G20: COSA PENSIAMO DI VOI, GRANDI DELLA TERRA

G20: COSA PENSIAMO DI VOI, GRANDI DELLA TERRA

Zombie protesta Amburgo

di Maria MORIGI

Il G20 rappresenta i due terzi del commercio e della popolazione mondiale, oltre all’80% del PIL mondiale (Wikipedia).

Vabbè e chi se ne frega?

Il G20 rappresenta in realtà una percentuale molto parziale e selezionata di commercio mondiale (per l’Africa c’è solo il Sudafrica) e una percentuale assolutamente trascurabile di popolazione mondiale (alzi la mano chi si sente rappresentato).

Quanto al PIL sarebbe bene cambiare musica, visto che la confusione e l’approssimazione nella sua determinazione è ormai cosa conclamata.

E poi non interessa altro che a quelli che fanno indagini di mercato e di banche.

Se proprio volete riunirvi, voi Potenti della Terra, per sentirvi protagonisti di una comunità previlegiata, sappiate che esistono le video-conferenze e altri mezzi per togliersi le caccole dal naso.

Già così ogni giorno rompete su Twitter e avete una visibilità che la vostra statura etica non merita.

Si potrebbero anche evitare delusioni alla povera Melania che non ha potuto andare a fare lo shopping per colpa di quei fanatici scassatori.

Se poi volete discutere di cose serie, cioè che interessino l’Umanità e non la Finanza, potete comunque farlo con meno grancassa e un po’ più di discrezione e intelligenza.

Al di là di quello che rappresentate, quindi, mi fate davvero schifo, voi Grandi della Terra.

LE NUOVE TECNOLOGIE: TRA SEMPLIFICAZIONE COMUNICATIVA E “FASCISMO” ANTROPOLOGICO

LE NUOVE TECNOLOGIE: TRA SEMPLIFICAZIONE COMUNICATIVA E “FASCISMO” ANTROPOLOGICO

Schaivi dello smartphone

di Jean DE MILLE

È ormai opinione diffusa che la recente rivoluzione digitale abbia prodotto una tale massa di informazioni, ed insieme ad essa un correlato flusso comunicativo, che fino a pochi decenni fa sembravano addirittura impensabili.

Appare invece molto meno scontata la consapevolezza che, insieme a questo enorme sviluppo quantitativo, l’ultima veste indossata dalla tecnologia del capitale abbia generato nuovi e stringenti imperativi: primi tra tutti l’obbligo alla sintesi ed alla semplificazione, che i nuovi media inglobano nella loro struttura costitutiva, sotto l’apparente neutralità della tecnica.

“Il medium è il messaggio” scriveva McLuhan oltre mezzo secolo fa. Intendendo significare, con questo, che non risultano affatto fondamentali i contenuti trasmessi da uno strumento mediatico, quanto piuttosto la logica con cui il medium organizza la comunicazione, e le inevitabili ricadute di questa forma relazionale/cognitiva su tutto l’immaginario collettivo.

La tv ha plasmato due o tre generazioni di occidentali, ora è la volta dei media digitali.

I social media – questo è il punto che mi interessa ribadire e sottolineare – stanno cambiando alla radice le modalità della comunicazione, con riflessi evidenti sull’intera società e sulla stessa forma del pensiero.

La rapidità e la sintesi sono caratteristiche strutturali dei nuovi media, come possiamo constatare quotidianamente.

Chiunque si sottragga a questi imperativi rischia di vedere il suo messaggio ridotto all’insignificanza, il suo spazio comunicativo completamente azzerato.

Rapidità e sintesi, naturalmente, non passano senza determinare conseguenze: una semplificazione estrema delle modalità relazionali, l’incapacità di argomentare e di svolgere un confronto su basi logico-razionali, di incontrarsi dialetticamente sul terreno delle idee e delle mediazioni, sostituite tutte quante dalla logica binaria del mi-piace/non-mi-piace.

Se allarghiamo il nostro angolo visuale, possiamo vedere come l’effetto di questa rivoluzione comunicativa tenda inevitabilmente a generalizzarsi.

L’istanza semplificatrice indotta dalle nuove tecnologie travalica il loro ambito più o meno ristretto, ed influenza l’intera dinamica socioculturale.

Anche nel settore formativo proliferano modalità interattive basate su scelte rapide e non discorsive: è il caso dei famigerati quiz a risposta multipla, ad esempio, sempre più presenti all’interno delle istituzioni scolastiche.

Il circolo vizioso procede senza cesure, e prepara i suoi mostri.

Ed i mostri sono infatti tra noi, si manifestano nella pratica diffusa dei social e della più ampia comunicazione politica, attraverso forme sempre più radicate di autoreferenzialità, di chiusura, di incomunicabilità strutturale, di irrazionalismo, di intolleranza, di fanatismo, di violenza verbale.

Fino a sfociare in una rottura aperta del nostro paradigma discorsivo ed ermeneutico fondato sulla ragione illuminista.

Questa semplificazione indotta dalle tecnologie del capitale, questo impoverimento cognitivo e linguistico che impedisce la realtà autentica della com-partecipazione e del dialogo, approda infine a modelli culturali di stampo totalitario.

Diciamolo chiaramente: la semplificazione genera “fascismo”.

Un fascismo non ancora declinato politicamente e storicamente, ma che assume in modo sempre più netto dominanza antropologica.

Cosa c’è di più semplice ed irriflesso del fascismo, infatti? Il fascismo, e quei modelli politico-culturali che ad esso si richiamano, non conosce complessità o necessità di confronto.

Esiste la parola del Capo.

Verbo incarnato che non abbisogna di spiegazioni, ma che diventa immediatamente articolo di fede.

Esiste la furia orgiastica del branco, luogo in cui gli individui si sommano senza incontrarsi, al contempo isolati e omologati nell’apoteosi di una guerra rituale che esige e crea i suoi nemici, bersaglio di ogni frustrazione e ricettacolo di tutte le colpe.

Ed esiste, ancora, il sogno millenarista della palingenesi, della redenzione, della purezza ritrovata.

Esiste il mito fondativo della stirpe: un mito di sangue e terra, semplice, viscerale, in certa misura pre-umano, in quanto nelle sue forme irriflesse presente anche nella territorialità degli animali, e precedente alla cultura ed alla coscienza.

Esiste – ancora – l’impermeabilità ad ogni obiezione logica.

Esiste il feticcio di un pensiero che nega il pensiero in quanto tale: quello critico, relazionale, fondato sul dubbio e sulla ragione.

Esiste, per finire, una necessità storica: quella di interrogarsi sulla forma produttiva che ha generato le nuove tecnologie, e con esse i germi di un rinnovato fascismo.

LA SINISTRA AL TEMPO DEI MERCATI

LA SINISTRA AL TEMPO DEI MERCATI

spin doctor

di Ivana FABRIS

Siamo da decenni nel tempo della politica gestita dagli spin doctor anche in quella che chiamiamo sinistra.

Non ci si crede – a me personalmente (e con un certo orrore) è toccato scoprirlo da vicinissimo con un politico famoso non più tardi di 4 anni fa – ma quella visione della politica che conoscevamo, è completamente SPARITA.

Tutto è legato alla comunicazione. Anzi, al marketing. Magari fosse solo comunicazione.

Non si parla di simbolo ma di brand.

Si fonda un partito solo dopo aver fatto sondaggi e calcolato presumibilmente la percentuale di voti che potrebbe prendere.

Le fusioni avvengono sempre in virtù dei numeri che otterrebbe quella coalizione ai seggi elettorali e non in base a quanta azione farà e a quanto sarà davvero contro il sistema.

Come se un campo agricolo dovesse dare frutti senza prima la fatica di ararlo, concimarlo e seminarlo…

E non serve nemmeno avere contenuti rilevanti di autentico cambiamento se hai uno spin doctor dalla tua, quindi anche mezzi economici, ovviamente.

Perciò, quando hai i comunicatori che ti indicano cosa dire, come dirlo e quando dirlo, come vestirti a certi eventi pubblici (camicia bianca d’ordinanza oppure una a righe molto casual? Manica risvoltata o abbottonata?), come atteggiarti, come pettinarti o come raggiungere l’emotività delle persone e sanno dotarti di buone frasi ad effetto, così come ogni buon addetto marketing e vendite dovrebbe saper fare, è sicuro che entri nell’immaginario collettivo di un popolo drogato da una comunicazione mediatica anche se questa è senza contenuto.

Se poi hai un buon amico giornalista che ti sponsorizza dalle pagine di un quotidiano nazionale, allora sei doppiamente a cavallo.

Poi, però, ci stupiamo che il popolo italiano, anche a sinistra, sia quello che è stato in questi ultimi 20 anni.

COMUNICAZIONE E FORMAZIONE. A PROPOSITO DEI COMMENTI SU FACEBOOK

COMUNICAZIONE E FORMAZIONE. A PROPOSITO DEI COMMENTI SU FACEBOOK

Gustavo Zagrebelsky

I messaggi immediati appartengono alla comunicazione; i libri, alla formazione.

La comunicazione vive dell’istante, la formazione si alimenta nel tempo.

Gustavo Zagrebelsky