FOODORA, IL BOCCONE AVVELENATO DELLO SFRUTTAMENTO

FOODORA, IL BOCCONE AVVELENATO DELLO SFRUTTAMENTO

foodora-ricorso

 

del COORDINAMENTO NAZIONALE Movimento Essere Sinistra MovES

 

Foodora è un colosso tedesco ormai presente in diversi paesi del mondo che vende cibo preparato in ristoranti nei pressi della zona del cliente e consegnato a domicilio in 30 minuti.

E chi lo consegna? Ma che domanda, naturalmente giovani precari che, piuttosto di non poter sopravvivere, si accontentano di entrare nella schiera degli sfruttati della gig economy (il solito nome inglese per addolcire un po’ il boccone avvelenato dello sfruttamento) ovvero un’economia che si basa sul ‘lavoretto‘ saltuario ed è qui la vera perversione di questo sistema di lavoro.

Sono chiamati rider, questi fattorini che consegnano il cibo già cucinato. Lavorano a chiamata (sempre la famosa gig economy), senza preavviso, senza tutele e senza diritti.
MA…a tutti gli effetti, devono essere disponibili, sempre pronti, sempre efficienti, sempre veloci e soprattutto NON devono protestare se l’azienda, una volta ben sviluppata in un paese (questo è uno degli aspetti perversi del giochino), passa da una retribuzione oraria ad una a consegna, altrimenti sono fuori dal gioco.

Cosa significa questo? Significa che in un’ora devono effettuare almeno due consegne per riuscire a strappare una paga da fame e tacere, anzi, essere grati per l’opportunità concessa loro.
La paga oraria era di 5,40 euro. Le consegne sono a 2.70 euro ciascuna.
Pertanto, se prima succedeva che il ristorante non consegnava il cibo da recapitare nei tempi giusti, il rider poteva splafonare nell’ora successiva per un’altra consegna in 30 minuti.

Con le nuove disposizioni dell’azienda, invece, se il rider vuol racimolare qualche centesimo in più, deve correre fino a sfinirsi sulla sua bicicletta, venire monitorato attraverso il GPS tramite il suo cellulare, scapicollarsi in corse spericolate a rischio farsi parecchio male nel traffico cittadino e senza alcuna tutela previdenziale, subire pressioni e ricatti continui da un datore di lavoro che neanche si vede di persona perchè tutto è regolato da una app su cellulare.

Sei rider hanno protestato per tutto questo. Sono stati messi alla porta.
A quel punto, hanno fatto causa e l’hanno persa. L’hanno persa perchè il Tribunale di Torino, ha stabilito che sono lavoratori autonomi!

Ora, a prescindere che il lavoratore autonomo per definizione, in questo paese non ha mai avuto tutele.
A prescindere anche dalla sterile lettura della legge, una domanda bisogna farsela: come si può considerare lavoratore autonomo qualcuno a cui si chiede di giustificare la propria assenza, la malattia o il proprio diniego a svolgere un servizio? Delle due, l’una.

Ma nella giungla che è diventata la regolamentazione del lavoro, un rider, alla fine, da erogatore di servizi a chiamata, viene trasformato in un precario costretto a lavorare come uno schiavo e per una paga che definire vergognosamente miserevole non basta neanche a rendere l’idea.

Questi sono gli effetti dell’aver abolito l’art.18 dello Statuto dei Lavoratori e dell’aver introdotto il Jobs Act.
Schiere di precari, di sfruttati, senza tutele, senza diritti, senza difese. Soli, in balia di un sistema ferocemente predatorio e di una società sempre più dipendente da bisogni indotti.

Infatti, viene da chiedersi: ci serve davvero il cibo a domicilio? Ci serve davvero alimentare la schiavitù di altri esseri umani attraverso sistemi di profitto che annientano la dignità e l’esistenza delle persone?

Sono innumerevoli queste attività che forniscono servizi di vendita online.
Dietro ogni acquisto, però, c’è la sofferenza di un altro essere umano e le condizioni di lavoro dei dipendenti di Amazon, solo per fare un esempio, ci ricordano quanto sia spaventosa.

Tutto accade nel silenzio generale della politica, dei media, della società intera.
Questi lavoratori fluttuano nel vuoto pnematico del sistema come scarti della società, qualcuno (anzi, qualcosa) di cui non doversi occupare, qualcuno che non esiste.
Solo merce da acquistare insieme al prodotto comprato nel web.

Sarebbe importante rendersene consapevoli anche se è evidente che, a dover sanare questa piaga, debba essere la politica.
La gig economy e tutto quello che rappresenta questa forma di schiavitù, altro non è che la destrutturazione e la conseguente distruzione dell’economia reale voluta dal capitalismo finanziario, dal neoliberismo che hanno scientemente reso l’occupazione un privilegio e non più un diritto sancito dalla Costituzione.

A questo punto, dunque, si apre l’altro interrogativo: com’è possibile che ancora non si sia compreso su larga scala, quale sia la radice di questo disastro?
La domanda è più che lecita, stante il fatto che al di là dei proclami pigliavoti, poi c’è la realtà oggettiva, ossia che se non si esce da questa gigantesca trappola che ha voluto la precarizzazione di milioni di vite, che ha distrutto il sistema produttivo italiano, che ha portato alla deflazione dei salari, quale è stato aderire alla UE e al sistema debitorio dell’euro, non potranno che aumentare la schiavitù e lo sfruttamento.

E fino a quando? Fino a che livello?
Quale sarà il massimo tributo che le varie Foodora, Just Eat, Amazon, Zalando etc., forti dell’essere rappresentate e insieme rappresentanti di questo feroce sistema di potere, chiederanno ai lavoratori?

Quanta altra fame e schiavitù ci verrà imposta, ancora?
Quanto altro sfruttamento del bisogno primario dell’esistenza, quale è l’occupazione, siamo disposti a sopportare prima di trovare il coraggio di guardare in faccia la verità e individuare il VERO nemico di tutti i ceti popolari?

Cambierà il governo (forse), ma senza una politica di autentica rottura con il sistema neoliberista a trazione europeista, senza una politica che riporti l’occupazione al centro degli obiettivi della politica mediante investimenti produttivi, mediante la rinazionalizzazione dei comparti strategici e delle banche, senza autonomia e senza la sovranità di poterci autodeterminare nelle scelte che riguardano il nostro paese, riappropriandoci anche della possibilità di stampare moneta, tutto potrà solo peggiorare per noi.

A beneficio di aziende come Foodora che fanno della schiavitù e dell’oppressione di milioni di individui, il loro immenso profitto.

 

 

 

 

 

 

 

 

EUROSTOP E L’USCITA DA EURO E UE

EUROSTOP E L’USCITA DA EURO E UE

 

del COORDINAMENTO NAZIONALE del MOVIMENTO ESSERE SINISTRA – MovES

 

Abbiamo già scritto nelle scorse settimane parlando delle motivazioni che ci hanno spinto a non aderire alla lista elettorale Potere al Popolo relativamente alle contraddizioni che vi sono in quell’agglomerato di forze politiche tra chi, come Eurostop, si era fino a poche settimane fa dichiarato per l’uscita dalla UE (posizione ritrattata proprio in virtù dell’adesione alla lista Potere al Popolo) e chi come PRC dice di voler modificare l’Unione dall’interno.

Ieri su Contropiano, giornale online vicino alla piattaforma Eurostop, appare un articolo a firma Marco Santopadre dal titolo “Si allarga il fronte contro l’Unione Europea. I baschi lanciano l’EHXIT“, nel quale si parla del fatto che, una formazione indipendentista e internazionalista basca, Askapena, con una conferenza stampa ha lanciato la proposta di exit con la rottura dei patti europei.

Ci permettiamo di riportare qui sotto la prima parte dell’articolo: “Si allarga in Europa il fronte delle forze politiche e sociali che, a partire da una posizione internazionalista, antifascista e anticapitalista, non solo contesta l’Unione Europea ma lotta per la sua rottura. Dopo la Piattaforma Sociale Eurostop in Italia, France Insoumise, la Cup in Catalogna, alcuni settori – purtroppo minoritari – di Podemos e alcune realtà della sinistra radicale e comunista ellenica, anche i baschi lanciano la loro campagna per “rompere l’Europa del capitale”.

Vorremmo chiedere ai dirigenti di Eurostop in che modo la piattaforma italiana, come viene detto nell’articolo, può continuare a fregiarsi della titolarità di un progetto di “rottura dell’unione europea” presentandosi sotto la bandiera di Potere al Popolo insieme a forze che sono apertamente schierate con la maggioranza di Podemos e con Syriza non con “alcuni settori – purtroppo minoritari – di Podemos e alcune realtà della sinistra radicale e comunista ellenica”.

Qualcuno dirà che stiamo affermando il falso e allora sarà opportuno che legga sempre su Contropiano, un articolo del 10 gennaio “I pusillanimi sull’uscita dall’euro”, in cui si evince con chiarezza che Eurostop non può più legittimarsi come l’unica istanza sociale e politica in Italia che voglia uscire da euro e Unione Europea.
Lo ha firmato Stefano Porcari e vi si legge:

Per onestà dobbiamo ammettere che anche dentro il percorso di Potere al Popolo, contro l’adesione all’Eurozona, non si è riusciti a declinare il terzo NO (oltre a Unione Europea e Nato), che pure è tra i punti costituenti della Piattaforma Eurostop. Un pizzico di coraggio politico in più non avrebbe guastato (…)

Coerenza, compagni, coerenza!

IL CAMBIO DI CASACCA DEL M5S

IL CAMBIO DI CASACCA DEL M5S

 

del Coordinamento Nazionale Movimento Essere Sinistra MovES

 

Il M5S non vuole più aprire il Parlamento come una scatoletta di tonno ma chiudervisi dentro, al pari di tutti gli altri che hanno sempre criticato.

Infatti, dopo aver cavalcato il no euro nel 2013 che ha fruttato al M5s una valanga di voti, DI MAIO DICHIARA CHE NON È PIÙ TEMPO DI USCIRE DALL’EURO.
Che dire se non che ce l’aspettavamo una sortita come questa?

Era OVVIO, alla luce di quanto abbiamo visto in questi anni, che sarebbe finita così specie dopo la sua dichiarazione di voler attuare quella “rivoluzione liberale che non è riuscito a fare Berlusconi” e dopo esser stato a Washington.

INOLTRE, PENSARE AD UN REFERENDUM SULL’EURO, significa NON VOLER IN ALCUN MODO USCIRE

Come si legge nell’agenzia di ADNKRONOS che abbiamo più sopra linkato:

Noi diamo 20 miliardi di euro alla Ue: dobbiamo contare e andare a quei tavoli” per cambiare le regole, aggiunge riferendosi al ruolo dell’Italia in Europa.

UN ALTRO CHE SPARGE FANDONIE.
Cambiare la UE dall’interno è TECNICAMENTE IMPOSSIBILE ma nessuno lo dice e tutti sposano il mantra del cambiare da dentro, quindi mentendo sapendo di mentire A TUTTI GLI ITALIANI.

Più ancora dell’affermazione precedente, quella che proprio dichiara quanta propaganda diffonde il M5s, è la seguente affermazione:

“Il quadro europeo non ha più quel monolite franco-tedesco e ora l’Italia può contare di più a quei tavoli e io credo che non sia più il momento per l’Italia per uscire dall’euro.”

Non siamo convinti che Di Maio non sappia del vertice tra Francia e Germania tenutosi il 4 gennaio scorso dove è stato riconfermato il Trattato Bilaterale dell’Eliseo che ha sancito quindi definitivamente l’esistenza di un’Europa a due velocità per il quale è evidente che il binario su cui viaggia l’Italia è quello a scartamento ridotto.
Perciò non si può che pensare tutto il peggio possibile di questa affermazione di Di Maio, perchè o si tratta di insipienza politica o addirittura proprio di propaganda degna di quart’ordine.

E che dire della maggioranza di governo che ricercheranno presso altre forze politiche?
Ma non erano degli assoluti puristi che non si sarebbero MAI coalizzati con nessuno?

Più ancora, però, fa saltare sulla sedia leggere che loro stessi faranno UNA NORMA COSTITUZIONALE per modificare l’art. 67 onde evitare i cambi di casacca.

Grottesco, inoltre, che si inventino una norma costituzionale perché i parlamentari 5 stelle non cambino mai idea quando loro stessi hanno cambiato TUTTA la loro linea politica rispetto a quando sono nati.

È questo il modo per rinnovare il paese?

Sono questi i rivoluzionari 2.0 che abiurano le loro idee e demoliscono definitivamente la politica manipolando essi stessi la Costituzione?

Salvo poi scrivere nel loro codice etico, quello messo a punto dal M5s per le Parlamentarie, che vada rispettata la Costituzione.
Come, di grazia, comprando qualche kg. di rispetto UNICAMENTE presso i mercati finanziari?

 

Insomma, ancora una volta aveva ragione Andreotti a dire che il potere logora chi non ce l’ha.

 

 

 

“IL MERCATO SI AUTOREGOLA” (cit.)

“IL MERCATO SI AUTOREGOLA” (cit.)

 

del COORDINAMENTO NAZIONALE del MOVIMENTO ESSERE SINISTRA MovES

 

Che il mercato si autoregola, lo sentiamo dire da troppi anni, ormai, e conosciamo anche le tragiche conseguenze di questa sedicente autoregolazione.

La citazione non nasce a caso ma da un pensiero che origina molto lontano nel tempo, utilizzato ad uso e consumo degli adepti della scuola di Chicago come si legge nel sito Oilproject:

Nel 1976, George Stigler, economista della scuola di Chicago e alfiere del pensiero neo-liberale, introdusse il banchetto organizzato in occasione del bicentenario dalla pubblicazione de La Ricchezza delle Nazioni di Adam Smith con queste parole: “Vi porto i saluti di Adam Smith, che è vivo e vegeto e abita a Chicago” (Adam Smith era nato nel 1723, la scuola di Chicago è degli anni ’70, ndr) .
Questa semplice battuta segnò, per i decenni a seguire, un fraintendimento, se vogliamo, del pensiero di chi è giustamente considerato il padre dell’economia politica moderna. Nel quartier generale dell’ortodossia neoclassica, infatti, benedetta dall’auctoritas per eccellenza, fu avallata un’interpretazione che noi definiremo ideologica dell’autore de La Ricchezza delle Nazioni.
Per decenni, i corsi di microeconomia si sono fondati e si fondano sull’unica citazione che quasi ogni studente alle prime armi con l’economia conosce dell’economista scozzese:

“Non è dalla benevolenza del macellaio, del birraio o del fornaio che ci aspettiamo il nostro pranzo, ma dalla cura che essi hanno per il proprio interesse. Non ci rivolgiamo alla loro umanità ma al loro interesse personale”.

 

La citazione è utilizzata come fondamento dell’idea di un’economia di mercato in grado di autoregolarsi. L’eterogenesi dei fini si serve dell’interesse individuale come di una molla capace da sola di determinare l’aumento della ricchezza e, insieme, il benessere della collettività. Quest’unica frase, diventata il mantra del pensiero neo-liberista, ha ispirato le politiche economiche degli anni ’80, dalla Thatcher in Inghilterra a Reagan negli USA.
Tali politiche, basate sull’idea che unico compito dello stato, paradossalmente, sia di fare di tutto per rendersi inutile e per rimuovere ogni ostacolo alla libera concorrenza, possono essere sintetizzate nel celebre motto della Lady di Ferro: “no such thing as society” (da un’intervista rilasciata nel 1987).

 

 

Fatta questa premessa, veniamo dunque al motivo per cui questa riflessione.
Wall Street Italia scrive
che a quanto pare l’esperto di mercati finanziari che aveva previsto i crac del 200 e 2008, Jeremy Grantham, oggi afferma che siamo prossimi ad un’altra esplosione del mercato azionario globale.
La notizia, peraltro, era già stata pubblicata a giugno 2017 dal sito Direttanews24, quindi questa di Wall Street Italia, parrebbe solo essere un ulteriore avallo.

A quanto si legge perciò, “Tra qui e il 2019 infatti, sostiene Grantham in una nota di 13 pagine che sostiene rappresenti esclusivamente la sua opinione personale, i prezzi toccheranno il picco assoluto della lunga fase rialzista che le Borse stanno vivendo. Questo sarà il preambolo dello scoppio di una bolla di mercato e di un crollo dei titoli di Borsa.

Inutile osservare chi pagherà l’esplosione di quest’altra bolla perchè al solito salteranno banche e risparmiatori al seguito.
In America i numeri sull’esposizione ai derivati delle banche d’affari sono ancora altissimi ma in Italia non è che si possa sentirsi al sicuro, specie considerando che sono ancora fortemente appestate di titoli tossici.

Finirà perciò, parlando di Italia, come sempre a tarallucci e vino per il sistema finanziario e bancario, con le banche d’affari che vengono riassorbite da altri grandi gruppi dopo la ripulitura dello Stato e naturalmente con un aumento del debito pubblico che, come sempre, ricade sugli stessi.

Di lì, ovviamente seguiranno altre manovre e altri tagli, aumenterà la stretta del nodo scorsoio finanziario globalista sulle gole dei cittadini italiani e se consideriamo che si sta discutendo la riforma della UE che prevede l’intervento del MES a scopo preventivo, viene da dirsi che lo scenario che si delinea, se anche questa previsione di Grantham si rivelerà fondata, sarà per noi la spinta definitiva al baratro.

 

Pertanto, viene da dire che è senz’altro vero che il mercato si autoregola.
Non nel senso che si intende comunemente, ma in senso neoliberista in quanto, a conti fatti, il mercato salva sempre se stesso.
Sono però i cittadini che costituiscono i popoli sotto al tallone di ferro del neoliberalismo, a non salvarsi.

 

Ma questo non conta.
Se il mercato si autoregola a danno delle fasce più deboli, a danno di un ceto medio che sparisce sempre più, a danno di interi popoli, poco conta.
Quello è solo un danno collaterale che il sistema ha già messo in conto.

 

REGALI DI NATALE DEL GOVERNO E AFFINI

REGALI DI NATALE DEL GOVERNO E AFFINI

.
del Coordinamento Nazionale del Movimento Essere Sinistra MovES
.
A quanto pare, già oggi, massimo domani, il Presidente Mattarella dovrebbe sciogliere le Camere.
Eccolo qui, uno dei tanti regali che ha portato questo Natale, una sorta di Pennywise che esce dalla scatola regalo come il nostro peggiore incubo.
Altro che Stephen King…
 
PRESSATO DA RENZI che teme la mancata tenuta del suo partito, alla fine, come da copione, si produce nella sua performance migliore e la più collaudata, pronunciando il fatidico: “Obbedisco!”
E, come lo dice lui, nessun altro.
 
Però però però, prima di lasciare, il governo – nella persona del Ministro Minniti – non si risparmia in regali a sorpresa, come ad esempio FAR ARRIVARE AI VERTICI DELL’ANTIMAFIA, qualcuno che doveva essere interdetto da OGNI PUBBLICO UFFICIO.
 
Parliamo di Gilberto Caldarozzi che, come riporta Giulio Cavalli, “è stato condannato per i fatti di Genova a tre anni e otto mesi per falso (in via definitiva), ritenuto responsabile della fabbricazione di prove false che sono servite per “coprire” la violenza della Polizia contro ragazzi inermi.
 
MA NON SOLO.
Pare che Mattarella si stia anche preparando al piano B post-elettorale, nel caso in cui dalle urne (e vista pure la legge elettorale che ci ritroviamo) NON esca un risultato praticabile: UN ALTRO GOVERNO TECNICO (denominato orwellianamente governo del Presidente) chi ci ispira proprio NIENTE di buono.
 
NON È SOLO UNA SONORA PRESA PER I FONDELLI, tutto questo, ma è soprattutto la dimostrazione di come il sistema di potere neoliberista e di governo, ABBIANO LA CERTEZZA di poter fare ESATTAMENTE QUELLO CHE GLI PARE E PIACE.
 
Tanto chi c’è a contrastarli?
 
E NON ILLUDIAMOCI di poterli sconfiggere con una lista elettorale o di arginare questa deriva con lo stesso metodo.
 
QUESTO SISTEMA DI POTERE si sconfigge solo tornando a FARE POLITICA tra la gente, tornando alla lotta nelle aziende, tornando a stare a fianco di chi paga ogni giorno la violenza che stiamo vivendo da parte del sistema.
Dimensione carattere
Colors