STATO SOCIALE, URANIO IMPOVERITO E ARMAMENTI: LA DISFATTA ITALIANA

STATO SOCIALE, URANIO IMPOVERITO E ARMAMENTI: LA DISFATTA ITALIANA

 

di Franco DE IACOBIS

Un’agenzia di giugno passata molto in sordina sui media, ha dichiarato che Giuseppe Carofiglio, un ex maresciallo della Guardia di Finanza davanti alla Commissione parlamentare di inchiesta sull’uranio impoverito, ha rivelato che nel 1994 in un deposito della Marina Militare nei pressi di Napoli, erano stoccati 300 kg. di munizioni all’uranio impoverito.
Nel 1994 presso il deposito della Montagna Spaccata, a Napoli, ho scoperto che nel deposito c’erano una ventina di casse, con sopra il simbolo della radioattività, con dentro 576 munizioni classificate ‘isotopo 238.Queste le sue parole.
Subito dopo la scoperta, lo stesso Carofiglio è tornato nel deposito “con un contatore geyser, un apparecchio non molto sensibile, i cui led però si accesero subito in presenza delle casse“. Informato il comando generale, questi furono i provvedimenti presi: “Di fronte ai miei dubbi da Roma mandarono addetti dell’allora Anpa (l’Agenzia di protezione ambientale) che, senza indossare alcuna protezione, entrarono nel deposito per un sopralluogo. ‘Non c’è da preoccuparsi’, mi dissero, ma viste le casse se ne allontanarono subito. Rilevarono la radioattività e lo scrissero nei verbali. Ma prima di andarsene, ci dissero: ‘basterebbe tenere una sola di queste munizioni sulla scrivania per un anno per ammalarsi di cancro‘”.

A nulla è valso che lo stesso ex maresciallo chiedesse di portare le munizioni al sicuro perchè “da Roma non vollero sentire ragioni e optarono per ‘smaltire’ tutte le munizioni all’uranio in una esercitazione, che effettivamente ebbe luogo ad agosto del ’94. Dove? Non lo posso dire con certezza, ma allora il poligono di tiro preferito era quello delle acque tra Ponza e Ventotene“.
Nessuno ne ha saputo più nulla anche se la sua testimonianza smentisce completamente le posizioni della Difesa.

Quindi, mentre lo stato sociale viene smontato pezzo per pezzo, poco a poco, l’unico comparto che resiste a tutte le intemperie (pur con tagli e riduzioni ma SOLO A SPESE DEI DIPENDENTI CIVILI, ULTIMI IN EUROPA PER RETRIBUZIONE MEDIA) è il settore MILITARE-BELLICO.

L’affare F-35 (90 aerei da 140 milioni di euro l’uno) ha arricchito solo la tristemente nota Lockheed, riducendo in bolletta le già magre casse dello Stato per degli aerei che a 10 anni dalla firma del contratto NON VOLANO.

La gestione del Ministero della Difesa e dei suoi bilanci, spesso secretati, è un buco nero nel quale nessuna forza politica HA MAI VOLUTO DAVVERO GUARDARE.

Una montagna di miliardi di euro gestiti da generali felloni che una volta in pensione passano a presiedere i CDA di Alenia Fiocchi e compagnia cantando, dopo aver opportunamente sistemato dei fiduciari sulle giuste poltrone. In breve, controllore e controllato diventano sovrapponibili e su questo nemmeno la Corte dei Conti trova nulla da eccepire.

A questo quadro si aggiunga l’assoluto e totale disinteresse per la salute sia pubblica sia dei propri sottoposti da parte degli stati maggiori: è nota la vicenda dei sottufficiali morti di leucemia e linfoma una volta tornati da teatri di guerra e l’agenzia di cui si parla qui, dice qualcosa di preciso nel merito della questione a conforto di quanto affermo.

A proposito: l’ex presidente del consiglio Renzi, solo buon ultimo tra molti, non aveva parlato di fine missione? Gentiloni tace ma il MovES intende FAR RISPETTARE L”ART. 11 DELLA COSTITUZIONE A QUALUNQUE COSTO.