L’INCLUSIVITÀ: NELLA NOSTRA SCUOLA SOLO UNA QUESTIONE DI DANARO

L’INCLUSIVITÀ: NELLA NOSTRA SCUOLA SOLO UNA QUESTIONE DI DANARO

 

di Laura BASSANETTI

CARO LIBRI, MATERIALE SCOLASTICO, USCITE DIDATTICHE: L’INCLUSIVITÀ È UNA QUESTIONE DI DANARO.

Il suono della campanella del primo giorno di scuola, un concetto simbolico quasi per tutti, che rievoca ricordi, spesso piacevoli.
È già qualche anno, però, che questo momento significa, per le famiglie dei lavoratori italiani, l’inizio dell’incubo per il salasso economico causato dall’acquisto del materiale scolastico per i loro figli.

Non solo libri, zaini, quaderni e vocabolari. Fra trasporti e mense la scuola pubblica costa sempre di più, senza contare viaggi d’istruzione, computer e progetti extracurricolari. Per iniziare un nuovo ciclo di istruzione le famiglie devono sobbarcarsi costi notevoli che ammontano a ben più di 80 euro al mese” (il FattoQuotidiano)

È di pochi giorni fa invece la denuncia, sul sito SenzaTregua, firmata dal Comitato Nazionale Scuola del Fronte della Gioventù Comunista: “Secondo l’ONF, l’Osservatorio Nazionale di Federconsumatori che annualmente si occupa di monitorare il costo dei materiali necessari che gli studenti devono comprare, per ogni famiglia l’ultimo anno scolastico é segnato da un “aumento medio delle spese scolastiche dell’1,5% rispetto allo scorso anno. Cioè si passa da una spesa per il corredo scolastico di 506, 50 euro ad una di 514,00 euro”

Ma malgrado questo, i tecnici del MIUR (nonché molti Dirigenti scolastici, gli addetti a stendere “PTOF” e i “pubblicitari” degli OPEN DAY di molti istituti scolastici, i giornalisti e via dicendo) non fanno che riempirsi la bocca con una faccia tosta notevole con un termine fra i più in uso degli ultimi tempi: INCLUSIVITÀ.

La realtà, invece, é che il “carolibri” come dice giustamente SenzaTregua e così il “caromateriali” come il “carouscitascolastica” sta facendo ben altro che includere: sta affermando che ci sono studenti di serie A e studenti di serie B, ribadendo che la Scuola é di classe: vorrebbe essere PROPRIETÀ della classe più abbiente.

In altre parole, secondo alcuni: L’INCLUSIVITÀ SI COMPRA

Alcune scuole emanano proposte imbarazzanti per le famiglie, con modalità di adesione stupefacenti: decidi in due giorni se spendere 200 euro per una “vacanza scolastica”, tanto in un tempo così breve nessuno informerà mai nessuno su che fine farebbero gli “esclusi” per difficoltà economica dal “progetto”.
La partecipazione, nemmeno a dirlo é giocoforza, un obbligo.

Ma a quanto pare c’è una speranza (?): coloro che non possono pagare vengono, coperti da un “fondo”.

Non abbiamo ancora capito bene gestito da chi: comitato genitori o Istituti.
Ma passi che intervenga per le uscite scolastiche (che se fossero meno iperboliche, si risparmierebbe).
Ci è stato detto, nel corso di una vertenza da noi organizzata contro un corso musicale a pagamento in orario curricolare, che interviene anche, per chi ne fa richiesta, in casi di: Corsi di piscina, arte, musica, psicomotricità, eccetera che vengono indicati ai genitori come da tenersi in orario scolastico.
A parte che legalmente non ci risultano ammissibili.

Questo è comunque sprezzo del pericolo: perchè continuando così  questi soldi prima o poi finiranno e che le scuole non ne abbiano molti non crediamo sia solo un nostro parere.
Che si confidi sul fatto che molti italiani vivono secondo scale morali e di valore all’incontrario? Per cui hanno pudore magari a fare queste richieste e non a parcheggiare macchine ultrasportive fuori dalla scuola e presentarsi con bambini griffati da sfigurare un cantante pop?

Eh ma la vergogna vera è in antitesi a questo!
O si confida sul fatto che nessuno ne parla?
In effetti, a meno che non chiedi, non ne parla proprio nessuno.
Ma adesso magari lo sapranno.
Molti.

E a meno che la Scuola non comincerà a ridurre “le offerte” (in tal caso in senso proprio commerciale) DI DIRITTI per cominciare a sentirli come la normalità se in molti faranno richiesta di aiuto allora i soldi dovranno essere presi da qualche altra parte.
Non crediamo nei 500 milioni che lo scorso luglio sono stati di nuovo assegnati alle scuole private.
E ancora una volta ci perderemo.
Anche quelli che applaudono e non lo sanno.
TUTTI.