ANCORA SUL CONCETTO DI SINISTRA

ANCORA SUL CONCETTO DI SINISTRA

 

di Paolo BUTTURINI

Siccome sono testardo insisto: qual è l’analisi in base alla quale distinguiamo una politica di sinistra dalle altre?

Non mi interessano i nomi, i partiti, gli schieramenti, le ripicche.
La mia modesta opinione è che il neoliberismo ha vinto: sia strutturalmente (come capitalismo rapace e distruttivo) sia culturalmente (subordinando qualsiasi azione di governo alla logica del profitto di sempre meno persone).

Dunque il nemico da combattere è il modello produttivo e la conseguente organizzazione sociale del neoliberismo.

Politiche di riformismo debole, o peggio ancora che presuppongono di governare gli istinti rapaci del neoliberismo, hanno già dimostrato il loro fallimento.

Il fine ultimo non è vincere le elezioni, ma abbattere (o cambiare radicalmente se il verbo vi spaventa) lo stato di cose presenti. Non è operazione che si possa fare in una tornata elettorale e tanto meno in qualche settimana o mese.

Dobbiamo riprendere il filo dell’analisi marxiana (aggiornandolo alla rivoluzione digitale).
Stabilire i rapporti fra le forze produttive e svelare i meccanismi del dominio neoliberista.
Dobbiamo ricostruire uno schieramento di classe (moderno, ma di classe) e farlo crescere nella dialettica democratica, ma come elemento di rottura con uno schema opposto.

Le politiche neoliberiste nacquero all’indomani del secondo conflitto mondiale, in perfetta continuità con quella “economia di guerra” che aveva lucrato su armamenti e distruzione (la stessa cosa, ma con uno sbocco formalmente autoritario o meglio dittatoriale, era accaduta alla fine della prima guerra mondiale).

La fondazione della Mont Pelerin Society nel 1947 (come spiega Luciano Gallino in “Come e perché uscire dall’Euro ma non dall’Unione Europea”) diede vita a una sorte di “intellettuale collettivo” che ha scalato industrie, banche, finanza, fino alla crisi del 2007 (frutto proprio delle politiche neoliberiste) che il capitalismo mondiale ha fatto pagare ancora una volta ai ceti più deboli (con la differenza che questa volta è avvenuto all’interno di quel processo degenerativo che chiamiamo globalizzazione).

Insomma le politiche neoliberiste sono arrivate, sul versante opposto, a esercitare quella egemonia che Gramsci sperava fosse delle classi subalterne.

Da qui si deve ricominciare con chiarezza di analisi e di obiettivi: di breve, medio e lungo termine: copiare non è un peccato se lo si fa con intelligenza. Costruiamo una Mont Pelerin Society della sinistra.