ANTIFASCISMO SEMPRE!

ANTIFASCISMO SEMPRE!

 

di Ivana FABRIS

Quelli che come me lo hanno vissuto, il movimento del ’77, non possono dimenticare che anno e che periodo storico furono in termini di violenza fascista.

La mia è stata una generazione a cavallo tra due forme di eversione che hanno causato tanti, troppi morti e un clima che non si dimentica facilmente.
Clima che ha generato un bisogno di pacificazione tale al punto di arrivare a vedere la caduta del muro e la fine delle ideologie (quella che ci hanno spacciata come tale) come qualcosa di cui avevamo persino bisogno per il tanto sangue che avevamo visto scorrere per le strade delle nostre città.

Non passava UN solo giorno senza attentati, morti ammazzati, morti incidentalmente, pestati, sprangati, aggrediti.
Erano anni in cui uscivi di notte ad attaccare manifesti e non sapevi se tornavi con le tue gambe.

Anni in cui per le vie del centro di Milano, dove ho vissuto e dove sono cresciuta politicamente, bastava un nonnulla e finivi accoltellato come successe ad Alberto Brasili per mano dei sanbabilini.
Anni in cui scendevi in piazza e se non ti massacravano i celerini, lo facevano i fascisti.

Walter Rossi morì così.
Due volte. La prima quando gli spararono in testa e la seconda quando nessuno fece giustizia.
Come tanti, troppi altri casi in cui non pochi compagni furono assassinati con la compiacenza del sistema che chiudeva un occhio se non due perchè quel fascismo serviva a chi deteneva il potere, perchè l’eversione era continuativa.

Mai, noi che quegli anni li abbiamo vissuti, avremmo però creduto di ritrovarci a vedere organismi come Casa Pound o Forza Nuova riprendere a sfilare con l’arroganza cui assistiamo oggi.
La protervia delle parole è la stessa di sempre.
La cultura che portano per le strade è ancora quella di 40 anni fa e ancor prima.

Ci hanno fatto credere che la lotta ideologica fosse finita; i dirigenti dei partiti storici della sinistra hanno fatto il massimo perchè ce ne convincessimo, finanche a sostenere che l’ANPI fosse ormai solo un simbolo di mera testimonianza.

Nel mentre la bestia fascista riorganizzava il suo potere sapendo che prima o poi sarebbe nuovamente servita al sistema.

Se è pur vero che spesso anche questo tema è un’arma di distrazione di massa, che è lo spauracchio del sistema per riconfermare voti al PD nel nome della sicurezza dinnanzi alla riapparizione di forze simili, è anche vero che quelle forze stanno crescendo, che sanno stare dove la sinistra non sta più: a fianco del disagio sociale, dalla parte dei problemi sempre più gravi che vive una sempre più larga parte del popolo italiano, fornendo solidarietà e risposte immediate.

L’era renziana, quella che viviamo ancora oggi, ha sempre più necessità dello squadrismo che cresce e dilaga  anche a livello verbale, attraverso i social media.
La società è sempre più caotica e sempre più violenta. Tutto porta a pensare che la Storia si stia ripetendo esattamente.

Il malcostume della politica, il disordine continuo ovunque, la perdita di certezze e la conseguente insicurezza del paese, l’assenza di regole in una sorta di nuova decadenza di fine Impero, la microcriminalità, lo stupro generalizzato e sfruttato dai media ad arte contro gli immigrati e tollerato se ad agirlo sono italiani, sono tutti fattori che concorrono alla richiesta che sta lentamente ma incessantemente crescendo, di un governo forte, di un premierato forte.

I simboli del neofascismo sono sotto agli occhi di tutti. In alcuni comuni siedono nei banchi delle istituzioni benchè la Costituzione parli molto chiaro nel merito.
Si potrebbe dire che la tolleranza verso quei simboli e ciò che rappresentano, mirino a normalizzare il fenomeno agli occhi degli italiani.

E dopo? Cosa accadrà quando la crisi azzannerà ancora di più come è sicuro che accadrà?
Come verranno viste quelle squadre che purtroppo è lecito pensare che fra non moltissimo, magari, gireranno per le strade al fine di garantire l’ordine pubblico?

Già vedere le principali piazze italiane e gli ingressi delle maggiori Stazioni ferroviarie militarizzate non lascia indifferenti ma lo sappiamo, ci si abitua a tutto, e non possiamo escludere si arrivi ad una rassegnazione e ad una normalità del veder circolare simboli e colori che abbiamo voluto illuderci fossero morti per sempre.

Le premesse, dato il momento storico, ci sono tutte, purtroppo, e non dobbiamo illuderci di essere al sicuro.
La stessa pulsione a destra dei paesi europei racconta che non è così impossibile che il peggio possa riapparire.

L’antifascismo, perciò, deve essere un valore che MAI (!!!) deve venir messo in discussione e MAI dovrà essere considerato testimonianza e obsoleto.
Solo una sinistra di classe potrà impedire il dilagare di questo orrendo e violento fenomeno politico e dovrà farlo intestandosi le lotte in difesa di un ceto medio scivolato nella condizione proletariato sempre più basso; dovrà riappropriarsi delle sue parole, dei suoi atti coraggiosi, delle battaglie più importanti per il Paese che sono molteplici.

Solo una sinistra di classe potrà riportare il tema e l’impegno antifascista alla sua identità, quella necessaria a sconfiggere la voglia di totalitarismi di ogni genere e forma, partendo proprio dalla lotta contro il capitalismo finanziario, contro le élite dominanti, contro il neoliberismo.

Perchè ormai dovrebbe essere chiaro a tutti che l’economia non è la causa ma il mezzo con cui l’ideologia neoliberalista, partorita dalla destra più radicale e conservatrice globalista, sta imponendo il suo dominio al mondo e che i fascismi, di ogni genere e forma, sono funzionali a questo sistema di potere.

Ce lo dovrebbe aver insegnato il Cile cosa sia.
Cerchiamo di non dimenticarlo MAI.

 

 

Il CILE: OGGI COME IERI. E COME NOI.

Il CILE: OGGI COME IERI. E COME NOI.

Terciera Valparaiso

di Claudio RAVELI

Sono stato circa sei mesi in Cile, in due riprese: tre nel 2016 e i restanti nell’anno in corso.

I miei soggiorni, non essendo prevalentemente a carattere turistico, mi hanno stimolato alcune riflessioni che mi piace condividere.

Il Cile è l’esperimento in vitro, ovvero l’applicazione sperimentale della teoria economica di Milton Friedman, quella della cosiddetta della scuola di Chicago, imposta, dopo il tentativo di Allende di costruire una sua via al socialismo, dagli USA con il golpe attuato da Pinochet.

Nonostante, siano passati 27-28 anni dalla fine della dittatura (fine orchestrata allorché il compito assegnato al dittatore era ormai stato eseguito e completato), la struttura economica è rimasta invariata e in nulla differisce da quella in atto in quei circa 20 anni che vanno dal 1973 al 1989.

Scriverò, in forma sintetica, per prima cosa, su come funzionano e sono organizzati i tre servizi pubblici che sono essenziali e caratteristici per uno stato moderno: l’Istruzione, la sanità e la previdenza sociale.

Perché badate bene, mentre negli sessanta ebbe un discreto successo un film di Bellocchio “La Cina è vicina”, continuando in Italia con le politiche attuali, oggi, è vicinissimo il CILE.

A) ISTRUZIONE.
L’istruzione è prevalentemente privata e molto costosa, a immagine di quella anglosassone e, a partire dalla scuola materna per arrivare all’università, è indirizzata più a operazioni di marketing verso l’esterno, ritenute più importanti, che non verso la qualità dell’ insegnamento.

La pubblica, pure quella a pagamento, è assai meno considerata e prestigiosa di quella privata: tutte le università, in particolare quelle pubbliche, ma anche le private, furono normalizzate con l’espulsione dei docenti di fede politica anche sospetta, sostituiti con personaggi magari di scarsa capacità e competenza, purché fedeli al regime e disposti a controllare e riferire le opinioni dei colleghi.

Di questo stato di cose, mi dicono, se ne ha ancora sentore anche se assai più nelle facoltà umanistiche che non in quelle scientifiche.

In questi ultimi due anni si comincia a parlare di gratuità che, comunque, è per fasce limitatissime di studenti.

B) SANITÀ
La sanità è gestita da compagnie di assicurazione private, sempre sul modello Americano e, nonostante questo, è meno efficiente della nostra pubblica (per ora), quella pubblica cilena esiste ma è diretta agli estremamente poveri e derelitti ed è sostanzialmente priva di risorse.

Chiaramente ,nel caso di malattia o infermità di qualsiasi genere, uno sarà indirizzato verso le cliniche convenzionate con la compagnia presso la quale è assicurato; per risparmiare molti prevedono contratti a copertura parziale, escludendo, per esempio, le malattie cardiache; non esiste il medico di base come non esistono le visite domiciliari o, meglio, alcuni medici le fanno, ma vogliono essere pagati anticipatamente e profumatamente, senza che sia previsto nessun tipo di rimborso ( su questo ho verificato di persona l’anno scorso).
Naturalmente le medicine vanno pagate al momento dell’acquisto in farmacia.

C)PREVIDENZA SOCIALE E LAVORO

Non esiste nessun tipo di sostegno simile alla nostra cassa integrazione, nessuna
garanzia di sicurezza del posto di lavoro: all’occorrenza ti licenziano senza alcuna tutela.

Per quanto riguarda le pensioni sono interamente calcolate con il metodo contributivo (meno che per forze armate, polizia e carabineros che hanno mantenuto la gestione retributiva), gestite da fondi privati misti cileno-USA, mediamente ammontano all’equivalente di 315 $ (250 €); in merito do sotto un link al N.Y. Times che si riferisce ad una manifestazione del 2016 a Santiago perché i lavoratori si stanno cominciando a muovere e anche quest’anno ve ne son state di simili e ad un corteo ho potuto assistere anche io a Valparaiso.

I pensionati, come ho potuto verificare sia di persona che per sentito dire da persone degne di fede, hanno 3 possibilità:
-se posseggono una casetta l’affittano e si trasferiscono in una capanna situata nelle
poblaciones, come la si chiamano le favelas, situate nelle periferie delle città.
– altrimenti si arrangiano facendo i lustrascarpe o vendendo cibo e chincaglieria da strada
– se non hanno nessuna possibilità di cui sopra, magari per infermità gravi o salute malferma, chiedono l’elemosina.

D) CONSIDERAZIONI GENERALI

Sostanzialmente la piccola e media borghesia è individualista e filistea, assai classista, campa molto sul debito, i POS per l’utilizzo delle carte di credito e dei bancomat, hanno due opzioni con quotas (a rate) sin quotas (pagamento in unica soluzione).

La catena più diffusa di supermercati è di proprietà dell’americana Wallmart, mentre tutto il mercato delle bibite e delle acque minerali è in mano a Nestlè e Coca Cola.

I mutui, i finanziamenti, le rate di assicurazione sociale e in qualche caso addirittura i fitti, vengono pagati in UFM (Unidad de Fomento) che è una moneta di conto collegata all’inflazione, l’importo da restituire, quindi, di questa deve tenere conto, oltre agli interessi.

Elettricità, acqua, gas e trasporti sono pure questi privati e la morosità comporta il distacco dell’utenza nel giro di pochi giorni (verificato di persona).

Circa 30 anni di governo nominalmente democratico di fatto non hanno modificato, si può dire, di una virgola il tipo di approccio all’economia che è restato in tutto uguale a quello praticato durante la dittatura: il capitalismo neoliberista non ha più necessità di servi violenti e dalla faccia feroce, riesce a manipolare molto bene le masse servendosi dell’informazione e creando false emergenze che non sto qui ad elencare, ché tutti sappiamo bene quali sono.

La panoramica che ho fatto deriva da osservazioni personali e non per sentito dire, alcune informazioni mi sono state fornite in via diretta da persone che mi sono molto vicine e che la vivono ed operano.

Come notizia finale vi comunico che José Piñera Echenique, il ministro del lavoro di Pinochet che attuò la riforma delle pensioni passandole dal retributivo al contributivo, è stato ricevuto con tutti gli onori da Scelta Civica alcuni mesi fa a Roma.

n.b. Alcune note

1 € = circa 750 pesos cileni ad oggi.

Comunque il tasso di cambio è assai variabile.

Manifestazione a Santiago per le pensioni settembre 2016

https://www.nytimes.com/2016/09/11/world/americas/with-pensions-like-this-315-a-month-chileans-wonder-how-theyll-ever-retire.html

Unidad de Fomento: (il valore per il calcolo delle rate viene aggiornato mensilmente)

https://en.wikipedia.org/wiki/Unidad_de_Fomento

Poblaciones a Valparaiso:

https://didacticaproyectual.files.wordpress.com/2011/10/imagen-la-tercera1.jpg

Qualche informazione sugli squilibri e la disuguaglianza in Cile.

http://mqltv.com/desigualdad-la-herida-mas-sangrienta-de-chile/

Non ci siamo poi molto lontani e ognuno tragga le proprie conclusioni.

IL CILE, IL VENEZUELA E LA STRATEGIA DEI CHICAGO BOYS

IL CILE, IL VENEZUELA E LA STRATEGIA DEI CHICAGO BOYS

Un gran pericolo aleggia sul nostro paese. Il sabotaggio economico, l’accaparramento, la speculazione, il mercato nero, il crimine organizzato, gli omicidi, il terrore contro la popolazione, configurano il volto lugubre del fascismo, la nuova faccia della destra, dei monopoli nazionali e stranieri che, feriti a morte, condizionano un clima propizio per il golpe di stato e per scatenare la guerra civile. 

Questo cammino, che permetterebbe ai monopoli nazionali e stranieri di recuperare le ricchezze che il paese ha messo al servizio di tutta la nazione, è già in marcia.

Salvador Allende alla CUT (Central Unida de Trabajadores), 9 settembre 1972, un anno prima del golpe di Pinochet.