TAP: DOPO I COLPI DI MAGLIO, I COLPI DI FIORETTO

TAP: DOPO I COLPI DI MAGLIO, I COLPI DI FIORETTO

 

del COMITATO NO TAP

 

Per imporre questa grande opera inutile, dannosa, anacronistica e che si sta rivelando per quello che realmente è – una grande truffa organizzata ai danni delle popolazioni europee, che prende il nome di corridoio sud del gas – lo Stato sta spalleggiando una multinazionale privata, prima nascondendo o cambiando le carte in gioco (di oggi la notizia che il TAR del Lazio ha accolto la denuncia di un cittadino Salentino che chiedeva l’accesso a ‘serie storiche delle tabelle mensili riepilogative dello stato di ottemperanza alle prescrizioni ante-operam’, accesso che era stato negato dai ministeri), poi mettendo in campo una repressione sproporzionata, che dire eccessiva è dir poco.

Repressione che ha portato alla militarizzazione di un intero territorio e alla sospensione della democrazia, con l’instaurazione di una zona rossa.
Ma non si sono fermati. Immediatamente sono piovuti fogli di via e ammende che puntano a colpire, anche economicamente, l’opposizione alla grande opera.

 

Ma il maglio ferrato di multinazionale, governo e questura, trova il suo apice negli accadimenti del 9 di dicembre, quando, come tutti ricordiamo, 52 amici e compagni si erano avvicinati alla zona rossa, un gesto simbolico che si è trasformato in un pomeriggio in cui il Salento è sembrato una provincia dell’Azerbaijan.

 

In quegli stessi giorni, scopriamo che TAP fa pubblicità sulla rivista del sindacato di polizia e che una carrozzeria, vicina alle forze dell’Ordine, è tra le 16000 aziende, associazioni, etc, che hanno preso dei regali da parte dell’Azerbaijan.

Strano vero? Anche a noi è sembrato molto strano.
Come strano è stato, ieri notte (mercoledì, ndr), che le forze di polizia non facessero entrare nel cantiere, tenendoli al varco per 50 minuti, gli ufficiali della polizia locale e i dirigenti dell’ufficio tecnico.

Ma il maglio, a quanto è dato capire, ha fatto fare una brutta figura a tutti i soggetti che assecondano il mega progetto, una figura brutta nel periodo natalizio, bruttissima a ridosso dell’apertura del periodo pre-elettorale.

Allora, via, sparisce la zona rossa, ma non lo spropositato numero di forze dell’ordine.
Ma chi ha pagato questa zona rossa?
Chi paga il ripristino dei luoghi dopo la devastazione per metterla in piedi?
Chi paga alberghi e diaria per tutto questo esercito chiamato a difendere il “mafiodotto”?

A queste domande non troveremo mai risposta ma non è difficile intuire che, come per il gasdotto (vedete articoli de “L’Espresso”, “Left”, e quanto riporta sulle sue pagine Re:Common e quanto emerso dalla trasmissione “Report”), lo pagherà il contribuente.

Il maglio non va bene, andiamo di fioretto.
È di oggi (giovedì, ndr) la notizia che la questura sta chiamando nostri attivisti per una tiratina di orecchie. Provvedimento orale a fine pedagogico, un provvedimento dal gusto un poco retrò, anni trenta, anni bui per la nostra nazione, anni bui per l’umanità.

I funzionari di polizia invitano i nostri ragazzi, già colpiti da provvedimenti ben più pesanti, a sapersi comportare.

Questi signori sembrano indicare la strada del buon senso quando in tutta questa storia, il buon senso, lo ha dimostrato solo la popolazione, quella popolazione che ha attuato un’opposizione puntuale, di coscienza e conoscenza del problema, una forte opposizione determinata nel voler salvaguardare e tutelare il territorio e i propri diritti come sanciti dalla Costituzione.

Quella Costituzione che in questi mesi abbiamo più volte visto calpestare da chi ci ha giurato sopra, e parliamo di quei politici e funzionari di polizia che difendono il TAP e vessano la popolazione.

FERMATE IL GASDOTTO TRANS-ADRIATICO! UNA LETTERA APERTA

FERMATE IL GASDOTTO TRANS-ADRIATICO! UNA LETTERA APERTA

Pubblichiamo e diffondiamo questo testo prelevato dal sito “www.https: 350.org/no-tap.letter.it” – affinchè TUTTI si attivino per raccogliere le firme ma anche e soprattutto per far comprendere a quante più persone possibili le ragioni per le quali il Gasdotto Trans-Adriatico denominato TAP non s’ha da fare!
Il Coordinamento Nazionale del Movimento Essere Sinistra – MovES

Il Gasdotto Trans-Adriatico fa parte del “Corridoio Meridionale del Gas” — una catena di enormi gasdotti di cui è stata proposta la costruzione, che trasporterebbero ogni anno miliardi di metri cubi di gas dall’Azerbaigian all’Europa.

Ora che Trump sta ritirando gli Stati Uniti dall’Accordo di Parigi, è di fondamentale importanza che sia l’Europa a dare prova di autentica leadership climatica. Inoltre questo gasdotto distruggerebbe gli obiettivi climatici dell’Europa, sottraendo miliardi di euro in finanziamenti alle energie rinnovabili e incrementando la dipendenza da combustibili fossili nei confronti dell’Azerbaigian – un regime repressivo. Per non parlare degli impatti distruttivi e profondamente ingiusti sulle comunità che si trovano lungo il suo tracciato.

Ma senza il sostegno e gli investimenti europei, il progetto di questo gasdotto non può proseguire

 

Firma la lettera aperta cliccando qui!

indirizzata alla Commissione Europea e alle banche pubbliche europee (la BEI e la BERS):

“Noi sottoscritti chiediamo l’immediata sospensione di tutti i lavori relativi al TAP e al Corridoio sud del gas. Sollecitiamo la Commissione Europea a riconsiderare il proprio supporto al gasdotto, e facciamo appello alla BEI e alla BERS affinché non investano fondi pubblici in questo progetto superfluo, ingiusto e finanziariamente imprudente.”

 

PER APPROFONDIRE:

Perché l’Europa deve chiudere il rubinetto del TAP

All’attenzione di Maroš Šefčovič, vicepresidente della Commissione Europea e Commissario europeo per l’unione energetica. Werner Hoyer, Presidente della Banca europea per gli investimenti, e Suma Chakrabarti, Presidente della Banca europea per la ricostruzione e lo sviluppo.

Facciamo appello alla Commissione Europea affinché’ ritiri il proprio supporto al Trans Adriatic Pipeline (TAP), il mega-gasdotto che si estenderà per 878 km, e alle banche pubbliche europee affinché si rifiutino di finanziare il progetto.

Il TAP e’ la parte occidentale del prospettato sistema di gasdotti conosciuto come il Corridoio sud del gas. Secondo i piani, la rete di gasdotti sarebbe operativa dal 2020 e trasporterebbe 10 miliardi m³ di gas dall’Azerbaigian all’Europa, e 6 miliardi m³ di gas in Turchia all’anno. Questo gasdotto manderebbe a monte gli obiettivi climatici dell’Europa, aumenterebbe la nostra dipendenza energetica da regimi politici autoritari1, sottraendo miliardi in finanziamenti pubblici a soluzioni più democratiche basate su fonti rinnovabili, oltre ad avere un impatto intollerabile sulle comunità attraversate dal progetto.

Basta considerare il suo impatto sul clima  perché sia chiaro che il TAP non può’ andare avanti. Il progetto del gasdotto è’ stato delineato prima che fosse firmato l’accordo di Parigi. Invece di ridurre le emissioni al più presto, come previsto dall’accordo, il TAP rischia di imprigionare  l’Europa in un sistema energetico basato sui combustibili fossili per i prossimi decenni. Considerato che l’uso dei combustibili fossili attuale già supera2 il limite di consumo di carbonio fissato per evitare cambiamenti climatici irreversibili, non c’è alcuna ragione di costruire nuove infrastrutture per il trasporto e l’utilizzo di combustibili fossili, specialmente della portata del Corridoio sud del gas.

La stessa Commissione Europea ha ammesso3 che non e’ stata condotta nessuna valutazione dell’impatto climatico del gasdotto, dunque l’unica soluzione ragionevole sarebbe congelare immediatamente il supporto della Commissione Europea al Trans Adriatic Pipeline (TAP) e alle altre sezioni del Corridoio sud del gas. È ora che i funzionari pubblici onorino le loro promesse sul clima tramite iniziative giuste e appropriate in linea con l’accordo di Parigi.

Questo gasdotto non può essere costruito senza il supporto finanziario pubblico, per cui ci appelliamo anche alle banche finanziate con il denaro dei cittadini europei che stanno considerando di investire nel progetto – la Banca europea per gli investimenti (BEI) e la Banca europea per la ricostruzione e lo sviluppo (BERS) – affinché non prendano parte a questo progetto. E’ chiaro che questo gasdotto  non serve per far fronte ai nostri bisogni  energetici, come emerge da un’analisi della stessa Commissione Europea che prevede un generale declino della domanda di gas nella regione4. Investire nel Corridoio sud del gas non solo va contro l’interesse pubblico, ma rischia di rivelarsi presto un inutile spreco di denaro in una risorsa inutilizzata che sarà solo fonte di debiti.

La BEI e la BERS sono inoltre partner ufficiali della ‘’Extractive Industries Transparency Initiative’’ (Iniziativa di trasparenza dell’Industria Estrattiva), fondata per promuovere trasparenza e buona governance nell’industria del petrolio, del gas e del carbone. A Marzo l’Azerbaigian ha abbandonato questa iniziativa di trasparenza dopo esserne stato sospeso a causa delle preoccupazioni in merito alle libertà garantite alla società civile e al rispetto dei diritti umani nel paese – un ulteriore motivo per cui finanziare questo progetto sarebbe inappropriato per la BEI e la BERS.

Il TAP comporterebbe infine un pesante impatto per le molte comunità’ attraversate dal progetto in Albania, Grecia e Italia, tra le altre. A Melendugno, il punto di approdo del gasdotto in Italia, il “Comitato No TAP” è convinto che questo sia un progetto non democratico, imposto dal governo nazionale, e che causerà vasti danni economici ed ambientali irreparabili nell’area. I cittadini temono giustamente l’impatto sul turismo, sulla qualità dell’acqua e sulle fonti di sostentamento legate all’industria agricola degli ulivi. Quando sono cominciati i lavori di sradicamento di centinaia di antichi ulivi per far spazio al gasdotto, un movimento popolare ha visto migliaia di persone organizzarsi in una protesta non violenta per bloccare i lavori, attirando l’attenzione dei media. La sola portata della protesta, insieme alle barricate erette per bloccare l’accesso al cantiere, sono riuscite a causare la sospensione dei lavori. Se i lavori di costruzione continueranno, è probabile che si verifichino di nuovo simili azioni di resistenza da parte delle comunità, poiché la gente difende i propri diritti, le fonti di sostentamento e il paesaggio locale.

Noi sottoscritti chiediamo l’immediata sospensione di tutti i lavori relativi al TAP e al Corridoio sud del gas. Sollecitiamo la Commissione Europea a riconsiderare il proprio supporto al gasdotto, e facciamo appello alla BEI e alla BERS affinché non investano fondi pubblici in questo progetto superfluo, ingiusto e finanziariamente imprudente.

 

Fatti principali

Impatti climatici

Basta considerare il suo impatto sul clima  perché sia chiaro che il TAP non può’ andare avanti. Il progetto del gasdotto è’ stato delineato prima che fosse firmato l’accordo di Parigi. Invece di ridurre le emissioni al più presto, come previsto dall’accordo, il TAP rischia di imprigionare  l’Europa in un sistema energetico basato sui combustibili fossili per i prossimi decenni. Considerato che l’uso dei combustibili fossili attuale già supera2 il limite di consumo di carbonio fissato per evitare cambiamenti climatici irreversibili, non c’è alcuna ragione di costruire nuove infrastrutture per il trasporto e l’utilizzo di combustibili fossili, specialmente della portata del Corridoio sud del gas.

La stessa Commissione Europea ha ammesso che non è stata condotta nessuna valutazione dell’impatto climatico del gasdotto, dunque l’unica soluzione ragionevole sarebbe congelare immediatamente il supporto della Commissione Europea al Trans Adriatic Pipeline (TAP) e alle altre sezioni del Corridoio sud del gas. È ora che i funzionari pubblici onorino le loro promesse sul clima tramite iniziative giuste e appropriate in linea con l’accordo di Parigi.

Impatti locali

Il TAP comporterebbe infine un pesante impatto per le molte comunità attraversate dal progetto in Albania, Grecia e Italia, tra le altre. A Melendugno, il punto di approdo del gasdotto in Italia, il “Comitato No TAP” è convinto che questo sia un progetto non democratico, imposto dal governo nazionale, e che causerà vasti danni economici ed ambientali irreparabili nell’area. I cittadini temono giustamente l’impatto sul turismo, sulla qualità dell’acqua e sulle fonti di sostentamento legate all’industria agricola degli ulivi.

Quando sono cominciati i lavori di sradicamento di centinaia di antichi ulivi per far spazio al gasdotto, un movimento popolare ha visto migliaia di persone organizzarsi in una protesta non violenta per bloccare i lavori, attirando l’attenzione dei media. La sola portata della protesta, insieme alle barricate erette per bloccare l’accesso al cantiere, sono riuscite a causare la sospensione dei lavori. Se i lavori di costruzione continueranno, è probabile che si verifichino di nuovo simili azioni di resistenza da parte delle comunità, poiché la gente difende i propri diritti, le fonti di sostentamento e il paesaggio locale.

Intere comunità in Grecia e in Albania stanno già subendo l’impatto negativo della costruzione del gasdotto. In Grecia, i subappaltatori del gasdotto sono stati accusati di avere effettuato l’accesso ad aree municipali o private per installare segmenti del gasdotto senza aver ottenuto alcuna autorizzazione o aver dato alcun preavviso. In Albania, famiglie che si sono sostentate sull’agricoltura per intere generazioni stanno perdendo la propria terra e venendo compensate con cifre irrisorie.

 

Un investimento superfluo e rischioso

Questo gasdotto non può essere costruito senza il supporto finanziario pubblico, per cui ci appelliamo anche alle banche finanziate con il denaro dei cittadini europei che stanno considerando di investire nel progetto – la Banca europea per gli investimenti (BEI) e la Banca europea per la ricostruzione e lo sviluppo (BERS) – affinché non prendano parte a questo progetto. E’ chiaro che questo gasdotto  non serve per far fronte ai nostri bisogni  energetici, come emerge da un’analisi della stessa Commissione Europea che prevede un generale declino della domanda di gas nella regione4. Investire nel Corridoio sud del gas non solo va contro l’interesse pubblico, ma rischia di rivelarsi presto un inutile spreco di denaro in una risorsa inutilizzata che sarà solo fonte di debiti.

 

Dipendenza energetica dall’Azerbaigian

La BEI e la BERS sono inoltre partner ufficiali della ‘’Extractive Industries Transparency Initiative’’ (Iniziativa di trasparenza dell’Industria Estrattiva), fondata per promuovere trasparenza e buona governance nell’industria del petrolio, del gas e del carbone. A Marzo l’Azerbaigian ha abbandonato questa iniziativa di trasparenza dopo esserne stato sospeso a causa delle preoccupazioni in merito alle libertà garantite alla società civile e al rispetto dei diritti umani nel paese – un ulteriore motivo per cui finanziare questo progetto sarebbe inappropriato per la BEI e la BERS.

 

Resistenza comunitaria in Salento

I paesi di Melendugno e San Foca in Salento, il “tacco” meridionale d’Italia, sono in prima linea nella battaglia per fermare il Gasdotto Trans-Adriatico (TAP).

Questa primavera, a Meledugno, centinaia di persone hanno manifestato pacificamente per impedire che boschi interi di antichi ulivi venissero sradicati per far posto al gasdotto. Gli alberi hanno centinaia (c’è chi dice migliaia) di anni e sono le fondamenta della cultura e dell’economia locale. Quando il governo nazionale ha schierato centinaia di poliziotti per costringere la folla a retrocedere, la gente ha costruito sbarramenti stradali nel corso della notte. Questi sbarramenti hanno bloccato la rimozione degli ulivi fino alle due del mattino, quando macchinari pesanti e un’ imponente scorta di polizia sono state impiegate per disfare i blocchi.

Ci sono state adunanze a cadenza regolare anche nel vicino paese marittimo di San Foca, dove la gente è preoccupata che la costruzione inquini le acque pure e azzurre del loro mare, e danneggi il passaggio e l’industria del turismo.

E’ previsto che la costruzione del gasdotto riprenda il prossimo autunno. Le comunità locali si sentono tradite dal proprio governo, che sta imponendo questo progetto contro la loro volontà, e stanno continuando ad organizzarsi.

Il loro messaggio è:

“No alla TAP, né qui né altrove”.

Photos by Alessandra Tommasi
 

Puoi seguire il comitato locale NoTAP su facebook e twitter, e usare l’hashtag #NoTAP

 

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