CATALOGNA, UN TEMA SEMPRE PIÙ CALDO

CATALOGNA, UN TEMA SEMPRE PIÙ CALDO

 

di Franco DE IACOBIS – Coordinatore Nazionale MovES

Catalogna, il tema è caldo (forse anche un po’ strumentalmente, mentre si prepara l’ennesima stangata continentale ai danni degli appartenenti alla UE con le prossime leggi di stabilità), ma va analizzato con un po’ di freddezza: io non mi entusiasmerei troppo per un coacervo di diversi elementi troppo eterogenei per essere credibili alla lunga.

Che poi molti siano dei compagni va bene, ma non ci sono solo loro: ci sono all’interno anche anime secessioniste di stampo fascistoide e nazionalista, o comunque veri e propri provocatori che hanno il compito di alzare semplicemente il livello dello scontro, come sempre accade in questi casi.

Il governo centrale però è il vero problema: ha risposto come peggio non avrebbe potuto, reprimendo alla stregua di un Erdogan qualsiasi, i movimenti.

E tutto ciò accade in qualunque Paese sia legato all’Euro: qualunque seppur minima destabilizzazione viene letteralmente soffocata. Portella della Ginestra è probabilmente il loro riferimento storico.

A questo proposito propongo la lettura di uno stralcio dallo status scritto da Francesco Cartolini sul suo profilo Facebook, che condivido e che riporta anche una dichiarazione di Frans Timmermans, Primo vicepresidente della Commissione europea e Commissario europeo per la migliore legislazione, le relazioni interistituzionali, lo stato di diritto e la carta dei diritti fondamentali dal 1º novembre 2014, nell’ambito della Commissione Juncker, come riporta Wikipedia nel suo curriculum:

Il rispetto dello Stato di diritto non è un optional“. Con queste parole il vicepresidente della Commissione Europea, Frans Timmermans, bollava in negativo, pochi giorni fa, il referendum catalano del 1° ottobre, precisando che “non era legale” ed auspicando dialogo e soluzione di una questione, quella catalana, che Bruxelles ritiene “interna spagnola“.

Si tratta dell’ennesima presa di posizione di un alto rappresentante unionista europeo che conferma come la UE non stia affatto soffiando sul fuoco dell’indipendentismo e come invece stia montando realmente la sua preoccupazione.
Il precipitare della situazione con la dichiarazione d’indipendenza annunciata per domani dal presidente catalano Puigdemont e le conseguenze che ne deriverebbero in termini di stretta repressiva da parte di Madrid (l’art. 155 della Costituzione del 1978 permette di sospendere e commissariare il governo e il parlamento di una Comunità Autonoma; l’art. 116 permette la sospensione delle libertà costituzionali con la proclamazione dello stato d’emergenza e dello stato d’assedio) obbligherebbero Bruxelles a posizionarsi più chiaramente e l’aura della Grande Narrazione di una UE nata per assicurare uno scenario di pace e sviluppo sul continente ne uscirebbe intaccata e in prospettiva, per tutta una serie di possibili reazioni e conseguenze a catena, forse pesantemente compromessa. (…)”

A fronte di quanto appena citato e della repressione brutale però, non vorrei dunque cadere nell’errore di legittimare movimenti poco chiari e di dubbia estrazione.

In buona sostanza, ho la sensazione che un errore storico come può essere un’errata concezione dell’indipendentismo, legittimi poi un altro errore marchiano ed odioso come la repressione poliziesca.

A Bruxelles non saranno così contenti, dunque, magari sperano in quattro bruscolini in regalo ai catalani pensando che finirà tutto lì, ma intanto il processo continua e persegue la sua rotta.
Indubbio che il sistema UE, non possa permetterselo.

Vorremmo mai che altri seguano il loro esempio capendo che al sistema si possa dire di no, vero?

VOLONTÀ INDIPENDENTISTA CATALANA E REPRESSIONE MADRILENA

VOLONTÀ INDIPENDENTISTA CATALANA E REPRESSIONE MADRILENA

 

dal Coordinamento Nazionale del MovES

 
NON ENTRIAMO NEL MERITO DELLA VOLONTÀ INDIPENDENTISTA CATALANA.
Ci preoccupa invece il clima fortemente repressivo che si sta generando.
 
Dalle violenze di domenica scorsa, all’intervento dell’esercito in Catalogna in appoggio alla Guardia Civil annunciato per i prossimi giorni.
 
Di male in peggio e se si tiene conto che un intervento militare non sarà gradito ai paesi del nord della Spagna, da sempre avversi al centralismo del governo madrileno, si può ben immaginare quali rischi possano esserci di innescare una guerra civile.
 
Se poi si aggiungono gli squilibri economici che sta generando il governo Rajoy col ricatto verso banche e attività produttive, il quadro si delinea solo in senso peggiorativo e non è da escludersi che anche tra gli indipendentisti ci potrebbero essere cedimenti, a fronte di tali squilibri.
 
Intanto però il pericolo di una forte repressione è reale e concreto, tanto che il governo potrebbe applicare l’art.116 che sovrintende lo stato d’assedio unitamente alla Legge per la sicurezza nazionale con pesanti limitazioni della libertà e la Ministra della Difesa ha comunque ricordato che la Costituzione spagnola riconosce alle Forze Armate il ruolo di difendere la stessa Costituzione.
 
Tutti segnali che comunque continuano a confermare quanto il franchismo sia ancora vivo in Spagna.
 
E se questa la chiamiamo Europa Unita, c’è da chiedersi ogni giorno di più su che basi.
Se poi si parla di diritti umani, anche peggio, visto che a quanto pare nulla ormai osta più alla possibilità di spargere altro sangue nella civile ed evoluta Europa.

Infatti risulta ormai chiaro come, in un sistema come la UE, si tolleri una simile situazione e questo fa comunque pensare anche il fatto che tutto sommato non ci sia una ferma condanna con relative sanzioni.

Per noi, davanti alla lesione dei diritti e della dignità umana, ogni cavillo tecnico e istituto Giuridico, invece perdono inopinatamente ogni legittimità e ragion d’essere.

I Diritti umani, sono la più alta espressione del Diritto stesso, il resto rappresentanza di un nobile e prezioso corollario.

 
REPRESSIONE E POTERE, CATALOGNA CHIAMA ITALIA

REPRESSIONE E POTERE, CATALOGNA CHIAMA ITALIA

Un ragazzino malmenato domenica a Barcellona

 

 

Da una notizia dell’ANSA:

Abbiamo dimostrato che se il popolo vuole esprimersi, può farlo contro tutto e tutti”, dice Mercedes, che avrà appena l’età per depositare la scheda nell’urna.

Ecco cosa dichiara, invece una giovane donna che ha partecipato al voto in Catalogna domenica, ecco la vera ragione della repressione del governo spagnolo, sgherro della UE.

 

di Franco DE IACOBIS – Coordinatore Nazionale del MovES

La violenta repressione della Guardia Civil ci dovrebbe far ben comprendere qual è davvero la situazione in Europa: QUALUNQUE CAMBIAMENTO VIENE BRUTALMENTE REPRESSO, sia essa l’opposizione alla Tav come le ultime vicende spagnole, che trovano uguali solo nei terribili precedenti della Diaz.

Anche allora, ricordiamolo, era in corso un G8. Quando i potenti si riuniscono non vogliono che nessuno disturbi i manovratori.

Chi ci sia al governo in quel momento è completamente ininfluente: non è dai governi nazionali che arriva l’ordine. “Ce lo chiede l’Europa, l’Europa e le borse chiedono STABILITÀ!”

Ed in nome di questo mito si perpetra qualunque violazione e deroga a diritti e costituzione. Si vive, come sentenziò il tribunale dell’Aia, in un momento di “legalità sospesa”, che è un simpatico eufemismo per definire un’esplicita dittatura.

A proposito dell’Italia, la non repressione delle “forze dell’ordine” im occasione delle carnevalate grilline dà il peso e la misura della loro completa complicità e simmetria col potere.

Viceversa, i recenti sgomberi di Roma hanno le stesse caratteristiche della repressione in Spagna: giù mazzate agli ultimi della classe, i primi sono in salvo da un pezzo.

 

 

Ancora dalla notizia dell’ANSA:

“…Molti di loro aspettavano questo giorno dai tempi del franchismo e così sono stati ‘i vecchi’ tra i maggiori protagonisti della resistenza pacifica all’intervento forse più clamoroso dello Stato spagnolo dopo la fine della dittatura, quattro decenni fa. Le immagini dell’anziana ferita alla testa dalla polizia nazionale durante lo sgombero di un seggio a Barcellona è diventata subito un simbolo del referendum per l’indipendenza della Catalogna. (…)