LA MATURITA’ DI DONNARUMMA

LA MATURITA’ DI DONNARUMMA

Gigi Donnarumma e Alessia Elefante

di Matteo SAUDINO

Care studentesse e cari studenti che nelle scorse settimane avete sostenuto l’esame di stato, se per qualche secondo avete invidiato la scelta di Gigio Donnarumma di non sostenere la maturità e di volare ad Ibiza con la fidanzata per godersi le meritate vacanze dopo gli impegni calcistici con l’Under 21, sappiate che non siete degli stupidi, dei lavativi, degli ignoranti o dei menefreghisti. Non avete nulla di cui vergognarvi. Se avete fatto questo pensiero è semplicemente perché siete figli del vostro tempo e non siete ipocriti come gli adulti.

Nella società di mercato che noi grandi vi abbiamo costruito, sono le sacre regole economiche della domanda e dell’offerta a stabilire chi vale e quanto vale, chi è libero e chi è schiavo, chi merita di vivere o di annegare in mare.

Tutto è una variabile del profitto, istruzione e formazione compresa. Vi abbiamo insegnato e ripetuto che bisogna studiare per prendere i voti, per avere un diploma, per superare i test a numero chiuso, per andare all’università e per lavorare.

Dunque, perché mai, dopo aver firmato un contratto quinquennale a sei milioni l’anno, il giovane portiere del Milan dovrebbe impegnarsi a sostenere l’esame di stato? Per l’amore della conoscenza? A cosa gli serve oggettivamente un diploma se il sistema scolastico è finalizzato ad avere successo nella vita? Mal che vada, un domani, avrà sempre tempo e denaro per ottenerne uno. Non nascondiamoci in queste occasioni dietro il valore educativo e formativo dell’istruzione e del sapere.

Viviamo in un Paese in cui l’arte è finanziata dal super-enalotto, in cui i governi costantemente tagliano le spese per teatro, cinema, musica, in cui ci sono soldi per salvare le banche ma non per mettere in sicurezza gli istituti scolastici, in cui la cultura è presentata e percepita come elitaria, noiosa e superflua a meno che non sia veicolata sotto forma di quiz, reality e talent da personaggi più o meno famosi o abbinata ad eventi mondani culinari o sportivi che siano.

Perché in una società che ha come unici criteri di giudizio della realtà il denaro, il successo e l’utilità privata, un diciottenne plurimilionario dovrebbe faticare per conseguire un diploma? La scuola e l’istruzione sono quotidianamente offese e derise da politici, giornalisti, cantanti, stilisti e opinionisti di ogni sorta: i professori sono un branco di incapaci fannulloni, chi studia e legge è uno sfigato, le lauree e i diplomi servono a poco o a nulla.

Care studentesse e cari studenti che state sostenendo l’esame di stato, in realtà io prima mi sbagliavo.

Probabilmente di quelle giornate vi rimarranno le notti insonni, gli in bocca al lupo dei nonni, le paure di aver sbagliato tutto e di non valere niente, le telefonate e i messaggi con gli amici per carpire informazioni sui commissari o per consolarvi a vicenda; probabilmente vi rimarranno i baci e gli abbracci prima di entrare agli orali, le delusioni e le gioie per il tema sulla Natura, per la versione di latino su Seneca o per il quesito di matematica sulla bici con le ruote quadrate; o forse vi rimarranno nella memoria la tesina assemblata negli ultimi giorni, il 60 raggiunto per miracolo o il 90 ottenuto con caparbietà e impegno.

Qualunque cosa vi rimarrà, però sarà stata vissuta in modo autentico e profondo e nessuno potrà togliervi la bellezza di quei sacrifici, di quei successi o di quelle delusioni.

Prima mi sbagliavo perché anche se vi daranno dei moralisti o peggio degli idealisti, dovete indignarvi per un mondo che ha mercificato il sapere sino a renderlo inutile, superfluo o funzionale solo al lavoro e al denaro. Dovete incazzarvi perché 6 milioni l’anno ad un diciottenne saranno giusti per le regole del calciomercato, ma non per quelle dell’etica.

Dovete arrabbiarvi perché la spavalderia con cui Donnarumma non è andato a sostenere l’esame di maturità va di pari passo con la boria di chi paga decine di migliaia di euro per frequentare Università esclusive che ti rendono uno studente più prestigioso e dunque oggi più appetibile e domani più ricco nel mercato del lavoro e della vita trasformata in merce.

Si studia o non si studia per essere merci più pregiate in grado di dominare le merci più scadenti. Tutto ciò non ha nulla a che fare con lo studiare e il crescere come uomini e donne liberi in una comunità che voglia collaborare.

L’arroganza del denaro apre sempre la porta dell’ignoranza, varcata la quale viene meno la bellezza del sapere ed ogni felicità è meramente illusoria perché fugace e fondata sull’esclusione e sul dolore degli altri.

Siamo di fronte ad uno scontro tra paradigmi educativi senza precedenti nella storia.