LA NOSTRA GENERAZIONE NON HA ANCORA PERSO

LA NOSTRA GENERAZIONE NON HA ANCORA PERSO

 

di Bruno DELL’ORTO – Coordinatore Nazionale MovES

La nostra generazione ha un compito importante, un compito cui ha come abdicato negli ultimi trentacinque anni.

Le nostre madri, i nostri padri, hanno fatto sì che si creassero i presupposti perché noi tutti, negli anni 60/70 acquisissimo la capacità di guardare con occhio diverso la realtà, immaginassimo una società più equa, agissimo per realizzarla.

Tensioni ideali diffuse si muovevano come un fiume in piena, permeando masse di persone anche molto eterogenee tra loro, unendo nelle piazze movimenti politici, sindacali, studenteschi, operai.

Il disimpegno, l’insensibilità rispetto ai temi politici e sociali, l’individualismo esasperato ancora di là da venire, semplicemente, non erano generalmente contemplati.

Questo per i valori che ci furono trasferiti, che costarono sofferenza e morte a chi ci precedette e che ci furono trasmessi tramite la loro MEMORIA, con le narrazioni del loro vissuto e la concretizzazione di quegli stessi valori nella Costituzione Repubblicana.

Credo quindi, su quell’esempio, che uno dei nostri compiti più importanti sia proprio quello di trasferire alle generazioni ultime, ancora limpide e non contaminate da una visione cinica, fatalistica e centrata esclusivamente sulle proprie personali esigenze, quel bisogno di avvicinarsi ad un modello più giusto ed equo

Recuperare la memoria che si è persa, pertanto, riveste a tale scopo un ruolo fondamentale ed irrinunciabile affinché si apprenda quali terribili esperienze fecero da humus a quel comune sentire.

Sono convinto che fenomeni come CasaPound piuttosto che un sempre più diffuso revisionismo, o la concezione burlesca e caricatural-bonaria di movimenti come il fascismo, possano essere efficacemente contrastati tramite la diffusione di fatti, racconti, esperienze vissute in prima persona e lasciate a noi come preziosa eredità da chi è giunto fino all’estremo sacrificio per tentare di regalare a noi tutti, sopra ogni cosa, una concezione più giusta del vivere.

DUEMILA MORTI IMMOLATI. VAJONT, IERI E ANCHE OGGI

DUEMILA MORTI IMMOLATI. VAJONT, IERI E ANCHE OGGI

 

di Bruno DELL’ORTO – Coordinatore Nazionale MovES

Ad una prima visita non guidata, seppur impressionati dal dislivello creatosi tra le parti a monte ed a valle della diga, si tende a scambiare la frana ricoperta oramai dalle conifere per il monte Toc, quello da cui la frana si è staccata.

 

(foto di Ivana Fabris)

Solo dopo attenta osservazione e percorrendo la strada che sale parallela all’ex invaso si comprende appieno ciò che l’occhio vede ma la mente non riesce a concepire: l’inferno di parte una intera montagna che si stacca e precipita, 260 milioni di metri cubi di materiale che ad una velocità inaudita si scagliano tutti assieme verso un lago riempito bel oltre il livello di guardia prendendone il posto…

E chi avrebbe potuto evitare tutto questo ne era perfettamente cosciente. Semplicemente decise che più importante di ogni altra cosa fosse il rientro dal proprio cospicuo investimento.

È così che l’Ambiente urla il suo NO! e si ribella alla volontà di profitto e abuso dell’uomo.
È così che l’Ambiente ci ricorda chi siamo, che ci rammenta quale sia il nostro posto, che ci dice che il rispetto deve essere sancito proprio perchè l’Ambiente ci tutela solo in uno scambio reciproco e continuo di rispetto.

Non è quasi mai così ma il Movimento che io rappresento VUOLE  e SEGUIRÀ SEMPRE e SOLO questo principio.

Proprio perchè nessuno ha mai voluto quel rispetto, il tutto è avvenuto e in pochissimi istanti.

Duemila innocenti seppelliti sotto un’onda spaventosa di acqua e fango strappato alla montagna.

Duemila vite di persone terminate in un minuto mentre ignare adempivano alle loro faccende quotidiane, chiacchieravano al bar, guardavano una partita di calcio.

Duemila tragedie immani, rese ancor più tragiche perché dolose furono le cause, perché si diede priorità al potere ed al danaro di una casta immonda, ignorando ogni segnale che la natura aveva inviato in tempi ampiamente utili ad evitare il disastro.

Duemila morti immolati al profitto di pochi che ancora attendono una giustizia che non verrà.

Ed alcune logiche, a ben vedere, non sono mai mutate, anzi, si sono inasprite nella loro applicazione su scala più ampia e perseguite tramite ben più sofisticati e subdoli strumenti.

L’UOMO AL CENTRO

L’UOMO AL CENTRO

 

di Bruno DELL’ORTO – Coordinatore Nazionale del MovES

Rimettere qualsiasi essere umano, indipendentemente da nazionalità, etnia, religione, istruzione, condizione e nascita al centro dell’interesse, i suoi bisogni primari soprattutto, scalzando l’accumulazione, col profitto, con la sete di dominio.
Se si riesce a traguardare ciò, a mettere questo scopo nel mirino, allora ogni definizione, elucubrazione, sofismo diventano vuoti.

Se sopra a tutto, come cappello ad ogni pensiero ed al conseguente agire si pone questo assioma, diverrà automatico e conseguenziale applicare nel concreto delle sacrosante ideologie, da considerarsi tutt’altro che morte, ma utili solo se seguite da fatti.

Agire mantenendo il contatto continuo con le persone e le loro esigenze fin a stimolare, attraverso loro, le possibili concrete soluzioni ai loro problemi.
Questa è la strada che ci ha raccontato di aver seguito France Insoumise, questa la principale chiave del suo successo.

E se inizialmente per fare massa critica e guadagnare visibilità, determinante è stato porre in campo uno sponsor come Mélanchon, poi la macchina, forte anche di un passaparola extramedia ufficiali, ben lungi da diffondere un messaggio ostile ai loro padroni, è partita sicura costruendo un consenso di quasi il 20%!

In buona sostanza: linguaggi e strumenti nuovi per diffondere e perseguire semplici, sacrosanti e sempre validi concetti: lavoro, scuola, ambiente, redistribuzione della ricchezza al fine di garantire a tutti delle condizioni di vita degna.
L’uomo al centro, appunto.

Non è difficile da capire, è la scoperta dell’acqua calda, dirà qualcuno, ma ribadirlo ancora una volta è essenziale.

E se tra mille difficoltà si riuscirà a coinvolgere fasce di persone unite dal bisogno oramai impellente che si faranno promotori di messaggi semplici, chiari, concreti, allora, al di là dei discorsi forbiti, del leaderismo che dovrà essere legato, nel caso, a delle semplici ragioni propedeutiche iniziali, si potranno nutrire le migliori speranze di cambiamenti sistemici.

Allora e solo allora, quando sarà questa sinistra ad agire e in questa direzione, si potrà parlare di Sinistra anticapitalista e antiliberista, una Sinistra che al centro delle sue politiche tiene sempre e soltanto l’Uomo.

 

SOLO UN UOMO

SOLO UN UOMO

 

di Bruno DELL’ORTO

Siamo in tre, comodamente seduti al tavolo di un ristorante situato all’aperto, in prossimità della stazione Termini a Roma. L’aria settembrina dei colli stempera ulteriormente un caldo di per sé già sopportabilissimo, rendendo l’atmosfera davvero gradevole.

La compagnia è piacevole, il cibo ottimo e la conversazione scivola rapida, senza intoppi.
Presi dai discorsi, dal nostro reciproco dire ed ascoltare, allontaniamo tutto ciò che ci circonda relegandolo a sfondo, lasciando che assuma contorni sempre più sfumati.

Un richiamo improvviso, un suono leggero e sordo prodotto da una nocca che colpisce adagio il legno attraverso la tovaglia, ci riporta quello sfondo in primo piano: davanti a noi un uomo di mezza età, di aspetto mediorientale, decorosamente abbigliato, che ci chiede aiuto portandosi la mano alla bocca, mimando il gesto di mangiare.

Ha una grande tristezza negli occhi, quest’uomo, si muove lentamente, perfino la posizione delle spalle trasmette una sensazione di grande rassegnazione e dolore.

Immediatamente avvertiamo un leggero senso di colpa, sempre presente a ben guardare, ma accompagnato pure dalla soluzione più facile ed immediata per allontanarlo almeno in parte: una veloce esplorazione del contenuto delle tasche e qualche moneta cambia di mano.

Si riprende velocemente il filo dei discorsi, di nuovo calati in quel cerchio di attenzione quasi palpabile, come generato da un compasso immaginario che potrebbe essere stato puntato tra la bottiglia e la saliera.

Non dura molto però: l’uomo ripassa, si arresta di nuovo, tra le mani regge una vaschetta di alluminio, di quelle impiegate dalle rosticcerie per porzionare le vivande, contenente del cibo caldo.
Con un sorriso triste ci dice: “Grazie” e senz’altro aggiungere se ne va.

Rimaniamo di nuovo soli, seduti davanti ai nostri piatti di porcellana, coi nostri tovaglioli di cotone in grembo.
Il clima è sempre piacevole e la compagnia anche.
Solo il cibo, ora, ha un sapore diverso…

 

MIGRANTI: UN TEMA SUL QUALE ESSERE SINISTRA NON E’ FACILE, MA NOI VOGLIAMO ESSERLO

MIGRANTI: UN TEMA SUL QUALE ESSERE SINISTRA NON E’ FACILE, MA NOI VOGLIAMO ESSERLO

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di Bruno DELL’ORTO

Il pragmatismo è caratteristica fondamentale poiché l’agire concretamente, tramite metodi atti al conseguimento di una serie di obbiettivi intermedi, magari in vista di un ultimo punto d’arrivo, consente di portare a reale compimento ciò che altrimenti rimarrebbe una serie di apprezzabili, ma incompiuti intenti.

Su questo è inutile discutere, ma è altrettanto chiaro che perseguire scopi che paiono solutivi nella contingenza, in assenza di una visione di fondo e quando le questioni riguardano fenomeni complessi, può portare ad effetti non solo a lungo termine deleteri, ma fin pericolosi.

Quando poi questo è riferito al governo di un paese, i pericoli possono riguardare in prospettiva sia i processi democratici che le condizioni di vita dei cittadini stessi, autoctoni od immigrati che siano.

Per questo le ideologie sono fondamentali, se non religiosamente intese con dogmi e preconcetti, perché mettono in condizione di rivolgere i propri sforzi verso il tipo di società ideale che si intende perseguire come un concreto punto d’arrivo.

Stabilito questo, quindi, occorre rimuovere tutti gli ostacoli che si frappongono tra lo status quo e tale determinato modello.
Ciò significa innanzitutto capire chi sono nemici, resistenze ed interessi che in questi ostacoli si concretizzano.

Altro concetto fondamentale, a mio avviso, risiede nella concezione che, una volta adottata una posizione di SINISTRA, essa non può per coerenza ed etica risultare subordinata e circoscritta a/in termini di confini, nazionalità, etnia.

Se quanto qui sopra esposto è condiviso, però, c’è qualcosa nel modo di porsi di molti compagni che ancora mi sfugge.

In sintesi, tutti coloro che parlano di:

-forzatamente rimpatriare gli immigrati
-chiudere le frontiere
-introdurre norme a tutela esclusiva degli Italiani,

è molto probabile che o non abbiano inteso chi sia il vero nemico, oppure, animati da assoluta mala fede, intendendolo come vantaggioso, scientemente adottino un atteggiamento distonico, in conseguenza del quale risultano comunisti coi propri pari e fascisti con qualsiasi straniero che di loro stia peggio, facendo finta di non capire quali logiche accomunino entrambi allo stato di vittime.