“IL MERCATO SI AUTOREGOLA” (cit.)

“IL MERCATO SI AUTOREGOLA” (cit.)

 

del COORDINAMENTO NAZIONALE del MOVIMENTO ESSERE SINISTRA MovES

 

Che il mercato si autoregola, lo sentiamo dire da troppi anni, ormai, e conosciamo anche le tragiche conseguenze di questa sedicente autoregolazione.

La citazione non nasce a caso ma da un pensiero che origina molto lontano nel tempo, utilizzato ad uso e consumo degli adepti della scuola di Chicago come si legge nel sito Oilproject:

Nel 1976, George Stigler, economista della scuola di Chicago e alfiere del pensiero neo-liberale, introdusse il banchetto organizzato in occasione del bicentenario dalla pubblicazione de La Ricchezza delle Nazioni di Adam Smith con queste parole: “Vi porto i saluti di Adam Smith, che è vivo e vegeto e abita a Chicago” (Adam Smith era nato nel 1723, la scuola di Chicago è degli anni ’70, ndr) .
Questa semplice battuta segnò, per i decenni a seguire, un fraintendimento, se vogliamo, del pensiero di chi è giustamente considerato il padre dell’economia politica moderna. Nel quartier generale dell’ortodossia neoclassica, infatti, benedetta dall’auctoritas per eccellenza, fu avallata un’interpretazione che noi definiremo ideologica dell’autore de La Ricchezza delle Nazioni.
Per decenni, i corsi di microeconomia si sono fondati e si fondano sull’unica citazione che quasi ogni studente alle prime armi con l’economia conosce dell’economista scozzese:

“Non è dalla benevolenza del macellaio, del birraio o del fornaio che ci aspettiamo il nostro pranzo, ma dalla cura che essi hanno per il proprio interesse. Non ci rivolgiamo alla loro umanità ma al loro interesse personale”.

 

La citazione è utilizzata come fondamento dell’idea di un’economia di mercato in grado di autoregolarsi. L’eterogenesi dei fini si serve dell’interesse individuale come di una molla capace da sola di determinare l’aumento della ricchezza e, insieme, il benessere della collettività. Quest’unica frase, diventata il mantra del pensiero neo-liberista, ha ispirato le politiche economiche degli anni ’80, dalla Thatcher in Inghilterra a Reagan negli USA.
Tali politiche, basate sull’idea che unico compito dello stato, paradossalmente, sia di fare di tutto per rendersi inutile e per rimuovere ogni ostacolo alla libera concorrenza, possono essere sintetizzate nel celebre motto della Lady di Ferro: “no such thing as society” (da un’intervista rilasciata nel 1987).

 

 

Fatta questa premessa, veniamo dunque al motivo per cui questa riflessione.
Wall Street Italia scrive
che a quanto pare l’esperto di mercati finanziari che aveva previsto i crac del 200 e 2008, Jeremy Grantham, oggi afferma che siamo prossimi ad un’altra esplosione del mercato azionario globale.
La notizia, peraltro, era già stata pubblicata a giugno 2017 dal sito Direttanews24, quindi questa di Wall Street Italia, parrebbe solo essere un ulteriore avallo.

A quanto si legge perciò, “Tra qui e il 2019 infatti, sostiene Grantham in una nota di 13 pagine che sostiene rappresenti esclusivamente la sua opinione personale, i prezzi toccheranno il picco assoluto della lunga fase rialzista che le Borse stanno vivendo. Questo sarà il preambolo dello scoppio di una bolla di mercato e di un crollo dei titoli di Borsa.

Inutile osservare chi pagherà l’esplosione di quest’altra bolla perchè al solito salteranno banche e risparmiatori al seguito.
In America i numeri sull’esposizione ai derivati delle banche d’affari sono ancora altissimi ma in Italia non è che si possa sentirsi al sicuro, specie considerando che sono ancora fortemente appestate di titoli tossici.

Finirà perciò, parlando di Italia, come sempre a tarallucci e vino per il sistema finanziario e bancario, con le banche d’affari che vengono riassorbite da altri grandi gruppi dopo la ripulitura dello Stato e naturalmente con un aumento del debito pubblico che, come sempre, ricade sugli stessi.

Di lì, ovviamente seguiranno altre manovre e altri tagli, aumenterà la stretta del nodo scorsoio finanziario globalista sulle gole dei cittadini italiani e se consideriamo che si sta discutendo la riforma della UE che prevede l’intervento del MES a scopo preventivo, viene da dirsi che lo scenario che si delinea, se anche questa previsione di Grantham si rivelerà fondata, sarà per noi la spinta definitiva al baratro.

 

Pertanto, viene da dire che è senz’altro vero che il mercato si autoregola.
Non nel senso che si intende comunemente, ma in senso neoliberista in quanto, a conti fatti, il mercato salva sempre se stesso.
Sono però i cittadini che costituiscono i popoli sotto al tallone di ferro del neoliberalismo, a non salvarsi.

 

Ma questo non conta.
Se il mercato si autoregola a danno delle fasce più deboli, a danno di un ceto medio che sparisce sempre più, a danno di interi popoli, poco conta.
Quello è solo un danno collaterale che il sistema ha già messo in conto.

 

CONFESSO CHE HO VISSUTO

CONFESSO CHE HO VISSUTO

 

L’ultimo capitolo del libro di PABLO NERUDA “Confesso che ho vissuto”, è dedicato a Salvador Allende e venne scritto tre giorni dopo l’uccisione del presidente.
Solo 13 giorni dopo anche il Poeta moriva.

Maria Morigi

 

“Il mio popolo è stato il più tradito di quest’epoca. Dai deserti del salnitro, dalle miniere sottomarine di carbone, dalle alture terribili dove sta il rame estratto con lavoro inumano dalle mani del mio popolo, sorse un movimento liberatore di grandiosa ampiezza.

Quel movimento portò alla presidenza del Cile un uomo chiamato Salvador Allende affinché realizzasse riforme e misure di giustizia non più rinviabili, affinché riscattasse le nostre ricchezze nazionali dalle ginfie straniere […]

Dal nostro lato, dal lato della rivoluzione cilena, stavano la costituzione e la legge, la democrazia e la speranza.
Dall’altro lato non mancava nulla. C’erano arlecchini e pulcinella, pagliacci a mucchi, terroristi con pistola e con catene, frati falsi e militari degradati.

Gli uni e gli altri giravano nel carosello della disperazione. Andavano tenendosi per mano il fascista Jarpa e i suoi cugini di “Patria e Libertà”, disposti a rompere la testa e l’anima a quanto esiste, allo scopo di recuperare la grande azienda che per loro era il Cile.

Insieme a loro per rendere più amena la farandola, danzava un grande banchiere e ballerino, un po’ macchiato di sangue: era il campione di rumba Gonzales Videla, che ballando la rumba consegnò tempo fa il suo partito ai nemici del popolo. Adesso era Frei che offriva il suo partito democristiano agli stessi nemici del popolo, e ballava alla musica che questi suonavano, e con lui ballava l’ex colonnello Viaux, delle cui malefatte fu complice.
Questi erano i principali artisti della commedia. […]

Il Cile ha una lunga storia civile con poche rivoluzioni e molti governi stabili, conservatori e mediocri. Molti presidenti piccoli e solo due presidenti grandi: Balmaceda e Allende. E’ curioso che entrambi venissero dallo stesso ceto, dalla borghesia ricca, che qui si fa chiamare aristocrazia.

Come uomini di principi, impegnati ad ingrandire un paese rimpicciolito dalla mediocre oligarchia, i due furono portati a morte allo stesso modo. Balmaceda fu costretto al suicidio per essersi opposto alla svendita della ricchezza del salnitro alle compagnie straniere.

Allende fu assassinato per aver nazionalizzato l’altra ricchezza del sottosuolo cileno, il rame. In entrambi i casi l’oligarchia cilena ha organizzato delle rivoluzioni sanguinose. In entrambi i casi i militari hanno svolto la funzione della muta dei cani.

Le compagnie inglesi nel caso di Balmaceda, quelle nordamericane nel caso di Allende, fomentarono e finanziarono questi movimenti militari. In entrambi i casi le case dei presidenti furono svaligiate per ordine dei nostri distinti “aristocratici”. I saloni di Balmaceda furono distrutti a colpi d’ascia. La casa di Allende, grazie al progresso del mondo, è stata bombardata dall’aria dai nostri eroici aviatori…

Allende non è mai stato un grande oratore. E come statista era un governante che chiedeva consiglio per tutte le misure che prendeva. Fu un antidittatore, il democratico per principio fin nei minimi particolari. Gli toccò un paese che non era più il popolo principiante di Balmaceda; trovò una classe operaia potente, che sapeva di cosa si trattava. Allende era un dirigente collettivo, un uomo che, senza provenire dalle classi popolari, era un prodotto della lotta di quelle classi contro la stagnazione e la corruzione dei loro sfruttatori.

Per queste cause e ragioni, l’opera realizzata da Allende in così breve tempo è superiore a quella di Balmaceda; non solo, è la più importante nella storia del Cile. Solo la nazionalizzazione del rame è stata un’impresa titanica. E la distruzione dei monopoli, e la profonda riforma agraria, e molti altri obiettivi che vennero realizzati sotto il suo governo collettivo.

Le opere e i fatti di Allende, di incancellabile valore nazionale, resero furiosi i nemici della nostra liberazione. Il simbolismo tragico di questa crisi si rivela nel bombardamento del palazzo del governo, evoca la guerra lampo dell’aviazione nazista contro indifese città straniere, spagnole, inglesi, russe; adesso succedeva lo stesso crimine in Cile; piloti cileni attaccavano in picchiata il palazzo che per due secoli è stato il centro della vita civile del paese.

Scrivo queste rapide righe a soli tre giorni dai fatti inqualificabili che hanno portato alla morte il mio grande compagno, il presidente Allende. Sul suo assassinio si è voluto fare silenzio; è stato sepolto segretamente; soltanto alla sua vedova fu concesso di accompagnare quell’immortale cadavere.

La versione degli aggressori è che trovarono il suo corpo inerte, con visibili segni di suicidio.
La versione che è stata resa pubblica all’estero è diversa. Immediatamente dopo il bombardamento aereo entrarono in azione i carri armati, molti carri armati, a lottare intrepidamente contro un sol uomo: il Presidente della repubblica del Cile, Salvator Allende, che li aspettava nel suo ufficio, senz’altra compagnia che il suo grande cuore, avvolto dal fumo e dalle fiamme.

Dovevano approfittare di un’occasione così bella.
Bisognava mitragliarlo perché non si sarebbe mai dimesso dalla sua carica.

Quel corpo è stato sepolto segretamente in un posto qualsiasi.
Quel cadavere che andò alla sepoltura accompagnato da una sola donna che portava in sé tutto il dolore del mondo, quella gloriosa figura morta era crivellata e frantumata dai colpi delle mitragliatrici dei soldati del Cile, che ancora una volta avevano tradito il Cile. (…)”

PABLO NERUDA

 

grazie a Maria Morigi per aver proposto il testo

Il CILE: OGGI COME IERI. E COME NOI.

Il CILE: OGGI COME IERI. E COME NOI.

Terciera Valparaiso

di Claudio RAVELI

Sono stato circa sei mesi in Cile, in due riprese: tre nel 2016 e i restanti nell’anno in corso.

I miei soggiorni, non essendo prevalentemente a carattere turistico, mi hanno stimolato alcune riflessioni che mi piace condividere.

Il Cile è l’esperimento in vitro, ovvero l’applicazione sperimentale della teoria economica di Milton Friedman, quella della cosiddetta della scuola di Chicago, imposta, dopo il tentativo di Allende di costruire una sua via al socialismo, dagli USA con il golpe attuato da Pinochet.

Nonostante, siano passati 27-28 anni dalla fine della dittatura (fine orchestrata allorché il compito assegnato al dittatore era ormai stato eseguito e completato), la struttura economica è rimasta invariata e in nulla differisce da quella in atto in quei circa 20 anni che vanno dal 1973 al 1989.

Scriverò, in forma sintetica, per prima cosa, su come funzionano e sono organizzati i tre servizi pubblici che sono essenziali e caratteristici per uno stato moderno: l’Istruzione, la sanità e la previdenza sociale.

Perché badate bene, mentre negli sessanta ebbe un discreto successo un film di Bellocchio “La Cina è vicina”, continuando in Italia con le politiche attuali, oggi, è vicinissimo il CILE.

A) ISTRUZIONE.
L’istruzione è prevalentemente privata e molto costosa, a immagine di quella anglosassone e, a partire dalla scuola materna per arrivare all’università, è indirizzata più a operazioni di marketing verso l’esterno, ritenute più importanti, che non verso la qualità dell’ insegnamento.

La pubblica, pure quella a pagamento, è assai meno considerata e prestigiosa di quella privata: tutte le università, in particolare quelle pubbliche, ma anche le private, furono normalizzate con l’espulsione dei docenti di fede politica anche sospetta, sostituiti con personaggi magari di scarsa capacità e competenza, purché fedeli al regime e disposti a controllare e riferire le opinioni dei colleghi.

Di questo stato di cose, mi dicono, se ne ha ancora sentore anche se assai più nelle facoltà umanistiche che non in quelle scientifiche.

In questi ultimi due anni si comincia a parlare di gratuità che, comunque, è per fasce limitatissime di studenti.

B) SANITÀ
La sanità è gestita da compagnie di assicurazione private, sempre sul modello Americano e, nonostante questo, è meno efficiente della nostra pubblica (per ora), quella pubblica cilena esiste ma è diretta agli estremamente poveri e derelitti ed è sostanzialmente priva di risorse.

Chiaramente ,nel caso di malattia o infermità di qualsiasi genere, uno sarà indirizzato verso le cliniche convenzionate con la compagnia presso la quale è assicurato; per risparmiare molti prevedono contratti a copertura parziale, escludendo, per esempio, le malattie cardiache; non esiste il medico di base come non esistono le visite domiciliari o, meglio, alcuni medici le fanno, ma vogliono essere pagati anticipatamente e profumatamente, senza che sia previsto nessun tipo di rimborso ( su questo ho verificato di persona l’anno scorso).
Naturalmente le medicine vanno pagate al momento dell’acquisto in farmacia.

C)PREVIDENZA SOCIALE E LAVORO

Non esiste nessun tipo di sostegno simile alla nostra cassa integrazione, nessuna
garanzia di sicurezza del posto di lavoro: all’occorrenza ti licenziano senza alcuna tutela.

Per quanto riguarda le pensioni sono interamente calcolate con il metodo contributivo (meno che per forze armate, polizia e carabineros che hanno mantenuto la gestione retributiva), gestite da fondi privati misti cileno-USA, mediamente ammontano all’equivalente di 315 $ (250 €); in merito do sotto un link al N.Y. Times che si riferisce ad una manifestazione del 2016 a Santiago perché i lavoratori si stanno cominciando a muovere e anche quest’anno ve ne son state di simili e ad un corteo ho potuto assistere anche io a Valparaiso.

I pensionati, come ho potuto verificare sia di persona che per sentito dire da persone degne di fede, hanno 3 possibilità:
-se posseggono una casetta l’affittano e si trasferiscono in una capanna situata nelle
poblaciones, come la si chiamano le favelas, situate nelle periferie delle città.
– altrimenti si arrangiano facendo i lustrascarpe o vendendo cibo e chincaglieria da strada
– se non hanno nessuna possibilità di cui sopra, magari per infermità gravi o salute malferma, chiedono l’elemosina.

D) CONSIDERAZIONI GENERALI

Sostanzialmente la piccola e media borghesia è individualista e filistea, assai classista, campa molto sul debito, i POS per l’utilizzo delle carte di credito e dei bancomat, hanno due opzioni con quotas (a rate) sin quotas (pagamento in unica soluzione).

La catena più diffusa di supermercati è di proprietà dell’americana Wallmart, mentre tutto il mercato delle bibite e delle acque minerali è in mano a Nestlè e Coca Cola.

I mutui, i finanziamenti, le rate di assicurazione sociale e in qualche caso addirittura i fitti, vengono pagati in UFM (Unidad de Fomento) che è una moneta di conto collegata all’inflazione, l’importo da restituire, quindi, di questa deve tenere conto, oltre agli interessi.

Elettricità, acqua, gas e trasporti sono pure questi privati e la morosità comporta il distacco dell’utenza nel giro di pochi giorni (verificato di persona).

Circa 30 anni di governo nominalmente democratico di fatto non hanno modificato, si può dire, di una virgola il tipo di approccio all’economia che è restato in tutto uguale a quello praticato durante la dittatura: il capitalismo neoliberista non ha più necessità di servi violenti e dalla faccia feroce, riesce a manipolare molto bene le masse servendosi dell’informazione e creando false emergenze che non sto qui ad elencare, ché tutti sappiamo bene quali sono.

La panoramica che ho fatto deriva da osservazioni personali e non per sentito dire, alcune informazioni mi sono state fornite in via diretta da persone che mi sono molto vicine e che la vivono ed operano.

Come notizia finale vi comunico che José Piñera Echenique, il ministro del lavoro di Pinochet che attuò la riforma delle pensioni passandole dal retributivo al contributivo, è stato ricevuto con tutti gli onori da Scelta Civica alcuni mesi fa a Roma.

n.b. Alcune note

1 € = circa 750 pesos cileni ad oggi.

Comunque il tasso di cambio è assai variabile.

Manifestazione a Santiago per le pensioni settembre 2016

https://www.nytimes.com/2016/09/11/world/americas/with-pensions-like-this-315-a-month-chileans-wonder-how-theyll-ever-retire.html

Unidad de Fomento: (il valore per il calcolo delle rate viene aggiornato mensilmente)

https://en.wikipedia.org/wiki/Unidad_de_Fomento

Poblaciones a Valparaiso:

https://didacticaproyectual.files.wordpress.com/2011/10/imagen-la-tercera1.jpg

Qualche informazione sugli squilibri e la disuguaglianza in Cile.

http://mqltv.com/desigualdad-la-herida-mas-sangrienta-de-chile/

Non ci siamo poi molto lontani e ognuno tragga le proprie conclusioni.

LE VENE APERTE DELL’AMERICA LATINA

LE VENE APERTE DELL’AMERICA LATINA

Eduardo Galeano

di Eduardo GALEANO

Nella primavera del 1916, quando Lenin scrisse il suo saggio sull'”Imperialismo”, il capitale nordamericano copriva meno di un quinto del totale degli investimenti privati diretti, di origine straniera, nell’America Latina.

Nel 1970 ne copre circa i tre quarti. L’imperialismo che Lenin conobbe – la rapacità dei centri industriali alla ricerca di mercati mondiali ove esportare le proprie merci; la caccia febbrile a tutte le possibili fonti di materie prime; il saccheggio del ferro, del carbone, del petrolio; le ferrovie strutturate per meglio dominare le aree sottomesse; i voraci prestiti dei monopoli finanziari; le spedizioni militari e le guerre di conquista – era un imperialismo che cospargeva di sale le zone in cui una colonia o una semicolonia osava costruire una propria fabbrica. Per i paesi poveri, l’industrializzazione, privilegio delle metropoli, risultava incompatibile con il sistema di dominazione imposto dai paesi ricchi.

A partire dalla seconda guerra mondiale, si determina, in America Latina, un consistente recedere degli interessi europei a vantaggio di uno schiacciante aumento degli investimenti nordamericani.

E si verifica, da quel momento, un cambiamento importante nella destinazione degli investimenti. A poco a poco, anno dopo anno, perdono relativamente importanza i capitali impiegati nei servizi pubblici e nel settore minerario mentre aumenta la proporzione degli investimenti nel settore dei petrolio e soprattutto nell’industria manifatturiera. Oggi, 1 dollaro ogni 3 dollari investiti in America Latina finisce nel settore industriale.

Con investimenti quantitativamente insignificanti, le filiali delle grandi imprese superano d’un solo salto le barriere doganali latinoamericane, elevate paradossalmente contro la concorrenza straniera, e si impadroniscono dei processi interni di industrializzazione.

Esportano fabbriche o, spesso, stringono d’assedio e poi inghiottono le fabbriche nazionali esistenti. A questo fine contano sull’entusiastico aiuto della maggioranza dei governi locali e sulla capacità di ricatto messa al loro servizio dagli organismi internazionali di credito.

Il capitale imperialista cattura i mercati “dal di dentro”, impadronendosi dei settori chiave dell’industria locale: conquista o costruisce le fortezze decisive dalle quali controllare tutto il resto.

da Le vene aperte dell’America Latina. Sperling&Kupfer

IL CILE, IL VENEZUELA E LA STRATEGIA DEI CHICAGO BOYS

IL CILE, IL VENEZUELA E LA STRATEGIA DEI CHICAGO BOYS

Un gran pericolo aleggia sul nostro paese. Il sabotaggio economico, l’accaparramento, la speculazione, il mercato nero, il crimine organizzato, gli omicidi, il terrore contro la popolazione, configurano il volto lugubre del fascismo, la nuova faccia della destra, dei monopoli nazionali e stranieri che, feriti a morte, condizionano un clima propizio per il golpe di stato e per scatenare la guerra civile. 

Questo cammino, che permetterebbe ai monopoli nazionali e stranieri di recuperare le ricchezze che il paese ha messo al servizio di tutta la nazione, è già in marcia.

Salvador Allende alla CUT (Central Unida de Trabajadores), 9 settembre 1972, un anno prima del golpe di Pinochet.

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