LE SCUOLE PARITARIE RELIGIOSE E L’ENNESIMO ASSALTO ALLA DILIGENZA DELLA SCUOLA PUBBLICA

LE SCUOLE PARITARIE RELIGIOSE E L’ENNESIMO ASSALTO ALLA DILIGENZA DELLA SCUOLA PUBBLICA

di Claudia PEPE

Paolo Latella, uno degli uomini e sindacalisti (UNICOBAS) più giusti che io conosca, ha messo carne al fuoco.
In un suo post scrive:
”Suor Anna Monia Alfieri, presidente Fidae Lombardia (Scuole paritarie religiose), ha fatto i conti in tasca alla scuola statale italiana. Secondo i suoi calcoli ogni studente della scuola statale è diventato un costo standard pari a 6.403 euro.
Secondo la religiosa, lo Stato dovrebbe consegnare nelle mani delle scuole confessionali la stessa cifra, in base alla teoria della libertà di scelta.
Peccato che la suora “dimentica” tre elementi fondamentali:
1) i 500 milioni di euro all’anno consegnate alle scuole paritarie confessionali in base alla legge 62/2000;
2) l’art. 33 della Costituzione stabilisce che la scuola non statale non deve essere un onere per lo Stato;
3) le rette salate che pagano già gli studenti delle scuole confessionali e private.”
E io aggiungerei anche la mancanza di insegnanti di sostegno non previsti nel loro organico, contribuendo a non recepire attentamente le difficoltà di alcuni studenti.
Latella prosegue: “Mi auguro che il Governo, il ministro Fedeli e il sottosegretario Gabriele Toccafondi (molto sensibile alle richieste delle scuole confessionali) non propongano un aumento dei contributi alle scuole non statali. Purtroppo…ho qualche dubbio.”
La sua analisi non può che trovare d’accordo altri sindacalisti che si spendono per il bene della scuola come Lucio Ficara della CGIL.
Ma andiamo alla radice del problema.
Chi ha voluto fortemente questa legge e precisamente la legge 62/2000? Non è stato un governo di destra, nemmeno un partito leghista o un partito monarchico, no.
Questa legge vede la benedizione di un governo di centro-sinistra, come quello attuale, il quale ricordiamo non è stato legittimato dal popolo italiano ma si è auto-proclamato a furor di strizzate d’occhio e di spallate nei corridoi delle varie segreterie.
Ma come e perché siamo arrivati a questo punto? Per meglio capire come il flusso di denaro pubblico finisca nelle casse delle scuole private cattoliche, dobbiamo risalire al lontano 1947 e alla stesura degli articoli della Costituzione da parte dei Padri della Costituente. Art 33.: Scuole Private senza oneri per lo Stato. “Enti privati hanno il diritto di istituire scuole ed istituti di educazione, senza oneri per lo Stato
Per meglio rimarcare il concetto di quest’articolo e non creare fraintendimenti, l’11 febbraio 1950, 62 anni fa, Piero Calamandrei intervenendo a Roma al III Congresso Nazionale in difesa della Scuola Pubblica disse: ”Ci siano pure scuole di partito o scuole di chiesa. Ma lo Stato le deve sorvegliare, le deve regolare; le deve tenere nei loro limiti e deve riuscire a fare meglio di loro. La scuola di Stato, insomma, deve essere una garanzia, perché non si scivoli in quello che sarebbe la fine della scuola e forse la fine della democrazia e della libertà.
Parole e concetti chiari ma che nel corso degli anni hanno subito un arroccamento e un’evoluzione opposta.
Mentre la scuola pubblica subisce ulteriori tagli nell’organizzazione, nel corpo docenti, e in tutte le sue branche, la scuola privata viene foraggiata con i soldi di noi tutti.
Vediamo le sostanziali differenze tra una scuola pubblica e una scuola privata:
– la scuola pubblica è gratis, aperta agli studenti di qualsiasi classe sociale, credo religioso e politico.
– la scuola privata è gioco-forza frequentabile da un ceto medio-alto che la sovvenziona con rette impegnative, d’ispirazione perlopiù cattolica, gestita quasi sempre da organizzazioni clericali.
– il corpo docenti nella scuola pubblica passa attraverso una selezione che prevede: concorsi, graduatorie, tirocini, specializzazioni, aggiornamenti.
– nella scuola privata l’assunzione è quasi sempre arbitraria e clientelare.
Si lascia così anemizzare la scuola pubblica per favorire la scuola privata, con cure di denaro e privilegi.
Si comincia, persino a consigliare ai ragazzi di andare a queste scuole: ”Perché in fondo sono migliori di quelle di Stato”.
Così la scuola pubblica è diventata la solita Cenerentola che deve annaspare tra scope, ramazze e qualche zucca da tramutare nel principe azzurro. E pensare che i finanziamenti pubblici alle scuole private cattoliche, negati dalla vituperata Democrazia Cristiana, sono stati elargiti nel 2000 da Massimo D’Alema e Luigi Berlinguer, addirittura nel 2008 si era parlato di ridurli di una novantina di milioni, a fronte di nove miliardi di tagli alla scuola pubblica e, i vescovi italiani, annunciarono e minacciarono che sarebbero scesi in piazza contro il Governo.
Il Ministro ombra Garavaglia, sapete cosa fece? Non solo reintegrò i milioni decurtati ma presentò un DDL per aumentarli di un centinaio. Il governo di destra guidato da Berlusconi ha solo continuato quest’andazzo.
A conferma che la sinistra (?) quando governa fa schifezze ben più pesanti della peggior destra e che tra loro c’è sempre stata “perfetta sintonia“.
Questa è la sinistra, da allora e sempre. Amen.
Concludo ricordando la dichiarazione di voto che fece allora (21 aprile 1947) uno dei Padri costituenti, non un fervente cattolico e nemmeno un fanatico comunista, ma il repubblicano Della Seta: “Lo Stato educa, anzitutto, con i suoi reggitori, se danno testimonianza di rettitudine e di carattere; educa con le sue leggi, poiché c’è una vera funzione pedagogica della legislazione; ma educa soprattutto con la scuola. Quindi, scuola di Stato: questa è la parola della democrazia. Non come una delle tante scuole che debba gareggiare con le altre: ma come una scuola che sulle altre abbia la debita preminenza. Allo Stato le supreme direttive dell’educazione nazionale. Se abdicasse a questa sua funzione, lo Stato non sarebbe più lo Stato; né noi più potremo coerentemente parlare di democrazia.
Da quella volta lo Stato ha abdicato, e la democrazia è diventata una parola astratta, variabile e suscettibile a seconda di chi la indossa.

 

BEN POCO (O NIENTE) DI NUOVO SUL FRONTE ELETTORALE

BEN POCO (O NIENTE) DI NUOVO SUL FRONTE ELETTORALE

leadership

di Ivana FABRIS

Ormai, a risultati definitivi, possiamo dire che la tendenza generale suggerisce – e conferma – che nel locale gli italiani votino sempre pensando “per casa loro” e quindi considerando con ben altro metro i vari partit

Il voto alle politiche nazionali non li riguarda mai veramente da vicino, segnale che si consolida e struttura di volta in volta.

Più lo Stato è lontano da essi, meno gli italiani si sentono popolo e meno pensano alla cosa pubblica come cosa loro.

Quindi andrei piano a dire che il M5s è sconfitto proprio per le ragioni suddette e alle prossime politiche dubito di venir smentita di quanto sto affermando, dai risultati elettorali.

Nel locale, dopo le esperienze di Parma, Torino ma soprattutto Roma e includerei Pomezia, si può pensare che gli italiani non si siano sentiti di affidare le proprie città ad un movimento che sino ad ora non ha dato riscontri positivi nell’amministrazione dei comuni.

È anche vero che l’attività dei 5 stelle sui territori è presente geograficamente a spot e non è cosa da poco quando si tratta di scegliere, specie perchè gli italiani di chiacchiere e proclami ne hanno accumulato, obtorto collo, una discreta scorta per usare un eufemismo.

Torna dunque la politica dei due schieramenti contrapposti, centrodestra e centrosinistra, almeno sulla carta, visto che sappiamo tutti molto bene che il confine fra le due parti è, come dire, alquanto labile.

Comunque, sarà interessante vedere l’esito dei ballottaggi per capire chi appoggia e dà indicazioni di voto per chi.

Mi riferisco alla nascente sinistra che si dichiara lontana dal Partito Democratico ma che ho il sospetto darà, in molti luoghi, come indicazione di voto ancora il sostegno al PD, naturalmente, tanto per cambiare, per scongiurare un possibile governo locale 5 stelle o di destra.

Come se facesse differenza…

Intanto a nord-est il quadro non cambia mai.

La Lega, munita dei mitici elmi cornuti in stile Pontida, cavalca a pelo le sconfinate praterie politiche di quelle aree, priva com’è di avversari capaci di proporre davvero qualcosa di serio e affidabile più che altrove in Italia.

Ma è il dato sull’astensione quello su cui riflettere a fondo.

Da un lato il non voto è senza dubbio un voto e un voto netto, deciso e per giunta non fraintendibile che dovrebbe suggerire qualcosa ai tanti partiti, ma soprattutto a quelli che si definiscono di sinistra.

Se da un lato il dato è sconfortante, dall’altro viene da dire che è una gran bella risposta a chi propone di continuo sempre e solo il vecchio modello di una sinistra disfatta, malconcia e non più padrona di se stessa che mira solo all’autoconservazione di posti nelle istituzioni, quella che sui territori appare solo in funzione delle elezioni.

È la sinistra dei cartelli elettorali, quella delle ammucchiate dell’ultimo minuto giusto per presentarsi e garantirsi come abbiamo visto accadere in moltissimi piccoli comuni, quella che gli italiani non vogliono più e lo dicono con forza col solo linguaggio che questi politici capiscono: il NON voto.

Intanto, chi si era convinto che il PD fosse finito, come ho sempre sostenuto, nutriva una pia illusione e temo, tra l’altro, che questa si trasformerà pure in una delusione cocente. Un’altra.

D’altro canto ad improbabili accrocchi che non suscitano fiducia e sanno di scelta al buio, l’italiano informato solo dal mainstream e sempre più spaventato dalla crisi, preferisce di sicuro quello che già conosce perché sa in anticipo di che “morte dovrà morire”.

Questo è un paese che per 50 anni ha votato DC sapendo che non era la scelta giusta per la paura dei comunisti mangiabambini prima e del terrorismo colorato di rosso, dopo e che oggi si avvia ad altri 50 di PD per la paura dello spread, del debito pubblico, del perdere quel poco di miseria di cui vive, ignaro del fatto che proprio così la perderà.

Magari se qualcuno insieme a noi del MovES, avesse la buona volontà e la determinazione di dirglielo, magari spiegandogli anche le vere ragioni della pericolosità del PD, non sarebbe una cattiva idea.

Poi, giusto per non ripetere gli errori del passato recente, in vista delle politiche del 2018, se nel frattempo ci dessimo tutti una scrollata e rimettessimo in piedi una sinistra che va a chiedere voti SOLO DOPO esser tornata se stessa ovunque il disagio sociale e il conflitto brucino, forse vedremmo un film ben diverso da quello proiettato dal 1948 ad oggi ad ogni tornata elettorale, invece della solita soap opera che dura da 70 anni.

Soprattutto visto e considerato che persino l’Inghilterra ha cambiato visione, ma che addirittura il famoso (e famigerato) sequel americano “Sentieri” ha chiuso i battenti e che a girare continue puntate infinite di questi ‘drama’ siamo rimasti solo noi italiani.

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