DE BREVITATE LYCAEI. IL LICEO BREVE E L’ELOGIO DELLA LENTEZZA

DE BREVITATE LYCAEI. IL LICEO BREVE E L’ELOGIO DELLA LENTEZZA

di Cinzia D’ERAMO

Liceo breve. Ci rifletto e mi chiedo:
da quando la brevità è un valore?

Vogliono creare un liceo in cui si va spediti, a passi forzati, sparati alla meta? Un liceo in cui il programma è zippato e compresso? Ci metteranno all’interno direttamente un McDonald’s così i ragazzi non perderanno tempo per l’alternanza scuola/lavoro? La ricreazione durerà 5 minuti e tutto il resto del giorno occorrerà correre? Li vogliono abituare a non pensare così diventeranno perfetti dipendenti, acritici, proni e ossequiosi futuri lavoratori? Vogliono macchine non persone i cui obiettivi sono e saranno efficienza e produttività? Vogliono distruggere gli anni belli dei nostri ragazzi, quelli di studio, amori, amici, feste, letture, crescita e maturità?

«La calma nell’azione. Come una cascata diventa nella caduta più lenta e sospesa, così il grande uomo d’azione suole agire con più calma di quanto il suo impetuoso desiderio facesse prevedere prima dell’azione.» diceva Fredrich Nietzsche in “Umano, troppo umano”.

Paul Valery, fedele ammiratore dell’agile levigatezza della danza, teme la frenesia concatenata alla perdita di sensibilità del moto senza tregua.
Lo spazio libero e il tempo libero sono soltanto dei ricordi…(…) Stiamo perdendo quella pace essenziale della profondità dell’essere, quell’assenza senza prezzo durante la quale gli elementi più delicati della vita si ravvivano e si esaltano, durante la quale l’essere, in un certo qual modo, si lava dal passato e dal futuro, dalla coscienza presente, dagli obblighi interrotti e dalle attese latenti… Non più preoccupazioni, non più domani, non più pressioni internet; ma una specie di riposo nell’assenza, una benefica vacanza che riporta il pensiero alla propria libertà” (da La crisi del pensiero e altri saggi «quasi politici»).

Ne “L’elogio della lentezza” Lamberto Maffei, medico e scienziato italiano, già direttore dell’Istituto di Neuroscienze del CNR, che è stato presidente dell’Accademia dei Lincei scrive:
«Il desiderio di emulare le macchine rapide create da noi stessi, a differenza del cervello che invece è una macchina lenta, diventa fonte di angoscia e di frustrazione». E aggiunge: «La netta prevalenza del pensiero rapido, a partire da quello che esprimiamo attraverso l’uso degli strumenti digitali, può comportare soluzioni sbagliate, danni all’educazione e perfino al vivere civile».

Riportando i risultati di ricerche recenti, nel libro si evidenzia come, in un mondo che cambia vorticosamente, il nostro cervello geneticamente sia programmato per costruirsi, invecchiare e morire lentamente. Il nostro cervello naturale può fare da argine alle macchine artificiali, al vivere di corsa, ai meccanismi stritolanti e spersonalizzanti imposti dalla cultura economica contemporanea.

Da mamma e da docente sono fermamente contraria a questa follia del liceo breve. Ai miei figli, ai miei alunni voglio trasmettere l’amore per la poesia,
il valore della lettura solitaria. Vorrei insegnare ad essere e non apparire, a gustare un cibo riconoscendone profumi e sapori, a centellinare un vino pregiato, a cucinare ascoltando la musica, a guardare il mare, a immergersi in luoghi e culture diverse, a restare stupiti davanti all’alba, a un quadro, a un dono ricevuto.
Vorrei insegnare loro a vivere il presente, a contemplare la bellezza, a godersi un abbraccio.
A innamorarsi, a praticare uno sport, a suonare cantare ascoltare la musica.
A vivere anziché esistere.

Tutto ciò che è squisito matura lentamente.
(Arthur Schopenhauer)