ESSERE DI SINISTRA

ESSERE DI SINISTRA

Sinistra

di Giuseppe FIRINU

Cosa vuol dire essere di Sinistra?

Di questi tempi sembra difficile dirsi di sinistra, semplicemente perché la Sinistra ha smesso di fare la Sinistra svariati decenni fa, quando al rispetto dei principi fondamentali e tradizionali di Sinistra, al rimanerne fedeli, si preferì intraprendere la strada della scalata al potere, e si credette che per poter vincere le elezioni si dovesse obbligatoriamente inseguire l’elettorato di centro.

Per far ciò fu d’obbligo abbandonare via via i principi da sempre cari alla Sinistra, per ingraziarsi le simpatie degli elettori che non gradivano né parole come comunismo o socialismo, e neppure l’egualitarismo che rappresentava il fulcro delle Sinistre.

Fu Berlinguer il primo a concepire un distacco sempre più deciso dall’Unione Sovietica, e trasformare il suo PCI in un partito che fosse gradito in occidente, e con la scusa di mettere al riparo la democrazia italiana, sia da svolte autoritarie, sia dalla strategia della tensione, pilotata dai servizi segreti occidentali, si inventò il Compromesso Storico, svendendo il sicuro superamento del suo PCI ai danni della DC di Aldo Moro.

Fu così che il PCI del 1976, col 34,4% di voti alla Camera, iniziò il declino che portò nel 1990 il partito del lacrimoso Occhetto alla sua trasformazione in Partito Democratico della Sinistra, una nuova formazione politica riformista che apriva a componenti laiche e cattoliche, con un simbolo che riduceva la falce e martello in un tondino ai piedi di una grande quercia.

Più si rincorreva l’elettorato del centro, e più il Partito perdeva consensi, fino a giungere nel 1994 alla sconfitta elettorale col 20,4% di consensi.

Nel 1998 con la trasformazione in DS la falce e martello si trasformò in una bella rosa.

Nel 2001 i DS ottennero il 16,6% dei voti. Nel 2006 la coalizione denominata Ulivo, guidata da Prodi ottenne il 31,2% dei consensi e nel 2007 nacque il PD che nel 2013 sfiorò il 30%.

Il PD di Renzi ha finito di perdere ogni connotazione che poteva collocare questa forza a sinistra, col Jobs Act, che ha cancellato definitivamente l’Art. 18, la legge di stampo autoritario detta Buona Scuola, i forti tagli alla Sanità, la detassazione delle barche di lusso, i salvataggi delle Banche a lui vicine, la politica economica gradita a Confindustria, il tentativo di smantellamento del Senato, che avrebbe privato del voto il popolo per quel ramo del Parlamento, e gli innesti di interventi populistici, come i vari Bonus ai dipendenti pubblici, agli Insegnanti, ai Militari, ai giovani, a fronte di un rinnovo contrattuale disatteso da ben nove anni.

Renzi gode tuttora di grande fiducia popolare grazie a questa anomalia del suo partito che si colloca a Sinistra ma che attua una politica economico-sociale palesemente di destra perché neoliberista.

Quest’inganno operato nei confronti di un elettorato che si illude di votare a Sinistra votando PD, e che si sente appagato nel ritenersi rappresentato a livello governativo, sta producendo un vulnus gravissimo e difficile da sanare, perché si tramuta in una mancanza di fiducia nella parte dell’elettorato che si sente per contro orfana di un vero partito credibile e forte di Sinistra.

Sotto questo aspetto il Movimento 5Stelle, che sbandiera il suo essere oltre la Destra e la Sinistra, peggiora la situazione, facendo ritenere ad una grande fetta dell’elettorato che Destra e Sinistra siano due concezioni superate e svuotate di ogni significato.

In realtà l’egualitarismo della Sinistra non può conciliarsi con l’individualismo di Destra, né le politiche che intendono salvaguardare lo Stato Sociale possono essere confuse col laissez-faire, cioè uno sregolato libero mercato di Destra.

Come non si può essere equidistanti tra la solidarietà e la xenofobia o il razzismo, o la chiusura delle frontiere.

Il berlusconismo ha introdotto e radicato il convincimento che le ideologie dietro ai partiti non abbiano più ragione d’essere, e che non conti più l’idea di come debba essere disegnata la società italiana, quanto amministrare l’intero Paese come se fosse una sola grande azienda.

Questo ha condotto ad uno scadere dei valori che dovrebbero essere i principi fondamentali in politica, soppiantando etica e ideologia di fondo con affarismo e lotta per il potere finalizzato al conseguimento di interessi personali.

Tra i politici è prevalso il principio della governabilità a discapito della democratica rappresentatività, ma il sistema elettorale maggioritario, con premi di maggioranza e sbarramenti, ha ulteriormente aggravato la situazione politica, e spinto all’abbandono delle urne il 30% dell’elettorato, deluso a destra e a manca.

La confusione ingenerata a Sinistra da un PD con bandiere rosse e politiche di destra, la mancanza di una forza di vera Sinistra non frammentata, e uno sbarramento al 5% che escluderebbe diversi partiti di sinistra, fa sì che esiste un esercito potenzialmente importante di gente che si riconosce ancora nei valori tradizionali della Sinistra, ma che è orfana di una forza politica che possa rappresentarla.

In conclusione c’è molta gente di sinistra che vorrebbe essere rappresentata ma che non vede ancora alcun faro all’orizzonte.

QUANTE STELLE MI DAI? LA POLITICA AL TEMPO DI TRIPADVISOR

QUANTE STELLE MI DAI? LA POLITICA AL TEMPO DI TRIPADVISOR

La politica ai tempi di tripadvisor
 

di Antonio CAPUANO

C’era una volta la Politica, non parlo di Destra e Sinistra, ma della politica in sé e cioè della antica arte di accompagnare il popolo e a volte finanche “persuaderlo” al fine di fargli fare la cosa giusta e spingerlo ad acquisire la piena padronanza della ragione, quale unica fonte della vera libertà.

La figura del “Politico” ha acquisito svariate sfaccettature e definizioni nell’arco dei secoli, plasmandosi ed adeguandosi come giusto, alla mutevolezza dei tempi e dei contesti sociali.

Secoli dopo però, siamo sempre lì: hanno ragione Rousseau e Socrate, secondo i quali il vero uomo politico è “populista” e “legislatore”, termini che nell’accezione moderna sono purtroppo degenerati in “demagogo” ed “esecutore”.

Il Populista è colui che sa stare in mezzo al popolo, recepirne le istanze, dargli voce, interpretarlo e rappresentarlo al meglio, figura da non confondere con il demagogo moderno (come purtroppo accade oggi) che invece per raccattare voti, dice al popolo tutto ciò che vuole sentirsi dire, incurante delle conseguenze e senza programmi, ideali e visione futura. “Domani è un altro giorno”, come disse Rossella O’Hara in un famoso film, e il politico italiano moderno ne ha fatto uno stile di vita.

Allo stesso tempo ormai la politica e le istituzioni si sono svuotate di ogni valore, riducendosi a meri esecutori di direttive calate dall’alto o figlie degli interessi particolari dei pochi.

Dimenticandosi che le leggi, invece, dovrebbero servire a tracciare il sentiero ideale della civile convivenza e della libertà intesa nella sua accezione comunitaria e non certo individuale, favorendo così il passaggio dalla società naturale alla società civile, dato che altrimenti il diritto naturale prevale su quello positivo e un tale eccesso di libertà concretizza quel paradosso tale per cui “senza leggi l’uomo non è libero.”

Ed ecco che un essere umano non può più nemmeno decidere dove vivere, perché le istituzioni schiave del sentimento popolare più becero ed egoista si prendono la “libertà” di farlo al suo posto e quindi da un lato propagandano male, passando da “sono nostri fratelli” a “mandiamoli via” e dall’altro legiferano con un decreto in materia di immigrazione (cd.Decreto Minniti) che spazza via circa un secolo di lotta per l’integrazione e il multiculturalismo e ciononostante trova l’assenso e non i brividi di una buona parte della società.

Questo succede perché ormai la politica si è totalmente svilita del proprio valore di fondo: ossia perseguire con competenza, ideali, programmi e prospettiva un modello di “società ideale”, plasmato attraverso l’interpretazione delle istanze sociali.

Finendo invece col ridursi ad una fagocitante ed egoistica caccia al consenso da raggiungere ad ogni costo, senza curarsi delle conseguenze presenti e future.

Per cui se a Dicembre va di moda difendere i migranti, li difendo e se invece a Giugno va di moda cacciarli via, li caccio.

Perché?

Perché non si ha una visione d’insieme, serve solo approvazione e allora invece di cercare le cose giuste seppur impopolari, ci si butta su quelle dannose, ma facili.

La domanda che i nostri politici contemporanei si pongono a fine giornata non è più “ho fatto la cosa giusta per il bene e il futuro del popolo“?, bensì “quanti like, stelline o condivisioni ho preso oggi e cosa posso fare per incrementarli e trasformarli poi in voti domani?“.

Pochi giorni fa ricordavamo la nascita di Che Guevara e poco tempo fa quella di Enrico Berlinguer, due che di insulti, minacce e tentativi di ucciderli ne hanno collezionati tanti e che oggi non avrebbero certamente i “Like” di Matteo Salvini o di Virginia Raggi.

I primi due però hanno fatto la storia, aiutato milioni di persone e cambiato il mondo perché sapevano che bisognava avere il coraggio di fare la cosa giusta anche se pericolosa, difficile e impopolare e l’hanno sempre preferita a quella facile.

Gli altri due invece cambiano solo il loro “stato” sui social e fanno comunque più danni della grandine, non può essere un caso.

Facebook quando ho iniziato questo post, mi chiedeva come sempre “A cosa sto pensando”: sto pensando a quando non c’era Facebook e la politica si faceva davvero per vocazione e non solo per professione.

Perché c’è stato un tempo in cui un ideale valeva più di un “segui” e finanche di un seggio in Parlamento e dove si moriva pur di ottenere giustizia, anziché limitarsi a scriverlo in bacheca.

Più che Buonismo, Populismo, Benaltrismo etc, il vero problema di questo Paese è la Politica con la P maiuscola perché solo quando l’avremo riscoperta e torneremo a farla, potremo pensare di risollevare davvero la società in cui viviamo…