PRIVATIZZAZIONE DELLA CASSA DEPOSITI E PRESTITI: ULTIMO PASSO VERSO LA FINE

PRIVATIZZAZIONE DELLA CASSA DEPOSITI E PRESTITI: ULTIMO PASSO VERSO LA FINE

QUESTO È UN DOCUMENTO IMPORTANTISSIMO.
Dovrebbero vederlo TUTTI.
Pochi minuti del proprio tempo per sapere cosa succederà e che fine ci faranno fare.

IL SISTEMA NEOLIBERISTA, IL GLOBALISMO FINANZIARIO, STANNO ANDANDO ALL’ATTACCO DEL RISPARMIO PRIVATO E DELLE ULTIME RISORSE DELLO STATO.

RISORSE FONDAMENTALI, DOPO DI CHE FRA POCHI MESI, SAR L’INIZIO DELLA FINE.
Contro la stessa Costituzione!

Ci hanno portato via tutto.
Il paese è stato spogliato di tutti i suoi beni, di tutte le sue ricchezze.
Anzi, no, è stato depredato e saccheggiato, il paese.
Siamo stati depredati e saccheggiati TUTTI NOI.

Giulietto Chiesa ci parla dell’ultima quanto importantissima privatizzazione che vuole il Ministro Padoan: quella sulla Cassa Depositi e Prestiti che ha un ruolo RILEVANTISSIMO sulla nostra economia, sul nostro benessere futuro.

Quando l’avranno venduta non ci rimarrà PIÙ NIENTE.

Coordinamento Nazionale del MovES

 

 

IL “MISTERO” DELLA POVERTA’ ASSOLUTA

IL “MISTERO” DELLA POVERTA’ ASSOLUTA

Poveri assoluti

di Alberto MICALIZZI

L’ISTAT ha appena comunicato che nel 2016 i poveri assoluti in Italia sono saliti a 4,7 milioni, triplicando in 10 anni! (Il Fatto Quotidiano: “Nel 2016 poveri assoluti 4,7 milioni di italiani..in dieci anni sono triplicati”).

Secondo l’ONU, la povertà assoluta si verifica quando “non si dispone – o si dispone con grande difficoltà o intermittenza – delle primarie risorse per il sostentamento umano, come l’acqua, il cibo, il vestiario e l’abitazione“.

Queste statistiche, assolutamente drammatiche per l’Italia, giungono al termine di un decennio nel quale si sono verificati stimoli straordinari all’economia:

1) i tassi di interesse in Italia sono crollati dal 5% all’1%, quindi in teoria il sistema economico avrebbe dovuto avere accesso agli investimenti come mai in precedenza nella storia;

2) la rivoluzione digitale ha provocato incrementi senza precedenti di produttività del lavoro, aumentando i margini di profitto e creando ricchezza per tutti;

3) Il PIL mondiale è cresciuto del 47%, una media del 4% all’anno (da $51.300 a $75.600 miliardi), creando dunque un effetto traino generale che avrebbe dovuto trascinare il nostro Paese in un percorso virtuoso di domanda, investimenti e aumento della produzione e della ricchezza pro-capite.

E invece? Invece negli stessi dieci anni (2007-2016) l’Italia ha visto TRIPLICARE i poveri assoluti, aumentare di 1,5 milioni gli italiani fuggiti all’estero, raggiungere un disoccupazione giovanile del 40% ed arretrare il PIL del -5% (da $1.943 a $1.850 miliardi – tutti i dati sono presi dal sito di Banca Mondiale).

Dunque, mi domando: Di quali condizioni abbiamo bisogno per crescere in linea con il mondo, se questa tragedia si è prodotta nel decennio forse più favorevole che si annoveri nella storia contemporanea?

Una domanda che mi posi già a Marzo del 2016, commentando i risultati tragici del PIL 2015.. (Demolizione controllata del PIL).

Provo ad immaginare di porre la domanda ad uno dei tanti imbonitori del main-stream, chiamati sistematicamente nelle TV di regime per mentire agli italiani. Ed allora immagino di ascoltare le solite menzogne …che dobbiamo fare le riforme, che dobbiamo recuperare competitività, che dobbiamo ridurre la corruzione, che occorre combattere l’evasione fiscale…… ed addirittura che stiamo pagando la mancata riforma della Costituzione!

Bene, all’imbonitore che mi propinasse tutto ciò risponderei allora che dovrebbe spiegarmi quali riforme, quale incremento di competitività, quale lotta alla corruzione e all’evasione fiscale hanno compiuto Turchia, Polonia e Svezia, tanto per citare tre Paesi molto vicini e caratterizzati da dinamiche geo-economiche simili alle nostre.

La domanda è lecita perché negli stessi 10 anni, il PIL della Turchia è cresciuto del 55% (!), quello della Polonia del 36%, quello della Svezia del 22%, ed infine quello USA del 34%….. mentre quello italiano è ARRETRATO del -5% portando il Paese sul baratro della povertà assoluta!

Ma non è finita qui, non basta lo scempio che hanno compiuto.

Nei rapporti di Standard&Poor’s e di Moody’s di inizio 2017 si chiede maggiore austerità e tagli al welfare, da Bruxelles si impone rigidità di bilancio, il FMI dice che non cresciamo abbastanza e la Troika ci chiede di rimborsare quote di debito pubblico in applicazione del fiscal compact….. siamo accerchiati!

Mentre questa immane tragedia viene messa in scena, gestita con meticolosità quotidiana e farcita da messaggi di distrazione di massa, la schiera di servi che ha occupato l’esecutivo del Paese sta scientemente portando a termine la missione più importante affidatagli, cioè il progetto di rafforzamento delle banche private italiane in modo che siano pronte ad entrare nell’Unione Bancaria Europea.

Non solo, ma sta perpetrando il piano di demolizione degli ultimi scampoli di struttura industriale con l’annunciata privatizzazione della Cassa Depositi e Prestiti per rimborsare 5 miliardi di (fittizio) debito pubblico e sta smantellando le strutture di difesa ed i beni demaniali nazionali così da renderci totalmente dipendenti da organismi sovranazionali.

E’ il più grande inganno nel quale il nostro Paese sia mai caduto, un inganno iniziato circa 40 anni fa… Questa non è una crisi come tante altre.

E’ una guerra di occupazione, sia chiaro a tutti, una guerra che sta piegando anzitutto i nostri anziani ed i nostri bambini. Per questo, soprattutto per questo, è la più infame delle guerre che potevano muoverci.

fonte: https://albertomicalizzi.com/2017/07/13/il-mistero-della-poverta-assoluta/

Padoan avvelena anche te. Digli di smettere

Padoan avvelena anche te. Digli di smettere

Pier Carlo Padoan

di Massimo RIBAUDO

Ci ricordiamo quale era l’UNICO obiettivo dichiarato del Governo Gentiloni al momento del suo insediamento?
Ma certo che ce lo ricordiamo.

Approvare in Parlamento una legge elettorale ed eliminare finalmente la situazione paradossale di rappresentanti del Popolo eletti con legge incostituzionale, come da sentenza 1/2014 della Suprema Corte, che approvano – contro la stessa sentenza –  norme che sconvolgono l’intero ordinamento statale, assoggettandolo sempre più alle imposizioni del modello ordoliberista europeo guidato dalla Germania e dai suoi stati-satellite.

Viviamo in un regime giuridicamente illegittimo. Va sempre ricordato.

Ma non si parla mai, seriamente, di legge elettorale (se non con spot degni dei promo dell’Isola dei Famosi).

Si continua invece a voler smembrare lo Stato e renderlo totalmente preda della finanza europea e internazionale, promettendo una ripresa economica che sono ormai nove anni che non arriva e non arriverà mai.

Intanto assistiamo al tragico rito della presentazione del Documento di Economia e Finanza (DEF) del Governo che come al solito verrà approvato grazie alla fiducia. Esso rappresenta la formulazione di tutte le linee guida della futura Legge di Stabilità.

Questa parola non è scelta a caso. Da quando si nomina “la stabilità” il Paese, in ogni suo settore, sia economico, politico, culturale, civile, non si muove. E’ morto.

Al di là della solita propaganda governativa i numeri positivi rappresentano un’entità marginale del quadro macroeconomico reale: i cittadini lo sanno benissimo e lo vivono nel loro quotidiano, mentre il numero delle persone che vivono un grave disagio economico e sociale continuano ad aumentare di anno in anno.

Il governo fa finta di credere, e soprattutto di far credere agli italiani, che una minima crescita del Pil nominale rappresenti un successo della sua politica completamente prona al modello imposto dalla Commissione Europea e dalla BCE. Un modello che, come ricordato da Mario Monti, vuole distruggere la domanda interna, per creare disoccupazione e quindi abbassare i salari. Lo ha detto pubblicamente. E questo Governo continua a rispettare questo principio criminale.

Intanto si stanno realizzando le condizioni perché il Meccanismo Europeo di Stabilità (il Fondo Salva Stati che salva solo le banche) diventi il nostro Fondo Monetario Europeo e istituzionalizzi la Troika come unico ente sovrano sui bilanci degli Stati.

Perché ho parlato di rito, quasi senza alcun senso, di tragedia della democrazia e della sovranità costituzionale dello Stato italiano?

Ce lo dice il Ministro proprio nella premessa del suo documento: “l’obiettivo prioritario del Governo – e della politica di bilancio delineata nel DEF – resta quello di innalzare stabilmente, la crescita e l’occupazione, nel rispetto della sostenibilità delle finanze pubbliche”.

E’ ovvio che premessa e conclusione si escludono a vicenda.

Come vorrebbe realizzare l’impossibile, il nostro Ministro dell’Economia?

Vediamo il primo elemento.

“Una Pubblica Amministrazione più efficiente, semplice e digitale, parsimoniosa e trasparente”.

“Parsimoniosa”.

Il Governo continua ad adottare il dogma della cosiddetta “austerità espansiva” che ha causato la più grande crisi del debito privato dai primi del ‘900 al oggi.

Lo ripeto: la crisi è determinata dal debito privato (esempio semplice: se non puoi curarti gratis, dovrai spendere il tuo reddito per farlo), dalla mancanza di risorse nelle famiglie, dalla scarsità di domanda, dalla disoccupazione endemica alla quale si vuole far fronte con piccoli oboli elettorali.

Cosa vuol fare questa “parsimoniosa” amministrazione a fronte di quanto ha scritto Claudia Marin su Quotidiano.net?
Oltre un milione di dipendenti pubblici andrà in pensione nei prossimi 9-10 anni. E se spostiamo l’orizzonte a 15 anni le uscite supereranno il milione e 600mila. In pratica, in assenza di adeguato ricambio, di cui questo Governo chiaramente non parla mai, assisteremo a un vero dimezzamento degli attuali organici della Pubblica amministrazione, che sono già fortemente sottodimensionati (significa che i cittadini devono pagare privatamente più assistenza, più consulenti, più medici, più avvocati, più commercialisti, e non potersi fornire dei servizi pubblici).

E questo è un altro grave motivo di crisi.

Ma per carità, lo Stato deve sparire, e non se ne parli più.

Secondo l’assurda narrazione dei teorici della bontà delle politiche di austerity, le politiche di taglio della spesa pubblica alimenterebbero la crescita.

Meno lavoro, meno soldi, più crescita!

Siamo proprio nella neolingua di Orwell.

Per arrivare a queste conclusioni si effettuano una serie di ipotesi irrealistiche sul comportamento dei consumatori e degli imprenditori secondo le quali una riduzione della spesa pubblica genererebbe aspettative di calo della pressione fiscale e dei tassi di interesse (questi sono già al minimo, voglio ricordarvi); e ciò, a sua volta, porterebbe a una revisione dei piani di spesa delle famiglie e delle imprese tale da imprimere un incremento alla spesa per beni di consumo e investimenti produttivi. Da qui l’aumento del Pil.

Tranquilli: non è mai avvenuto.

È sulla base di simili congetture che molti economisti e numerosi istituti di ricerca hanno effettuato previsioni di crescita anche in Paesi in cui erano in atto severe politiche di austerità, decretandone la completa rovina. Così in Grecia, come in Portogallo, in Finlandia e in Italia, appunto.

A cosa ha portato questa favola, questo falso storico?

Alla più grave crisi occidentale, dalla quale non possiamo uscire.
E cosa fa il Governo per uscirne? Inietta ancora più veleno nel sistema. Perché questi sono gli ordini.

Pier Carlo Padoan è felice di iniettare questo veleno.

Ecco le sue parole nell’audizione del 19 aprile al Senato: “Una inversione della politica di consolidamento sarebbe controproducente”, sarebbe “una scelta rovinosa per il Paese di cui pagherebbero le conseguenze soprattutto i ceti più deboli”.

A questo punto si deve citare uno degli autori che meglio ha illustrato la dinamica dello Stato consolidato alle quali queste linee guida governative aderiscono in modo totale e servile.

Mi riferisco al fondamentale saggio di Wolfgang Streeck, “Tempo guadagnato. La crisi rinviata del capitalismo democratico”.

Il noto e autorevole sociologo e storico dell’economia, Presidente emerito dell’Istituto Max Planck per le Scienze sociali di Colonia, sottolinea il passaggio dallo “stato fiscale”, dipendente e responsabile di fronte ai cittadini per il proprio finanziamento, allo “stato indebitato”, dipendente e responsabile di fronte ai propri potentissimi creditori (le banche d’affari internazionali e le loro “società di recupero crediti”), e infine allo “stato consolidato”, caratterizzato dal deficit democratico delle decisioni prese solo dall’Unione Europea e da soluzioni autoritarie per la repressione dei conflitti sociali.

Il potere dei possessori del debito, banche e fondi finanziari risulta proprio confermato dalla gestione della crisi del 2008, che è stata affrontata trasferendo risorse dei contribuenti a istituzioni finanziarie che avevano versato relativamente poco in termini di tasse e che avevano estratto consistenti rendite dalla proprietà di titoli di stato: se quindi c’è un problema di eccessiva spesa pubblica, essa è dovuta a un difetto di democrazia, non a un suo eccesso.

I costi della crisi sono stati scaricati sulla gran parte dei cittadini, in modo da evitare le ire dei “mercati”, ovvero degli stessi possessori del debito degli stati.

Ecco perchè “privatizzare” significa di fatto continuare a finanziarizzare il sistema pubblico, e creare ancora più deficit.

Per Streeck, in questo quadro, nella “diplomazia finanziaria internazionale”, il sostegno internazionale a uno stato debitore diventa un “atto di solidarietà” ai suoi creditori e al ceto superiore dello stato debitore (i maggiordomi governativi delle istituzioni europee), che trae anch’esso benefici dalle politiche di austerità.

Altro che tutelare “i ceti più deboli”.

E arriviamo, quindi, alla seconda “soluzione”, che è il secondo potentissimo veleno, che il Governo vuole propinare alla nostra economia e al sistema Paese.

LE PRIVATIZZAZIONI.

Non sono ancora sicuri di nulla, non dicono ancora qualcosa di chiaro sul futuro riassetto della Cassa Depositi e Prestiti e di Poste Italiane (le sedi più importanti degli investimenti pubblici e del risparmio degli italiani), ma il Governo lancia continui segnali di “amorosi sensi” al “business environment”, gli investitori esteri che potranno entrare direttamente nelle stanze dei bottoni degli ultimi promotori di politica economica pubblica che ancora non sono loro prede.

Coloro che stanno arricchendosi con il modello che sta strangolando ogni giorno di più la Grecia dovrebbero essere quelli che salveranno l’Italia?

Svendere quote azionarie, e quindi finanziarizzare, e quindi far entrare capitale privato estero nel nostro principale motore di controllo dello sviluppo economico pubblico significa soltanto assoggettarci in modo completo al volere di quelle istituzioni finanziarie e politiche che compongono il modello ordoliberista europeo che è l’esecutore materiale di un processo continuo di colonizzazione degli Stati del Sud Europa.

Quindi il Def e la futura Legge di Stabilità andrebbero letti esclusivamente come Decreti di Protettorato sull’Italia.

Sempre più italiani stanno comprendendo questo, nonostante il maquillage che subdolamente il Governo fornisce in qualche legge di sussidio temporaneo e insufficiente a riconsegnare fiducia ai cittadini e un orizzonte futuro a famiglie, lavoratori, disoccupati e giovani.

Quindi, credo che questa continua iniezione di veleno finirà. Sempre che ci facciano votare, un giorno.