BUONE MAESTRE PER FARE UNA SCUOLA BUONA!

BUONE MAESTRE PER FARE UNA SCUOLA BUONA!

L’anno scolastico è appena ricominciato e se tutto è possibile, è solo perchè le maestre si spendono oltre le loro mansioni, oltre le loro ore retribuite, anche oltre le loro possibilità.
Il testo che proponiamo è stato scrito proprio da una maestra elementare il giorno stesso in cui è nuovamente iniziata la scuola e merita davvero la lettura perchè si comprenda fino a che punto lo Stato latita in quella che dovrebbe essere invece la sua PRIMA preoccupazione.
Invece demanda TUTTO alla passione per l’insegnamento delle brave maestre, quelle che ci cambiano la vita e poi la cambiano ai nostri figli, coinvolgendoci e facendoci percepire lo studio come un bisogno naturale e il sapere come un diritto sancito per tacito assenso.
Imprintandoci alla scuola, ad una scuola buona.
La scuola che vogliamo, quella per cui noi del MovES non smetteremo di impegnarci affichè venga garantita a tutti.
Coordinamento Nazionale del Movimento Essere Sinistra – MovES

 

di Barbara MORLEO

Cari genitori, oggi è il primo giorno di scuola per i vostri figli. Ma non per le loro maestre.

Stamattina accompagnerete a scuola i vostri bimbi e ad attenderli ci saranno aule pulite, colorate e addobbate per l’accoglienza…anche le maestre saranno sorridenti ed addobbate, molte avranno anche la piega appena fatta e sembreranno delle api-regina pronte a sedersi sul trono nel loro alveare.

Ebbene sappiate che tutto ciò che vedete non è lì per magia ma che quelle maestre che oggi sembrano delle api-regina fino ad ieri sono state delle api operaie infaticabili.

Dal primo settembre a ieri (14 settembre, ndr) , io personalmente mi sono caricata l’intero trasloco del materiale e degli arredi dalla mia vecchia aula al piano terra, a quella nuova al primo piano, senza ascensore. Cioè su e giù per le scale con cartoni pieni di materiale, cassettiere, cassapanche, armadi ecc.

Perché i collaboratori scolastici (i bidelli), sono stati così ridotti di numero, che oltre le sedie e i banchi, non riescono a trasportare, oltretutto spostare certi arredi non rientra neanche nel loro mansionario, così come non rientrerebbe nel nostro.
Quindi se mi fossi fatta male durante il trasloco, non sarei neanche stata coperta da assicurazione.

Questi lavori dovrebbero essere svolti dai facchini, ma il Comune o non ha soldi o anche i facchini sono troppo pochi per soddisfare tutte le richieste…quindi o si accolgono i bimbi in classi semi-vuote e desolate o ci si arrangia…e così con l’aiuto di colleghe e bidelle dal cuore tenero, ci siamo improvvisate facchini per trasportare gli arredi.

Dopo averli svuotati e trasportati, li abbiamo dovuti ripulire completamente, non vi dico la polvere che si raccoglie in una scuola…ho dovuto assumere l’antistaminico per 2 settimane per svuotare, spolverare e riordinare il tutto.

Alcuni arredi, come le cassettiere o le cassapanche avevano i bordi rovinati o avevano perso completamente il colore.
I bordi sono stati rimessi a posto con interventi di prima manutenzione e le cassapanche sono state invece levigate e ricolorate interamente.
Il materiale occorrente per tutti questi lavori è stato acquistato con i nostri soldi.
Alcuni arredi mancanti sono stati acquistati da noi maestre.

Quando finalmente era tutto al proprio posto, pulito e ordinato, sono iniziati i lavori per allestire l’accoglienza e abbellire le aule…disegni, decori, cartelloni ecc. ecc.

Per tutto questo a me sono state necessarie una ventina di ore di “straordinario” oltre l’orario già stabilito per questi lavori, che nessuno mi riconoscerà e pagherà mai.
Giusto perché si sappia.

Oggi sono qui, con il mio miglior sorriso e anche la piega appena fatta, l’aula ordinata e colorata, un bel cartellone di benvenuto per accogliere degnamente voi e i vostri bimbi.

Ma ieri ero sempre qui in tuta, con mascherina in faccia per finire di verniciare e tracce di colla e colore ovunque, pure sui capelli raccolti e sudati.

Là dove non arriva e non arriverà mai la buona scuola, per fortuna arrivano le buone maestre.

 

 

(foto di Barbara Morleo)

LA RABBIA DEI PROF PERDENTI IL POSTO

LA RABBIA DEI PROF PERDENTI IL POSTO

 

di Alessandro GIULIANI (da La Tecnica della Scuola)

La rabbia dei prof perdenti posto: la Schiforma Renzi ci ha sbattuti negli ambiti a fare curriculum.
Cosa prova un prof docente di ruolo da trent’anni che perde la cattedra, scivola negli ambiti territoriali e deve produrre il curriculum al preside per essere accettato?

Sicuramente tanta rabbia. Lo testimoniano le lettere che periodicamente riceviamo dai nostri lettori, che nell’ultimo biennio hanno perso posto e sono incappati nella procedura introdotta dal comma 66 della Legge 107/2015.

Ecco l’ennesima testimonianza, di un prof docente quasi 60enne, nativo della Calabria, che insegna Storia dell’Arte a Roma.

Finire trasferito negli ambiti: ecco cosa può capitare ad un docente con trent’anni di servizio. Doversi sottoporre alla dimostrazione tramite curriculum ai presidi. Orribile…non lo auguro a nessuno”.

Il prof, collocato d’ufficio questa estate nell’Ambito territoriale 5 della capitale, se la prende con “ministri, deputati, senatori, sostenitori della Schiforma della scuola”.

Non l’ha presa bene: “Sono veramente disperato. Non so cosa fare. Perché il destino mi riserva questo dispiacere: sono un modesto insegnante che ha fatto il suo lavoro onestamente per 30 anni dopo aver studiato una vita e continua a farlo, aggiornandomi e dare il meglio”.

Poi il prof spiega il perché del suo malessere: “Provate a immaginare; dopo esserti laureato, aver acquisito l’abilitazione all’insegnamento, aver lavorato, veramente, a scuola per trent’anni, tredici di precariato, al Nord, al Sud, al Centro, aver autoprodotto libri di testo, didattiche controcorrente, successi formativi, ti dicono sei senza posto, sei trasferito nell’ambito e devi produrre un curriculum e competere con neolaureati e giovani docenti che non hanno mai insegnato in vita loro”.

Ma quello che più fa male è il pericolo, continua il docente, di finire “davanti a dirigenti che dovranno sceglierti o mandarti a casa, proponendoti dei progetti ‘fantasma’ o 18 ore di materia alternativa o 18 ore da tappabuchi”.

La conclusione, o meglio lo sfogo finale del prof, è contro chi ha introdotto la procedura degli ambiti territoriali e la chiamata diretta: “Tutto questo grazie a Renzi e alla buona scuola. Grazie a tutti quelli che lo condividono e lo lodano”.

 

fonte: http://m.tecnicadellascuola.it/item/32308-la-rabbia-dei-prof-perdenti-posto-la-schiforma-renzi-ci-ha-sbattuti-negli-ambiti-a-fare-curriculum.html

LA SETTIMANA CORTA: DA STUDENTE A FUNZIONARIO DI BANCA

LA SETTIMANA CORTA: DA STUDENTE A FUNZIONARIO DI BANCA


di Pietro GALANTE

Storico liceo classico milanese. Di gran carriera il dirigente scolastico ha un’interessante novità da proporre. Cinque giorni di lezioni e non più sei, per tutti.
Che bella cosa la settimana corta anche al liceo! Già il venerdì sera ci si sente in vacanza.
Cosa sarà mai un’ora in più ogni giorno?

Qualcuno nel collegio docenti fa notare che forse è troppo pretendere di spiegare a degli adolescenti fisica o greco alle 14.00 o alle 15, dopo che sono sui banchi dalle 8.00.
Quale sarà la loro attenzione e quale, dunque, la loro comprensione? Poi non tutti abitano vicino alla scuola; c’è chi ci mette più di un’ora a tornare a casa.

Oltretutto, non si capisce bene perché, pare che la redistribuzione del monte ore del vecchio e scomodo sabato non sarà omogenea: le cinque ore incriminate non saranno spalmate dal lunedì al venerdì, ma ci saranno alcuni giorni che rimarranno con il vecchio orario, mentre altri incrementeranno fino a sette, o anche otto ore di lezione.

Pian piano, si capisce che tutta questa architettura taglia, copia e incolla dipende – così dice il plenipotenziario dirigente – dalla necessità di ottimizzare il riscaldamento dell’istituto.

Esatto, avete letto bene. In barba a qualità della didattica e benessere psicofisico degli studenti (perché voglio vedere in che stato uscirano da scuola quei poveretti e come affronteranno il pomeriggio).

E quando si studierà? Quando si farà sport? Quando si andrà a ripetizioni?

Ma quante storie! C’è la settimana corta apposta, c’è persino il weekend libero apposta, così finalmente si può partire il venerdì sera!
E se uno non abita in zona 1, non ci mette un quarto d’ora da casa a scuola, non ha una casa vacanza, beh…cazzi suoi!
Renzi, il terrorismo e la cultura al tempo della “Buona Scuola”

Renzi, il terrorismo e la cultura al tempo della “Buona Scuola”

di Claudia PEPE
L’ex premier Matteo Renzi, (ma poi è mai stato ex?), dopo la strage di Barcellona ha dichiarato: “Bisogna investire in sicurezza, in controlli sempre maggiori, in presenza sempre più efficace delle forze dell’ordine Ma accanto a questi investimenti sulla sicurezza, dobbiamo investire in cultura. Loro ci vogliono morti, noi dobbiamo e vogliamo vivere”, prosegue Renzi su Facebook.
Bene, Renzi l’ex premier, ha parlato di cultura. A questo punto se si deve parlare di cultura mi sembra che l’ultima parola la debbano avere gli insegnanti. Gli ultimi intellettuali di questo Paese. Anche se per tutti siamo un fardello da denigrare e accusare.
Io non voglio parlare di Barcellona. Sappiamo che ci vogliono imporre la limitazione della libertà e dei diritti individuali quindi, ad azione corrisponde una reazione.
E la nostra reazione andrà verso questo: la limitazione delle libertà e dei diritti individuali.
Noi insegnanti siamo il primo tramite dopo la famiglia, a spiegare ai nostri ragazzi che queste strategie ignoranti conclamate da pochissimi squilibrati, devono essere abbattute dalla cultura, dalla conoscenza e dalla massima informazione.
Ma a questo punto mi chiedo, quale tempo avremo per educare i nostri ragazzi alla consapevolezza e alla comprensione di questo mondo che sta sanguinando?
Il nostro caro ex Premier dice che dobbiamo investire in cultura, ma di quale sapere parla? Quella che ci propinato con la “Buona Scuola?
Di quale cultura stiamo parlando? Faremo un progetto e un riassunto sulle imprese dell’’Isis che come primo scopo, vuole che noi interveniamo militarmente nel medio oriente?
Vuole che spieghiamo ai nostri ragazzi che la ragione come ci spiega bene Massimo Fontana è che se noi interveniamo in Medio Oriente lo facciamo con la guerra e la guerra crea il caos, il vuoto di potere e sofferenza per la popolazione?
Ma li, dove c’è il caos, il vuoto di potere e sofferenza per la popolazione, l’Isis nasce e prospera. E questo, secondo Renzi, lo possono fare i docenti che oltre ad insegnare il loro programma, a fare tutti gli aggiornamenti, oltre a riempire carte tutto il giorno, oltre a tutto il lavoro sommerso che continuiamo a denunciare, ancora ci parla di investire nella cultura?
L’ex premier ha investito nella Scuola, cercando di distruggerla. La cultura di questa parte politica non è stata mai una fisionomia della “Buona Scuola”, la cultura raffigurata dall’ex premier, sono stati bonus e i vari premi per chi china il capo davanti al Gran Capo. Bonus per imbonirci, per comprare i nostri voti, voti che noi insegnanti non gli daremo mai.
La parola cultura è difficile da comprendere per i politici, perché l’istruzione contrasta l’asservimento.
Abbiamo visto ultimamente come abbiamo investito nella civiltà di Governo: tagli, liceo breve, un contratto ancora fermo da 8 anni. E questo è investire nella civiltà Sig. ex Premier?
Ridate dignità al docente portando gli stipendi al pari di tutti i paesi europei, perché la scuola siamo noi insegnanti. E lasci stare questa benedetta Scuola, pensi ai mille problemi che ha.

La Scuola è già in coma profondo grazie a Lei.
E questo, noi insegnanti, ce lo ricorderemo nella cabina elettorale.
Investiamo nella cultura, certo, ma dateci gli strumenti per farlo.
Tempo pieno, compresenze, allungamento dei cicli scolastici, docenti, materiali.
Gessetti colorati, e perché no, l’aumento del nostro stipendio.

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LA RIFLESSIONE DI UN PRESIDE SUI LICEI BREVI

LA RIFLESSIONE DI UN PRESIDE SUI LICEI BREVI

di Raimondo Rosario GIUNTA

Da preside mai e poi mai chiederei la sperimentazione dei licei brevi; trovo tante cose brutte dentro questa proposta, che peraltro non riguarda tutti gli indirizzi delle secondarie, ma guarda caso quelle scuole in cui vanno molti pargoli, i cui genitori pensano di saperne di più degli insegnanti, che non vedono l’ora che termini la scuola per mandare i figli all’estero, che non stimano la scuola nel suo complesso e come mondo. Parola d’ordine: meno ci si sta e meglio è.

Mi sembra un cedimento ai gusti, alle pretese e ai giudizi di gente che per censo, possibilità e risorse potrebbe fare a meno di mandare i figli a scuola. Saprebbero come istruirli e sistemarli… Una versione penosa di condiscendenza sociale.

Chi conosce la scuola sa che va riqualificata, riassettata, stabilizzata, rasserenata, sostenuta e sa che gli alunni, tutti, hanno bisogno di tempi lunghi e non di didattiche brevi per maturare sul piano umano e intellettuale.

Questa storia dei quattro anni delle superiori o quella dell’età di uscita dalla scuola, di un anno in più rispetto alle scuole europee, è una miserabile scusa per ridurre le spese sull’istruzione. Insensata, anche perchè è più che nota l’ampiezza della disoccupazione giovanile e perchè noto dovrebbe essere che queste generazioni in pensione ci andranno a 70 anni.

E allora, cui prodest?