CETA, SIAMO AL PUNTO DI NON RITORNO. MA COS’È IL CETA?

CETA, SIAMO AL PUNTO DI NON RITORNO. MA COS’È IL CETA?

da STOP TTIP PUGLIA

 

Da ieri il CETA prende il via in maniera provvisoria in attesa che i paesi UE approvino questo trattato capestro per i poli europei e che darà il colpo di grazia a quello che definiamo Stato con conseguenze mostruose.

Così è stato deciso da Jean-Claude Juncker e dal premier canadese Justin Trudeau.

MA COS’È IL CETA? Questo video lo spiega in maniera immediata, diretta e comprensibile a tutti.

 

 

Fonte: STOP TTIP PUGLIA

UNA LETTERA APERTA AL PROFESSORE PAOLO MADDALENA

UNA LETTERA APERTA AL PROFESSORE PAOLO MADDALENA

Paolo Maddalena

 

Chiarissimo Professore Paolo Maddalena,

è ancora viva in me la riconoscenza umana e civile nei suoi confronti per l’impegno a fianco di tutti coloro che hanno informato e lottato insieme al popolo italiano affinché il 4 dicembre respingessimo con un forte e deciso “NO” referendario il tentativo del Partito Democratico, di Matteo Renzi e della sua maggioranza di violare i principi fondamentali del nostro Stato repubblicano, democratico, parlamentare e rappresentativo sanciti nella nostra Costituzione.

Proprio quei principi che sono già violati quotidianamente in forza dell’adesione dell’Italia ai Trattati UE, della Moneta Unica, del Fiscal Compact e del Meccanismo Europeo di Stabilità, i quali prescrivono come loro fine ultimo ordinamentale la stabilità dei prezzi e l’incontrollabile circolazione di capitali e di beni e servizi privati, mentre la nostra Costituzione, non devo certo ricordarlo a lei, ha come suprema finalità la piena occupazione e l’eliminazione di quegli impedimenti, determinati dal sistema economico capitalistico, alla libera e progressiva emancipazione dell’essere umano e alla sua piena realizzazione politica, civile, economica e culturale.

E c’è un’altra violazione della Costituzione che vorrei ricordarle, di immane importanza storica, giuridica e politica: una ferita ogni giorno più purulenta nell’ancora vivo, proprio grazie al nostro NO del 4 dicembre, tessuto dell’ordinamento democratico.

Questo Parlamento, Professor Maddalena, NON PUO’ pronunciare il suo voto in merito al CETA.

Non può ratificare quel Trattato, che lei giustamente ritiene profondamente contrario ai nostri principi di diritto, all’autonomia dei poteri dello Stato, e profondamente antitetico alla nostra Costituzione.

NON PUO’.

Quella sentenza relativa al giudizio di legittimità costituzionale degli artt. 4, comma 2, 59 e 83, comma 1, n. 5 e comma 2 del d.P.R. 30 marzo 1957, n. 361 (Approvazione del testo unico delle leggi recanti norme per la elezione della Camera dei deputati), nel testo risultante dalla legge 21 dicembre 2005, n. 270 (Modifiche alle norme per l’elezione della Camera dei deputati e del Senato della Repubblica); degli artt. 14, comma 1, e 17, commi 2 e 4, del decreto legislativo 20 dicembre 1993, n. 533 (Testo unico delle leggi recanti norme per l’elezione del Senato della Repubblica), nel testo risultante dalla legge n. 270 del 2005, NON PERMETTE A QUESTO PARLAMENTO DI VOTARE LEGGI DI RATIFICA DI TRATTATI INTERNAZIONALI CHE INCIDANO COSI’ PROFONDAMENTE SUL DIRITTO DEI CITTADINI ALLA SALUTE PUBBLICA, AL GIUSTO PROCESSO, E SUI LIMITI DA IMPORRE ALL’INIZIATIVA ECONOMICA PRIVATA CHE DEVONO ISPIRARSI A FINALITA’ SOCIALI.

Mi spiace dover rammentare a lei, Vice Presidente Emerito della Corte Costituzionale, i principi inderogabili della nostra Costituzione, ma ho dovuto constatare, leggendo la sua intervista “Brancaccio, quale Italia?”, sul magazine LA Città FUTURA, che ha tralasciato, nel suo chiarissimo e giusto attacco contro il Trattato CETA, questo aspetto di importanza fondamentale.

Mi permetto di affermare che tutti i giuristi italiani dovrebbero chiedere al Presidente della Repubblica Sergio Mattarella, di dimettersi nel caso il Parlamento Italiano osasse ratificare quel Trattato, andando contro la Sentenza 1/2014 firmata poi dallo stesso Mattarella quale, allora, Giudice della Corte Costituzionale.

A quale punto si è giunti, di totale sottomissione alle regole private del Mercato, e dell’ideologia totalitaria dell’ordoliberismo che impregna Trattati, direttive e decisioni dell’Unione Europea se si permette a parlamentari nominati dai partiti ed eletti secondo un procedimento elettorale incostituzionale, di non avere più un giudice italiano a proteggerli dal potere contrattuale di corporation e holding private internazionali, certo con sede in Canada, nei settori strategici del commercio agroalimentare, della tutela fitosanitaria, degli appalti e dei servizi finanziari?

Su questi settori, e su molti altri, lei bene lo riconosce, lo Stato italiano dovrà accettare arbitrati composti da giudizi e avvocati scelti dall’Unione Europea, senza più alcun rispetto della sovranità dell’ordinamento italiano.

Arbitrati che avranno la struttura e le regole procedimentali di un accordo PRIVATO.

Oh, certo, la propaganda neoliberista mi dirà che al capitolo 8 del trattato si prevede per regolamntare gli investimenti pubblici su questi settori un tribunale internazionale, non più privato ma composto da 15 membri: 5 nominati dal Canada, 5 nominati dall’Unione Europea e 5 provenienti da paesi terzi.

Meraviglioso, sembra.

Il trattato riconosce esplicitamente il diritto delle parti di regolamentare gli investimenti “sulla base della protezione della salute pubblica, dell’ambiente, della protezione dei consumatori e della promozione e protezione della ricchezza culturale” (articolo 8.9). Principio ribadito al capitalo 24, questa volta riguardo l’ambiente e la sua preservazione.

Ma sappiamo bene come gli Stati Uniti d’America e altri loro alleati intendono i Tribunali Internazionali. Se gli conviene li formano, se non gli conviene li disfano con rallentamenti delle procedure, dinieghi e nomine ostative ai lavori del consesso giuridico.

In ogni caso il Parlamento italiano non ha le funzioni per pronunciarsi.

Questo è già stato compiuto, con effetti devastanti sulle popolazioni di tutto il mondo, in relazione agli accordi dell’Organizzazione Mondiale del Commercio.

Ma è stato un Parlamento legittimamente eletto, e quindi un Governo nella pienezza dei suoi poteri, a ratificarli.

Questo Parlamento non è legittimato dal diritto a compiere un tale abominio.

Ora vengo alla prosecuzione della sua intervista, che mi ha lasciato ancora più sgomento e fortemente critico.

Mi riferisco a quella parte dove lei si muove nel campo della decisione politica e ritiene che il conflitto (mediato dall’istituzione parlamentare) tra destra e sinistra non abbia più ragione d’essere: esattamente come auspicava il maggior teorico neoliberista Friedrich August Von Hayek e come volevano i teorici della rivista Ordo della scuola di Friburgo.

La loro, come i trattati Europei, è una Costituzione economica dove destra e sinistra non esistono più.

Esistono solo imprese, banche, consumatori e debitori.

Non esiste più il lavoro, perchè non esiste più l’essere umano nelle loro teorie e nella loro prassi totalitaria orami divenuta Grundnorm europea (austriaco-tedesca e ora francese).

La sua riflessione sull’appello di Anna Falcone (autorevole giurista che ritengo non abbia la minima idea sulla pericolosità dell’operazione di mistificazione politica alla quale si sta prestando) e Tomaso Montanari contiene gravi concessioni all’ideologia dell’economia sociale di mercato, che altro non è che l’ideologia totalitaria ordoliberista. Totalitaria perchè esplicitamente afferma la volontà di trasformare l’essere umano in homus oeconomicus, delegittimando ogni forma di conflitto tra lavoro e capitale.

Al Teatro Brancaccio, Professore, non si è parlato di Euro, di Trattati europei, e lei continua a non parlarne.

Alleanza Popolare si propone solo di voler amministrare tecnicamente risorse (cose) all’interno dell’ideologia neoliberista, anche se lei afferma il contrario.

Questo è grave.

Particolarmente grave per un giurista cattolico che ha il nome di colui che fissò la profezia fondamentale del Cristianesimo, e il suo rapporto con la fine dei tempi. Quella fine della Storia che il neoliberismo, esplicitamente, si propone come disvelamento della sua gnosi.

E questo avviene proprio attraverso la sua negazione della dialettica politica tra destra e sinistra, che ho ascoltato, tremando di sgomento, proprio dalla bocca del suo collaboratore Luigi Di Giacomo.

No, professore. La sinistra non è il popolo schiavizzato.

La SINISTRA è quella parte del popolo che ha la coscienza storica del suo compito di affermare il sacro diritto di ogni essere umano a essere protetto, tutelato e emancipato dalla giustizia sociale dalla necessità delle sue condizioni di nascita.

E non cerca capi o pensieri magici – molti di questi si sono ascoltati anche al Brancaccio – per cambiare la propria condizione, ma viene affiancato dallo Stato e dalle sue istituzioni, e dai mediatori istituzionali politici nella società quali i movimenti e i partiti POLITICI, per affermare e conquistare autonomamente l’emancipazione e l’uguaglianza sostanziale di ogni essere umano in armonia con il proprio ambiente naturale.

Questa è la SINISTRA, Professor Maddalena.

Che si contrappone a una destra, che mi auguro altrettanto costituzionale e democratica, almeno nelle sue forme, che ritiene che l’essere umano, vista la sua intrinseca malvagità e imperfezione, debba essere inserito in un modello gerarchico, patriarcale, che ne assicuri il controllo.

Purtroppo, a questa destra, deve consentirmelo, il mondo cattolico ha sempre prestato le sue più alte intelligenze.

Senza questa dialettica politica, Professor Maddalena, non abbiamo altro che amministrazione, tecnica, e dominazione di cose.

E quando l’uomo, come oggi accade, diventa semplice cosa, penso lo sappia meglio di me, il messaggio cristiano e l’ontologia socialista e marxista, cardini del Moderno, rischiano di venire cancellati.

Quel giorno verranno cancellati sia il NOMOS che il Katechon, τὸ κατέχον, e quindi verrà cancellata la decisione politica, che non può mai essere definitiva e singola, ma mediata da istituzioni e poteri giuridici e politici diffusi, plurali e autonomi dalla sfera economica, che rispondano responsabilmente alla rappresentanza politica di esseri umani.

Il compito del giurista è che quel giorno non giunga mai.

NO ALL’APPROVAZIONE DEL CETA

NO ALL’APPROVAZIONE DEL CETA

Campagna CETA

di Campagna Stop TTIP Italia

Stop TTIP Italia si mobilita per l’arrivo del presidente Trudeau

Il presidente canadese in questo martedi 30 maggio è a Roma per promuovere il CETA.

La società civile lancia una mobilitazione sul web per chiedere al Parlamento di respingere l’accordo UE-Canada dannoso per l’ambiente e l’economia.

Una valanga di tweet sul Parlamento per chiedere un NO fermo alla ratifica del CETA, l’accordo UE-Canada gemello del TTIP.

È questo il programma di martedì 30 marzo, quando dalle 10 il presidente canadese Justin Trudeau sarà ospite alla Camera di un convegno sulle migrazioni. Per quell’ora gli attivisti della Campagna Stop TTIP Italia, insieme ai sindacati e alle organizzazioni ambientaliste, daranno vita ad un tweetstorm sul web per chiedere a deputati e senatori di prendere una posizione contraria al CETA [Ecco come partecipare].

«Il premier Trudeau viene a vendere ai nostri parlamentari un accordo tossico – dichiara Monica di Sisto, portavoce della Campagna Stop TTIP – Chi ne ha letto tutte le 1600 pagine sa bene che al suo interno vi sono gravi rischi per l’agricoltura, il Made in Italy, i servizi pubblici, l’ambiente e l’occupazione. Il CETA, come il TTIP, è un trattato che fa della deregolamentazione obiettivo centrale: un approccio che mette il business di poche grandi imprese davanti ai diritti dei lavoratori e alla qualità dei prodotti».

L’appello è dunque ai parlamentari che, spiega Di Sisto «sono chiamati ad esprimere un giudizio determinante su questo accordo, negoziato nelle segrete stanze e poi venduto come un pacchetto chiuso e non emendabile.

Di fronte alle modalità di negoziazione non trasparenti e ai rischi concreti presenti nel testo, ci aspettiamo che al momento del voto prevalga un chiaro NO al CETA. In caso contrario, le prossime elezioni saranno una Caporetto per chi avrà sostenuto accordi che violano l’interesse pubblico».

«Non sono riusciti con il TTIP, fermato dalla mobilitazione popolare, e ci provano con il CETA – aggiunge Marco Bersani, tra i coordinatori di Stop TTIP Italia – Diritti, beni comuni, servizi pubblici e agricoltura di qualità non sono in vedita. I parlamentari sappiano che il loro compito è rappresentare l’interesse generale e non quello delle multinazionali. Non rinunciamo alla democrazia».

«La visita di Trudeau in Italia poteva essere l’occasione per aprire un dibattito istituzionale sul CETA – dichiara Elena Mazzoni, tra i coordinatori di Stop TTIP Italia – Un dibattito che coinvolgesse gli stakeholders finora esclusi: associazioni, sindacati, movimenti e cittadini. Invece è un’altra occasione mancata e si profila la probabile ratifica del Trattato senza una discussione democratica e plurale. Per questo la Campagna italiana continuerà nel suo costante lavoro di informazione e pressione insieme ai cittadini».

fonte: https://www.pressenza.com/it/2017/05/no-allapprovazione-del-ceta-stop-ttip-italia-si-mobilita-larrivo-del-presidente-trudeau/

CETA: IN MORTE DI UNA DEMOCRAZIA

CETA: IN MORTE DI UNA DEMOCRAZIA

Gentiloni e Trudeau

di Coordinamento Nazionale del MovES

Mentre impazza la discussione sull’obbligatorietà dei vaccini (che caso…) in Consiglio dei Ministri stanno per decidere le nostre sorti in merito al famigerato trattato CETA.

Nel silenzio generale dei media, a brevissimo, il Parlamento deciderà di consegnarci definitivamente al nuovo strumento dell’imperialismo americano, (importato con la mediazione del Canada): quello dei trattati di partenariato, dove i nostri diritti che dovrebbero essere generali e pubblici soggiacciono completamente sotto la forza dell’interesse privato e, quindi, del profitto.

In sordina sta per compiersi uno dei peggiori scempi della nostra possibilità di autodeterminarci.

Infatti il CETA prevede che nel caso in cui una legge dello Stato interferisca con gli interessi PRIVATI di un’azienda o di una multinazionale, queste possano IMPUGNARE una LEGGE dello STATO e arrivare all’arbitrato internazionale privato il quale, in termini di gerarchia delle leggi che governano un paese, avrà maggior potere delle normative di quello stesso Stato. Un abominio contrario a ogni principio di diritto e di democrazia.

Il tutto in forza delle clausole ISDS, o clausole per la “Risoluzione delle controversie tra investitore e stato”.

“Chi investe in Italia ha più diritti dei cittadini italiani”, ci ordinano.

In pratica, per fare un esempio banale, non saremo MAI PIÙ padroni di decidere che i fumi tossici prodotti da una multinazionale sul nostro territorio, non possono essere emessi in base a quanto prevede la nostra legislazione, quindi di limitare le attività di quella determinata multinazionale, pena il ritrovarsi dinnanzi ad un arbitrato internazionale che avrà potere superiore alle nostre stesse leggi e ai nostri Tribunali.

Stiamo quindi per cedere definitivamente quella briciola di sovranità che ci rimaneva dallo stare all’interno dei trattati UE dove TUTTE LE NOSTRE POLITICHE sono DETERMINATE dalla UE e NON dal governo e dall’avere una moneta che NON stampiamo.

L’aspetto agghiacciante di tutto questo, perciò, è che se anche avessimo maggiore sovranità sul poterci autodeterminare, con i trattati di partenariato andremmo incontro a cause mostruose di privati CONTRO LO STATO, privati le cui “leggi” avranno poteri infinitamente superiori a quelle che regolano il nostro Paese.

Procede quindi spedita la totale liberalizzazione SELVAGGIA che comprende ovviamente TUTTI i servizi dello Stato.

La privatizzazione che oggi vediamo, entrerà quindi nella fase della sua massima espansione favorendo gli interessi dei soliti noti che si concentreranno ancora di più in pochissime mani, rovesciando, DI FATTO, l’ordinamento dello Stato.

Malgrado ciò, in ognidove si parla di applicare la Costituzione senza MAI considerare che questa è ormai carta straccia.

Il vergognoso liberoscambismo che ci impone la UE, ha preso la nostra democrazia e l’ha stuprata in ogni modo.

Dal CETA in poi, dopo lo stupro arriveremo alla sua eliminazione fisica.

Ma in silenzio, senza un grido, così che non si spaventino troppo le anime belle del “ci vuole più Europa” e così da non disturbare troppo i manovratori.