VALORE E CURA

VALORE E CURA

 

Fiori e cura

di Davide FREGNI

Sto pensando (niente di definitivo, solo una riflessione) a cosa lega il “valore” alla “cura”, “cura” intesa come “lavoro”, “lavoro” nella più nobile ed elevata delle sue accezioni.

Quindi, “Valore”-“Lavoro”, quasi perfettamente anagrammatici tra di loro. Ebbene, decine e, tempo permettendo, pure centinaia di esempi sovvengono alla mia mente della stretta relazione che collega le due parole.

Seguono esempi.

Gli esempi possono coprire l’intero raggio delle umane attività dalla gravidanza ad un piatto di tagliatelle al ragù, da un percorso perfetto in mountain bike ad una composizione musicale, dalla risoluzione di un proprio problema caratteriale a quello di un buon finale di scacchi.

In ogni caso il lavoro e l’applicazione preparatoria od estemporanea che abbiamo applicato a quella cosa lo arricchisce di valore, di sostanza, di significato, di importanza.

Pare che senza “cura” non possa esserci valore.

Penso che quando mettiamo cura nel fare qualcosa senza guardare nemmeno quanto tempo occorra od occorrerà o se ci verrà riconosciuto, quella cura costante darà tutto il valore che merita alla cosa.

E non è un lavoro tra noi e noi (piccoli sbagli di natura) è per qualcosa Oltre, molto più profonda in noi stessi e molto più grande ed alta di noi stessi medesimi.

In parole più povere: provate a fare un soffritto ignorandolo, o uno spezzatino con le patate seguendo solo alla lettera una ricetta della rete coi suoi tempi e modi senza aver esperito di proprio a lungo.

Abbandonate un ragù a se stesso.

Suonate per dovere e di malavoglia facendo il minimo.

Non esiste.

Solo la cura, il lavoro costante danno valore, sapore e significato a ciò che possiamo fare nel nostro microcosmo di piccoli dei creatori.