vicenda che ho vissuto in prima persona perché all’epoca presiedevo i garanti europei e ho avuto una serie di contatti continui con gli Stati Uniti che chiedevano un’infinità di informazioni da parte dell’Europa, cui abbiamo in parte resistito.

E sul pericolo della democrazia: “Questo momento rappresenta un passaggio istituzionale importante, vi è una prepotenza governativa, rispetto alla quale i parlamenti non se la sentono di resistere: tanto in Spagna quanto in Francia, in sostanza c’è una accettazione sia della maggioranza che dell’opposizione. In Francia addirittura l’iniziativa è di un governo socialista, anche se sappiamo chi è Manuel Valls e perché è stato scelto. Tutto questo sta spostando l’attenzione e le garanzie nella direzione degli organismi di controllo giurisdizionali, cioè gli organismi che vegliano sulla legittimità di queste leggi dal punto di vista del rispetto delle garanzie costituzionali.

Che sono le Corti Costituzionali in Europa e negli Stati Uniti le Corti Federali.

Non vorrei che si dicesse “Eh cari miei voi la privacy l’avete già perduta perché la tecnologia in ogni momento vi segue e vi controlla”, perché la verità è che l’attentato ai diritti fondamentali legati alle informazioni viene dalla politica e questo è il punto. Non è la tecnologia.”

L’ANSA, IL TIRO AL BERSAGLIO E RODOTA’

L’ANSA, IL TIRO AL BERSAGLIO E RODOTA’

Cecchino, Canada

di Turi COMITO

Il linguaggio esprime una cultura, che sia individuale o collettiva.

È la forma, non sempre ma assai spesso, che prende la sostanza.

I giornali, i media, hanno responsabilità maggiori di altri soggetti nell’orientare l’opinione pubblica anche dal punto di vista delle parole usate per descrivere un evento, una notizia.

Lo scadimento verso il basso – verso il linguaggio della barbarie, dell’inciviltà dell’aberrazione – sembrava fosse una prerogativa di fogli buoni, al massimo, per accendere la carbonella tipo Libero o il Giornale.

Invece dobbiamo constatare che anche quella che dovrebbe essere una agenzia compassata ed equilibrata come l’Ansa fa ormai sempre più spesso uso di espressioni titolistiche da pezzente culturale.

È il caso di questo titolo di oggi sul sito internet dell’agenzia.

La “notizia” è che un combattente dell’Isis è stato ucciso da un cecchino della coalizione a guida americana da una distanza di oltre tre chilometri e mezzo segnando un nuovo “record”.

La notizia, cioè, è che nel tiro al bersaglio umano c’é un nuovo campione mondiale (cui magari dedicheranno qualche film).

La riduzione a campionato di tiro al bersaglio umano di una guerra atroce da parte di una testata giornalistica che dovrebbe misurare persino le virgole, io credo, è il segno più evidente che Stefano Rodotà aveva fin troppa ragione quando diceva che “C’è un impoverimento culturale che si fa sentire, [e che] la cattiva politica è figlia della cattiva cultura”.

Perché il giornalismo è una delle forme della politica, la più vicina alle masse, la più accessibile.

E un giornalismo che, attraverso il linguaggio che usa, fa passare per record sportivo la morte di un nemico è il segno che è svanito definitivamente il confine tra informazione e intrattenimento. Tra notizia e spazzatura mediatica. Il segno che siamo nelle mani di piccoli scarti culturali che si fanno passare per giornalisti.

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