QUANTE STELLE MI DAI? LA POLITICA AL TEMPO DI TRIPADVISOR

QUANTE STELLE MI DAI? LA POLITICA AL TEMPO DI TRIPADVISOR

La politica ai tempi di tripadvisor
 

di Antonio CAPUANO

C’era una volta la Politica, non parlo di Destra e Sinistra, ma della politica in sé e cioè della antica arte di accompagnare il popolo e a volte finanche “persuaderlo” al fine di fargli fare la cosa giusta e spingerlo ad acquisire la piena padronanza della ragione, quale unica fonte della vera libertà.

La figura del “Politico” ha acquisito svariate sfaccettature e definizioni nell’arco dei secoli, plasmandosi ed adeguandosi come giusto, alla mutevolezza dei tempi e dei contesti sociali.

Secoli dopo però, siamo sempre lì: hanno ragione Rousseau e Socrate, secondo i quali il vero uomo politico è “populista” e “legislatore”, termini che nell’accezione moderna sono purtroppo degenerati in “demagogo” ed “esecutore”.

Il Populista è colui che sa stare in mezzo al popolo, recepirne le istanze, dargli voce, interpretarlo e rappresentarlo al meglio, figura da non confondere con il demagogo moderno (come purtroppo accade oggi) che invece per raccattare voti, dice al popolo tutto ciò che vuole sentirsi dire, incurante delle conseguenze e senza programmi, ideali e visione futura. “Domani è un altro giorno”, come disse Rossella O’Hara in un famoso film, e il politico italiano moderno ne ha fatto uno stile di vita.

Allo stesso tempo ormai la politica e le istituzioni si sono svuotate di ogni valore, riducendosi a meri esecutori di direttive calate dall’alto o figlie degli interessi particolari dei pochi.

Dimenticandosi che le leggi, invece, dovrebbero servire a tracciare il sentiero ideale della civile convivenza e della libertà intesa nella sua accezione comunitaria e non certo individuale, favorendo così il passaggio dalla società naturale alla società civile, dato che altrimenti il diritto naturale prevale su quello positivo e un tale eccesso di libertà concretizza quel paradosso tale per cui “senza leggi l’uomo non è libero.”

Ed ecco che un essere umano non può più nemmeno decidere dove vivere, perché le istituzioni schiave del sentimento popolare più becero ed egoista si prendono la “libertà” di farlo al suo posto e quindi da un lato propagandano male, passando da “sono nostri fratelli” a “mandiamoli via” e dall’altro legiferano con un decreto in materia di immigrazione (cd.Decreto Minniti) che spazza via circa un secolo di lotta per l’integrazione e il multiculturalismo e ciononostante trova l’assenso e non i brividi di una buona parte della società.

Questo succede perché ormai la politica si è totalmente svilita del proprio valore di fondo: ossia perseguire con competenza, ideali, programmi e prospettiva un modello di “società ideale”, plasmato attraverso l’interpretazione delle istanze sociali.

Finendo invece col ridursi ad una fagocitante ed egoistica caccia al consenso da raggiungere ad ogni costo, senza curarsi delle conseguenze presenti e future.

Per cui se a Dicembre va di moda difendere i migranti, li difendo e se invece a Giugno va di moda cacciarli via, li caccio.

Perché?

Perché non si ha una visione d’insieme, serve solo approvazione e allora invece di cercare le cose giuste seppur impopolari, ci si butta su quelle dannose, ma facili.

La domanda che i nostri politici contemporanei si pongono a fine giornata non è più “ho fatto la cosa giusta per il bene e il futuro del popolo“?, bensì “quanti like, stelline o condivisioni ho preso oggi e cosa posso fare per incrementarli e trasformarli poi in voti domani?“.

Pochi giorni fa ricordavamo la nascita di Che Guevara e poco tempo fa quella di Enrico Berlinguer, due che di insulti, minacce e tentativi di ucciderli ne hanno collezionati tanti e che oggi non avrebbero certamente i “Like” di Matteo Salvini o di Virginia Raggi.

I primi due però hanno fatto la storia, aiutato milioni di persone e cambiato il mondo perché sapevano che bisognava avere il coraggio di fare la cosa giusta anche se pericolosa, difficile e impopolare e l’hanno sempre preferita a quella facile.

Gli altri due invece cambiano solo il loro “stato” sui social e fanno comunque più danni della grandine, non può essere un caso.

Facebook quando ho iniziato questo post, mi chiedeva come sempre “A cosa sto pensando”: sto pensando a quando non c’era Facebook e la politica si faceva davvero per vocazione e non solo per professione.

Perché c’è stato un tempo in cui un ideale valeva più di un “segui” e finanche di un seggio in Parlamento e dove si moriva pur di ottenere giustizia, anziché limitarsi a scriverlo in bacheca.

Più che Buonismo, Populismo, Benaltrismo etc, il vero problema di questo Paese è la Politica con la P maiuscola perché solo quando l’avremo riscoperta e torneremo a farla, potremo pensare di risollevare davvero la società in cui viviamo…

E’ QUESTO UNO DI QUEI CASI…

E’ QUESTO UNO DI QUEI CASI…

Ernesto Che Guevara

Questo è uno di quei casi in cui il medico, cosciente della propria assoluta impotenza di fronte alla situazione, sente il desiderio di un cambiamento radicale, qualcosa che sopprima l’ingiustizia che ha imposto alla povera vecchia di fare la serva fino al mese prima per guadagnarsi da vivere, affannandosi e soffrendo, ma tenendo fronte alla vita con fierezza. […] è ora che i governanti dedichino meno tempo alla propaganda delle qualità del loro regime e più denaro, moltissimo denaro in più, per la realizzazione di opere di utilità sociale. 

 

(da Latinoamericana, p.49)

Che Guevara