LE FINANZE PUBBLICHE SECONDO MACRON

LE FINANZE PUBBLICHE SECONDO MACRON

Emanuel Macron

Traduzione italiana di Serena CORTI del programma del candidato alla Presidenza francese Emmanuel MACRON – articolo originale https://en-marche.fr/emmanuel-macron/le-programme/finances-publiques

 

Responsabilità fiscale e preparazione per il futuro

PRIORITA ‘

Avremo due priorità: investimenti pubblici e privati ​​per il futuro, e il bilancio rigoroso, per non lasciare in eredità un debito insostenibile per i nostri figli.

A differenza di quelli che ritengono lo Stato la causa di tutti i nostri problemi, noi facciamo della qualità dei servizi pubblici un pilastro della nuova crescita. Ma a differenza dei sostenitori della spesa pubblica senza limiti, riteniamo anche che il debito eccessivo e la pressione fiscale ostacolino lo sviluppo economico. Affrontare le sfide della nuova crescita presuppone di riformare il settore pubblico per ottenere una maggiore efficienza e maggiori investimenti.

  • Obiettivo numero 1: investite per preparare il futuro

I cambiamenti sono più efficaci quando sono portati avanti in un contesto di crescita. Sono più promettenti se sono associati con investimenti umani e istituzionali. Ora beneficiamo di condizioni eccezionalmente favorevoli per gli investimenti, con tassi di interesse che restano storicamente bassi. Il governo può ora prendere in prestito a un tasso significativamente più basso di crescita economica (1% per debiti a 10 anni, contro una crescita nominale comunque superiore al 2%, e che dovrebbe superare il 3% in cinque anni), il che significa che noi non rischiamo il circolo vizioso del debito. E’ nostro dovere approfittare di questa opportunità.

Questo è l’obiettivo del piano di investimenti di 50 miliardi di euro per la durata di cinque anni. Gli investimenti finanziati nell’ambito del programma dovranno avere carattere temporaneo – nessuna misura continuativa sarà finanziata in questo quadro. E dovranno rientrare in almeno uno dei seguenti tre obiettivi:

  • Aumentare il potenziale di occupazione e di produzione

Formare i francesi per tutta la vita, favorire l’accesso all’occupazione e aumentare il tasso di partecipazione al mercato del lavoro; stimolare l’innovazione e accelerare il potenziamento per migliorare la nostra competitività nei costi, in particolare nell’agricoltura e nell’industria

  • Ridurre la nostra impronta ambientale

Accelerare la transizione energetica e creare nuovi modelli di mobilità

  • Promuovere tagli sostenibili alla spesa pubblica

Investimenti per riorganizzare i nostri servizi pubblici e il nostro sistema sanitario.

Il piano di investimenti 2018-2022

15 miliardi di euro per la transizione ecologica

15 miliardi di euro per le competenze

5 miliardi di euro per la trasformazione dell’agricoltura

5 miliardi di euro al servizio trasporti locali

5 miliardi di euro per la salute.

5 miliardi per la modernizzazione della pubblica amministrazione

Totale. 50 miliardi di euro per la durata quinquennale

Di questi 50 miliardi di euro, circa 10 saranno a disposizione delle autorità locali per le azioni di trasformazione

GOVERNANCE

La governance sarà organizzata in modo molto rigoroso. I progetti saranno studiati caso per caso in base agli obiettivi fissati. Ognuno di loro dovrà effettivamente servire a scopi definiti (potenziale produttivo, qualità della crescita, modernizzazione della pubblica amministrazione) in vista di una crescita sostenibile e di tagli sostenibili alla spesa pubblica. Per sottolineare che questo piano è un contributo alla ripresa europea e mira a far parte di una strategia comune, la supervisione sarà affidata ad una personalità europea indipendente.

Dopo 5 anni, il piano si spegnerà per sé: non creeremo alcuna spesa permanente

Piano di investimento

Importo speso ogni anno (Md€)

2017

2018

2019

2020

2021

2022

Total

00 55 1010 1515 1515 55 5050

 

  • Obiettivo 2: Non lasciare un debito insostenibile per i nostri figli.

“La fonte del problema è il debito pubblico. Tutto il resto segue a ruota. Regolare questo problema migliorerà il resto molto più facilmente. “

Alan, Proprietario a Paimpol – La Grande Marche

Perché ridurre il deficit pubblico e la quota del debito pubblico della ricchezza nazionale? Perché fare sforzi di risparmio e far abbassare la quota di spesa pubblica sul PIL? Né l’uno né l’altro sono un progetto politico o un fine a sé. Il nostro approccio è guidato da quattro obiettivi:

  • una spesa pubblica più efficiente : in un forte modello di solidarietà, di servizi pubblici sviluppati, quello a cui teniamo, il requisito indispensabile è l’efficacia della spesa. Noi ridurremo quindi ridurre la quota di spesa della ricchezza nazionale, al 52% nel 2022: il divario tra il livello di spesa in Francia e il livello medio della zona euro (48,5%) verrà quindi ridotto della metà;
  • La stimolazione dell’attività economica e il rinforzare la competitività delle imprese attraverso una riduzione mirata dei prelievi obbligatori di circa 1 punto percentuale (dal 44,5% del PIL nel 2017 al 43,6% di fine 2022), ingaggiata fin da inizio mandato e distribuito equamente tra famiglie e imprese.
  • Preparare il futuro: non ridurre le nostre spese correnti e il nostro debito sarebbe irresponsabile nei confronti delle generazioni a venire; non investire per il loro futuro lo sarebbe altrettanto. In un contesto di bassi tassi di interesse, di uscita dalla crisi e fuori dalla logica puramente contabile del piano di consolidamento, noi dobbiamo investire.
  • il ripristino della fiducia con i nostri partner europei: rispettare i nostri impegni (deficit non superiore al 3% nel 2017 e l’aggiunta, nel 2022, dell’obiettivo a medio termine del saldo strutturale – 0,5 per cento del PIL). Questa è la condizione per una discussione costruttiva sulle nostre priorità per l’Europa.

Questi obiettivi sono cauti, a differenza di quelli degli altri candidati che hanno intenzione, alcuni, di aumentare la spesa in maniera irresponsabile, gli altri, di praticare tagli eccessivi e non realistici. Promettiamo Quello che sappiamo di poter ottenere.

Bisogna liberare i francesi dalla pressione fiscale grazie ad una spesa pubblica più efficace”

Marie, insegnante, Hennebont – La Grande Marche

Per realizzare questa traiettoria, sarà attuato nel corso del periodo di cinque anni un piano di risparmio: questo permetterà, alla scadenza dei cinque anni (2022), di risparmiare 60 miliardi ogni anno rispetto alla traiettoria spontanea (chiamata “tendenziale”) delle spese, traiettoria che si verificherebbe se non facessimo niente.

Questi 60 miliardi di risparmio non devono ovviamente essere paragonati con i 50 miliardi di investimenti. Nel primo caso si tratta di una riduzione permanente della spesa annuale. Nel secondo di un programma che copre l’intero quinquennio ed è limitato nel tempo

Lo sforzo per il risparmio sarà condiviso tra i diversi attori pubblici: le amministrazioni sociali, lo Stato e le agenzie statali e le autorità locali.

Ovunque si tratterà di modernizzare il sistema per renderlo più efficiente e non di tagliare alla cieca la spesa

Tre strumenti saranno utilizzati a questo scopo:

  • gli Investimenti – tutti i manager sanno che è così che si fanno i migliori risparmi;
  • l’autonomia – una maggiore flessibilità per i diversi tipi di amministrazioni e dei vari servizi
  • la responsabilità – i dirigenti pubblici e i politici saranno responsabili per la loro capacità di controllare le spese

AMMINISTRAZIONI SOCIALI. Una modernizzazione intelligente

Per quanto riguarda l’assicurazione sanitaria, manterremo l’obiettivo nazionale di spesa del 2,3% nel 2018-2022, che aumenterebbe due volte più velocemente se non facessimo nulla! L’investimento nella salute (5 miliardi di euro) finanzierà lo sviluppo accelerato della tecnologia digitale e delle riorganizzazioni che genereranno economie sostenibili. La tariffazione ospedaliera ridurrà il ruolo dei prezzi in favore di tariffe che incoraggiano lo sviluppo di percorsi di cura.

Per quanto riguarda l’assicurazione sulla disoccupazione, risparmieremo 10 miliardi.

  • Nuove spese interamente finanziate

L’apertura agli autonomi (1 miliardo) e ai dimissionari (1,5 miliardi di euro) sarà finanziata interamente, e non solo, riducendo le indennità legate ad una precarietà eccessiva, ad una maggiore applicazione dei controlli della ricerca di lavoro (1 miliardi di euro), della riforma del settore di alto livello (0,5 miliardi), e grazie al bonus-malus (1 miliardo). (L’accordo del 28 Marzo 2017 tra le parti sociali sulla riforma contro la disoccupazione modifica alcune impostazioni di sistema in modo coerente con i nostri sensi. L’esistenza di questo accordo e la sua eventuale approvazione da parte del governo non influenzano la direzione e l’ambizione delle riforme proposte nel programma di Macron)

  • Un ritorno al 7% del tasso di disoccupazione (1,3 milioni di posti di lavoro) completamente documentato

Ripresa dell’economia (550.000 posti di lavoro), formazione, come parte del piano di investimenti, diun milione di giovani privi di qualifiche e disoccupati e un milione di disoccupati di lunga data senza qualifiche (550 000 posti di lavoro) , trasformazione del CICE (Crédit d’Impôt pour la Compétitivité et l’Emploi la misura cioè di  credito d’imposta per la competitività e l’occupazione) in riduzioni permanenti di contributi sociali e intensificazione sui salari bassi (150.000 posti di lavoro), le imprese e l’emersione del lavoro nero (50.000 posti di lavoro)

Nessuna misura di risparmio è proposta sulle politiche della famiglia, che è stata pesantemente vessata dal 2013.

  • Nessuna misura di risparmio è prevista per le pensioni

Le Proiezioni del Conseil d’Orientation des Retraites, che fanno fede, evidenziano un graduale ritorno all’equilibrio del sistema fino alla riforma 2020. La riforma delle pensioni sarà quindi a costo zero. Oltre a ciò, la nostra riforma favorisce l’equilibrio del sistema a ripartizione perché il sistema si regolerà gradualmente ai cambiamenti della speranza di vita.

IL GOVERNO LOCALE: la scelta di fiducia attraverso un patto di cinque anni

Abbiamo bisogno di cambiare la logica del controllo della spesa locale e fare la scommessa sulla fiducia piuttosto che fare affidamento, come in passato, sulle riduzioni unilaterali delle allocazioni. Un patto di fiducia quinquennale si concluderà in autunno 2017 tra lo Stato e le associazioni che rappresentano le comunità.

Lo Stato farà la sua parte.

  • Investendo nei territori – le comunità avranno accesso a 50 miliardi di piano di investimenti per finanziare i loro progetti nell’ambito delle priorità definite dal piano, fino a una cifra stimata di 10 miliardi.
  • Dando maggiore leva agli attori pubblici locali (evoluzione degli stipendi scollegati da quelli dello stato, la gestione facilitando, ad es. Via la revisione delle esenzioni all’orario di lavoro).

In cambio, le comunità dovranno fare la loro parte: essi saranno portate a controllare la spesa, per un risparmio annuo di 2 miliardi di euro all’anno; questa traiettoria sarà fissata dall’inizio della legislatura.

Ogni 6 mesi sarà convocata intorno al Primo Ministro una conferenza nazionale dei territori, riunendo le associazioni elette per fare il punto sugli obiettivi e sui risultati in termini di risparmio sui costi, in termini di riduzione dei costi imposti (norme…), in termini di misure di accompagnamento

Stato: cambiare gli incentivi, trasformare la gestione

Due importanti sviluppi dovranno essere l’occasione per una profonda revisione delle missioni e dell’organizzazione dello Stato:

  • Il passaggio al digitale: in tutte le istituzioni, c’è la possibilità di notevoli aumenti di produttività e ancor di più di ristrutturazione delle organizzazioni. Questo dovrebbe anche essere il caso dello Stato. Gli esperti crittografano il potenziale risparmio da 5 a 10 miliardi di euro
  • La nuova ripartizione delle competenze: lo Stato deve tener conto delle competenze economiche date alle regioni ed eliminare gradualmente i numeri che gestiscono queste attività a livello locale (ad esempio, in termini di sviluppo economico e di occupazione, il ritiro dello Stato dalle aree di profitto permetterebbe di risparmiare circa 1.000 posti di lavoro)

Riforma della funzione pubblica

  • Strumenti economici saranno lasciati a ministri e dirigenti pubblici per premiare le prestazioni

Niente è più demotivante per un dipendente pubblico che il constatare che qualunque sia il suo investimento personale egli guadagnerà lo stesso importo. Noi premieremo prima di tutto le équipes e le persone attraverso una paga più individualizzato piuttosto che attraverso una gestione uniforme al punto percentuale di riferimento.

  • Bisognerà ritornare alla rimozione del giorno di attesa, la cui introduzione ha consentito di abbattere l’assenteismo nel 2012 e 2013, prima che aumenti dopo la sua rimozione (risparmio annuo di 170 milioni di euro all’anno per le 3 funzioni pubbliche); ci sarà una revisione del sistema degli incarichi sindacali
  • E’ possibile ridimensionare l’organico in modo differenziato, senza degradazione del servizio pubblico

È programmato una diminuzione di forza lavoro nel settore pubblico di circa 120.000 unità alla fine dei cinque anni, per un risparmio totale di oltre 3 miliardi di euro:

  • L’eliminazione di 50.000 posizioni in 5 anni al servizio civile è un obiettivo realistico, tenendo fedealle nostre priorità di sicurezza e di istruzione. Questo rappresenta un risparmio di circa 1,5 miliardi di euro. Le assunzioni saranno effettuate in caso di necessità (10 000 poliziotti e gendarmi); una conferma del posto lavoro sarà fornita quando necessario (Difesa, Education), con alcune ridistribuzioni per andare incontro alle nuove priorità
  • Anche le comunità locali dovranno sforzarsi nell’ambito delle loro iniziative economiche per un totale stimato di 70.000 posti di lavoro soppressi in 5 anni

Il metodo di bilancio dovrà essere radicalmente rivisto, per uscire dal gioco di sfiducia e di risparmio a breve termine

  • Responsabilità

Ogni ministro si vedrà assegnato l’obiettivo di ridurre le spese, fissate in termini di durata; dovrà rispettarlo, ma sarà libero di determinarne la composizione (tra riduzione dei costi operativi, risparmi sull’approvvigionamento, riforma benefici …) a stretto contatto conle politiche strutturali delle quali sarà responsabile. Entro la fine del 2017, tutti i funzionari pubblici (dirigenti dell’amministrazione centrale, direttori di agenzia), che avranno attuato il programma di riforma verranno rinominati o rinnovati.

  • Visibilità

Sulla base degli obiettivi del programma, una legge di programmazione finanziaria pubblica per 5 anni fisserà gli obiettivi e le traiettorie per ciascun settore (Governo e le agenzie, sicurezza sociale e le autorità locali).

  • Incentivi

I ministeri si vedranno riversare una parte dei guadagni (finanziamento di un nuovo dispositivo, un programma di digitalizzazione, di bonus eccezionali per gli agenti …), in base a quanto effettivamente le riforme abbiano generato reali risparmi.

  • Vigilanza parlamentare

I Deputati, tema per tema, saranno coinvolti nell’identificazione e nell’attuazione di risparmi.

  • Trasparenza

Valutazioni indipendenti saranno effettuate e pubblicate; piani di risparmio saranno messi on line così come il loro sviluppo e i loro risultati.

L’attuale difficoltà risparmio di denaro viene spesso da un’incapacità di investire inizialmente per garantire la trasformazione che poi ridurrà le spese correnti. Ciò è particolarmente vero per l’energia: così, per esempio la ristrutturazione di 40 milioni di metri quadrati di edifici pubblici (circa il 20% della flotta totale) in 5 anni, ad un costo di 4 miliardi in totale, ridurrebbe la bolletta energetica di € 400 milioni all’anno alla fine del mandato.

Un bilancio di 5 miliardi di euro nel piano di investimenti sarà riservato per finanziare la trasformazione dell’azione pubblica. Essa finanzierà azioni di riorganizzazione e investimenti in attrezzature.

In totale, entro il 2022 il risparmio netto della spesa pubblica saranno:

  • 10 milliards pour l’assurance-chômage ; 10 miliardi per l’assicurazione disoccupazione
  • 15 milliards pour l’assurance-maladie ; 15 miliardi per l’assicurazione malattia
  • 10 milliards pour les collectivités territoriales ; 10 miliardi per le autorità locali
  • 25 milliards pour l’État. 25 miliardi per lo Stato

Obiettivo 3: una politica fiscale equilibrata

Operiamo una serie di riforme per rendere il nostro sistema fiscale più equo, più efficiente, più semplice e con più incentivi.

  • Più semplice

La trasformazione del CICE in permanente declino dei contributi del lavoratore (6 punti), con l’amplificazione delle riduzioni generali del salario minimo (fino a zero spese generali, 10 punti percentuali di esonero) sarà fatto a costo zero, riciclando la crescita dei ricavi del IS (imposta sulle società) e consentito dalla flessione dei contributi

  • Più efficiente

La riforma della tassazione dei capitali, con la trasformazione dell’ ISF in “imposta sul patrimonio ” e la creazione del prelievo singolo forfettario sui redditi da risparmio, potrà anch’esso essere fatto a costo zero: non si tratta di aumentare né ridurre l’imposta sul capitale, ma di renderla più semplice, più trasparente e più favorevole agli investimenti produttivi

  • Più equo

La protezione sociale non dipenderà più tanto dagli stipendi e sarà finanziato più equamente. La diminuzione dei contributi per l’autonomi, i dipendenti e funzionari (21,5 miliardi di euro) sarà finanziata da un aumento del CSG (contribuzione sociale generalizzata) di circa 1,7 punti percentuali (21,5 miliardi di euro), che non peserà né sui pensionati soggetti al CSG a tariffa ridotta né su coloro che sono esenti, né sull’indennità di disoccupazione

  • Più incentivi

Per favorire la riduzione delle emissioni di gas a effetto serra e di porre fine al vantaggio fiscale concesso al diesel, la tassa ecologica sarà aumentata di 12,5 miliardi di euro (7,5 sulla componente di carbonio, 5 su quella gasolio / benzina)

La diminuzione del prelievo obbligatorio (32 miliardi di decremento lordo indicativamente per una riduzione netta di 20 miliardi quindi) sarà distribuito equamente tra imprese e famiglie

  • circa 15 miliardi di euro per le imprese: l’imposta sulle società più bassa (10,8 miliardi), misure per lavoratori autonomi (1 miliardo), l’eliminazione della tassa al 3% sui dividendi (2 miliardi)
  • circa 15 miliardi di euro per le famiglie: esenzione fiscale per la tassa sulla casa per l’80% dei francesi (10 miliardi), il ripristino delle esenzioni sugli straordinari ($ 3 miliardi), l’opzione per l’individuazione dell’IR (imposta sui redditi) (1,5 miliardi)

In totale, il carico fiscale sarà quindi ridotto di 20 miliardi di euro. Ciò significa che sui 60 miliardi di euro risparmiati, 40 miliardi saranno utilizzati per ridurre il deficit e 20 miliardi per ridurre i prelievi. Raggiungeremo così un deficit dell’1% del PIL nel 2022 (contro il 3% nel 2017).

MACRON HA GIA’ PERSO. PERCHE’ COMUNQUE AVRA’ VINTO LA COMMISSIONE UE

MACRON HA GIA’ PERSO. PERCHE’ COMUNQUE AVRA’ VINTO LA COMMISSIONE UE

Macron e Schaueble

 

di ORIZZONTE48

1. Facciamo che tutto sia scontato e che i sondaggi questa volta siano attendibili.
Dunque, ci ritroveremmo Macron come Presidente francese.

La grancassa mediatica italiana, in questi giorni particolarmente agitata, sarebbe finalmente tranquillizzata sul fatto che l’economia nostrana non andrebbe incontro a “terribili scossoni”: L€uropa ne uscirebbe rafforzata, i populismi umiliati e la macchina della pace e della crescita, possibili solo dentro l’euro (che non è certo il nostro problema), potrebbe ripartire verso il futuro radioso che i “padri fondatori” de L€uropa avevano da sempre progettato per tutti noi.

Esaminiamo perciò quale situazione si troverebbe a fronteggiare Macron, con le sue idee prioritarie per cui la spesa pubblica andrebbe tagliata di 60 miliardi in via strutturale entro il 2022, – al netto, si badi bene, di un piano di investimenti pubblici quinquennale di 50 miliardi-, il numero dei pubblici dipendenti ridotto stabilmente (50.000 posti soppressi a livello statale e 70.000 a livello locale, entro il 2022). Naturalmente, sempre entro il 2022, secondo il suo programma, ci sarebbe il pareggio strutturale di bilancio, che andrebbe di pari passo, secondo Macron (e il suo piano di investimenti pubblici), con una riduzione della disoccupazione al 7% e, donc, con 1.300.000 posti di lavoro aggiuntivi creati da questo insieme di misure.

2. Ma vediamo anche perché, Macron ha già perso (proprio come sarebbe accaduto per Hillary: cioè a prescindere dall’esito del ballottaggio).

Il cammino che ha di fronte, infatti, è quello di un feroce e difficile consolidamento fiscale, inevitabile per un presidente che fa della fedeltà alle regole dell’eurozona il suo più rassicurante “cavallo di battaglia” (certamente rassicurante per l’ital-tifo mediatico).

E non è che la Commissione UE gliela mandi a dire nell’ultimo Country Report del febbraio 2017: nel medio termine, il suo debito pubblico viene ritenuto altamente a rischio.

La spesa pubblica, la più alta d’€uropa in rapporto al PIL, è giudicata, dalla Commissione, fuori controllo per l’eccessivo ricorso a “sussidi”, cioè all’assistenza sociale diversa da quella previdenziale: questa, non sarebbe problematica per via dell’andamento demografico francese, che la Commissione considera, senza sapersi spiegare perché, un’eccezione nell’ambito dell’eurozona! E infatti, non spiegandosi perché, gli addita la spesa sociale come primo “ramo secco” da tagliare.

3. Il debito pubblico, salito oltre il 96% del PIL, cioè 4 punti sopra la media dell’eurozona, è previsto in moderato ma costante aumento, fin oltre il 100% del PIL, a legislazione invariata, scenario che si aggraverebbe di ben 6 punti nel rapporto debito/PIL ove, per un qualsiasi fattore di crisi finanziaria, gli interessi su tale debito dovessero crescere dell’1% (una specie di mezzo avvertimento sulla fine del QE).

Naturalmente, per la Commissione, il denominatore PIL, cioè la dinamica della crescita (e dell’occupazione) non risente mai del consolidamento fiscale e quindi le basta dire che occorre una correzione prudenziale, preventiva dello scenario più sfavorevole, di 2,8 punti di PIL.

Il che già dovrebbe portare all’indebolimento repentino della vocazione di Macron all’ortodossia nel rispetto delle regole dell’eurozona, visto che, invece, se rispettasse questa raccomandazione, dovrebbe dire addio sia alla crescita che alle centinaia e centinaia di migliaia di posti di lavoro che va in giro a promettere (…tranne che ai dipendentipubblicibrutti); anche se può sempre contare sul fatto che la golden share politica della Franza gli consente di fare un po’ come je pare…

4. Invece, le retribuzioni reali sono costantemente cresciute scollandosi dalla ben più modesta crescita della produttività: una delle colpe più gravi nell’eurozona, secondo i ben noti enunciati della BCE (per la quale il Deflationary gap non esiste e, se proprio proprio, si corregge con tanti investimenti privati indotti da tanti bei tagli della spesa pubblica; c.d. crowding out che vedrete, infatti, richiamato dalla Commissione nelle raccomandazioni finali alla Francia, linkate in fondo).

5. E, nonostante ciò, il debito del settore privato, famiglie e imprese, è cresciuto constantemente dal 1998 (ma guarda un po’…), attestandosi attualmente al 144,3% del PIL: preoccupa la Commissione quello delle imprese industriali, di 7,5 punti sopra la media €uropea.

6. Insomma, i francesi “hanno vissuto al di sopra delle loro possibilità”, traducendo in soldoni quanto analizza e raccomanda la Commissione.

Che, infatti, segnala la seguente situazione delle esportazioni francesi e anche i “consueti” problemini da risolvere: cioè, per la Francia, ma proprio per la Francia dai!, la Commissione si abbandona all’ammissione che la sua perdita di competitività nel periodo 1999-2008 è dovuta al contenimento del costo del lavoro nel resto dell’euro area “in particolare in Germania”.

7. Anche scontando il QE e il suo marcato effetto svalutativo, nonché l’orientamento francese all’esportazione prevalente fuori dell’area euro (al suo interno il discorso è invece opposto), infatti, non solo l’aumento del debito, pubblico e privato, indica che la Francia ha vissuto al di sopra delle sue possibilità, tanto che il saldo francese delle partite correnti rimane in deficit: la Commissione, nel suo report, prevede anzi, per i prossimi anni un significativo rischio di notevole peggioramento.

8. Intanto, nell’immediato, Macron deve raggiungere il pareggio strutturale di bilancio – ma, con comodo, entro il 2022, e sempre sapendo della sua golden share politica-, partendo da questa situazione che, certamente, (con grande sorpresa delle scientifiche conoscenze dell’ital-grancassa) non è stata estranea al mantenimento della crescita dopo la crisi del 2008. Parliamo di deficit pubblico.

Dunque, Macron, o qualunque altro candidato €uro-ortodosso che uscirà dalle urne, avrà un solo possibile indirizzo politico: austerità fiscale e aumento della competitività mediante abbassamento del costo del lavoro. Un obiettivo da raggiungere sia attraverso il mantenimento di un’adeguata disoccupazione strutturale, sia, ancor meglio mediante la “grande trovata” dell’€uropa della pace e del benessere: cioè la diffusione inarrestabile della precarizzazione con la crescente creazione dei working poors.

D’altra parte, Macron l’ha detto più volte durante la sua campagna: le regole €uropee potranno essere cambiare solo da chi si sarà rivelato credibile, rispettandole scrupolosamente (a parte la golden share..beninteso: se no erano l’Italia).

Ed infatti, il programma di Macron, specialmente in tema di mercato del lavoro – sia pure abilmente frazionato in più voci apparentemente distinte, per renderle meno percepibili nel loro insieme agli elettori -, ricalca puntualmente le raccomandazioni della Commissione europea (v. schema alle pagg.55-58)!

Ecco, alla faccia di tutte le discussioni e i dibattiti, del tutto scenografici e cosmetici, che hanno simulato diversità “politiche” tra i vari candidati eurofili, l’indirizzo politico che seguirà la Francia, – a prescindere da qualsiasi risultato elettorale, che non sia, ovviamente, l’elezione di Marie Le Pen – è già fissato e lo ha precisato la Commissione UE. Punto.

 

fonte: http://orizzonte48.blogspot.it/2017/04/macron-ha-gia-perso-perche-comunque.html?m=1

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