IL VIAGGIO DEGLI SCHIAVI

IL VIAGGIO DEGLI SCHIAVI

barconi migranti

di Luigi CAPPELLETTI

Il viaggio degli schiavi comincia nel Paese d’origine, quasi sempre “ex” colonie europee, dove gli “ex” padroni ancora controllano risorse e governi “indipendenti”.

Gang miliardarie organizzano i “viaggi della speranza”, funestati da violenza e morte fin dalla partenza.

L’arrivo sulle nostre coste è drammatico, ancora violenza e morte, poi la difficile accoglienza e qui “l’indignazione” raggiunge l’acme, per poi spegnersi, in attesa del prossimo carico di “merce umana”.

Ma cosa succede dopo? I visibili per un giorno, tornano invisibili.

I “fortunati” (una minoranza) salgono il gradino più basso del lavoro salariato.

Senza diritti, senza protezioni, abbattono ogni speranza di resistenza operaia.

Gli altri semplicemente si accampano, vivacchiando come “ricambi”, in attesa di un’opportunità, in un mercato del lavoro sempre più selvaggio.

Ovviamente mi astengo dal citare l’uso che le potentissime organizzazioni criminali italiane fanno di questa “carne da cannone” quasi gratuita.

Ecco, se “l’indignazione” non si fermasse sulla battigia e nei centri di accoglienza, ma si estendesse al “dopo”, alle durissime lotte necessarie per garantire dignità al lavoro ed alla vita di italiani e migranti, sarebbe finalmente credibile.

IMMAGINA DI ESSERE UN MIGRANTE. PUOI!

IMMAGINA DI ESSERE UN MIGRANTE. PUOI!

Retata Migranti Milano
di DETJON BEGAJ

Immaginate di essere in Stazione Centrale a Milano. 
Scegliete un motivo qualsiasi tra le infinite possibilità per cui vi trovate lì. 

Dal più piacevole al più negativo (es. i trafficanti di esseri umani hanno fatto in modo che tu arrivassi lì e al momento non sai dove andare). 

Immaginate di avere un colore della pelle più scuro del Presidente del Consiglio che vedete in televisione, o di indossare abiti diversi da quelli che il Questore di Milano, in accordo con il Ministero dell’Interno, reputano adatti allo stare in Stazione Centrale liberamente. 

Immaginate poi di vedere all’improvviso decine di poliziotti con gli scudi e i manganelli (e persino a cavallo!) correre dentro la stazione, prendervi di forza e caricarvi dentro una camionetta della Polizia.

Ora provate ad immaginare di quali diritti secondo voi un essere umano dovrebbe godere trovandosi in uno Stato democratico. 

Ad esempio, essere tutelati perchè si è un essere umano in quanto tale, avere la garanzia di vivere degnamente ma anche di essere informati su quello che vi sta accadendo. 

Immaginate inoltre che questo paese abbia passato un periodo storico terribile dove le persone quei diritti non ce li avevano, e che proprio per questi motivi si è perfino deciso che da quel momento in poi chi avrebbe rappresentato quel paese avrebbe giurato sul fatto che quelle cose non sarebbero mai più accadute. 

Ora ponete fine alla vostra immaginazione guardando le immagini che stanno circolando dalla stazione di Milano.

Adesso. In Italia, nel 2017.

 

(grazie a Gius Maggi per la segnalazione)

Ho perso la pazienza, ma non l’umanità

Ho perso la pazienza, ma non l’umanità

strage profughi

 

 

di Bruno DELL’ORTO

M’avete rotto co’ ‘sta commemorazione dei clandestini naufragati.

Quanti ancora ragionano in questo modo?
E quanti, rivestono ruolo di fattore fortemente concomitante nel creare e diffondere simili movimenti, si fa per dire, di opinioni?

La considerazione poi che alcuni, pur possedendo strumenti fin in esubero per effettuare una analisi seria del problema, assumano colpevolmente il patrocinio di spazzatura intellettuale di questa portata e grado, inquieta davvero.

Sento uomini di cultura che dovrebbero rivestire naturalmente Il ruolo di fari, che semplicemente scelgono, per ovvia convenienza, non solo di rinunciare al loro ruolo di traino intellettuale, ma addirittura di non mantenere nemmeno un passo di consapevolezza media, quello di chi li ha deputati alla funzione di veri e propri motori di idee e ragionamenti.
Al contrario, anzi, abdicarvi, parlando alle parti meno nobili dei propri auditori, quelle che consentono accessi più subdoli e manipolatori.

Se perfino chi viene investito della responsabilità di coordinare movimenti e/o associazioni, e questo perché possiede competenze ed attitudini riconosciute dai più, ma forte del suo ruolo introduce ad esempio delle distinzioni tra PROFUGHI ed IMMIGRATI ECONOMICI, come se questi ultimi non condividessero coi primi il diritto di ricercare una condizione di vita degna, allora immediatamente si comprende poi il livello di atteggiamenti, discorsi, opinioni di molti cittadini onesti ma fortemente fuorviati.

E così, dopo aver letto questo post su Facebook ho perso la pazienza.

Li tratto come meritano, gli dico quello che penso. E ho commentato così.

“M’avete rotto co’ ‘sta commemorazione dei clandestini naufragati”?

Scrivere è un modello di espressione che offre l’opportunità di riflettere meglio e più a lungo rispetto al dire.

Per questo credo di poter asserire, senza grossi margini di errore, che chi ha prodotto questo scritto sia intellettualmente assai limitato.

Ed a chi ritenga che questo modo di esprimersi sia poco urbano ed irrispettoso delle altrui posizioni, chiedo solo di pensare per un momento a cosa significhino centinaia di disperati annegati in mare. Uomini, donne, bambini come noi, le nostre mogli ed i nostri figli, ma colpevoli solo di non rassegnarsi a morire di fame o di guerra per essere nati In luoghi poveri e pericolosi. Allora io dico che se provi fastidio e non dolore quando apprendi notizie di questo tipo, non sei tu degno del mio rispetto e quindi, anche se insultare non è solitamente nelle mie corde, non trovo altro modo per esprimerti il mio disagio.

Ma prima di classificarti definitivamente come un sempliciotto insensibile, ti pregherei di riflettere ancora un poco su quello che hai scritto e sul fatto che chi prova pietà per le disgrazie dei suoi simili, non può commuoversi per alcune ignorandone altre, ed il fatto di “rompersi per certe commemorazioni” rende poco credibile anche la sbandierata commozione causata da alcuni tristi accadimenti nostrani.

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