Un fiero e deciso NO alla guerra!

Un fiero e deciso NO alla guerra!

Predator

di Michele CASALUCCI

Alcuni anni fa, a Foggia, una insipiente decisione, della quale mai nessuno ha osato assumersi pienamente la responsabilità, ha portato all’utilizzo di un aereo da combattimento (dismesso) dell’Aeronautica militare, quale elemento dell’arredo urbano.

L’aereo in questione svetta sulla rotatoria (rondò, roundabout, chiamatela come volete), tra Via Paolo Telesforo, via Mario Natola (le tre corsie insomma), e via Silvio Pellico e Tratturo Camporeale.

L’iniziativa provocò discussioni assai accese e le motivazioni addotte da quanti sostenevano il valore della localizzazione erano sostanzialmente risibili; ne ricordo una che metteva in connessione l’aereo con i bombardamenti subiti dalla città di Foggia durante la seconda guerra mondiale. Ma si sa, quando si parla di guerra, la stupidità impera e la logica va a farsi quattro passi da un’altra parte.

A seguito delle polemiche successive all’utilizzo di un aereo da guerra, quale monumento cittadino, si pensò bene di edulcorare il messaggio minaccioso e perturbante, con l’aggiunta di sette filiformi stecche colorate con i colori dell’arcobaleno. Come se la presenza di quell’evanescente segno potesse in qualche modo oscurare la brutalità del messaggio lanciato dalla ingombrante presenza del freddo acciaio di quell’aereo simbolo di morte e distruzione.

Se riprendo la polemica di quegli anni, è perché le recenti notizie relative all’acquisto di droni americani da parte del nostro (sic!) governo, riportano la città di Foggia al centro di uno schieramento militare aggressivo.

La notizia, infatti, è che gli Usa hanno accettato che l’Italia – attraverso una serie di affidavit che rimarranno segreti e riservati – utilizzi alcuni droni, armati di bombe e altri strumenti di morte; il centro, la base direttiva di quei droni sarà l’aeroporto di Amendola su via Manfredonia, per la precisione i droni saranno guidati dal 28° gruppo “Streghe” del 32° Stormo dell’Aeronautica Militare di Amendola.

Sin da maggio sono stati avviati “lavori di potenziamento e adattamento al volo notturno”, che “renderanno Amendola uno dei più importanti aeroporti militari italiani”.

E così, frotte di imbecilli locali già si arruolano a sostegno di logiche aberranti, logiche di distruzione e di morte, giustificandole con l’esigenza di far fronte ai pericoli che arrivano dalla Turchia e dalla Russia, con le loro politiche aggressive, senza capire che proprio questa sfrenata corsa agli armamenti provoca di per sé l’inasprimento dei rapporti e delle relazioni tra gli stati, oltre a portare l’inevitabile e tragico carico di morti, feriti, dispersi, profughi e migranti.

La realtà è, infatti, che l’Italia, con i governi che si sono succeduti, sin dalla vicenda della prima guerra del Golfo, e poi con la tragica decisione di partecipare alla guerra fratricida nella ex Iugoslavia, e poi ancora con i conflitti in Iraq ed in Afganistan, ha praticamente rinunciato ad un ruolo di pace, stabilito e definito dall’articolo 11 della Costituzione, e si è totalmente ed acriticamente affiliata alle scelte distruttive, tragicamente sbagliate, degli americani e della Nato.

Così, mentre segnali seppur timidi e limitati arrivano da alcuni paesi come la Gran Bretagna, che comincia ad ammettere gli errori compiuti con la decisione di partecipare alle guerre del Medio Oriente, mentre alcuni stati cominciano a ritirarsi dai teatri di guerra (vedi il Canada), il governo italiano, sotto al guida del mirabolante Renzi, non trova di meglio da fare che stringere ancora di più i lacci che su questo fronte legano, in maniera perversa, l’Italia alle politiche sbagliate e dissennate degli Stati Uniti d’America.

Così la vicenda degli F 35, aerei costosissimi ed inutili per una strategia militare difensiva, come dovrebbe essere quella definita ed affermata nella Costituzione, sono la riaffermazione di scelte mirate ad rinforzare una capacità offensiva, di attacco, di aumento delle occasioni di conflitto. E la scelta, anzi la richiesta, fatta ed ottenuta, di ricevere anche droni armati costituisce un ancor più grave passo in quella direzione sciagurata.

La notizia è in gran parte passata sotto silenzio, il che la dice lunga sia sull’asservimento della stampa alle logiche dominanti, sia sulla debolezza delle argomentazioni addotte a sostegno di questa scelta, ottusa e stupida.

I pochi che ne hanno parlato, lo hanno fatto magnificando le lodi di strumenti di guerra (senza pilota) che possono colpire gli obbiettivi nemici con “intelligenza e precisione”. Dimenticando che, secondo documenti dello stesso Pentagono (dati riportati nel citato articolo de il Manifesto), oltre a seminare distruzione e morte, il 90% degli obbiettivi colpiti è “non identificato o errato”.

Oppure hanno addotto ragioni correlate al controllo degli scafisti nel Mediterraneo e al loro commercio di uomini e donne, poveri e miserabili, avviati sulle rotte marine che dalle coste del nord africa li portano sulle spiagge dell’Europa.

Un miserabile tributo dovuto alle logiche legaiole e fasciste che si oppongono all’arrivo e all’accoglienza dei migranti. Laddove poco si comprende l’uso che si vuol fare di questi strumenti di morte: forse bombardare ed affondare i barconi in arrivo carichi di centinaia di persone inermi? O non piuttosto proiettarsi in maniera minacciosa e provocatoria nei confronti degli stati del nord africa, appunto, spingendoli a praticare politiche securitarie che comprimano il flusso dei migranti e costringere a trattenere sul loro suolo, masse ingenti di popolazioni povere ed affamate che lasciano le loro terre per dirigersi verso il nord del mondo?

Non c’è bisogno della zingara per dare risposta a queste domande. L’Italia, invece di ripudiare la guerra, assume un comportamento aggressivo e autoritario, spinge ad una progressiva militarizzazione delle sue politiche, vuole affermare un ruolo aggressivo e non cooperativo verso il mediterraneo.

D’altra parte questo ruolo verso l’esterno, è bene ricordarlo, fa il paio con una riorganizzazione autoritaria ed oppressiva all’interno. Non solo attraverso leggi e decreti che stanno progressivamente svuotando la democrazia nel nostro paese, ma anche con scelte gravi e preoccupanti. Mi riferisco al fatto che, per esempio, mentre le assunzioni nel pubblico impiego siano da anni bloccate, si decida l’assunzione di oltre mille agenti di polizia per il Giubileo, segno di una politica ripiegata su se stessa e che non sa pensare ad altro se non ad una militarizzazione crescente del territorio.

Logiche sbagliate ed aberranti, basate, all’interno e all’esterno su scelte di aggressività e di potenza.

Mentre è dimostrato che l’aggressività e le politiche di potenza non si traducono mai in maggiore sicurezza. Sono le scelte di cooperazione e di coinvolgimento che garantiscono relazioni proficue e positive tra gli uomini e i popoli.

Per non parlare dei costi che sottraggono ingenti risorse a scelte economiche e sociali propulsive, per indirizzarle verso l’acquisto di strumenti di morte.

Forse non saremo più milioni a marciare per la Pace, perché una propaganda ossessiva e falsa ha obnubilato ed offuscato molte menti, ma la mia bandiera arcobaleno, che ho portato dalle strade di Vicenza fino alle spiagge svedesi, da Gleenegals fino ad Atene, da Roma a Madrid, è pronta per altre mobilitazioni che sono urgenti e necessarie. A cominciare da Amendola e da Foggia che sono, come ho scritto all’inizio, un momento cruciale del dispiegamento di queste forze aggressive.

Nè posso concludere questo scritto senza rivolgere un caloroso pensiero alle compagne e ai compagni che nei giorni scorsi hanno bloccato le esercitazioni Nato in Sardegna e che in questi giorni organizzano iniziative e manifestazioni analoghe in Sicilia.

No alla Guerra, No alla Nato.