LA BUFALA DEL “I DEBITI SI PAGANO PERCHÈ ABBIAMO VISSUTO AL DI SOPRA DELLE NOSTRE POSSIBILITÀ”

LA BUFALA DEL “I DEBITI SI PAGANO PERCHÈ ABBIAMO VISSUTO AL DI SOPRA DELLE NOSTRE POSSIBILITÀ”

schiavi del debito

di Massimo RIBAUDO

Si continua, in una parte ancora troppo numericamente considerevole della base di sinistra, ad esporre i numeri falsi di una teoria economica, quella neoclassica come utilizzata a proprio uso e consumo dall’ideologia neoliberista.

Illustri economisti di scuola neoclassica hanno dimostrato da tempo – si veda anche Krugman o Amartya Sen – che non stiamo vivendo una crisi di debito pubblico, come sostenuto ormai solo da Il Foglio e qualche articolo del Corriere della Sera, ma da una crisi di debito privato provocato dal calo della domanda globale, come asserito da tanto tempo dal professor Alberto Bagnai, di scuola Keynesiana (i suoi mastri sono Federico Caffè e Augusto Graziani).

Perchè cala la domanda di beni e servizi?

La teoria neoclassica non ha gli strumenti per rispondere, essendo una teoria basata solo sull’offerta di beni.

Ma qualche sospetto gli stessi neoclassici se lo stanno facendo venire.

Un esempio. Se lo stato non fornisce più i servizi essenziali e ognuno di noi li deve acquistare sul mercato privato, se le pensioni sono da fame, il consumatore, spenderà di meno per una vacanza, o per un cinema, per andare dal dentista.

Se gli stipendi, lo dice Paul Krugman, non la Pravda, sono rimasti fermi da 15 anni, e anzi sono calati, ognuno di noi non solo non potrà vivere “al di sopra delle sue possibilità”, ma non potrà proprio vivere.

Le argomentazioni portate da quella sinistra sono sempre le stesse: se si torna alla moneta nazionale, aumenta l’inflazione.

In più continua a pensare a debiti e crediti tra gli Stati come quelli che può contrarre un singolo cittadino o una famiglia.

Lo Stato NON è una famiglia, o un’azienda.

Non funziona così.

Ce lo hanno fatto credere per 30 anni. E sarà molto difficile uscire da questa assurda illusione che non ha precedenti nella Storia.
In realtà più lo Stato spende più le famiglie sono ricche. Il debito statale, se fosse proprio tutto debito interno potrebbe essere illimitato.

E per quanto riguarda l’inflazione, le analisi da fare sono altre.

Nel passato più recente, l’inflazione fu in gran parte generata da shock esogeni. Tipo l’aumento del petrolio.
Non c’è un solo studio che conferma il passaggio diretto tra svalutazione e inflazione.
E siamo timidamente usciti dalla deflazione, ma la disoccupazione non accenna a scendere. Quindi, la ripresa non esiste. Il paese è morto.

Sicuri che un po’ di inflazione (5-7%) invece non ci farebbe bene?

In più nessuno tra questi sostenitori del neoliberismo, stando a sinistra (sic!), considera mai che il problema è proprio che le banche non sono pubbliche. Mentre il risparmio e il credito sono funzioni pubbliche.
Quando lo capiremo sarà sempre troppo tardi…

Il neoliberismo fonda il suo potere sul debito privato.

Questa parte di sinistra, invece, continua a credere ad un modello che è completamente falso.

Gli Stati non hanno creato debito per i servizi, ma per tre guerre perse (Afghanistan, Iraq e la guerra agli stupefacenti), e per risanare le perdite delle banche per prestiti immobiliari folli.

Hanno dato credito per l’acquisto di case sapendo che gli acquirenti non avrebbero mia potuto ripagare il debito. Poco male, pensavano, ci riprenderemo le case.
Ma poi, vista la crisi di debito mondiale, non sono riuscite a rivenderle.

L’euro è lo strumento per tenere al più basso livello i salari nel sud Europa. La diminuzione dei salari, crea sempre maggior crisi di domanda, e la continua domanda di austerity da parte della BCE e della Commissione Europea eliminano ogni possibilità di rilancio dell’economia nazionale.

Queste sono le cause reali della crisi economica

Otto miliardari possiedono la metà di tutto il reddito mondiale del 50% più povero e c’è ancora chi crede alle favole del neoliberismo?

Beh, oggi, con tutto quello che si può leggere e sapere – da fonti sia neoclassiche, sia keynesiane, sia marxiste -mi sembra davvero assurdo.

IL “MISTERO” DELLA POVERTA’ ASSOLUTA

IL “MISTERO” DELLA POVERTA’ ASSOLUTA

Poveri assoluti

di Alberto MICALIZZI

L’ISTAT ha appena comunicato che nel 2016 i poveri assoluti in Italia sono saliti a 4,7 milioni, triplicando in 10 anni! (Il Fatto Quotidiano: “Nel 2016 poveri assoluti 4,7 milioni di italiani..in dieci anni sono triplicati”).

Secondo l’ONU, la povertà assoluta si verifica quando “non si dispone – o si dispone con grande difficoltà o intermittenza – delle primarie risorse per il sostentamento umano, come l’acqua, il cibo, il vestiario e l’abitazione“.

Queste statistiche, assolutamente drammatiche per l’Italia, giungono al termine di un decennio nel quale si sono verificati stimoli straordinari all’economia:

1) i tassi di interesse in Italia sono crollati dal 5% all’1%, quindi in teoria il sistema economico avrebbe dovuto avere accesso agli investimenti come mai in precedenza nella storia;

2) la rivoluzione digitale ha provocato incrementi senza precedenti di produttività del lavoro, aumentando i margini di profitto e creando ricchezza per tutti;

3) Il PIL mondiale è cresciuto del 47%, una media del 4% all’anno (da $51.300 a $75.600 miliardi), creando dunque un effetto traino generale che avrebbe dovuto trascinare il nostro Paese in un percorso virtuoso di domanda, investimenti e aumento della produzione e della ricchezza pro-capite.

E invece? Invece negli stessi dieci anni (2007-2016) l’Italia ha visto TRIPLICARE i poveri assoluti, aumentare di 1,5 milioni gli italiani fuggiti all’estero, raggiungere un disoccupazione giovanile del 40% ed arretrare il PIL del -5% (da $1.943 a $1.850 miliardi – tutti i dati sono presi dal sito di Banca Mondiale).

Dunque, mi domando: Di quali condizioni abbiamo bisogno per crescere in linea con il mondo, se questa tragedia si è prodotta nel decennio forse più favorevole che si annoveri nella storia contemporanea?

Una domanda che mi posi già a Marzo del 2016, commentando i risultati tragici del PIL 2015.. (Demolizione controllata del PIL).

Provo ad immaginare di porre la domanda ad uno dei tanti imbonitori del main-stream, chiamati sistematicamente nelle TV di regime per mentire agli italiani. Ed allora immagino di ascoltare le solite menzogne …che dobbiamo fare le riforme, che dobbiamo recuperare competitività, che dobbiamo ridurre la corruzione, che occorre combattere l’evasione fiscale…… ed addirittura che stiamo pagando la mancata riforma della Costituzione!

Bene, all’imbonitore che mi propinasse tutto ciò risponderei allora che dovrebbe spiegarmi quali riforme, quale incremento di competitività, quale lotta alla corruzione e all’evasione fiscale hanno compiuto Turchia, Polonia e Svezia, tanto per citare tre Paesi molto vicini e caratterizzati da dinamiche geo-economiche simili alle nostre.

La domanda è lecita perché negli stessi 10 anni, il PIL della Turchia è cresciuto del 55% (!), quello della Polonia del 36%, quello della Svezia del 22%, ed infine quello USA del 34%….. mentre quello italiano è ARRETRATO del -5% portando il Paese sul baratro della povertà assoluta!

Ma non è finita qui, non basta lo scempio che hanno compiuto.

Nei rapporti di Standard&Poor’s e di Moody’s di inizio 2017 si chiede maggiore austerità e tagli al welfare, da Bruxelles si impone rigidità di bilancio, il FMI dice che non cresciamo abbastanza e la Troika ci chiede di rimborsare quote di debito pubblico in applicazione del fiscal compact….. siamo accerchiati!

Mentre questa immane tragedia viene messa in scena, gestita con meticolosità quotidiana e farcita da messaggi di distrazione di massa, la schiera di servi che ha occupato l’esecutivo del Paese sta scientemente portando a termine la missione più importante affidatagli, cioè il progetto di rafforzamento delle banche private italiane in modo che siano pronte ad entrare nell’Unione Bancaria Europea.

Non solo, ma sta perpetrando il piano di demolizione degli ultimi scampoli di struttura industriale con l’annunciata privatizzazione della Cassa Depositi e Prestiti per rimborsare 5 miliardi di (fittizio) debito pubblico e sta smantellando le strutture di difesa ed i beni demaniali nazionali così da renderci totalmente dipendenti da organismi sovranazionali.

E’ il più grande inganno nel quale il nostro Paese sia mai caduto, un inganno iniziato circa 40 anni fa… Questa non è una crisi come tante altre.

E’ una guerra di occupazione, sia chiaro a tutti, una guerra che sta piegando anzitutto i nostri anziani ed i nostri bambini. Per questo, soprattutto per questo, è la più infame delle guerre che potevano muoverci.

fonte: https://albertomicalizzi.com/2017/07/13/il-mistero-della-poverta-assoluta/

UNIONE EUROPEA: EPPUR SI ESCE

UNIONE EUROPEA: EPPUR SI ESCE

Note su un Convegno organizzato dal Movimento 5 stelle sul Debito Pubblico italiano

 

Grillo, Di Maio, Casaleggio

di Massimo RIBAUDO

Lunedì 3 luglio, a Roma, si è tenuto un interessantissimo Convegno organizzato dal Movimento 5 stelle presso l’Auletta dei Gruppi della Camera dei Deputati in via Campo Marzio.

L’annuncio dell’evento, sul blog di Beppe Grillo, era questo: http://www.beppegrillo.it/2017/06/il_debito_pubblico_italiano_nelleurozona.html

Sarà sicuramente sfuggito a qualche supporter pentastellato, ma il tenore dell’annuncio, il plot, la trama, la narrazione utilizzata dal blog di Beppe Grillo ricalca esattamente quella utilizzata dalla Germania nei confronti della Grecia, e più volte rimarcata dal Governo Monti e dall’allora Ministro Corrado Passera.

Il debito pubblico è un mostro (quindi un qualcosa di cattivo), e bisogna fare di tutto per rientrare nei parametri di Maastricht, attraverso una maggiore produttività (leggi sudore, lacrime e sangue dei lavoratori) italiana.

Poi però il blog di Grillo (entità ultraterrena e salvifica che non è suo, ma è suo) ci avverte che il debito pubblico è come il colesterolo. Esiste quello buono e quello cattivo. Quello cattivo è rappresentato da opere pubbliche che non servono, dai costi della politica e delle istituzioni, quello buono è il welfare, la sanità, la scuola, i progetti innovativi (e chi li elabora, se non la politica e le istituzioni?).

E’ lo Stato a creare il Mercato, e se lo Stato è buono, il debito è buono e il mercato sarà buono. Questo è il “magico mondo di Amelie”. Pardon del blog di Beppe Grillo dove si dimentica che siamo in avanzo primario da anni (come la Germania) e il nostro debito pubblico schizza altissimo per spese di interessi, spese militari e salvataggio di banche private, in quanto non abbiamo più una Banca d’Italia, né banche pubbliche e non abbiamo più sovranità monetaria.

Ma andiamo al Convegno, che merita davvero di essere raccontato. In modo un po’ diverso dal solito, spero mi si permetterà.

Perché è un convegno hegeliano, in fondo. Ha una sua dialettica.

Ed è un convegno completamente in inglese. Come Bocconi (e Mario Monti) vuole. Quindi, io, che sono diversamente europeo, infilo le cuffiette (rigorosamente Bosch e dotate di sistema danese di traduzione) e ascolto la traduzione in italiano molto lenta, e anche approssimativa, devo dire.

Ma tanto ci sono le slide e i curricula dei discussant per meglio intendere.

Quindi, partiamo dalla prima sessione del Convegno.

LA TESI.

(n.b. La traduzione dai testi in inglese è mia e me la gestisco io)

Inizia la prima sessione intitolata “Debito pubblico, crisi bancarie ed economia reale. Come affrontare il triangolo magico”.

Se cominciamo a parlare di triangolo magico è chiaro che siamo in un tempio massonico, direbbero molti esponenti del M5s, ma io a queste cose non ci bado.

Bado invece all’ottimo curriculum del moderatore che introduce i lavori, il Professor Marcello Minenna che ha scritto più di 600 libri, a suo dire, e quindi deve essere uno che sa il fatto suo.

Mi dicono che abbia parlato con Beppe Grillo di Virginia Raggi, ma anche a queste cose io non do la minima rilevanza. E ascolto il professor Minenna: la voce dell’Università Luigi Bocconi di Milano.

Come siamo arrivati a questa crisi?

Ecco che parte la narrazione ripetuta mille volte (se dite una bugia mille volte qualcuno finirà per crederci, e spesso anche chi la dice). Abbiamo importato la crisi dagli esportatori di crisi (e di democrazia) americani con i cattivissimi mutui subprime. Titoli carta straccia che rappresentavano crediti su case vendute e mai pagate dagli americani.

A questa crisi abbiamo risposto male, noi europei. Dovevamo produrre di più, dovevamo essere come la Germania, dovevamo…

Ma Trichet della BCE non ha alzato i tassi d’interesse come risposta alla crisi del 2007-2008, professor Minenna? Ma le banche francesi e svizzere non sono state indagate per ammanchi molto sospetti poi scaricati su improbabili hacker? No, Minenna non ne parla.

Siamo noi che abbiamo vissuto sopra le nostre possibilità.

Va bene Minenna. Queste cose ce le ha dette Mario Monti. Quindi?

Quindi, dobbiamo stare attenti allo spread.

Cos’è lo spread? E’ un differenziale, una misura di relazione tra il valore di un titolo di credito e un altro. Guarda caso, tra un nostro BTP (Buono del Tesoro Poliennale) e un titolo di Stato decennale in Germania. Perché non possiamo calcolare lo spread con un buono del tesoro spagnolo, o greco? Siamo tutti uniti in Europa, no? No.

L’Europa è dominata dal modello ordoliberista tedesco e quindi i differenziali si calcolano con i buoni del Tesoro tedeschi.

Che cosa misura lo spread secondo i mercati finanziari? La fiducia nello STATO emittente i buoni del Tesoro (l’unica cosa che lo Stato può emettere visto che non ha più una moneta pubblica. La moneta è solo privata e la emette la Banca Centrale Europea).

Lo Spread è:

• una misura indiretta dell’affidabilità (rating) dell’emittente/debitore (ad esempio lo Stato) di restituire il credito e quindi del rischio insolvenza: maggiore è lo spread, minore è la valutazione che il mercato dà a tale affidabilità e maggiore quella che attribuisce al rischio insolvenza;
• una misura della fiducia degli investitori nell’acquisto dei titoli: maggiore è lo spread minore è tale fiducia.

Uno stato buono, che ha un debito buono, che crea un mercato buono nel magico mondo di Amelie, cioè del blog di Beppe Grillo, è uno Stato di cui si fidano gli investitori finanziari PRIVATI.

Tenete bene a mente quest’assunto perché ritornerà sempre fino alla fine del Convegno.

Minenna va veloce e ci dice come affrontare il triangolo magico.

Per salvare le banche e l’economia reale, abbassando il debito pubblico CI VUOLE PIU’ EUROPA.

Un’Europa che non calcoli gli investimenti pubblici nel Fiscal compact, ma che li concerti con gli Stati.

Non solo Banca centrale, ma anche controllo centralizzato dei bilanci dello Stato e del Fisco Statale.

Si deve creare un’Eurozona 2.0.

Io in questi giorni ho visto un’Europa in 3 dimensioni scala 1:1. Ma erano modelli di carrarmati austriaci.

carrarmati al Brennero

Come ha chiesto Confindustria, bisogna dare ogni sovranità dello stato all’Unione Europea. Lo stato serve per la polizia, l’esercito e per dare appalti buoni, che creano un mercato buono…vabbè, oramai l’avete capito.

Quindi lo Stato serve a combattere, con le sue leggi i nemici del triangolo magico. La corruzione, la casta e le cricche.

Vorrei fare una domanda. Ma al pubblico non è permesso fare domande.

Lo scandalo Libor è colpa degli Stati, della corruzione, della casta o delle banche? Minenna non ne accenna minimamente. Come non accenna ai paradisi fiscali, agli affari del Lussemburgo nell’agevolare l’evasione fiscale di svariate multinazionali, alle porte girevoli che permettono a Ministri dell’economia di diventare CEO di importanti istituzioni finanziarie e bancarie e poi di tornare a fare Ministri, e poi..

Ci vuole più Europa, è il suo mantra. Ha scritto 600 – o trecento, avranno tradotto male – libri. Quindi, ne saprà qualcosa.

La parola passa allora a Jochen Andritzky, segretario generale del Consiglio di esperti economici della Germania. Perché lo spread è una cosa seria, e soprattutto tedesca.

“Volete più Europa?”, esordisce l’esperto, bene. Ce l’hanno già pronta, secondo Jocken. Basta affidarsi, come consiglia anche il Ministro delle Finanze tedesco Wolfgang Schaueble, al Meccanismo di Stabilità Europeo. Il MES, che ti dà tutti i soldi che vuoi, se tu fai quello che dice lui. La regola dell’ESM (o MES in italiano) insomma è: “Chi dà i soldi, ha i diritti”. Nel senso, che li possiede proprio i diritti di vita e di morte dei cittadini degli Stati. Basta disfarsi delle Costituzioni, dei Parlamenti, della democrazia, e il Meccanismo assicurerà tutta la stabilità possibile al triangolo magico.

Poi, nel prosieguo delle sue argomentazioni e nelle tavole rotonde, Andritzky si correggerà dicendo che voleva parlare in termini generali, non certo fornire ricette pronte all’Italia.

Però, su. Se volete più Europa basta che il MES diventi come il Fondo Monetario Internazionale per tutti gli Stati europei, praticamente sia una troika in casa che controlli tutto, e il gioco è fatto.

L’euro ha sicuramente dei problemi, ma è perché tutti questi popoli europei chiedono ancora troppa democrazia. E democrazia ed Euro sono ossimori. Mica le elezioni possono cambiare i patti dell’eurozona, come disse Schaueble.

Jochen Andritzky ci dice che andiamo verso una Maastricht 2.0 con l’ istituzionalizzazione del MES.

Molto chiaro e definitivo.

Jochen Andritzky

Quindi si è presentato a parlare il professor Rainer Stefano Masera. Chi era costui?
Rainer Stefano Masera è un banchiere, economista e accademico italiano, già Ministro del bilancio e della programmazione economica del Governo Dini

Ha letto delle slide che dimostrano varie incongruenze dell’euro – che presenta rischi endogeni, esogeni e sistemici molto alti, ma tutto sommato ce le dobbiamo tenere. E poi ha asserito che il governo Dini è stato il miglior governo italiano della Seconda Repubblica. I pensionati italiani ne sono certi, credo.

A questo punto, a riequilibrare un po’ il dibattito, che sembrava il canto ordoliberista del trionfante sogno europeo, è giunto un editorialista economico serio e preparato. Un conservatore, Wonfgang Munchau, che dirige il gruppo di analisi Eurointelligence e scrive per il Financial Times e il Corriere della Sera ha ricordato a tutti che il sogno per molti europei, specie per spagnoli, greci, italiani e anche per i francesi, è un incubo e quindi si potrebbe andare verso la fine dell’Euro e della UE, ove la Germania non inverta le sue politiche mercantilistiche e se, quindi, continuerà a essere il paese che esporta di più, a danno di tutti gli altri partner europei.
Cosa l’aiuta a fare questo? L’euro.

Mi auguro di non esagerare nella sintesi, ma la produzione scientifica e mediatica dei partecipanti è così copiosa e diffusa che chiunque potrà controllare le tendenze e gli orientamenti qui appena accennati.

Dopo questo primo panel, arriva la voce della politica.

Giunge sul palco il vicepresidente della Camera Luigi Di Maio.

E se ve lo ascoltate in inglese, e vi ascoltate le sue interviste potrete controllare se la mia sintesi è vera o falsa.

Luigi Di Maio inizia con una metafora che io ho chiamato: “La parabola del giocatore di slot machine”.

Chi preferite? Un padre di famiglia che tutto il giorno, con tanto sudore e sacrificio, si guadagna il pane per sé e per i propri figli, oppure un padre che si gioca tutto il suo stipendio alle slot machine?

Lo stato è come un padre di famiglia (quindi per Luigi Di Maio è un privato, come scritto nel codice civile, che è un regolamento di rapporti fra soggetti privati) che invece di lavorare è andato a giocare alle slot machine della finanza.

Lo Stato? Ma non sono state le banche? Sei sicuro Luigi Di Maio?

E quindi il problema non è l’euro, e la discussione tra “Euro SI ed Euro NO” è una discussione ideologica. Basta ideologie. Lo stato deve essere ETICO e deve pensare solo al bene dei suoi cittadini. E investire in cose buone, che creino un mercato buono, che creino un cittadino buono…Governato dal buon padre di famiglia.

Vi state cominciando a preoccupare? Non è ancora finito, il convegno. Tranquilli.

Dopo queste tesi, ecco che finalmente, come vuole la dialettica hegeliana, arriva

L’ANTITESI

E si presenta con l’autorevolezza scientifica del Professor Alberto Bagnai docente all’Università di Pescara “Gabriele D’Annunzio”, il quale, avendo in curriculum numerosissimi paper pubblicati su varie riviste internazionali, e il successo di pubblico e di riconoscimenti dei suoi volumi “Il tramonto dell’Euro” e “L’Italia può farcela” esordisce in un inglese praticamente perfetto dicendo: “Perché mi avete invitato a un convegno sul debito pubblico, se la causa della crisi mondiale e europea è il debito privato?”. Io volevo applaudire, ma non s’interrompe un “assolo” per eccessivo entusiasmo.

Alberto Bagnai

Lo sanno tutti (dovrebbero, almeno) che questa non è una crisi dovuta all’alto debito pubblico, ma al fatto che i salari sono diminuiti, che i tagli imposti dalla dottrina dell’austerità espansiva provocano spese che io, cittadino-utente-elettore, non avrei mai dovuto pagare se la scuola funzionasse, se gli ospedali pubblici fossero di più sui territori e con più personale medico e paramedico, se le pensioni non fossero misere.

E questi aspetti del welfare state, mi permetto di sintetizzare, non sono carenti per la corruzione, o la casta, ma perché dobbiamo salvare le banche che giocano alla slot machine finanziaria per colpa delle regole europee.

Siamo costretti a drogarci di mercati finanziari perché le regole europee asfissiano completamente l’economia reale e quella pubblica. Che è fatta di salari e profitti per la vendita della produzione sui mercati interni e su quelli esteri. Ma non SOLTANTO su quelli esteri. Perché il crollo della domanda interna (questa è anche una crisi di domanda) riduce fortemente il Pil, impedisce ogni crescita, distrugge le capacità manifatturiere del paese che è costretto a produrre, per il mercato estero, a prezzi sempre più bassi.

Quindi non c’è nessuna coesione europea, ma feroce competitività tra gli Stati. Una vera e propria guerra commerciale di tutti contro tutti. E questo è sancito dai Trattati dell’Unione Europea.

Ecco la forza dell’antitesi. La verità è questa. La viviamo ogni giorno. Se guadagno 800 euro tutta la vita, e rischio anche a 50 anni di non guadagnarli più, come faccio a comprare beni e servizi? Se non ho un lavoro sicuro, come posso programmare la mia vita e quella della mia famiglia?

Sono queste le domande che si fanno le persone REALI, perché questi sono i TEMI REALI.

Credete che i sostenitori della tesi iniziale si siano andati a nascondere?

No. I Convegni servono a questo. A sorridersi, a stringersi mani e a rappresentare visioni diverse della realtà.

La tesi iniziale è la realtà di chi ha i soldi. Tanti.

L’antitesi è quella di chi non li ha, o ne ha pochi. O teme che diverranno pochi perché il modello sistemico ordoliberista tedesco erode sempre di più i risparmi, gli stipendi e i redditi da lavoro.

Salto a piè pari l’intervento di Ansgar Belke perché non mi è piaciuto, esalto quello di Heiner Flassbeck che ha detto tutta la verità sull’economia mercantilista della Germania e giungo alla bellissima prolusione della Professoressa Brigitte Granville della Queen Mary University di Londra.

Ascoltatela qui, al Convegno Euro, Mercati, Democrazia del 2015.

E’ stata l’unica donna ammessa a parlare, che con il suo inglese elegante e addolcito dall’incantevole accento francese, ha presentato le cifre incontrovertibili di uno studio elaborato con il Professor Alberto Bagnai et al. il quale dimostra che con la nostra moneta, e con una maggiore spesa pubblica per beni e investimenti la nostra crescita, al terzo anno, può essere del TRE PER CENTO. + 3% in un anno.

Con la nostra moneta e la nostra politica di bilancio pubblico. Con un welfare vero, creando lavoro vero.

Non è una favola. E’ scienza economica. Senza spinte inflazionistiche rilevanti.

Io ci credo. Gli italiani sono in grado di realizzarlo.

Grazie Professoressa Granville.

Brigitte Granville

Sono intervenuti altri professori, ma le parole della Granville, come quelle di Alberto Bagnai, per la loro adesione a principi scientifici dell’economia pubblica, confermati dall’evidenza empirica, mi hanno convinto, quindi non presto molta altra attenzione.

E’ questa la vera opzione, su questo bisogna creare il consenso.

Però voglio farvi notare un altro intervento molto interessante. Quello di Jens Nordvick, il quale ha scritto un bestseller, “La caduta dell’euro”, e prevede la creazione di un nuovo tipo di euro. Un euro 2.0

Il suo nome non vi dirà molto, ma questo quarantenne è uno dei maggiori advisor europei della Goldman Sacks e delle assicurazioni Nomura, imperi bancari e assicurativi.

Ha vinto moltissimi premi come miglior investitore. E ci dice che: “L’Italia in questo momento è il più importante paese europeo, perché da lei dipenderà la continuazione, o la possibile trasformazione, dell’esperimento politico ed economico dell’euro, oppure il suo abbandono”. Dall’Italia dipenderà la scelta di andare verso una maggiore convergenza delle economie europee (finora non realizzata) oppure verso la divergenza e la disgregazione. Moltissimi investitori scommettono sulla divergenza. Lui spera in una convergenza. Et pour cause.
Lui spera di essere tra i pochi a vincere la scommessa. E quindi guadagnare moltissimo.

Perché i mercati finanziari scommettono, come si fa nei Casinò e con i bracci delle slot machines. (Ma si preferisce usare il termine PREVEDONO)

Mettiamo che ci sia una partita tra Juventus e Frosinone. Chi scommette sulla Juventus (risultato quasi sicuro) vincerà poco, ma chi scommette sul Frosinone probabilmente perderà, ma se vince, vince moltissimo.

Jens scommette sul mantenimento dell’Euro, come Luigi di Maio.

Certo, la moneta unica ha dei problemi strutturali, come ha affermato Davide Casaleggio che ha ascoltato gran parte del Convegno (io le chiamerei anomalie sistemiche), ma basta più Europa, probabilmente. Quindi, meno democrazia e meno lavoro.

Davide Casaleggio

Il professor Bagnai ha provato a chiedere a Jens Nordvick e a Minenna come riuscire a incrementare i salari.

Alberto Bagnai è l’unico che ha pronunciato il termine SALARI in tutto il Convegno. Ma non ha ottenuto risposta. Per tutto il mondo finanziario liberista e ordoliberista il lavoro è una commodity. Quindi ha un prezzo (come il cemento armato o il legname), non un valore.
E questo prezzo deve essere il minore possibile.

LA SINTESI

Visto che l’euro non è solo una moneta, qualcuno si è chiesto se non dare ragione a entrambe le parti e non considerare l’ipotesi di creare una moneta fiscale (per il lavoro e i tributi) e una moneta commerciale (l’euro, per gli scambi internazionali).

Mhmm. Andatevi a leggere le proposte, molto ben argomentate dal Professor Gennaro Zezza, docente dell’Università di Cassino. E magari ne parliamo in altre sedi.

Poi, la comunità finanziaria ha confabulato sui risultati del Convegno.

La comunità finanziaria?

Si. I proprietari delle slot machine.

Financial Community

 

 

n.b Per l’intero convegno seguire i video pubblicati da Italia News

LO STATO NEOLIBERALISTA: DISTRUGGE VITE UMANE E SALVA LE BANCHE

LO STATO NEOLIBERALISTA: DISTRUGGE VITE UMANE E SALVA LE BANCHE

Popolare Vicenza

di Fiorenzo MEIOLI

Il neoliberismo ama lo stato minimo, il mercato, la flessibilità, la precarietà del lavoro e odia tutto ciò che è riferito all’intervento pubblico.

Tutto questo, prima di essere una variabile economica, insieme al totem del debito pubblico, è una condizione culturale.

Nella “genealogia della morale”, il filosofo tedesco Friedrich Nietzsche scrisse del debito come origine del denaro e ricorda come in tedesco “schuld” significhi sia debito che colpa.

Nella pratica dell’oggi vale però solo per i diritti sul lavoro, per i beni comuni, i servizi e lo stato sociale, mentre non vale per le banche e il capitalismo finanziario.

A Natale furono stanziati 20 miliardi per il salvataggio delle banche da mettere sul groppone del debito pubblico, ai quali vanno poi aggiunti quelli per il salvataggio di banca Etruria e delle altre tre banche.

E così si raggiunse quota 30 miliardi.

In questi giorni per la Popolare di Vicenza e Veneto banca lo Stato ha messo a disposizione la bellezza di 17 miliardi.

Strano il mondo ai tempi del capitalismo finanziario, eh!

ANCHE LE FORMICHE (E LE CICALE) NEL LORO PICCOLO SI INCAZZANO

ANCHE LE FORMICHE (E LE CICALE) NEL LORO PICCOLO SI INCAZZANO

Carrello spesa

di Maria Emanuela MASSARI

Mi son davvero stancata di sentirmi ricordare che io, in quanto italiana, ho vissuto sopra le mie possibilità, che devo accontentarmi di una pensione contributiva perché, a suo tempo, i miei genitori hanno percepito pensioni retributive e via di questo passo, chi più ne ha, più ne metta.

Il debito pubblico insostenibile è una ottima scusa per toglierci il welfare e i diritti sociali, gli unici veri diritti che fanno davvero la differenza!

In verità io credo che insostenibile per davvero sia solo la vita che si prospetta nel futuro a chi non appartiene alla classe dei ricchi.

Quello che io davvero vorrei, è di vivere senza dover lavorare come un mulo per pagare affitto, luce, gas, riscaldamento e cibo senza che poi nulla mi resti tra le mani.

Vorrei poter vivere senza l’angoscia di non sapere che fine farò quando non sarò più in grado di lavorare.

Ma oggi pare sia chiedere troppo.

Sapete che vi dico?

Tutto quello che può mandare in tilt questo sistema mi aggrada!

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