QUELLO CHE CI HA DATO STEFANO RODOTA’

QUELLO CHE CI HA DATO STEFANO RODOTA’

di Giovanni NUSCIS

La morte è e resta una contraddizione, comprensibile solo nella dimensione freddamente chimica del mondo, in cui la vita e la morte, nel lento, implacabile passaggio di ere, altro non sono che brevi, accidentali eventi presto seppelliti dal flusso incessante delle trasformazioni.

Non dimenticheremo il suo impegno per la strenua difesa della Costituzione.

Non dovremmo però neanche dimenticare il suo impegno di giurista finissimo e sensibile in un’altra importante causa: la codifica dei beni comuni, quei beni che appartengono alle comunità in quanto funzionali all’esercizio dei diritti fondamentali (acqua, energia, terreni, edifici…); beni, dunque, per loro natura inalienabili.

Un percorso importantissimo, questo, svoltosi all’interno di una commissione parlamentare, ma purtroppo interrottosi e non più ripreso, salvo alcuni tentativi in anni recenti.

Il concetto di bene comune, è bene chiarirlo, non alberga nel cuore dei governi liberisti; il suo disconoscimento determina la cedibilità e la svendita, come infatti scelleratamente è avvenuto e avviene con la scusa di fare cassa in tempo di crisi, a vantaggio di ricchi aquirenti e a svantaggio dei cittadini e delle future generazioni che si ritroveranno spogliati di tutto, costretti a mendicare ciò che in un mondo normale dovrebbe invece spettargli di diritto.

Gli sia dunque lieve la terra, augurando invece a noi una discendenza che ne replichi almeno in parte l’acutezza e la passione di uomo e di giurista.