EMERGENZA CASA, TRA INGIUSTIZIA E ABUSO

EMERGENZA CASA, TRA INGIUSTIZIA E ABUSO

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di Massimiliano DE ANGELIS – Coordinatore Nazionale Movimento Essere Sinistra MovES

Il diritto all’abitare, all’avere una casa è un bisogno primario e quindi un diritto dell’essere umano che gli deve consentire di vivere dignitosamente.
Diritto che è sancito e tutelato dalla nostra Costituzione.

I vari governi che si sono succeduti negli anni nel nostro paese se ne sono fatti beffe. Da un lato, non è più esistita rappresentanza politica che avesse capacità rivendicativa sulla questione della casa, al punto che gli italiani stessi si sono rassegnati allo status quo generato dal vuoto politico e, dall’altro lato, se si valuta quanto avviene nel locale, i politici sui territori ne hanno fatto voto di scambio.

Il tema dell’emergenza abitativa ha raggiunto ormai – soprattutto nelle grandi città – e lo vediamo dai periodici fatti di cronaca, livelli di guardia dei quali non è più possibile nprescindere.

La grave crisi economica che attanaglia centinaia di migliaia di famiglie che non riescono più a pagare affitti o mutui, per aver perso l’occupazione o per essere finite nella totale precarietà, rende non più rinviabile il reperire soluzioni per l’emergenza alloggi.

La totale assenza di una politica pubblica sulla casa, in questi ultimi decenni ha contribuito a rendere ancora più grave quella che era già un’emergenza e ha inasprito e scatenato ulteriormente, la “guerra tra poveri“ o bisognosi.
Questa guerra da un lato viene cavalcata propagandisticamente da forze politiche della destra neofascista e dall’altro dai poteri istituzionali perché da essa traggono vantaggio (voti) mettendo in atto la propria politica del dividi et impera in modo tale che il cittadino sia indebolito e quindi ancor più ricattabile

Il patrimonio abitativo pubblico, di per sè già insufficiente, è stato lasciato all’incuria e all’abbandono degli enti gestori per un mero calcolo di profitto, effetto della gestione del pubblico al pari di quello privato, avendo come alleato/referente il sistema bancario.

Altrettanto il mercato immobiliare, legato alla gestione manageriale del pubblico, ha imposto prezzi esorbitanti gravando per decenni le famiglie più disagiate al pensiero incombente di onorare i propri impegni, legandole a doppio filo al sistema debitorio, rendendole quindi ricattabili.

Eppure in Italia sono accatastati quasi 200 milioni di vani vuoti (3,3 a testa), che si potrebbero destinare a chi non ha più un alloggio per morosità incolpevole. Quantomeno si potrebbero prendere provvedimenti urgenti e mirati, affinchè chi tiene una casa sfitta abbia interesse, invece, a locarla. Senza contare tutto il non “registrato” imputabile ai soliti furbetti che non hanno la benchè minima intenzione di pagare le dovute tasse relative.

La spregiudicata (se non addirittura mancata) gestione del settore immobiliare pubblico ha prodotto danni gravissimi prima di tutto agli aventi diritto alla casa popolare che sono da anni nelle relative liste di attesa, per l’immobilismo colpevole delle amministrazioni le quali, nel loro clientelare doppiogiochismo, attuato sulle spalle della povera gente, fanno anche da spalla al sistema bancario.

Non solo. Anche chi una casa ce l’ha ma paga mutui o spese straordinarie infernali, oppure si vede abbandonato nella manutenzione sia ordinaria sia straordinaria o si vede recapitare assurde richieste di migliaia di euro di arretrati spesso non documentabili. Insomma, la situazione è a dir poco tragica.

Non parliamo, poi, della malagestione della cosa pubblica: basti pensare agli emolumenti dei dirigenti degli enti e lo vediamo da come in 20 anni si è passati a cambi di denominazione da Gescal a I.A.C.P all’attuale ALER/ATER, attualmente sull’orlo del fallimento, per capire che TUTTO è andato in direzione opposta al far bene per ciò che è pubblico al fine di favorire sempre e solo il privato.

Tutto questo demolire il pubblico, fa parte del mandato neoliberista che esige di eliminare la cosa pubblica per ottenere massimo profitto.

Ma si dovrebbe anche spendere qualche parola sul degrado.
Ormai da anni i nostri quartieri popolari somigliano sempre più a dei ghetti dove anche le varie amministrazioni locali si son guardate bene dall’applicare la benchè minima politica di arredo e recupero, nonchè decoro urbano, che è progressivamente sempre più assente, con tutte le conseguenze dal caso in termini di malavita e malaffare.

La malagestione invece, parte da lontano anche se fa MOLTO comodo a questo sistema di potere, proprio a cominciare dal mancato controllo sugli assegnatari.
Vivo in un quartiere popolare di un comune in cintura a Roma dal 1979 e ho visto e vedo di tutto nelle azioni dei tanti furbetti – tutti italiani – che hanno vissuto e vivono dove risiedo e che spesso hanno avuto l’assegnazione percorrendo canali “preferenziali” ma quando una casa viene assegnata ad un emigrante regolare, succede il finimondo.

Dal 1979, nel mio contesto abitativo non c’è mai stato un controllo da parte degli enti preposti o degli stessi gestori, impegnati a spartirsi ed accaparrare denaro lasciando l’eventuale problema sulle spalle di chi meriterebbe invece trasparenza e buona gestione.

Ho assistito nei primi anni ad occupazioni abusive dove intere famiglie occupavano 2 o più appartamenti (in un caso ben 9) che poi o destinavano al figlio prossimo al matrimonio oppure semplicemente se le rivendevano.

Ho visto pure assegnatari che facevano risultare famiglie numerose malgrado vi fossero al loro interno, componenti che avevano già casa di proprietà o in affitto.
Famiglie che, come spesso accade in tutta la penisola e grazie al chiudere un occhio delle Istituzioni, facevano risultare redditi risicati quando invece bastava censirne il tenore di vita o monitorarne l’attività professionale per venire a conoscenza dei loro reali bisogni.

Eppure, nell’era della tecnologia, basterebbbe incrociare i dati.
Vuoi comprarti una Mercedes o una BMW? Padrone di farlo, ma la casa popolare non puoi chiederla. Semplice.
Ma non c’è la volontà politica, per farlo.

Lassismo, disfattismo, clientelismo hanno FAVORITO l’attecchire del sistema neoliberista, così come il mancato controllo da parte degli Enti gestori, è stato il terreno di coltura in cui il neoliberismo ha radicato.

Indubbio che ci sia gente che “ci marcia” poichè non ha mai pagato gli affitti già di per sè molto bassi, ma se lo Stato e ciò che lo rappresenta, PER PRIMI rubano, sottraggono o “fanno i furbi”, cosa vogliamo aspettarci da una certa fascia di italiani?

Penso, per esempio, all’individualismo che ha generato questo sistema di potere.
L’insicurezza porta a proteggersi, e va bene, ma qui il malcostume viene da decenni di ruberie ai danni dello Stato il quale però, non ha mai brillato certo in correttezza, rigore etico o morale che sia e trasparenza.
Se molti si allacciano alle utenze comuni o pubbliche è perchè lo Stato ha lasciato, per anni, un intero quartiere di 160 famiglie al buio, nella zona dove risiedo, giusto per fare un esempio tra i tanti.
Inoltre, quando la gente reclama, scrive e protesta, le autorità locali rispondono che non possono farci niente. Nel terzo millennio non puoi farci niente???

Che aspettarsi, dunque, da quella sottocultura di cui una parte di italiani è infarcito dinnanzi a queste situazioni?
Ma non solo da quella sottocultura, perchè nessuno vivrebbe in una casa senza allacciamenti elettrici, del gas e quant’altro.
Se lo Stato non eroga un servizio, al cittadino tocca arrangiarsi.
Si chiama sopravvivenza.

Oggi, in più, si sta scatenando un’ulteriore guerra tra poveri, tra chi ha sempre pagato e chi no.
L’Ente gestore richiede affitti arretrati e non documentabili a volte che sono dal 10 al 30% in più a seconda degli anni insoluti.

E qui che nasce la guerra: chi ha sempre pagato vede tali furbetti avvalersi di una facilitazione inaccettabile solo perché questo stato di cose si protrae da quasi 40 anni. Difficile non sentire come un’ingiustizia un simile procedimento, specie sapendo che è stato per approfittarsene e non per gravi condizioni di bisogno relativo al non perdere la casa.
Anche in questo l’Ente gestore ha delle gravi colpe.

Insomma, la situazione è tragica.
Tra chi finisce in strada per morosità dovuta alla perdita del lavoro con uno sfratto che è l’atto più violento e orrendo che esista, tra l’incuria e la voluta negligenza dell’Ente gestore, tra la voluta mancanza di politiche adeguate per le regole che impone il pareggio di bilancio, la questione casa è davvero una delle più sconcertanti e drammatiche.

Ci sarebbe da rifare tutto. Tabula rasa e ricominciare daccapo.
Invece tutti i governi, finora, han solo pensato a mettere pezze che alla fine si sono rivelate peggiori del buco.

Infatti nemmeno le nuove disposizioni sull’ISEE, necessario ad ogni censimento biennale possono bastare a mettere ordine al caos perchè è uno di quei casi in cui si può applicare la regola del “fatta la legge, trovato l’inganno”.

In Italia a rimetterci è sempre chi è onesto.
O perchè ci sono i furbi, o perchè tra furbi ci si intende, o soprattutto perchè gli sfratti esecutivi sono sempre di più, sta di fatto che a pagare sono sempre gli stessi.
È così che muore lo Stato, laddove Stato significa cosa pubblica, welfare, servizi al cittadino.

E chi ha soldi, pochi o tanti, ce la fa.
Gli altri devono solo perdere la casa e morire. In strada.
ABITAZIONE: UNA GRAVISSIMA EMERGENZA

ABITAZIONE: UNA GRAVISSIMA EMERGENZA

Famiglia di sfrattati nell’hinterland sud di Milano

 

Una famiglia leccese sfrattata da casa propria

Una famiglia leccese sfrattata da casa propria

di Bruno DELL’ORTO

La situazione è spaventosa.

I dati del Ministero dell’Interno parlano di 64.676 sentenze di sfratto emesse nel 2015, mentre le richieste di esecuzione ammontano a 153.658.

L’esecuzione effettiva riguarda invece, preso in esame il medesimo periodo, 32.546 casi.

TRENTADUEMILACINQUECENTOQUARANTASEI famiglie a cui è stato tolto un tetto da sopra la testa!!!

Si tenga presente che il 90% del totale degli sfratti ha come motivazione la morosità cosiddetta incolpevole, cioè dovuta alla impossibilità di far fronte all’affitto o al mutuo a causa di perdita del lavoro, basso salario, ecc.

Ed è a fronte di una vera e propria emergenza nazionale confermata da simili dati, di cui cominciamo ad assumere tutti una certa consapevolezza anche semplicemente osservando ciò che attorno a noi accade, spostandoci per le strade delle nostre città, che sono orgoglioso che ben tre articoli su trenta del programma del MovES riguardino proprio tale questione.

Mi si consenta ora una breve digressione.

Quando si dice che le ideologie non hanno più ragion d’essere e non lo si afferma solo al bar, ma fin dentro a quelle segreterie di partiti che si autodefiniscono con orgoglio post-ideologici, allora, chiunque parta da questo assioma, mi illumini su una questione per me nodale.

Assodato il fatto che le risorse da distribuire non siano illimitate, da quali presupposti partire per determinare la suddivisione delle stesse?

Secondo quali concetti ispiratori?

Il dover operare e quindi decidere in una logica di contingenza che obbliga i parlamenti a scegliere su base prioritaria, in che modo, se non seguendo indirizzi programmatici determinati da una visione prefissata che tende ad una certa società ideale, potrebbero legiferare?

Il sacrosanto diritto alla casa, quale posto dovrebbe occupare in un elenco di obbiettivi da perseguire rispetto, ad esempio, alla tutela di alcuni principeschi diritti acquisiti?

Per quanto fondamentale, il fare sì che ognuno di noi possa usufruire di un riparo decoroso, si riduce quindi a semplice pretesto per l’introduzione di un’analisi ben più ampia, e che considera tutti quelli che potremmo rubricare quali bisogni primari che uno Stato, con una determinata impostazione, dovrebbe garantire.

E credo a qualsiasi costo, attingendo a risorse là dove sono, ribaltando uno status quo che mette al centro della questione inconcepibili, intoccabili benefici.

E cosa può rendere questo possibile se non una aprioristica visione politica? Che altro se non un’ideologia che abbia in sé una visione di modello di società a cui tendere potrebbe guidare tutto questo?

Non è certo amministrando anche in modo perfettamente oculato che si introducono dei cambiamenti virtuosi.

In via puramente teorica, un atteggiamento post ideologico semplicemente tenderebbe a mantenere ciò che è com’è, ed a procrastinare ad libitum tutto ciò che di migliorativo potrebbe introdursi.

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