MIGRANTI: UN TEMA SUL QUALE ESSERE SINISTRA NON E’ FACILE, MA NOI VOGLIAMO ESSERLO

MIGRANTI: UN TEMA SUL QUALE ESSERE SINISTRA NON E’ FACILE, MA NOI VOGLIAMO ESSERLO

bambina-migrante-salvata

di Bruno DELL’ORTO

Il pragmatismo è caratteristica fondamentale poiché l’agire concretamente, tramite metodi atti al conseguimento di una serie di obbiettivi intermedi, magari in vista di un ultimo punto d’arrivo, consente di portare a reale compimento ciò che altrimenti rimarrebbe una serie di apprezzabili, ma incompiuti intenti.

Su questo è inutile discutere, ma è altrettanto chiaro che perseguire scopi che paiono solutivi nella contingenza, in assenza di una visione di fondo e quando le questioni riguardano fenomeni complessi, può portare ad effetti non solo a lungo termine deleteri, ma fin pericolosi.

Quando poi questo è riferito al governo di un paese, i pericoli possono riguardare in prospettiva sia i processi democratici che le condizioni di vita dei cittadini stessi, autoctoni od immigrati che siano.

Per questo le ideologie sono fondamentali, se non religiosamente intese con dogmi e preconcetti, perché mettono in condizione di rivolgere i propri sforzi verso il tipo di società ideale che si intende perseguire come un concreto punto d’arrivo.

Stabilito questo, quindi, occorre rimuovere tutti gli ostacoli che si frappongono tra lo status quo e tale determinato modello.
Ciò significa innanzitutto capire chi sono nemici, resistenze ed interessi che in questi ostacoli si concretizzano.

Altro concetto fondamentale, a mio avviso, risiede nella concezione che, una volta adottata una posizione di SINISTRA, essa non può per coerenza ed etica risultare subordinata e circoscritta a/in termini di confini, nazionalità, etnia.

Se quanto qui sopra esposto è condiviso, però, c’è qualcosa nel modo di porsi di molti compagni che ancora mi sfugge.

In sintesi, tutti coloro che parlano di:

-forzatamente rimpatriare gli immigrati
-chiudere le frontiere
-introdurre norme a tutela esclusiva degli Italiani,

è molto probabile che o non abbiano inteso chi sia il vero nemico, oppure, animati da assoluta mala fede, intendendolo come vantaggioso, scientemente adottino un atteggiamento distonico, in conseguenza del quale risultano comunisti coi propri pari e fascisti con qualsiasi straniero che di loro stia peggio, facendo finta di non capire quali logiche accomunino entrambi allo stato di vittime.

ABITAZIONE: UNA GRAVISSIMA EMERGENZA

ABITAZIONE: UNA GRAVISSIMA EMERGENZA

Famiglia di sfrattati nell’hinterland sud di Milano

 

Una famiglia leccese sfrattata da casa propria

Una famiglia leccese sfrattata da casa propria

di Bruno DELL’ORTO

La situazione è spaventosa.

I dati del Ministero dell’Interno parlano di 64.676 sentenze di sfratto emesse nel 2015, mentre le richieste di esecuzione ammontano a 153.658.

L’esecuzione effettiva riguarda invece, preso in esame il medesimo periodo, 32.546 casi.

TRENTADUEMILACINQUECENTOQUARANTASEI famiglie a cui è stato tolto un tetto da sopra la testa!!!

Si tenga presente che il 90% del totale degli sfratti ha come motivazione la morosità cosiddetta incolpevole, cioè dovuta alla impossibilità di far fronte all’affitto o al mutuo a causa di perdita del lavoro, basso salario, ecc.

Ed è a fronte di una vera e propria emergenza nazionale confermata da simili dati, di cui cominciamo ad assumere tutti una certa consapevolezza anche semplicemente osservando ciò che attorno a noi accade, spostandoci per le strade delle nostre città, che sono orgoglioso che ben tre articoli su trenta del programma del MovES riguardino proprio tale questione.

Mi si consenta ora una breve digressione.

Quando si dice che le ideologie non hanno più ragion d’essere e non lo si afferma solo al bar, ma fin dentro a quelle segreterie di partiti che si autodefiniscono con orgoglio post-ideologici, allora, chiunque parta da questo assioma, mi illumini su una questione per me nodale.

Assodato il fatto che le risorse da distribuire non siano illimitate, da quali presupposti partire per determinare la suddivisione delle stesse?

Secondo quali concetti ispiratori?

Il dover operare e quindi decidere in una logica di contingenza che obbliga i parlamenti a scegliere su base prioritaria, in che modo, se non seguendo indirizzi programmatici determinati da una visione prefissata che tende ad una certa società ideale, potrebbero legiferare?

Il sacrosanto diritto alla casa, quale posto dovrebbe occupare in un elenco di obbiettivi da perseguire rispetto, ad esempio, alla tutela di alcuni principeschi diritti acquisiti?

Per quanto fondamentale, il fare sì che ognuno di noi possa usufruire di un riparo decoroso, si riduce quindi a semplice pretesto per l’introduzione di un’analisi ben più ampia, e che considera tutti quelli che potremmo rubricare quali bisogni primari che uno Stato, con una determinata impostazione, dovrebbe garantire.

E credo a qualsiasi costo, attingendo a risorse là dove sono, ribaltando uno status quo che mette al centro della questione inconcepibili, intoccabili benefici.

E cosa può rendere questo possibile se non una aprioristica visione politica? Che altro se non un’ideologia che abbia in sé una visione di modello di società a cui tendere potrebbe guidare tutto questo?

Non è certo amministrando anche in modo perfettamente oculato che si introducono dei cambiamenti virtuosi.

In via puramente teorica, un atteggiamento post ideologico semplicemente tenderebbe a mantenere ciò che è com’è, ed a procrastinare ad libitum tutto ciò che di migliorativo potrebbe introdursi.

IL GOVERNO ALL’ATTACCO DEI PARCHI REGIONALI. NUOVI DISASTRI ANNUNCIATI PER L’AMBIENTE

IL GOVERNO ALL’ATTACCO DEI PARCHI REGIONALI. NUOVI DISASTRI ANNUNCIATI PER L’AMBIENTE

 

di Bruno DELL’ORTO

La vostra gente stima gli uomini quando sono ricchi (…) Ma quando avranno inquinato l’ultimo fiume, abbattuto l’ultimo albero, preso l’ultimo bisonte, pescato l’ultimo pesce, solo allora si accorgeranno di non poter mangiare il denaro accumulato nelle loro banche.
[ Toro Seduto ]

Uno scritto semplice, dettato dal buon senso ed ammantato di dolore per aver ben compreso quel cambiamento epocale, caratterizzato dallo stravolgimento dei rapporti tra uomo ed ambiente, che avrebbe determinato estinzione e morte per innumerevoli specie animali ed un decadimento della qualità del vivere ad opera dei nuovi, arroganti padroni del mondo.

La corsa all’industrializzazione forsennata, lo sfruttamento indiscriminato del territorio ha fatto sì che l’uomo perpetrasse, durante il secolo scorso, scempi mai provocati nei precedenti miliardi di anni di storia del pianeta.

Quando si comprese il valore della questione ecologica, sulla spinta di movimenti di opinione creatisi grazie ad associazioni e comitati ambientalisti, il grosso del danno era oramai fatto, ma con l’istituzione di aree protette e di ripopolamento si decise di salvare il salvabile.

Nel nostro paese, con quella legge Ceruti-Cederna, la 394 del 1991, si istituirono in brevissimo tempo, fino al 2007, ben 22 nuovi parchi, messi sotto tutela diretta dello Stato e con normative assolutamente restrittive relativamente allo sfruttamento sia dei territori specifici delle zone protette, sia, più blandamente, di quelli immediatamente attigui.

Dopo aver eliminato il corpo della Guardia Forestale, che era il più stretto presidio dei territori e degli ambienti protetti, ora, con l’approvazione della legge Caleo e con il bene placido del Presidente della Commissione Ambiente della Camera Ermete Realacci, si snatura fortemente quella sopra citata 394 introducendo modifiche che penalizzano fortemente quel concetto di rigorosa tutela del patrimonio arboreo e faunistico di dette aree.

In pratica, avendo eliminato solo la norma vergognosa presente nella proposta che prevedeva la possibilità di rendere libera l’attività venatoria nelle zone confinanti coi parchi, rimangono nella legge approvata:

a) l’affidamento della gestione dei parchi ad enti locali

b) la possibilità da parte degli stessi di percepire royalties da privati per lo sfruttamento delle aree stesse

c) la presenza di agricoltori nei consigli

Si capisce bene come tutto questo, unito alla possibilità che la scelta dei direttori dei parchi passi dal Ministero al Cda degli stessi, rischierà di subordinare la tutela del patrimonio agli interessi delle varie lobby locali, prime tra tutte quelle di cacciatori, costruttori, cavatori, petrolieri ecc..

Continua in tutti i settori quindi l’applicazione di quel malcelato principio che vuole ridurre a mero corollario l’interesse comune rispetto a quello di pochi, privilegiando l’accumulo alla tutela dell’ambiente e, più in generale, alla qualità della vita, alla salute, alla bellezza delle cose comuni.

Scrive un non meglio identificato Marco in un blog che si occupa di ecologia:

L’uomo sta lentamente distruggendo la natura: disbosca le foreste, inquina i mari e i fiumi, rende l’aria tossica e irrespirabile.
Tutto ciò viene fatto per avidità, per guadagno; coloro che compiono questi atti non hanno minimamente a cuore il bene dell’umanità, ma pensano unicamente al loro benessere economico, a diventare sempre più ricchi.

Purtroppo siamo tutti figli di una società basata sul consumismo, sull’accumulare beni; una società che ci ha fatto dimenticare invece quali sono le cose realmente importanti nella vita, che non ha senso vivere in un bel palazzo se poi attorno ci sono giusto tre o quattro alberelli rinchiusi in delle minuscole aiuole, che a stare sempre in mezzo allo smog e al traffico ci ammaliamo e stressiamo, che i bambini dovrebbero giocare nei prati e non rincretinirsi davanti alla tv e al computer.

Coloro che governano, dovrebbero avere maggiormente a cuore la salute del loro stesso pianeta e di tutte le creature che lo popolano e rendersi conto che se non verrà fermato questo processo di distruzione, a pagarne le conseguenze maggiori saranno le generazioni future, che troveranno un ambiente sempre peggiore ed invivibile.

Quando Luciano Gallino scrive che il neo-capitalismo sta facendo proprio questo, e cioè, non contento delle risorse conseguenti alla ricchezza prodotta nel mondo intero, è riuscito, con complesse architetture finanziarie, a drenare fin le ricchezze future, quelle ancora da creare e che dovrebbero essere appannaggio delle nuove generazioni, sta esprimendo un concetto perfettamente assimilabile a quello esposto da Marco.

Con una differenza: una volta morto un ecosistema è morto, una specie estinta non calcherà mai più il suolo del pianeta, e se non agiremo tempestivamente opponendoci a questo disastro annuncianto, quando finiremo di mangiarci i soldi, come tristemente spesso sono uso dire, allora, si ricomincerà dai batteri.

EURO NO, EURO SI? ASCOLTIAMO CHI SA

EURO NO, EURO SI? ASCOLTIAMO CHI SA

PORDENONE PENSA 2017 - BAGNAI, GUERRIERI

di Bruno DELL’ORTO

Un confronto svoltosi qualche giorno fa a Pordenone.

Protagonisti due economisti, i Professori Alberto Bagnai e Gianluca Guerrieri.

Nel riconoscere scontatamente l’estrema preparazione ed autorevolezza di entrambi, non posso non rilevare la differenza di approccio e visione tra i due.

Nel caso di Guerrieri, la posizione europeista viene sostenuta con forza e convinzione, riproponendo il mantra delle grave ripercussioni che l’abbandono del sistema euro comporterebbe, e questo pur riconoscendo i gravi errori commessi in passato, contestualmente al suo perfezionamento.

In buona sostanza, oltre a classificare quasi fossero un insieme di semplici sviste, e quindi solo incidentalmente sfavorevoli per il Sud Europa ciò che in pratica blinda ed ingabbia alcuni Stati a favore di altri, dottamente argomentando, reitera il mantra dell’oramai “inevitabile solco tracciato”. Solco da cui si uscirebbe solo per subire ripercussioni paragonabili almeno alle sette piaghe d’Egitto

E fino a qui nulla di nuovo.

Se mi permetto quindi di consigliare la visione dello svolgimento di tale incontro è perché colgo invece negli interventi di Alberto Bagnai non solo una serie di acute analisi, ma una capacità non comune di correlare i fatti e che offre interessanti spunti di riflessione.

Sopra tutto:

– il progetto euro NON E’ ECONOMICO ma POLITICO
– le crisi sono indotte ad arte per portare all’accettazione dell’Europa l’elettorato
– il rischio dell’affermazione delle destre nazionaliste riconosciute come ultime garanti dei diritti
– il VINCOLO ESTERNO come gabbia per il Sud Europa
– la deresponsabilizzazione della politica regionale tramite l’alibi dei vincoli imposti dell’eurozona
– la crisi venduta come derivante da debito pubblico quando, in effetti, si tratta di debito privato
– la politica di austerità finalizzata ad una redistribuzione di risorse tra classi ed a una ulteriore estremizzazione dei rapporti di forza tra paesi
– il problema democratico; sovranità sostanzialmente acquisita da parte di un pool di BANCHIERI PRIVATI

MA SOPRATTUTTO:

L’IMPOSSIBILITÀ DI CAMBIARE IL SISTEMA DALL’INTERNO

Ciò che fortemente sconcerta, poi, risiede nell’apprendere che simili analisi erano state effettuate dal Prof. Bagnai a partire da sette anni fa, quando gran parte del mondo composto da blasonati accademici remava in ben altra direzione…

 

G8 DI GENOVA: NOI NON DIMENTICHIAMO

G8 DI GENOVA: NOI NON DIMENTICHIAMO

Diaz Genova

di Bruno DELL’ORTO

Tra circa un mese saranno sedici anni da quel tragico G8.

Un incubo che ha per oggetto la sospensione totale dei diritti civili, ora nuovamente sanzionata dalla Corte Europea di Strasburgo,  sino a rendere Genova, durante quei quattro giorni, tale e quale ad una zona franca, blindata, impermeabile ai principi ed all’agire di uno Stato di Diritto.

Pinochet, Videla e Somoza uniti non avrebbero potuto meglio fare di quei Berlusconi, Fini e Scajola politicamente rei, nella migliore delle ipotesi, di aver instaurato un clima favorevole al verificarsi di quei crimini.

Ma l’autentica beffa indegna si concretizzò nel proseguo della vicenda, quando si videro addirittura premiati, nella sostanza, gli attori di quei giorni; sia quelli che effettuarono concretamente operazioni da bassa macelleria messicana, sia coloro che ricoprivano alte cariche e che avrebbero dovuto assumersene la responsabilità.

Una per tutte, rammento l’incredulità nell’apprendere della nomina di quel De Gennaro, a quel tempo capo della Polizia di Stato, alla presidenza di Finmeccanica!

Un altro aspetto da considerare tristemente, poi, è quello che riguarda gran parte di una società civile, talmente poco informata e partecipante ai fatti del Paese, da riuscire ancora oggi a produrre opinioni qualunquiste, superficiali, completamente scorrelate dalle oramai acclarate fattualità, e che suonano come un vero e proprio insulto rivolto alle vittime di quei giorni