QUALCUNO È ANCORA COMUNISTA

QUALCUNO È ANCORA COMUNISTA

Folla per Berlinguer

di Ivana FABRIS

Così, a quanto pare, chi è stato comunista oggi dovrebbe aspirare a parlare solo di centrosinistra e impegnarsi a crearlo.

Curioso come i dirigenti ex PCI oggi invochino i sacri numi tutelari del centrismo.

Adesso a nessuno venga in mente di rispondere che quella era la vocazione del PCI se non vorrà essere seppellito da chilometri di argomentazioni a confutazione.

Troppo facile e troppo semplicistico liquidare il maggior partito comunista d’occidente con l’analisi tipica da veteroqualunquista di destra e di sinistra.

Per nulla a caso, è affatto chiaro come la dirigenza di quel partito si sia decolorata nel bagno chimico del centrismo e una larga fascia della base, invece, no.

Sono migliaia le persone in quella base che piuttosto di abiurare le proprie idee di giustizia sociale, nel tempo in cui sarebbe stato urgente addirittura rafforzarle, hanno preferito allontanarsi dalla politica e smettere persino di votare.

Tra noi ancora in TANTI sono comunisti e ancora vogliono pace, pane, lavoro e libertà.

Laddove, oggi, libertà significa unicamente diritto all’esistenza e rinnegamento e sconfitta dei mercati e del neoliberalismo.

Dalla piazza, quest’oggi, dirigenti che hanno fatto tutta la loro storia più importante proprio nel PCI, hanno invece nuovamente confermato che gli unici Apostoli là presenti non erano Pietro e Paolo, legittimi titolari della piazza, ma proprio gente come Bersani o Pisapia.

Sono loro i veri Apostoli. Gli Apostoli del PD.

Sinceramente devoti al PD, con un macchinoso comportamento tipico della politica dell’inganno, molto comune di questi tempi, hanno lasciato il PD per tornare al PD dopo esser stati eletti come dissidenti del PD.

Vedere un Bersani che lascia la Ditta non ha fondamento logico alcuno.

Dopo aver votato qualunque legge contro ai lavoratori e alle fasce deboli del paese, pur di non spaccare il partito, assistere al suo improvviso abbandono che tanti (troppi) vogliono credere che sia in nome di una ritrovata fede nel sol dell’avvenire, è qualcosa che non solo non ha senso logico ma neanche dignità.

Sperare nell’idea romantica del rinsavimento di quello che tanti vedono essere come un eroe buono che è caduto sotto al peso del renzismo, è a dir poco risibile.

Fa persino impressione che gente come lui e D’Alema, colpevoli della sconfitta della sinistra italiana nel corso degli ultimi 30 anni, possano avere ancora credito.

Una banda di traditori che sopravvive grazie al leaderismo, al divismo che ha infettato una parte della base della sinistra nostalgica e incapace di analisi e di verità.

Se Dante oggi fosse qui a scrivere la sua Commedia, questi li avrebbe destinati al IX cerchio dei dannati, proprio dove chi tradiva la più alta e nobile Istituzione – la Politica – finiva tra le fauci di Lucifero, il primo e più grande dei traditori.

Chi pensa a questi traditori, ancora come a qualcuno di sinistra, dovrebbe svegliarsi dal sonno della ragione e fare quel che abbiamo fatto noi che comunisti lo siamo ancora e che ha fatto anche Dante coi traditori politici del suo tempo: mandarli al diavolo.

RENZI E D’ALEMA: UNA FACCIA, UNA RAZZA

RENZI E D’ALEMA: UNA FACCIA, UNA RAZZA

Renzi_Dalema

di Ivana FABRIS

“D’Alema: Renzi bugiardo, va sconfitto per rifare il centrosinistra col PD”

Che Massimo D’Alema, oggi ci metta sull’avviso della pericolosità di Renzi e compagnia blaterante, scusate, ma è quantomeno ridicolo.

La prima cosa che viene alla mente leggendolo, è “da che pulpito!”, considerato che fu proprio lui, nell’agosto del 2013 a pochi mesi dalle primarie del PD, a dichiarare in un’intervista* che vedeva “bene Cuperlo a capo del partito, che Letta non aveva futuro e che vedeva bene a Palazzo Chigi Matteo Renzi“, quindi come Presidente del Consiglio.

Qualcuno dirà che anche i migliori sbagliano, ma in questo caso non fu un errore di valutazione ma semplice opportunismo politico.

Il nostro non era al governo, indubbio, ma che il suo ruolo sia sempre stato preminente all’interno del PD è innegabile: D’Alema è potente e conosce bene il mondo in cui vive, sa come si muove e come servirsene, da sempre.

Inoltre è un fine conoscitore di tutto ciò che si muove nel sottobosco della politica, quindi che proprio lui, oggi, ci metta sull’avviso della pericolosità di Renzi se in prima battuta fa ridere, in seconda fa andare letteralmente in bestia.

Lo hanno voluto, sostenuto, appoggiato in ogni modo, Renzi: lui e tutti i dirigenti, onorevoli e senatori del PD, proprio perchè garantiva loro continuità all’interno del sistema politico.

Hanno votato le peggiori leggi contro i lavoratori, contro il welfare, contro la scuola, contro tutto ciò che è Stato e oggi ci mette in guardia?

No, vabbè, dai, scherza…Oppure no, semplicemente ci considera nè più nè meno quello che ci ha sempre considerati: una massa di persone che non meritano niente perchè non capiscono niente: “Io non conosco questa cosa, questa politica che viene fatta dai cittadini e non dalla politica”.
(discorso del 9 marzo 1997 al seminario dell’Ulivo nel Castello di Gargonza)

Parole sue quindi comportamenti, suoi, ovviamente coerenti.

Indubbio che D’Alema sappia di poter contare ancora su una certa percentuale di fidelizzati, ma giova ricordargli che qua nessuno, a parte i pochi soliti aficionados, è fesso al punto di non sapere che la sinistra in Italia da un certo momento in poi, grazie a lui e ad altri suoi esimi colleghi, ha perso OGNI CREDIBILITÀ e FIDUCIA proprio a causa del fatto che la sinistra si è dissolta (nell’acido) del centrosinistra.

E qui arriviamo al punto nodale.

In un paese la cui democrazia era già fortemente pregiudicata dall’assenza della sinistra in opposizione alla destra, in cui oggi il neoliberismo (grazie al suo più o meno ex partito) ha messo le mani e i denti strappandone la carne viva proprio grazie a questa sparizione, in cui la democrazia è in stato di coma profondo, SERVE UN ALTRO CENTROSINISTRA?

D’altro canto perchè stupirsi visto quanto dichiarò nell’intervista a L’Espresso il 19 dicembre 2003: “La sinistra di per sé è un male. Soltanto l’esistenza della destra rende questo male sopportabile.”

La cosa tragica è che in certe testate online si legge che questa posizione è un rinnovato compromesso storico.
No, dico, ma di che parla la gente?

Ma questi che citano il compromesso storico sanno cosa volesse e cosa fosse realmente, secondo come lo concepì Berlinguer?

Viene da dire che prima di scrivere di politica, forse servirebbe STUDIARE e sapere, perché questa continua mistificazione è a dir poco, vergognosa.

Intanto il nostro D’Alema nazionale, continua a pensare che siamo tutti degli sprovveduti che non sanno fare 2+2.

Pensa che non abbiamo capito che la sua operazione mira all’accaparramento di quel 5% (se tale rimarrà la legge elettorale di cui si discute in questi giorni) e che per ottenerlo serve parlare ad un elettorato più ampio della sola sinistra, perchè di sicuro, un D’Alema e compagni, “se li conosci, li eviti”. Come la peste bubbonica.

L’operazione non è solo sporca ma anche rivoltante.

Non bastava aver fatto entrare Renzi dalla porta principale del Nazareno, con Berlusconi al seguito; non bastava aver votato e approvato ogni legge antidemocratica perché contro i lavoratori e contro le classi più disagiate del paese. No no, e perchè mai accontentarsi?

Lui, poi, che non conosce limiti alla sua ambizione, ad un certo momento (giusto per lo scopo che si prefiggeva) si sarà chiesto: perché non arrivare anche alla scissione?

E perchè non vestire i panni del novello oppositore di quel sistema politico che lui stesso e i suoi scherani hanno fortemente voluto?

Così, ecco persino l’avviso che Renzi è pericoloso al pari di Grillo, e il tutto per il fatto che punta solo alla reiterazione e la riconferma in Parlamento di una classe politica che meriterebbe davvero di esser giudicata dal popolo per ciò che ha commesso contro di esso.

Nel mentre, Art.1-MDP dialoga con Pisapia che a sua volta dichiara il suo amour fou per il PD, occhieggia a Sinistra Italiana, apre a Possibile.

E la chiamano pure unità della sinistra.

Sinistra unita - Mauro Biani

MA CHE SIGNIFICA, CENTROSINISTRA?

MA CHE SIGNIFICA, CENTROSINISTRA?

Renzi, Pisapia, D'Alema

di Francesco MAZZUCCOTELLI

Qualsiasi discorso sul “centrosinistra”, il “nuovo” centrosinistra, il centrosinistra “diverso”, il centrosinistra “allargato” rimane vacuo, retorico, inutile se non si chiariscono i due termini:

A. Cosa si intende per sinistra.

B. Cosa si intende per centro.

Sul primo termine qualche ragionamento si è provato a farlo. Il secondo mi pare rimanga una vaga entità metafisica. Di che stiamo parlando oggi? Dei cattolici, dei liberali, o delle cene del Rotary?

Se per centrosinistra si intende “il dialogo tra la sinistra e il mondo cattolico”, non vedo il bisogno di un nuovo soggetto politico.

La (presunta) unità politica dei cattolici italiani dentro un partito confessionale è finita da venticinque anni, e il mondo cattolico è plurale e variegato.

Ci sarebbe piuttosto bisogno di far finire la guerra tra guelfi e ghibellini che sfianca questo paese da ottocento anni e avviare un dialogo tra atei e credenti all’interno della cornice di uno stato sanamente laico.

Per tutto questo serve una vigorosa dialettica intellettuale, sociale e civile. È una dialettica che ritengo necessaria, ma che trascende i limiti partitici.

Se per centrosinistra si intende un’alleanza tra la sinistra e i liberisti, vedo ancor meno il bisogno di un nuovo soggetto politico.

Non si può essere d’accordo con le politiche economiche degli ultimi venticinque anni e allo stesso tempo contrari.

Non si può neanche dire una cosa e poi realizzare il suo contrario. È inevitabile che la gente si incazzi e ti mandi a pescare. Non importa quanto latinorum e quanti paroloni utilizzerai per infarcire i tuoi discorsi e impressionare i gonzi.

Se per centrosinistra, infine, si intende qualcosa di chic, spendibile in una cena elegante con la contessa o con l’avvocato, ecco: niente paura. Non ci sono i Khmer rossi all’orizzonte.

Ci sono parecchie persone che desiderano un paese solidale, moderno, efficiente, senza le arroganze renziane e le inconcludenti caciare pentastellate.

Lettera aperta a Pisapia: Giuliano, il centrosinistra non esiste

Lettera aperta a Pisapia: Giuliano, il centrosinistra non esiste

Giuliano Pisapia

di Antonio CAPUANO

Caro Giuliano, ti scrivo per rispondere al tuo appello per “ricostruire il centro-sinistra”, attraverso quello che chiami, in modo, permettimi, risibile “campo progressista”.

Il centro sinistra (con, oppure senza trattino, con o senza spazio, come ti pare) a differenza del centro destra, è una contraddizione in termini e non può esistere. Era chiaro già in linea di principio, ma la storia lo ha più volte palesato in questi anni (solo che dalla storia non imparate mai nulla, purtroppo).

Come, non capisci cosa intendo? Vuoi che ti spieghi il perché? Ci provo, seppur dal “basso” dei miei appena 24 anni vissuti da uomo di Sinistra.

In politica il “centrismo” non è, come volete ancora oggi ed erroneamente far credere alla gente, l’arte di armonizzare gli interessi trovando in un programma condiviso l’ideale punto d’equilibrio.

In politica il fenomeno del centrismo altro non è che una forma acuta di utilitarismo e ingegneria elettorale, è l’ossessione di costruire la governabilità artificiosamente e a tavolino nell’illusione di poter prescindere dall’elettorato, dalla dinamicità degli eventi e dall’impatto inevitabile che essi hanno sul tessuto sociale e l’evoluzione dello stesso e del popolo.

Questo schema non è irreale sia chiaro, ma funziona solo laddove vi è voto clientelare, ovvero in un contesto privo di ideologia, privo di visione programmatica a lungo termine, di solidarietà sociale e nel quale la politica si riduce solo alla soddisfazione dei particolaristici interessi dei più influenti gruppi d’interesse al fine di consolidarne supporto e consenso in ottica elettorale. A destra, sostanzialmente.

A Sinistra infatti, al centrismo preferiamo il pluralismo e il voto ideologico o d’opinione, ed è in questi termini che deve fin d’ora tornare a ragionare un partito di Sinistra che voglia intercettare il proprio elettorato, recepirne istanze ed interessi legittimi e quindi riaccendere in esso la fiamma di una partecipazione costante che veda nel superamento dell’astensionismo selvaggio e nel gioioso ritorno alle urne, il passaggio ultimo di un percorso costante volto a riempire l’esiziale vuoto di rappresentatività che da troppi anni attanaglia la Sinistra di questo paese e i suoi elettori/militanti.

Ci sono, sono tanti (ce lo ha detto il referendum) e aspettano con passione e voglia che si esca dai palazzi tornando nelle piazze, per offrirgli un progetto serio e onesto in cui credere e di cui sentirsi fieramente parte.

A Sinistra sappiamo bene quali interessi legittimi tutelare:
lavoro, welfare, immigrazione, diritti civili, precariato, economia (il sottoscritto ritiene che il modello keynesiano per dire, sia tutto meno che anacronistico, finito e inefficiente, ma questa è un altra storia), classi deboli, rapporto tra sovranità nazionale e istituzioni sovranazionali (UE su tutte).

Tutti settori che abbiamo esizialmente lasciato, nonostante la loro intrinseca natura di sinistra, alla mercé delle destre nonché dei nascenti populismi.

Però possiamo ancora riprenderceli, perché i populismi offrono slogan e non soluzioni reali che sfocino nell’attuazione di concrete politiche pubbliche, quindi lo spazio a Sinistra del Paese è politicamente ancora edificabile, sta a noi andare a costruirci sopra un qualcosa che sia degno di riempirlo, guardandoci bene dal dar vita all’ennesimo inutile ibrido.

Bada bene Giuliano, non sto dicendo che non dobbiamo guardare anche agli altri gruppi d’interesse o agli interessi legittimi a noi non propriamente vicini per chiuderci in un utopico orticello radical-chic, ma semplicemente che: un conto è sedersi al tavolo per contemperare e mediare di caso in caso partendo però da una posizione autonoma e forte, altro invece è ricadere nei soliti errori del passato facendoci sedurre dall’ossessione del partito di governo, accorpando ad un carrozzone figuranti porta voti che di Sinistra non hanno nulla e che poi possono tenere in scacco il partito, l’esecutivo, il parlamento e quindi le sue politiche pubbliche (Mastella ti dice niente?).

Esimio Pisapia, (all’avvocato do del “lei”), il suo errore è paradigmatico: le convergenze e il consenso si costruiscono sui programmi e non sulle coalizioni perché i nostri referenti devono tornare ad essere i cittadini e non le cricche parlamentari con il loro piccolo orticello di voti.

Ed è ai primi che dobbiamo parlare e che vogliamo tornare a rappresentare e tutelare, non più i secondi.

Scusami se sono andato lungo, Giuliano (mi scuso anche con chi avrà avuto la pazienza di leggere tutto e spero ne sia valsa la pena), ma prima di provare a ricostruire la Sinistra, forse dovresti riscoprire cos’è, dato che temo tu l’abbia dimenticato.
La Sinistra è rappresentatività che attraverso la partecipazione diviene governabilità e non viceversa.

Sinistra è:
l’ideologia che supera il tornaconto, il dialogo che arriva alla contemperazione, ma solo se essa non sfocia nell’inciucio e nel tradimento del proprio elettorato e dei propri valori.

Insomma caro Pisapia, se cerci il centro sappi che non puoi trovarlo o costruirlo a Sinistra, almeno non senza cadere in un PD 2.0, fidati (PD che infatti di Sinistra, non è).

Ti assicuro però che ne facciamo volentieri a meno e anzi ci batteremo perché non si ripeta. Ecco perché, se tieni davvero alla Sinistra, ti invito a cambiare nettamente rotta, altrimenti sei fuori strada.

Con affetto, passione e (perché no) finanche uno slancio sognatore,
da un giovane aspirante uomo politico, in cerca di una realtà di Sinistra dove sentirsi finalmente a casa senza il bisogno di dover rinnegare i propri ideali e con la ferma intenzione di lavorare per costruirla.

Perché chiamarsi COMPAGNI torni presto ad essere un valore politicamente riconosciuto,
Smettendo di essere un anacronismo lessicale che ad alcuni fa addirittura storcere il naso.

*

(n.d.r. nella foto si può notare come Giuliano Pisapia vorrebbe, in fondo, tornare alla “bocciofila” di Bersani).