MIGRANTI: LA SCOPERTA DELL’ACQUA CALDA DEL M5s

MIGRANTI: LA SCOPERTA DELL’ACQUA CALDA DEL M5s

Luigi Di Maio

di Ivana FABRIS

Ci sono tali e tante imprecisioni in quanto afferma Gigi Di Maio nel video che sta girando tra le chat di FB, da fare abbastanza impressione per un partito che si definisce come l’organismo che cambierà il paese.

Personalmente, dopo 40 anni di politica vedo solo tecniche consolidate di mistificazione e strumentalizzazione di un problema per scopi elettorali.

Andiamo per ordine e capirete cosa intendo.

1) Di Maio dichiara sconcertato che c’era un accordo fra Renzi e Frontex.
E qual è lo scoop dello scoprire che il governo ha accettato gli sbarchi nei propri porti? Cosa si aspettava Gigi Di Maio, che la governance europea facesse le cose un tanto al chilo? Nossignore, se finora tutto è andato in una certa direzione è perchè C’ERANO DEGLI ACCORDI, e capirai che novità!

2) Altra dichiarazione propagandistica pre-elettorale: Renzi ci ha venduti per 80 euro.
No, non è così, CARO il nostro Gigi che non la dice tutta ai suoi elettori.
Renzi ci ha venduti per l’art.18, per la delocalizzazione dell’industria, per la riforma della sanità, per la riforma della scuola e molto altro che dovrebbe ben conoscere.
Renzi ha ATTUATO il dettato neoliberista ed essendo servo della UE colonialista, è NORMALE che agisca di conseguenza.
Ma se ne guarda bene, Di Maio, dal proferire parola CONTRO la UE oggi che il M5s ha capito che dire la verità su UE e UEM farebbe perdere consensi.

3) Di Maio afferma che la Libia rappresenta un problema di sicurezza nazionale.
SBAGLIATO. La Libia è un problema SERIO dalle primavere arabe.
Gigi Di Maio ci dovrebbe dire CHI le ha scatenate le primavere arabe e a che scopo, quindi dire anche se, chi le ha avviate per laidi scopi sempre legati al profitto, oggi potrebbe essere lo stesso soggetto che va a sanare il vulnus. In che film, prego?

4) Si chiede, Di Maio, se ci hanno cacciato dalla UE visto che siamo soli in questa vicenda.
No, non ci hanno cacciato. Semplicemente ci stanno usando come farebbe qualunque governo coloniale.
Buona l’idea di non dare tutto il contributo ma anche questa è SOLO DEMAGOGIA, perchè SA BENE, Di Maio, che farlo equivarrebbe ad USCIRE dalla UE. Quindi di che parla?

5) Insiste anche lui con la barzelletta del rimpatrio di migranti economici.
Cioè lo 0.5% circa della popolazione italiana? Mi sa che ci costa di più rimpatriarli che tenerli qui.
E soprattutto come glielo spiega a chi sfrutta questi esseri umani nel lavoro di caporalato? Come lo spiega Di Maio, alle imprese del nord-est che campano sulla pelle di queste persone?
Perchè a parole li vogliono cacciare tutti, ma i migranti sono un business a denaro sonante, quindi al di là dei proclami, poi il nulla.
Ma intanto si alimenta lo scontro: indigeni vs migranti, appunto, lo 0,5 DELLA POPOLAZIONE ITALIANA e non si dice CHI SIA IL VERO RESPONSABILE della nostra crisi interna, cioè la UE.

6) Di Maio: Triton è il più grande accordo ottenuto. NO, NON LO È.
Di fatto il progetto più efficace era Mare Nostrum: costo zero (compreso nello stanziamento alla Marina Militare) e 425% IN MENO di sbarchi, parole del Capo di Stato Maggiore della Marina Militare in una audizione in Senato.
A meno che per Di Maio il più grande accordo sia riferito ai fondi che arrivano dalla UE per i migranti e NON risolvere il problema ai e dei migranti.

7) Dulcis in fundo, Di Maio scopre che il problema della UE è solo di tipo economico e che non gliene frega niente della gente da salvare. Ma va?
Scusi On. Di Maio, ma lei, finora, DOVE DIAVOLO È VISSUTO?
A CHE TITOLO siede in Parlamento e alla Vice Presidenza della Camera, se neanche questo aveva capito?

8) Poi, avvinto dalla sua efficace propaganda, l’Onorevole si lancia in strali e parla di alto tradimento del governo.
Se aver firmato un accordo con la UE sugli sbarchi è alto tradimento, ci dica Di Maio, cos’è aver inserito l’art.81 (pareggio di bilancio) in Costituzione e aver eliminato l’art.18 dello Statuto dei Lavoratori?
Come mai il M5s non si straccia le vesti e invoca Odino e tutti i numi tutelari, CONTRO ciò che sta REALMENTE mettendo in ginocchio il paese???
Come mai On. Di Maio, NON DITE che questo paese riprenderà a vivere SOLO FUORI DA TUTTI I TRATTATI?

9) Afferma ancora Di Maio, come fosse la rivelazione del secolo, che gli accordi bilaterali sono stati firmati NON dai ministri ma dai burocrati.
Altra scoperta dell’acqua calda: i burocrati. Chiunque frequenta un po’ la politica SA che le decisioni più rilevanti, che tutto il governo (qualunque esso sia) è sotto il tallone dei famosi boiardi, amministratori dello Stato. Improvvise rivelazioni quest’oggi per Di Maio che scopre come funziona il sistema.

10) Infine si contraddice.
Che tenerezza, però…nell’intervista prima Di Maio dice che la Libia va stabilizzata poi afferma che l’abbiamo bombardata insieme ai francesi.

E allora, che ci vuole a capire che sono solo chiacchiere quelle di governo e ministri al seguito, ma pure quelle dell’On. Di Maio?
Ma di che parla?

Di che parla, ce lo dovrebbe chiarire, visto che se gli altri politici hanno fatto semplicemente quello che fanno coloro i quali sono servi in una colonia europea e badi bene l’Onorevole che anche il M5s, se non usciremo dalla UE, si ritroverà a fare le stesse cose di chi li ha preceduti.

Insomma caro Gigi Di Maio, a parte qualche sprazzo di verità qui e là, il resto è solo speculazione, è solo demagogia, è solo prendere delle posizioni perché incombono le elezioni e, drammaticamente, in tutto questo discorso di ben 18 minuti e oltre, NON HAI PRONUNCIATO UNA SOLA parola per quelle esistenze che cercano vita attraverso la loro speranza per il futuro.

Vite marginali, esseri umani in svendita, a conti fatti.

Solo numeri, regole e conti della serva Italia e NON esseri viventi e senzienti.
Avremmo dovuto ragionare così anche noi, popolazione del nord Italia, quando la gente del sud da cui proviene di Di Maio, veniva a Milano, Torino e in moltri altri centri industriali, in condizioni disumane.

Noi non lo abbiamo fatto.

In proporzione a quanto vediamo oggi coi migranti – tra l’altro, i meridionali che venivano al nord erano numericamente MOLTI DI PIÙ dello 0.5% della popolazione italiana – ma a parte qualche fenomeno che si riacutizzava ciclicamente, l’integrazione è avvenuta perchè il capitalismo LA VOLEVA e la massa l’ha accettata, indubbio, ma è avvenuta anche perchè esisteva una sinistra FORTE che impediva ogni deriva xenofoba e portava avanti una ferma volontà ad andare CONTRO OGNI FORMA DI SFRUTTAMENTO.

Noi gente del nord, noi gente di sinistra, abbiamo lottato INSIEME al popolo meridionale perchè non fosse più sfruttato, perchè gli fosse riconosciuto lo stesso trattamento economico, perchè fosse rispettata la dignità ad ogni singola persona e poco cambia se c’era il boom economico, considerato che ad affamare l’Italia oggi NON è il migrante ma la follia colonialista della UE che ci impone solo tagli all’occupazione e al welfare.

Ma di fatto è questa la differenza tra un Movimento trasversale che “destra e sinistra sono uguali” e una sinistra di classe: noi NON LOTTIAMO CONTRO altri popoli, ma lottiamo PER I POPOLI, per la loro LIBERAZIONE.

Il solo modo per affermare e realizzare anche la nostra.

UNIONE EUROPEA: EPPUR SI ESCE

UNIONE EUROPEA: EPPUR SI ESCE

Note su un Convegno organizzato dal Movimento 5 stelle sul Debito Pubblico italiano

 

Grillo, Di Maio, Casaleggio

di Massimo RIBAUDO

Lunedì 3 luglio, a Roma, si è tenuto un interessantissimo Convegno organizzato dal Movimento 5 stelle presso l’Auletta dei Gruppi della Camera dei Deputati in via Campo Marzio.

L’annuncio dell’evento, sul blog di Beppe Grillo, era questo: http://www.beppegrillo.it/2017/06/il_debito_pubblico_italiano_nelleurozona.html

Sarà sicuramente sfuggito a qualche supporter pentastellato, ma il tenore dell’annuncio, il plot, la trama, la narrazione utilizzata dal blog di Beppe Grillo ricalca esattamente quella utilizzata dalla Germania nei confronti della Grecia, e più volte rimarcata dal Governo Monti e dall’allora Ministro Corrado Passera.

Il debito pubblico è un mostro (quindi un qualcosa di cattivo), e bisogna fare di tutto per rientrare nei parametri di Maastricht, attraverso una maggiore produttività (leggi sudore, lacrime e sangue dei lavoratori) italiana.

Poi però il blog di Grillo (entità ultraterrena e salvifica che non è suo, ma è suo) ci avverte che il debito pubblico è come il colesterolo. Esiste quello buono e quello cattivo. Quello cattivo è rappresentato da opere pubbliche che non servono, dai costi della politica e delle istituzioni, quello buono è il welfare, la sanità, la scuola, i progetti innovativi (e chi li elabora, se non la politica e le istituzioni?).

E’ lo Stato a creare il Mercato, e se lo Stato è buono, il debito è buono e il mercato sarà buono. Questo è il “magico mondo di Amelie”. Pardon del blog di Beppe Grillo dove si dimentica che siamo in avanzo primario da anni (come la Germania) e il nostro debito pubblico schizza altissimo per spese di interessi, spese militari e salvataggio di banche private, in quanto non abbiamo più una Banca d’Italia, né banche pubbliche e non abbiamo più sovranità monetaria.

Ma andiamo al Convegno, che merita davvero di essere raccontato. In modo un po’ diverso dal solito, spero mi si permetterà.

Perché è un convegno hegeliano, in fondo. Ha una sua dialettica.

Ed è un convegno completamente in inglese. Come Bocconi (e Mario Monti) vuole. Quindi, io, che sono diversamente europeo, infilo le cuffiette (rigorosamente Bosch e dotate di sistema danese di traduzione) e ascolto la traduzione in italiano molto lenta, e anche approssimativa, devo dire.

Ma tanto ci sono le slide e i curricula dei discussant per meglio intendere.

Quindi, partiamo dalla prima sessione del Convegno.

LA TESI.

(n.b. La traduzione dai testi in inglese è mia e me la gestisco io)

Inizia la prima sessione intitolata “Debito pubblico, crisi bancarie ed economia reale. Come affrontare il triangolo magico”.

Se cominciamo a parlare di triangolo magico è chiaro che siamo in un tempio massonico, direbbero molti esponenti del M5s, ma io a queste cose non ci bado.

Bado invece all’ottimo curriculum del moderatore che introduce i lavori, il Professor Marcello Minenna che ha scritto più di 600 libri, a suo dire, e quindi deve essere uno che sa il fatto suo.

Mi dicono che abbia parlato con Beppe Grillo di Virginia Raggi, ma anche a queste cose io non do la minima rilevanza. E ascolto il professor Minenna: la voce dell’Università Luigi Bocconi di Milano.

Come siamo arrivati a questa crisi?

Ecco che parte la narrazione ripetuta mille volte (se dite una bugia mille volte qualcuno finirà per crederci, e spesso anche chi la dice). Abbiamo importato la crisi dagli esportatori di crisi (e di democrazia) americani con i cattivissimi mutui subprime. Titoli carta straccia che rappresentavano crediti su case vendute e mai pagate dagli americani.

A questa crisi abbiamo risposto male, noi europei. Dovevamo produrre di più, dovevamo essere come la Germania, dovevamo…

Ma Trichet della BCE non ha alzato i tassi d’interesse come risposta alla crisi del 2007-2008, professor Minenna? Ma le banche francesi e svizzere non sono state indagate per ammanchi molto sospetti poi scaricati su improbabili hacker? No, Minenna non ne parla.

Siamo noi che abbiamo vissuto sopra le nostre possibilità.

Va bene Minenna. Queste cose ce le ha dette Mario Monti. Quindi?

Quindi, dobbiamo stare attenti allo spread.

Cos’è lo spread? E’ un differenziale, una misura di relazione tra il valore di un titolo di credito e un altro. Guarda caso, tra un nostro BTP (Buono del Tesoro Poliennale) e un titolo di Stato decennale in Germania. Perché non possiamo calcolare lo spread con un buono del tesoro spagnolo, o greco? Siamo tutti uniti in Europa, no? No.

L’Europa è dominata dal modello ordoliberista tedesco e quindi i differenziali si calcolano con i buoni del Tesoro tedeschi.

Che cosa misura lo spread secondo i mercati finanziari? La fiducia nello STATO emittente i buoni del Tesoro (l’unica cosa che lo Stato può emettere visto che non ha più una moneta pubblica. La moneta è solo privata e la emette la Banca Centrale Europea).

Lo Spread è:

• una misura indiretta dell’affidabilità (rating) dell’emittente/debitore (ad esempio lo Stato) di restituire il credito e quindi del rischio insolvenza: maggiore è lo spread, minore è la valutazione che il mercato dà a tale affidabilità e maggiore quella che attribuisce al rischio insolvenza;
• una misura della fiducia degli investitori nell’acquisto dei titoli: maggiore è lo spread minore è tale fiducia.

Uno stato buono, che ha un debito buono, che crea un mercato buono nel magico mondo di Amelie, cioè del blog di Beppe Grillo, è uno Stato di cui si fidano gli investitori finanziari PRIVATI.

Tenete bene a mente quest’assunto perché ritornerà sempre fino alla fine del Convegno.

Minenna va veloce e ci dice come affrontare il triangolo magico.

Per salvare le banche e l’economia reale, abbassando il debito pubblico CI VUOLE PIU’ EUROPA.

Un’Europa che non calcoli gli investimenti pubblici nel Fiscal compact, ma che li concerti con gli Stati.

Non solo Banca centrale, ma anche controllo centralizzato dei bilanci dello Stato e del Fisco Statale.

Si deve creare un’Eurozona 2.0.

Io in questi giorni ho visto un’Europa in 3 dimensioni scala 1:1. Ma erano modelli di carrarmati austriaci.

carrarmati al Brennero

Come ha chiesto Confindustria, bisogna dare ogni sovranità dello stato all’Unione Europea. Lo stato serve per la polizia, l’esercito e per dare appalti buoni, che creano un mercato buono…vabbè, oramai l’avete capito.

Quindi lo Stato serve a combattere, con le sue leggi i nemici del triangolo magico. La corruzione, la casta e le cricche.

Vorrei fare una domanda. Ma al pubblico non è permesso fare domande.

Lo scandalo Libor è colpa degli Stati, della corruzione, della casta o delle banche? Minenna non ne accenna minimamente. Come non accenna ai paradisi fiscali, agli affari del Lussemburgo nell’agevolare l’evasione fiscale di svariate multinazionali, alle porte girevoli che permettono a Ministri dell’economia di diventare CEO di importanti istituzioni finanziarie e bancarie e poi di tornare a fare Ministri, e poi..

Ci vuole più Europa, è il suo mantra. Ha scritto 600 – o trecento, avranno tradotto male – libri. Quindi, ne saprà qualcosa.

La parola passa allora a Jochen Andritzky, segretario generale del Consiglio di esperti economici della Germania. Perché lo spread è una cosa seria, e soprattutto tedesca.

“Volete più Europa?”, esordisce l’esperto, bene. Ce l’hanno già pronta, secondo Jocken. Basta affidarsi, come consiglia anche il Ministro delle Finanze tedesco Wolfgang Schaueble, al Meccanismo di Stabilità Europeo. Il MES, che ti dà tutti i soldi che vuoi, se tu fai quello che dice lui. La regola dell’ESM (o MES in italiano) insomma è: “Chi dà i soldi, ha i diritti”. Nel senso, che li possiede proprio i diritti di vita e di morte dei cittadini degli Stati. Basta disfarsi delle Costituzioni, dei Parlamenti, della democrazia, e il Meccanismo assicurerà tutta la stabilità possibile al triangolo magico.

Poi, nel prosieguo delle sue argomentazioni e nelle tavole rotonde, Andritzky si correggerà dicendo che voleva parlare in termini generali, non certo fornire ricette pronte all’Italia.

Però, su. Se volete più Europa basta che il MES diventi come il Fondo Monetario Internazionale per tutti gli Stati europei, praticamente sia una troika in casa che controlli tutto, e il gioco è fatto.

L’euro ha sicuramente dei problemi, ma è perché tutti questi popoli europei chiedono ancora troppa democrazia. E democrazia ed Euro sono ossimori. Mica le elezioni possono cambiare i patti dell’eurozona, come disse Schaueble.

Jochen Andritzky ci dice che andiamo verso una Maastricht 2.0 con l’ istituzionalizzazione del MES.

Molto chiaro e definitivo.

Jochen Andritzky

Quindi si è presentato a parlare il professor Rainer Stefano Masera. Chi era costui?
Rainer Stefano Masera è un banchiere, economista e accademico italiano, già Ministro del bilancio e della programmazione economica del Governo Dini

Ha letto delle slide che dimostrano varie incongruenze dell’euro – che presenta rischi endogeni, esogeni e sistemici molto alti, ma tutto sommato ce le dobbiamo tenere. E poi ha asserito che il governo Dini è stato il miglior governo italiano della Seconda Repubblica. I pensionati italiani ne sono certi, credo.

A questo punto, a riequilibrare un po’ il dibattito, che sembrava il canto ordoliberista del trionfante sogno europeo, è giunto un editorialista economico serio e preparato. Un conservatore, Wonfgang Munchau, che dirige il gruppo di analisi Eurointelligence e scrive per il Financial Times e il Corriere della Sera ha ricordato a tutti che il sogno per molti europei, specie per spagnoli, greci, italiani e anche per i francesi, è un incubo e quindi si potrebbe andare verso la fine dell’Euro e della UE, ove la Germania non inverta le sue politiche mercantilistiche e se, quindi, continuerà a essere il paese che esporta di più, a danno di tutti gli altri partner europei.
Cosa l’aiuta a fare questo? L’euro.

Mi auguro di non esagerare nella sintesi, ma la produzione scientifica e mediatica dei partecipanti è così copiosa e diffusa che chiunque potrà controllare le tendenze e gli orientamenti qui appena accennati.

Dopo questo primo panel, arriva la voce della politica.

Giunge sul palco il vicepresidente della Camera Luigi Di Maio.

E se ve lo ascoltate in inglese, e vi ascoltate le sue interviste potrete controllare se la mia sintesi è vera o falsa.

Luigi Di Maio inizia con una metafora che io ho chiamato: “La parabola del giocatore di slot machine”.

Chi preferite? Un padre di famiglia che tutto il giorno, con tanto sudore e sacrificio, si guadagna il pane per sé e per i propri figli, oppure un padre che si gioca tutto il suo stipendio alle slot machine?

Lo stato è come un padre di famiglia (quindi per Luigi Di Maio è un privato, come scritto nel codice civile, che è un regolamento di rapporti fra soggetti privati) che invece di lavorare è andato a giocare alle slot machine della finanza.

Lo Stato? Ma non sono state le banche? Sei sicuro Luigi Di Maio?

E quindi il problema non è l’euro, e la discussione tra “Euro SI ed Euro NO” è una discussione ideologica. Basta ideologie. Lo stato deve essere ETICO e deve pensare solo al bene dei suoi cittadini. E investire in cose buone, che creino un mercato buono, che creino un cittadino buono…Governato dal buon padre di famiglia.

Vi state cominciando a preoccupare? Non è ancora finito, il convegno. Tranquilli.

Dopo queste tesi, ecco che finalmente, come vuole la dialettica hegeliana, arriva

L’ANTITESI

E si presenta con l’autorevolezza scientifica del Professor Alberto Bagnai docente all’Università di Pescara “Gabriele D’Annunzio”, il quale, avendo in curriculum numerosissimi paper pubblicati su varie riviste internazionali, e il successo di pubblico e di riconoscimenti dei suoi volumi “Il tramonto dell’Euro” e “L’Italia può farcela” esordisce in un inglese praticamente perfetto dicendo: “Perché mi avete invitato a un convegno sul debito pubblico, se la causa della crisi mondiale e europea è il debito privato?”. Io volevo applaudire, ma non s’interrompe un “assolo” per eccessivo entusiasmo.

Alberto Bagnai

Lo sanno tutti (dovrebbero, almeno) che questa non è una crisi dovuta all’alto debito pubblico, ma al fatto che i salari sono diminuiti, che i tagli imposti dalla dottrina dell’austerità espansiva provocano spese che io, cittadino-utente-elettore, non avrei mai dovuto pagare se la scuola funzionasse, se gli ospedali pubblici fossero di più sui territori e con più personale medico e paramedico, se le pensioni non fossero misere.

E questi aspetti del welfare state, mi permetto di sintetizzare, non sono carenti per la corruzione, o la casta, ma perché dobbiamo salvare le banche che giocano alla slot machine finanziaria per colpa delle regole europee.

Siamo costretti a drogarci di mercati finanziari perché le regole europee asfissiano completamente l’economia reale e quella pubblica. Che è fatta di salari e profitti per la vendita della produzione sui mercati interni e su quelli esteri. Ma non SOLTANTO su quelli esteri. Perché il crollo della domanda interna (questa è anche una crisi di domanda) riduce fortemente il Pil, impedisce ogni crescita, distrugge le capacità manifatturiere del paese che è costretto a produrre, per il mercato estero, a prezzi sempre più bassi.

Quindi non c’è nessuna coesione europea, ma feroce competitività tra gli Stati. Una vera e propria guerra commerciale di tutti contro tutti. E questo è sancito dai Trattati dell’Unione Europea.

Ecco la forza dell’antitesi. La verità è questa. La viviamo ogni giorno. Se guadagno 800 euro tutta la vita, e rischio anche a 50 anni di non guadagnarli più, come faccio a comprare beni e servizi? Se non ho un lavoro sicuro, come posso programmare la mia vita e quella della mia famiglia?

Sono queste le domande che si fanno le persone REALI, perché questi sono i TEMI REALI.

Credete che i sostenitori della tesi iniziale si siano andati a nascondere?

No. I Convegni servono a questo. A sorridersi, a stringersi mani e a rappresentare visioni diverse della realtà.

La tesi iniziale è la realtà di chi ha i soldi. Tanti.

L’antitesi è quella di chi non li ha, o ne ha pochi. O teme che diverranno pochi perché il modello sistemico ordoliberista tedesco erode sempre di più i risparmi, gli stipendi e i redditi da lavoro.

Salto a piè pari l’intervento di Ansgar Belke perché non mi è piaciuto, esalto quello di Heiner Flassbeck che ha detto tutta la verità sull’economia mercantilista della Germania e giungo alla bellissima prolusione della Professoressa Brigitte Granville della Queen Mary University di Londra.

Ascoltatela qui, al Convegno Euro, Mercati, Democrazia del 2015.

E’ stata l’unica donna ammessa a parlare, che con il suo inglese elegante e addolcito dall’incantevole accento francese, ha presentato le cifre incontrovertibili di uno studio elaborato con il Professor Alberto Bagnai et al. il quale dimostra che con la nostra moneta, e con una maggiore spesa pubblica per beni e investimenti la nostra crescita, al terzo anno, può essere del TRE PER CENTO. + 3% in un anno.

Con la nostra moneta e la nostra politica di bilancio pubblico. Con un welfare vero, creando lavoro vero.

Non è una favola. E’ scienza economica. Senza spinte inflazionistiche rilevanti.

Io ci credo. Gli italiani sono in grado di realizzarlo.

Grazie Professoressa Granville.

Brigitte Granville

Sono intervenuti altri professori, ma le parole della Granville, come quelle di Alberto Bagnai, per la loro adesione a principi scientifici dell’economia pubblica, confermati dall’evidenza empirica, mi hanno convinto, quindi non presto molta altra attenzione.

E’ questa la vera opzione, su questo bisogna creare il consenso.

Però voglio farvi notare un altro intervento molto interessante. Quello di Jens Nordvick, il quale ha scritto un bestseller, “La caduta dell’euro”, e prevede la creazione di un nuovo tipo di euro. Un euro 2.0

Il suo nome non vi dirà molto, ma questo quarantenne è uno dei maggiori advisor europei della Goldman Sacks e delle assicurazioni Nomura, imperi bancari e assicurativi.

Ha vinto moltissimi premi come miglior investitore. E ci dice che: “L’Italia in questo momento è il più importante paese europeo, perché da lei dipenderà la continuazione, o la possibile trasformazione, dell’esperimento politico ed economico dell’euro, oppure il suo abbandono”. Dall’Italia dipenderà la scelta di andare verso una maggiore convergenza delle economie europee (finora non realizzata) oppure verso la divergenza e la disgregazione. Moltissimi investitori scommettono sulla divergenza. Lui spera in una convergenza. Et pour cause.
Lui spera di essere tra i pochi a vincere la scommessa. E quindi guadagnare moltissimo.

Perché i mercati finanziari scommettono, come si fa nei Casinò e con i bracci delle slot machines. (Ma si preferisce usare il termine PREVEDONO)

Mettiamo che ci sia una partita tra Juventus e Frosinone. Chi scommette sulla Juventus (risultato quasi sicuro) vincerà poco, ma chi scommette sul Frosinone probabilmente perderà, ma se vince, vince moltissimo.

Jens scommette sul mantenimento dell’Euro, come Luigi di Maio.

Certo, la moneta unica ha dei problemi strutturali, come ha affermato Davide Casaleggio che ha ascoltato gran parte del Convegno (io le chiamerei anomalie sistemiche), ma basta più Europa, probabilmente. Quindi, meno democrazia e meno lavoro.

Davide Casaleggio

Il professor Bagnai ha provato a chiedere a Jens Nordvick e a Minenna come riuscire a incrementare i salari.

Alberto Bagnai è l’unico che ha pronunciato il termine SALARI in tutto il Convegno. Ma non ha ottenuto risposta. Per tutto il mondo finanziario liberista e ordoliberista il lavoro è una commodity. Quindi ha un prezzo (come il cemento armato o il legname), non un valore.
E questo prezzo deve essere il minore possibile.

LA SINTESI

Visto che l’euro non è solo una moneta, qualcuno si è chiesto se non dare ragione a entrambe le parti e non considerare l’ipotesi di creare una moneta fiscale (per il lavoro e i tributi) e una moneta commerciale (l’euro, per gli scambi internazionali).

Mhmm. Andatevi a leggere le proposte, molto ben argomentate dal Professor Gennaro Zezza, docente dell’Università di Cassino. E magari ne parliamo in altre sedi.

Poi, la comunità finanziaria ha confabulato sui risultati del Convegno.

La comunità finanziaria?

Si. I proprietari delle slot machine.

Financial Community

 

 

n.b Per l’intero convegno seguire i video pubblicati da Italia News

CI SIAMO DENTRO E NON POSSIAMO SAPERLO

CI SIAMO DENTRO E NON POSSIAMO SAPERLO

Guitti d'avanspettacollo

di Claudio VERDE

Oltre il disagio, l’indignazione, il fastidio, la noia e quella sorda e tenace resistenza interiore che comunque ci anima non possiamo andare, mentre privatamente, giorno per giorno, inseguiamo ogni occasione di bellezza, di piccola grande gioia che possa arricchirci la vita.

Ma non possiamo sapere.

Immaginiamo un libro, un saggio o un romanzo che parli di questi nostri anni fra trenta-quarant’anni…di cosa parlerà, di “Chi” parlerà…e come.

Ma davvero chi oggi occupa un ruolo di primo piano (almeno sembra occuparlo o così crede) ed esercita potere verrà considerato importante e determinante…politicamente, culturalmente degno di un’annotazione?

Io credo che la gran parte di loro verrà vista come personaggi di avanspettacolo e anche del livello più scadente.

Sì, per quanto tutto dipenda dal contesto generale (e fra quarant’anni non sappiamo il mondo come girerà), conoscendo gli attori, davvero credo che più di un imbarazzato, stupefatto, marginale commento, non avranno…

E se usciamo per un attimo dalla confusione del contingente e proviamo a guardarli con freddezza (quello straniamento simile a quando si azzera il volume del televisore) non ci accorgiamo forse che sono proprio delle caricature già adesso?

Compreremmo mai un’auto da uno di loro?

Eppure stanno lì perché li abbiamo messi noi.

Non è del tutto così, però sì, li abbiamo messi noi.

Forse quel saggio, o romanzo, dovrebbe approfondire proprio questo.

SQUADRISMO LINGUISTICO

SQUADRISMO LINGUISTICO

Beppe Grillo

di Jean DE MILLE

Molti personaggi della politica rientrano a pieno titolo nella categoria degli indifendibili.

Gli appartenenti alla lista che vi propongo non fanno eccezione, alcuni di loro sono tra i responsabili maggiori della crisi economica e antropologica che ci avvolge, di quell’ondata neoliberista che ha travolto e cancellato un secolo di conquiste sociali dei lavoratori e delle classi subalterne.

Credo pertanto che chi si occupa di politica debba essere molto duro con loro, senza fargli sconti: ma lo debba essere portando argomentazioni logiche, senza ridurre tutto il proprio messaggio al turpiloquio, alla battuta sconcia, all’offesa personale, che altro non sono che strumenti coi quali impoverire ogni riflessione, ed introdurvi germi di intolleranza e di violenza.

Ma vogliamo scorrere questa squallida sequenza di insulti?

Berlusconi: «Psiconano»; «Un uomo di 74 anni (all’epoca, n.d.r.) senza prostata»; «È sotto azoto liquido da 10 anni»; «Testa asfaltata»; «Big Jim»

Bersani: «Gargamella»; «Zombie»; «Non è un fascista. È solo un fallito. Gli imputo invece di aver agito in accordo con ex fascisti e piduisti per un ventennio, spartendo insieme a loro anche le ossa della Nazione»; «È un quasi morto»

Bindi: «Problemi di convivenza con il vero amore non ne ha probabilmente mai avuti»

Binetti: «Gridava devianza, devianza, mentre indossava un cilicio osè sulla coscia e si flagellava con un frustino di corda»

Boldrini: «Cosa succederebbe se ti trovassi la Boldrini in macchina?» (domanda posta sul blog, con risposte prevedibili dei fans)

Brunetta: «Brunettolo»

Fassino: «A furia di frequentare salme si diventa salma. Tanto più che lui ha già quella faccia lì»

Ferrara: «Container di m… liquida»

Formigoni: «Forminchioni»

Montalcini: «Vecchia putt…»

Monti: «Rigor Mortis»; «Banchiere del c… qualsiasi»; «Mendicante»

I napoletani: «Questa da un napoletano, parlare di onestà è meraviglioso. Tu sei modificata geneticamente»

Napolitano: «Salma»

Parlamentari: «Larve ben pagate»

Prodi: «Alzheimer»

Renzi: «Ebetino di Firenze»; «Il pollo che si crede un’aquila»; «Hanno bussato alla porta e non c’era nessuno. Era Matteo Renzi»

Saviano: «Fa godere Berlusconi come un riccio»

Senatori a vita: «Decisivi e non muoiono mai»

Veltroni: «Topo Gigio»; «Va in Africa e scopre i malati di Aids. Torna qui e dice: la soluzione è mettere a tutti il preservativo. E lo dice lui, uno che il preservativo ce l’ha in testa da dieci anni»

Vendola: «Supercazzolaro»; «At salut, busòn» (in dialetto bolognese); «Buco senza ciambella»

Veronesi: «Assassino», «Cancronesi»

In fondo è stato immediato individuare il protagonista di questo incessante turpiloquio: occorre veramente dire che si tratta di Beppe Grillo?

Più necessaria, invece, mi appare una riflessione sullo squadrismo linguistico dei 5 Stelle, sul feticismo dell’insulto ritualizzato, che dispensa istantaneamente dalla riflessione e trasforma gli individui in un branco, dotato di una sola parola ed una sola volontà, quella del capo.

Ed ancora, che dire della delegittimazione continua dell’avversario, e di quest’apoteosi dell’irrazionalismo più viscerale?

Non ci si limita ad attaccare le idee: più spesso si sceglie come obiettivo la totalità della persona, colpendola nella fisicità, facendone il bersaglio visibile di una scarica di rabbia e di frustrazione.

Una violenza verbale di questa portata è destinata a lasciare sedimenti di odio nelle coscienze, ad avvelenare discorsi e comportamenti.

Il fascismo culturale è già con noi.

EHILA’ BEPPE. VOLEVO DIRTI UNA COSA

EHILA’ BEPPE. VOLEVO DIRTI UNA COSA

Grillo cervello

di Massimo RIBAUDO

Beppe, Beppe Grillo, scusa.

Volevo dirti che quando hai affermato che “bisogna cambiare il cervello agli italiani”, facendo il gesto di staccargli la testa dal collo, hai dimostrato che sei di destra.

Credi che con la violenza (che nasce dalla paura, e tu hai paura del futuro) si ottenga tutto.

No. Se vuoi cambiare, con lentezza, i cervelli, gli devi far vedere un mondo diverso.

Ma non su internet.

Per le strade, le case, le piazze. Nella vita reale.

Una volta spiegato il mondo, si tratta di cambiarlo.

L’ha detto Carlo Marx, mi sembra.