DIRIGENTE SCOLASTICO, IL RE DI TUTTI I RE!

DIRIGENTE SCOLASTICO, IL RE DI TUTTI I RE!

 

di Laura BASSANETTIComitato Scuola Pubblica di Paderno Dugnano

Bonus valorizzazione, ricatti e iniquità e lui, il DIRIGENTE SCOLASTICO, il re di tutti i re!

L’hanno strillato i titoli di qualche giornale: gli insegnanti che definiscono il proprio Preside “sceriffo” e che sostengono che in Italia si viene “deportati” in altre regioni per lavorare a Scuola non sono educatori, non sono degni della professione di docente!
Parola di Valeria Fedeli, Ministro forse animata solamente dal valido (?) intento di ristabilire un po’ di decoro e di disciplina in queste disorganizzate Scuole, in questi Plessi democratici, in questi Istituti sindacalizzati, orrore.
Che poi forse purtroppo non lo sono neanche tutti!

Il re é il re, ma gli insegnanti italiani non sono stupidi: il Re é nudo !
Conosciamo la retorica del rispetto e delle regole e la sua apparente inattaccabilità, anzi, si tratta di un concetto rassicurante: tutti sentendolo citare pensano a Tata Lucia e al suo sorriso Durbans, alla sua divisa che ci fa ripensare all’abito naftalinato di nostra nonna, all’infanzia come porto sicuro (e “stretto”) tra confini e ruoli definitissimi.

Dall’indottrinamento sul “rispetto delle regole” al dare valore all’obbedienza acritica e alla gerarchia il passo, ci chiediamo, quanto é breve?
Ed é così strana la sensazione di sospetto nei confronti dell’insistenza o la quasi ossessione della vulgata attuale per l’obbedienza e il legalismo?

Ci sono (crediamo non molti) insegnanti che in alcuni casi ritengono di dover richiamare all’ordine i loro colleghi: “non si parla male del Ministro, noi siamo docenti!”
In questa frase si intravede la volontà di mantenere attuale la cultura dell’autoritarismo, secondo la quale il maestro é funzionario dello Stato e tutore dell’ordine, e se qualcosa di questa idea é corretto il rischio di questa tendenza é variabile e riguarda forse i docenti più che i discenti.

Siamo docenti, cioè dobbiamo trasmettere la compostezza, che non si delegittima l’autorità e che non ci si arrabbia con coloro che ci impongono un certo modo di vivere.

Un’estremizzazione dell’idea di “ruolo”, infatti, implica che ce ne sia sempre uno gerarchicamente superiore non discutibile a prescindere dalla correttezza delle sue scelte e azioni e, mi chiedo, come questa si pone nel momento in cui la società modernizzandosi propone o ricerca ruoli più fluidi?

Donne con ruoli diversi da quelli tradizionali, per esempio, padri con ruoli di madri, nonni con ruolo di genitori?
Il tarlo del dubbio insiste: entro i confini delle “regole”, come insinuare che l’obbedienza non é più una virtù, forse, invece, qui é più facile sponsorizzare il principio dell’azione-controreazione: infatti, chi l’ha detto, uno dei più grandi educatori della storia italiana, é finito al confino!

Come solleticare la dignità delle persone per cui: quando l’ingiustizia diventa legge, la disobbedienza diventa dovere?

L’educazione massiva non tanto al “rispetto delle regole” che dovrebbe essere visto come un concetto naturale e che si può insegnare banalmente attraverso un approccio anarchico e libertario, ma alla stigmatizzazione continua del ruolo di “capo” viene da pensare che non sia diretta solo a studenti, ma anche AI LAVORATORI e che si voglia far normare il rapporto tra dirigente e scolastico e sottoposti secondo alcune idee applicate rigidamente.

Se non si può contestare e discutere il Dirigente Scolastico – ora molti diranno che lo si può fare secondo gli strumenti predisposti dalla Democrazia e dal diritto: esempio, mozioni al Collegio docenti, modifiche ai regolamenti eccetera, peccato che il ricatto del PRECARIATO renda tutte queste formule totalmente vane, e le leggi che sostengono il lavoro a termine non saranno mai modificabili secondo una semplice mozione d’ordine – si lascia libertà all’esercizio dell’arbitrio.

Sembra, per dire, che siano molte le Scuole (anche a Paderno ce ne sono) dove é stato presentato senza discuterlo prima (guarda caso, durante le ferie estive) il regolamento dell’attività del Collegio Docenti.

Di questi tempi la burocratizzazione dell’organismo di base della democrazia scolastica può trasformarsi in un arma impropria per zittire i dissidenti rispetto alle idee del Preside-Manager (ops…), se il tutto avviene in un ambiente che coltiva coscienziosamente la “cultura dell’assenso assoluto” chi lotta nel suo posto di lavoro per una Scuola diversa non ha vita facile, non si sa se per caso o perché da fastidio (meditate gente…)

Come Comitato per la Scuola pubblica, a fianco dei lavoratori che non temono di dichiararlo apertamente, esprimiamo la nostra ferma contrarietà altresì all’introduzione del dispositivo premiale nelle scuole, altro strumento antidemocratico di sfruttamento dei dipendenti e di delegittimazione della rappresentanza sindacale che introduce tra i docenti una dinamica di competizione, sul modello del premio aziendale di produttività, totalmente inadeguata al contesto della scuola e alle sue finalità.

Anche il tentativo di condivisione di criteri di valutazione volti a valorizzare il lavoro quotidiano di cooperazione tra colleghi viene sempre nei fatti vanificato dalla compilazione di una graduatoria che quantifica e differenzia il contributo di ciascuna e ciascuno in base al giudizio del/della dirigente.

Crediamo si possa riscontrare l’effetto di disgregazione che inizia a prodursi nelle comunità scolastiche a seguito di ciò, in contrasto con il principio della collaborazione e della collegialità che dovrebbe regolarne le attività.

L’opposizione all’utilizzo del bonus è al tempo stesso la denuncia dell’utilizzo ideologico e propagandistico di queste risorse economiche (a cui va aggiunto il bonus dei 500 euro) che andrebbero immediatamente destinate al rinnovo contrattuale, come parziale risarcimento del blocco pluriennale degli stipendi.

Non vogliamo insegnanti asserviti, acritici e “meritevoli” e non vogliamo presidi-manager che distribuiscano premi, né la degradante concorrenza tra docenti per una misera integrazione salariale

Vogliamo un aumento della paga base per tutte e tutti, che ponga fine alla progressiva erosione delle retribuzioni e restituisca dignità al lavoro degli e delle insegnanti della scuola pubblica.