HIV: DIECI NUOVI CASI DI INFEZIONE AL GIORNO

HIV: DIECI NUOVI CASI DI INFEZIONE AL GIORNO

preservativo

di Coordinamento Nazionale MovES

Nè il Ministero della Salute, nè la Ministra sono in prima linea per proteggere gli italiani mediante una campagna capillare di informazione, da questo virus.

Nessuno ne parla e nessuno fa sapere, oltretutto, che le malattie veneree sono in continuo aumento.

Così come per un corretto approccio alle somministrazioni dei vaccini, in questo paese manca totalmente l’informazione e l’educazione sanitaria.

Non stupisce, stante il quadro della demolizione della sanità pubblica, solo non si capisce per quale ragione si parla di emergenza malattie infettive per ciò che riguarda le malattie di cui sentiamo tanto parlare ultimamente, mentre sui 3500 NUOVI casi all’anno di contagio da HIV tutto taccia.

Non si può certo dire che questo sia un problema di poco conto considerato quanto e come si diffonde l’HIV e dati i costi in termini di salute per la popolazione intera, BAMBINI COMPRESI, oltre che dei costi sociali di questa malattia che da oltre 35 anni non smette di colpire trasversalmente la popolazione.

Tra l’altro nel silenzio generale dopo una psicosi scatenata dai media nei primi anni della sua apparizione.

Senza alcuna dietrologia e proprio in considerazione dell’assenza di vaccino contro l’HIV, la domanda per cui la Ministra abbia posto l’aut aut per il suo decreto sui vaccini e non faccia lo stesso con questa malattia che fa ancora milioni di morti nel mondo, viene spontanea e non si riesce a non pensare che le ragioni non siano casuali, oltre che prove generali di un metodo per imporci senza possibilità di replica qualunque decisione antidemocratica che voglia il governo.

ASSISTENZA INFERMIERISTICA E SFRUTTAMENTO DELLE PROFESSIONALITÀ

ASSISTENZA INFERMIERISTICA E SFRUTTAMENTO DELLE PROFESSIONALITÀ

Infermiera in burnout

dal Coordinamento Nazionale MovES

Leggiamo che gli infermieri di una fascia della regione Friuli-Venezia Giulia, hanno indetto dal 4 giugno uno sciopero CONTRO IL DEMANSIONAMENTO che pian piano non solo si estenderà ad altre aree della stessa regione ma è anche destinato ad allargarsi anche sui compiti che impropriamente e inopinatamente, gli stessi infermieri sono obbligati a svolgere.

Turni massacranti, ruoli che non sono previsti, vicariamento di figure mancanti, rendono chi si è laureato o diplomato in Scienze Infermieristiche né più né meno che un manovale dell’assistenza ai malati.

Infermieri adibiti al ruolo di portantini, di amministrativi, di supplenza di ogni posto reso vacante da un sistema che sta ammazzando la sanità pubblica, dopo aver imposto la laurea agli operatori in questo ambito.

Se è vero che in ogni ambito lavorativo che richieda una laurea è in atto uno svilimento delle competenze e delle professionalità, lo è ancora di più se riguarda la salute delle persone, perchè ogni infermiere che venga sottoposto a simili trattamenti, inevitabilmente rischia di dare una peggior assistenza ai nostri congiunti o a ciascuno di noi e, peggio ancora, che sia esposto anche al rischio di errori che, inutile precisarlo, ricadono sulla vita delle persone.

Accade lo stesso anche ai medici, indubbiamente, ed è più che evidente che si miri al disfacimento di tutto ciò che è pubblico in favore del privato ma non si può non rilevare che tutto ciò accade perchè è calato un silenzio tombale da parte di chi dovrebbe difendere questi lavoratori, proprio per ciò che è il loro compito, persino più di come si dovrebbe.

Sindacati di categoria e partiti della sinistra, tacciono o danno risposte esigue ma nel caso dei sindacati di categoria, si assiste annichiliti ad un totale asservimento del sistema.

Il problema comunque non nasce oggi.

Già negli anni ’90, il personale infermieristico aveva rilevato l’estrema pericolosità della trasformazione delle Unità Sanitarie Locali in Aziende e, malgrado la mobilitazione contro il sistema manageriale che prevedeva di mettere al centro delle politiche ospedaliere i numeri anziché la salute, nessuna forza politica ha voluto cogliere l’importanza di questa battaglia fondamentale.

Quindi, allo stato attuale raccogliamo le scelte davvero scellerate di un passato recente da parte di una classe politica di sinistra (come tale si definiva circa 20 anni fa più di come fa oggi) che sin da allora ha abdicato al suo ruolo in virtù di una presunta governabilità che ha comportato solo compromessi al ribasso e su una categoria di lavoratori così essenziali.

Quello dell’infermiere è un lavoro estremamente duro e sacrificante, lo era sin da prima dell’avvento del sistema neoliberista in quanto mai adeguatamente riconosciuto sia in termini di importanza sia in termini economici, ma oggi sta scadendo a livelli intollerabili e nel silenzio generale soprattutto di una certa classe di dirigenti sindacali che continuano a non voler recepire seriamente le istanze dei lavoratori con un danno spaventoso proprio alla sanità pubblica.

Per la prima volta nella storia, dal ‘900 ad oggi, il sindacato, tranne rare eccezioni, continua ad essere la mancante chiave di volta per fermare questo disastro che ricade interamente solo sulle fasce più deboli della popolazione.

Non dobbiamo infatti MAI dimenticare che GIÀ OGGI, ci sono 11 MILIONI di italiani che non riescono ad accedere alle cure sia per i costi sia per le lunghe attese date proprio dal depotenziamento della sanità pubblica in termini di personale impiegato e di incremento delle prestazioni ambulatoriali o laboratoristico-strumentali e che tale situazione è destinata a peggiorare progressivamente.

Il quadro è esattamente sovrapponibile, in materia sanità come per altri settori riguardanti il welfare, a quello greco di prima dell’arrivo della Troika.

Si curerà SOLO chi potrà permettersi esami e visite in regime di libera professione o presso ambulatori e cliniche private convenzionati e non.

All’interno del welfare, come la scuola, anche la sanità è di VITALE importanza e tutto quanto accade ci porta inesorabilmente addosso ad un tempo che fa persino orrore per ciò che ci obbligherà a vedere se non cominciamo a reagire con forza e senza più indugiare su parole e azioni.

Ci preme pertanto dire che siamo al fianco di questi lavoratori e del NurSind, e che la loro lotta ci vedrà sempre e comunque dalla loro parte e al loro fianco nella difesa della tutela del lavoro e della sanità pubblica.

A questo proposito, invitiamo tutte le forze che oggi si dichiarano di sinistra, ad unirsi a noi nel sostegno di questi lavoratori, a mobilitarsi insieme a noi perchè questo e altri scioperi che verranno, non cadano nel nulla.

#IOINFERMIERENONCISTO

LA COERCIZIONE, IL BURIONISMO E IL FALLIMENTO CONCLAMATO DELLA COMUNICAZIONE IN MEDICINA

LA COERCIZIONE, IL BURIONISMO E IL FALLIMENTO CONCLAMATO DELLA COMUNICAZIONE IN MEDICINA

Vaccini

di LALAIZA

“La capacità degli operatori sanitari di porsi in modo equilibrato ed efficace nell’ascolto e nell’osservazione di ciò che il paziente può comunicare e di dialogare in maniera altrettanto efficace sia con i pazienti che con colleghi e collaboratori, è un’abilità, spesso sottovalutata, che deve essere adeguatamente promossa in ogni contesto di cura”. (2015, Ministero della Salute, Direzione Generale della programmazione sanitaria, “Comunicazione e performance professionale: metodi e strumenti”, Ufficio III)

La situazione

Il giorno 19 maggio 2017 è stato approvato il Decreto legislativo che obbligherà i genitori di tutta Italia a vaccinare i propri figli per per diverse patologie pena il non inserimento a scuola (già dall’anno scolastico 2017/2018) e già a partire dal nido oltre che la segnalazione diretta da parte dell’ASL al Tribunale dei Minori per l’avvio al procedimento della sospensione della responsabilità genitoriale.

Ecco l’elenco di queste patologie, assieme alla copertura ufficiale registrata nel 2015:

antipoliomielitica (93,4%)
anti-difterica (93,35%)
anti-tetanica (93,56%)
anti-epatite B (93,2 %)
anti-pertosse (93,3 %)
anti Haemophilus Influenzae tipo B (93,03 %)
anti-meningococcica B (anti-meningococcica età pediatrica 88,73%)
anti-meningococcica C (76,62 %)
anti-morbillo (85,29%
anti-rosolia (85,22%)
anti-parotite (85,23%)
anti-varicella (30,73%)
Il livello ottimale per la copertura vaccinale per garantire la cosiddetta immunità di gregge è del 95%. Per tutte le malattie, siamo sotto tale soglia e il trend è in diminuzione. Nel 2011, per esempio, in Italia eravamo oltre il 96%.
Di seguito l’andamento vaccinale per la Poliomielite (Istituto Superiore di Sanità):

Trend Polio

Cos’è successo dopo il 2012? Cosa ha portato i genitori italiani a vaccinare sempre meno nonostante, secondo i dati ufficiali, gli effetti collaterali gravi dei vaccini abbiano un’incidenza infinitamente inferiore rispetto ai danni gravi provocati dalle malattie per cui si vaccinano i bambini?

Sono andata a spulciare gli studi pubblicati dall’Istituto Superiore di Sanità e ne ho trovati due entrambi davvero molto validi ed interessanti in italiano: uno svolto su territorio veneto (2009 poi ridiscusso nel 2013 in occasione della giornata delle vaccinazioni) e uno in Emilia Romagna (studio statistico tra i bambini nati tra il 2007 e il 2011), oltre i numerosi articoli esteri molto accurati sia sulla cosiddetta vaccine hesitancy, sia a livello di misurazione, sia a livello di proposta strategica per farvi fronte.

Non ho trovato pubblicazioni online di studi a livello nazionale se non in inglese, che vi segnalo in bibliografia e su cui baso alcune delle mie osservazioni.

La prima risposta alla domanda “cosa è avvenuto?” che leggendo i dati viene da dare sul decremento vaccinale, è la mala informazione che riceve un forte impulso dalla diffusione dell’utilizzo di Internet e dei social network.

Questa è aiutata dalla tendenza di alcuni genitori ad affidarsi a frotte di comunicatori, spesso titolati, che hanno fatto proselitismo, in buona o in cattiva fede, con notizie false o inesatte, talvolta sensazionalistiche e spesso fuorvianti, accogliendo ed ascoltando persone dubbiose e spaventate. Viene voglia di pensare quindi che i genitori che scelgono di non vaccinare i propri figli, siano una manica di ignoranti da etichettare come persone senza senso civico, ostili alle regole della buona convivenza comune.

Entrambi gli studi italiani smentiscono questa visione così come gli studi stranieri.

In Italia genitore dubbioso tipico è un genitore o sotto i 25 anni o sopra i 35, di estrazione culturale medio alta, informatizzato e molto interessato al tema vaccinale.

Il primo dato che emerge dallo studio veneto inoltre è che 4300 famiglie hanno partecipato allo studio, un numero molto elevato rispetto alla popolazione regionale, dandoci la certezza che per tutti i genitori quello delle vaccinazioni è un tema caldo.

I dati di tale studio indicano che solo l’85% dei vaccinatori prosegue senza apparentemente essere scalfito dal dubbio: i restanti genitori pur avendo iniziato le vaccinazioni si mantengono molto incerti e una parte è pronta all’abbandono. Per quanto piccoli percentualmente, quest’ultimi sono una quota numerosa, in grado di creare allarme sulle coperture vaccinali. I più mobili sono i vaccinatori parziali, dove un 28% si dichiara orientato al calendario completo e il 42% ci sta pensando.

Ma anche i “non vaccinanti” si presentano meno granitici dell’atteso: un terzo è indeciso, un altro terzo possibilista su qualche vaccinazione (un dato interessante è che tra i più favorevoli ai vaccini, ci sono gli stranieri). Colpisce il fatto che in momenti in cui non vi è un vero e proprio allarme legato alla diffusione di una malattia, la percezione del pericolo legato alla malattia stessa sia attutita a fronte della paura degli eventi avversi immediati più di quelli a lungo termine delle vaccinazioni che da quella malattia proteggono.

La mala informazione non passa però solo da coloro che diffondono notizie false o inesatte: l’aria di sfiducia nel Sistema Sanitario Nazionale che aleggia tra i dubbiosi dipinge una sanità che viene percepita dall’utenza come poco trasparente, poco dialogante e poco attenta al paziente. In fatto di vaccinazioni, dato che si tratta di una azione preventiva, tale sentore può avere effetti molto più incidenti sul comportamento e sull’allontanamento da tale prassi, soprattutto in un momento storico che si avvicina all’emergenza ma che ancora non lo è, in cui gli effetti gravi delle malattie per cui ci si vaccina, non sono ancora così diffusi.

Ma dove si informano i genitori?

Il pediatra di famiglia è la fonte informativa per il 72% dei genitori, indipendentemente dalle scelte vaccinali. Ma il vissuto delle informazioni sugli effetti collaterali non è uniforme: ben l’86% dei vaccinatori dichiara di esserne stato informato dal pediatra, ma tra i non vaccinatori questa percentuale crolla a un terzo. Difficile dire se per effetto dell’atteggiamento di partenza del genitore o dell’approccio scelto dal medico. Le fonti alternative non ufficiali, come internet, passaparola e associazioni contrarie alle vaccinazioni hanno una posizione dominante tra i “non vaccinati”. (Valsecchi, 2009)

I genitori che vaccinano sempre meno o procrastinano sono in diversi casi genitori in preda a paure ed ansie difficili da gestire e che talvolta non trovano lo spazio di ascolto e di informazione adeguato nelle sedi appropriate. Negli studi presi in considerazione, viene illustrato come i genitori esitanti siano un fenomeno complesso che non può essere affrontato con un’unica strategia e all’interno delle strategie che hanno il maggior successo, ci sono quelle improntate al dialogo e all’informazione. Il colloquio pre-vaccinale, per esempio, è promosso dallo studio pubblicato dall’ISS come prassi estremamente incidente sulla presa di decisione finale.

Veniamo ora alle strategie che riguardano le vaccinazioni obbligatorie.

Dallo stesso studio sopra citato, emerge che la sospensione dell’obbligo non abbia modificato le adesioni. In occasione della ridiscussione nel 2013 durante la Giornata delle Vaccinazioni, il dott. Leonardo Speri, uno degli autori del documento che analizza l’adesione nella Regione Veneto, sostiene che anche in Alto Adige è prevista una sanzione per il rifiuto, ma questo non sembra modificare la scelta già indirizzata di una famiglia.

È infatti cresciuto anche il numero di medici che accolgono le preoccupazioni di alcune famiglie programmando calendari vaccinali completi ma alternativi.
Quando si ha una popolazione che segue una scelta vaccinale fluida e in trasformazione indipendentemente dall’obbligo, non si può ragionare semplificando.

Il complesso fenomeno dell’esitazione vaccinale non è solo italiano ed è diventato talmente importante e preoccupante che il WHO (World Health Organization) ha costituito un gruppo di studio, il “SAGE (Strategic Advisory Group of Experts) working group on vaccine hesitancy”, con lo scopo di analizzarlo e di dare indicazioni utili su come affrontare questo problema. Nel documento prodotto da questo gruppo di esperti viene ribadito che è fondamentale che ciascun Paese proceda prima all’analisi del fenomeno al proprio interno proprio perché le cause del rifiuto vaccinale possono essere diverse e possono cambiare a seconda dei periodi e delle differenti realtà geografiche.

Da questa conoscenza deriva poi l’adozione delle politiche più adeguate al proprio territorio.

…L’Italia l’ha fatto prima di proporre 12 vaccini obbligatori pena il non inserimento nella scuola dell’obbligo?

 

La comunicazione ai tempi del burionismo

Uno scenario sconfortante per chi, come me, insegna comunicazione in ambito sanitario, è osservare sui social network l’erigersi di barricate in cui le persone si auto-etichettano o vengono etichettate con i più fantasiosi epiteti (da “servi del potere” a “zecche ignoranti” a “pro-vax” o “anti-vax” ecc ecc) ingaggiando sterili conflitti che le portano a essere a favore o contro i vaccini, conflitti durante i quali sono sistematicamente ignorati gli interessi evidenti e comuni a tutti: la salute propria, dei propri cari e della collettività.

Ancora più sconfortante è osservare come professionisti della medicina alimentino tale polarizzazione non facendo altro che rafforzare le posizioni di chi è male informato.

La mia attenzione, negli ultimi mesi, è planata sulla pagina FB del Prof. Burioni.

Il professore che comunica contenuti scientificamente accreditati e scientificamente impeccabili, usa una modalità di comunicazione che vizia il controproducente fenomeno sociale della polarizzazione delle posizioni e dell’etichettamento delle persone.

Se si presenta un dubbio, questo non viene accolto, analizzato ed eventualmente contestato ma immediatamente messo a tacere con azioni verbali aggressive indirizzate alla qualità della persona e non al fatto in questione, cosa che invece meriterebbe spazio e tempo.

La cosa che mi porta ad essere ancora più critica nei confronti di tale tipo di comunicazione è il fatto che questa sia distante dai principi e dai valori di incertezza ed apertura di cui il pensiero scientifico è costituzionalmente permeo. “La scienza non è democratica” (cit. Burioni, da commento in pagina FB) è una profonda inesattezza.

La scienza è per sua primaria natura in evoluzione e in divenire e questo tipo di comunicazione aggressiva è controproducente per il pensiero scientifico stesso oltre che distante dai principi del rinnovato Codice Deontologico dei medici che pone l’accento sulla necessità di adeguare la professionalità alla realtà sociale in evoluzione.

Il pensiero scientifico e soprattutto la prassi medica non hanno lo scopo di polarizzare o domandare ragione bensì valorizzare la distinzione di competenze per favorire l’affidamento ed è proprio nel cosiddetto “burnout” del professionista della medicina che si annida il pericolo della depersonalizzazione cioè di quel distacco del professionista della cura dall’utente e che lo porta a disinteressarsi alla qualità o problematica umana del proprio interlocutore.

Il nostro amico burnout

Secondo il sindacato ANAAO, molti medici e operatori sanitari sono a rischio burnout. Diverse le cause percepite dagli stessi medici intervistati: eccessivo condizionamento della politica nei confronti della professione e della carriera, carichi di lavoro pesanti, mancanza di personale, l’aumento dei contenziosi. Il burnout è una sindrome da esaurimento emotivo molto diffusa, soprattutto tra chi ha nella relazione con un’utenza il focus del proprio lavoro.

In una delle sue manifestazioni più evidenti, il burnout porta il professionista a depersonalizzare la relazione con i propri interlocutori (spesso i pazienti ma a volte anche colleghi e collaboratori), perdendo completamente l’interesse nei confronti della relazione con loro. Gestire il burnout in medicina non è semplice ma è possibile in quanto una famiglia dubbiosa non è “parte di una percentuale di persone che non capiscono” ma ha una sua propria storia, sempre diversa. Far fronte alle paure dell’utenza dubbiosa è possibile: serve informazione, formazione, trasparenza e ascolto oltre che studi approfonditi e riferiti alla vaccine hesitancy locale, in modo da avere strumenti per farvi fronte.

 

Immaginatevi la scena

Vesto i panni della psicodrammatista e vi invito ad immaginarvi una scena che potrebbe essere molto comune: una famiglia è convocata in ambulatorio vaccinale per la prima volta ma è molto titubante e anche un po’ spaventata: essendo una famiglia interessata alla salute e ai metodi di cura, ha letto molti articoli online e si è imbattuta anche in alcuni articoli che parlano degli effetti avversi dei vaccini, ha guardato video dove medici immunologi citano ricerche pubblicate che parlano delle impurità dannose che sono contenute nei vaccini in commercio, per cui ha il timore che il vaccino che sta per somministrare al figlio potrebbe compromettere seriamente la sua salute.

Il figlio dei vicini di casa, poco dopo la vaccinazione è stato malissimo. Però quando hanno riferito la cosa, sono stati liquidati con un frettoloso: “Non può essere stata la vaccinazione”. Hanno anche saputo che forse i vaccini provocano l’autismo anche se poi quello studio è stato invalidato ma “chissà quante pressioni che ci saranno state”, sicuramente “le case farmaceutiche avranno fatto di tutto per affossare la verità”.
Del resto, “regalano viaggi ai medici!” Proprio quei medici che oggi incontrano.

La famiglia viene invitata a firmare un foglio dove dichiarano che il bambino non è allergico a determinate sostanze (ma loro non lo sanno in quanto il bambino ha 3 mesi) e che la famiglia stessa si prende la responsabilità di ogni effetto avverso. La famiglia mostra il proprio scetticismo ai medici e agli operatori dell’ambulatorio che, ormai esauriti da attacchi alla loro professionalità, frustrati e screditati, rispondono risentiti con tecnicismi e si mostrano ostili.

Il conflitto si apre e si cristallizza sulle posizioni invece che sugli interessi comuni (il benessere del bambino) quindi la famiglia torna a casa arrabbiata, senza aver vaccinato il bambino, più confusa di prima e trova accoglienza e comprensione da parte di chi promuove alternative alle vaccinazioni.
Chi ha fatto mala informazione in questo caso?

Servono operatori sanitari non solo preparati tecnicamente ma anche formati alla comunicazione oltre che tutelati a livello emotivo. Serve tempo e competenza per spiegare, raccontare, illustrare, placare ansie, accogliere perché è la medicina che deve tornare ad essere depositaria di fiducia, proprio perché dimostra di mettersi costantemente in discussione come effettivamente fa, in qualità di disciplina scientifica e solo con la trasparenza si può parlare di messa in discussione.

Perché la competenza e la coscienziosità professionale sono attitudini sia scientifiche sia democratiche e in questo, coloro che hanno un dubbio, devono tornare ad avere fiducia.

Serve che qualcuno aiuti i medici a gestire la frustrazione e a rispondere a questa con una gestione appropriata delle proprie emozioni e del conseguente comportamento di ruolo adeguato e qualcuno che guidi i genitori verso una scelta consapevole.

 

Coercizione

In quest’ottica… a quanto servirà quindi questo obbligo di 12 vaccinazioni pena l’esclusione dalla scuola (dell’obbligo) e il sollevamento dalla responsabilità genitoriale per favorire la cultura della prevenzione? Se stiamo ai numeri delle ricerche precedenti, poco. Se dovessimo promuovere l’ottica della trasparenza, ancora meno.

La coercizione è un atto di chiusura del dialogo tra istituzione e cittadini, specchio di uno Stato che riconosce di non avere le risorse per prendere provvedimenti in direzione educativa e di promozione della salute, oltre a decretare il fallimento della comunicazione in medicina operatore-paziente nell’ambito delle vaccinazioni e della prevenzione.

Il clima di fiducia in seno al quale nasce e si sviluppa il senso civico, prevede onestà, sempre, anche quando la sincerità è difficile da mostrare e la cultura della prevenzione e il rispetto delle istituzioni è ciò che a tutti i cittadini dovrebbe permeare da uno Stato rispettoso, depositario di fiducia e attento ai cambiamenti sociali.

Il nostro Stato, oggi, sarebbe capace di ciò?

Art. 20
Relazione di cura
La relazione tra medico e paziente è costituita sulla libertà di scelta e sull’individuazione e condivisione delle rispettive autonomie e responsabilità. Il medico nella relazione persegue l’alleanza di cura fondata sulla reciproca fiducia e sul mutuo rispetto dei valori e dei diritti e su un’informazione comprensibile e completa, considerando il tempo della comunicazione quale tempo di cura.
(Codice di Deontologia medica)

 

Bibliografia

Burgess D. C., Burgess M. A., & Leask J. (2006). “The MMR vaccination and autism controversy in United Kingdom 1998–2005: Inevitable community outrage or a failure of risk communication?”. Vaccine, 24(18), 3921-3928.

Casiday R., Cresswell T., Wilson D., & Panter-Brick, C. (2006). “A survey of UK parental attitudes to the MMR vaccine and trust in medical authority”. Vaccine, 24(2), 177-184.

Bianchi A., Di Giovanni P., (2007). “La ricerca socio-psicopedagogica. Temi, metodi, problemi”.

Caitlin Jarrett, Rose Wilson, Maureen O’Leary, Elisabeth Eckersberger, Heidi J. Larson the SAGE Working Group on Vaccine Hesitancy, (2015) Strategies for addressing vaccine hesitancy – A systematic review. Vaccine, 33(34) Volume 33, Issue 34, 4180–4190

Dotti L, (2007) “Forma e Azione, Metodi e tecniche psicodrammatiche nella formazione e nell’intervento sociale”, Franco Angeli

Leask J., Kinnersley P., Jackson C., Cheater F., Bedford H., & Rowles G. (2012). “Communicating with parents about vaccination: a framework for health professionals”. BMC pediatrics, 12(1), 154.

Frasca G, Pascucci M.G. Servizio Prevenzione Collettiva e Sanità Pubblica (2012) “Studio di valutazione d’impatto delle disuguaglianze sull’adesione alle vaccinazioni” (Direzione Generale Sanità e Politiche Sociali e per l’Integrazione – Regione Emilia-Romagna)

Gust D. A., Darling N., Kennedy A., & Schwartz B. (2008). “Parents with doubts about vaccines: which vaccines and reasons why”. Pediatrics, 122(4), 718-725.

Leiter M.P., Maslach C., (2000) Preventing burnout and building engagement. Jossey-Bass, San Francisco (tr. it.: OCS Organizational Checkup System. Come prevenire il burnout e costruire l’impegno. O.S. Organizzazioni Speciali, Firenze, 2005).

Padula M.S., Giorgio Ilari G., Baraldi S., Guaraldi G.P., Ferretti E., Mulinai V., Svampa E., Venuta M. (2008) “Il burnout nella Medicina Generale: personalità del medico e personalità del paziente”, 42-47 Rivista della Società Italiana di Medicina Generale.

Buzzi B., Giovanardi I., Gridellini C., (2014) “La sindrome da burnout negli infermieri” Rivista L’Infermiere (5-2014) 29,-34

Valsecchi M, Speri L. et al. “Indagine sui Determinanti del Rifiuto dell’Offerta Vaccinale nella Regione Veneto” Report di Ricerca, Analisi dei Dati e Indicazioni Operative (DGR n. 3664 del 25.11. 2008 – All. B) (del. Az. ULSS 20 n. 278 del 27.05.2009)

Sitografia

Il Sole 24 Ore: Vaccini, obbligare o educare?

Oggi Scienza: Io NON parlo solo con chi ha studiato

Istituto Superiore di Sanità: copertura vaccinale in Italia

Istituto Superiore di Sanità: Esitazione vaccinale, ecco le raccomandazioni dell’OMS

 

fonte: https://annalisacorbo.net/2017/05/26/la-coercizione-il-burionismo-e-il-fallimento-conclamato-della-comunicazione-in-medicina/

CAOS VACCINI: TRA COMPLOTTISMO E ALLARMISMO. IN MEDIO STAT VIRTUS

CAOS VACCINI: TRA COMPLOTTISMO E ALLARMISMO. IN MEDIO STAT VIRTUS

Vaccini

 

di Antonio CAPUANO

Si è scritto e detto tanto, forse finanche troppo sul tema dei vaccini e ciò ha malauguratamente fatto scattare il tipico meccanismo italico tra il campanilismo e il tifo da stadio, tale per cui esistono due posizioni estreme inconciliabili secondo il quale se sei contro sei “complottista” e se sei a favore sei “allarmista, servo delle case farmaceutiche” etc.

Peccato che nel mezzo ci siano un mare di sfumature e che la vicenda sia giusto un filo meno semplicistica di come la si rende, quindi nel fare un analisi sul tema, il buon senso e la visione di insieme ci impongono di ripartire proprio da quelle, soprattutto se come il sottoscritto fai il politico e non il lancia cori allo stadio, cosa che molti “colleghi” paiono aver dimenticato (mi scuserete se vado lungo, ma più la matassa è intricata e più l’esercizio di scioglierla richiede tempo, argomentazioni valide e pazienza).

Il dibattito ha spaccato in due il Paese:

  • Da una parte ci sono gli antivaccinisti e complottisti ad oltranza, quelli che nelle bustine per il mal di testa ci sono i residui delle scie chimiche e i medici in realtà sperimentano su di noi, per poi confrontarci con gli alieni segregati nella celeberrima “Area 51”.
  • Dall’altra parte ci sono invece quelli che, partititi da una inopinabile e inopinata posizione di ragione (sia chiaro), ma presi da un delirio di onnipotenza e smaniosi di zittire e deridere la controparte, oggi sarebbero disposti a difendere a spada tratta anche il vaccino contro l’allergia al “mostro di Loch Ness”. Guai però a fargli notare che forse stanno smarrendo il senso della misura, altrimenti sei “complottaro”.

Ovviamente una classe politica pressappochista, pasticciona e demagoga va a nozze con il caos, la confusione e la superficialità, ed ecco dunque che in questo marasma si inserisce un decreto quantomeno discutibile a firma della ministra delle salute Lorenzin.

A parere di chi vi scrive il decreto è tutto da buttare e simbolo di collusione con le case farmaceutiche? Assolutamente no e chi lo sostiene aprioristicamente è un folle, perché se nel 2017 si quadruplicano i casi di morbillo, riprendono focolai di epidemie che credevamo debellate e c’è ancora chi si dichiara totalmente antivaccinista (fomentato in parte dal Parlamento perché ricordiamo che i Grilllini, quelli che si astengono sempre e cambiano idea sei volte al dì, erano partiti col dire assolutamente NO ai vaccini per poi redimersi…), è chiaro come un intervento dello Stato in tal senso si fosse reso ormai giusto, necessario e irrimandabile dato che con la salute non si scherza e tanto meno la si usa per fare propaganda politica.

Fatto questo doveroso preambolo, le criticità nel decreto e i motivi per non condividerlo, restano comunque tanti e non hanno assolutamente nulla a che vedere col complottismo:

Ribadisco, i vaccini sono assolutamente indispensabili ed è giusto che siano in parte obbligatori per evitare la diffusione di determinate malattie, tre domande però sorgono spontanee e quindi le giro alla cortese attenzione del Ministro Lorenzin, della nostra classe politica e della comunità scientifica (attendo con piacere eventuali repliche nel merito della questione):

    1. Siamo sicuri che sia prettamente “Costituzionale” e finanche “lecito” legare totalmente la facoltà di frequenza scolastica ai vaccini in modo unilaterale senza mediazioni? Faccio presente che, al pari del diritto alla salute, la Carta tutela e garantisce parimenti anche quello all’istruzione. Può quindi uno Stato usare la scuola come strumento di ricatto? Ci rendiamo conto che se per ipotesi un genitore decidesse nonostante tutto di non vaccinare il figlio, lo Stato si permetterebbe il lusso, in nome di un ostinato scontro con il genitore, di precludere l’istruzione al bambino potenzialmente per anni(la giustizia in Italia è tutto, meno che veloce) compromettendo così la vita e il futuro di un proprio cittadino.
    2. Perché se fino a ieri i vaccini indispensabili erano 4, al momento di forzarne la somministrazione previo decreto statale, si sono triplicati divenendo 12? Non credo che un bambino per restare in salute abbia bisogno di così tanti vaccini in così pochi anni di vita e anche la media europea ci dà l’idea della sproporzione perpetrata in tal senso (2/4 vaccini di media, a fronte dei 12 previsti dal decreto Lorenzin).
    3. Perché ad un decreto di tale portata non si sono accompagnati altrettanti obblighi in materia di informazione e trasparenza? Se devo farmi iniettare, o da padre devo far iniettare a mio figlio 12 vaccini, dovrò sapere bene a cosa vado in contro o no? Dato che ogni farmaco dall’Aspirina in su, ha per sua natura potenziali effetti collaterali.

Su questa terza riflessione voglio soffermarmi in modo particolare, portando alla vostra attenzione un “caso di scuola” e due esperienze dirette.

Ricorderete tutti l’episodio delle sacche di sangue infetto che non molti anni fa scosse l’Italia, le polemiche che anche in quel caso furono furenti, portarono ad un’ univoca interpretazione e cioè che questo settore andava gestito dalle “No-Profit” e patrocinato dallo Stato perché laddove si persegue il profitto, rischia di venire meno la trasparenza e quindi si mette in pericolo la collettività.

Ecco, se questo discorso vale per il sangue perché poi non si è altrettanto ferrei sul tema vaccini e si lascia invece ampio margine di discrezionalità e segretezza alle case farmaceutiche private che li producono?

Non è complottismo ma bensì interesse generale, informare il cittadino dettagliatamente su come lo si cura è un dovere delle istituzioni e lo è a maggior ragione se lo Stato rende tali cure obbligatorie e vincolanti per il soggetto.

Ci sono inoltre due ricordi in tal senso che mi fanno temere la tanta sicumera e superficialità con cui si sentenzia su una questione tanto delicata:

Anni fa ho visto la mamma di un caro amico morire in giovane età e in pochi minuti a causa di un iniezione di “Bentelan”, dato che la sua intolleranza al farmaco era così potente da esserle fatale, eppure i paramedici ignari glielo somministrarono comunque.

Nel 2015 mi sono personalmente rifiutato di fare un operazione invasiva, permanente e che avrebbe sortito effetti ogni giorno della mia vita (evito i dettagli): perché ho potuto scegliere di farlo? Perché il mio ortopedico ebbe la premura, da amico prima che da medico, di fornirmi tutti i dati necessari ad acquisire piena consapevolezza della situazione e ponderare la mia scelta e fu per questo che il giorno stesso dell’intervento, decidemmo alla fine e di comune accordo, di intervenire in altro modo.

Ma è evidente che se non ci fosse stato questo ulteriore, atipico passaggio di confronto e informazione nel rapporto medico-paziente e ci fossimo invece attenuti alla prassi, io oggi avrei fatto un intervento del quale mi sarei amaramente pentito e che invece, con il quadro completo a mia disposizione, mi sono guardato bene dal fare.

Quindi è esattamente questo che si chiede in materia di vaccini: una scelta informata, trasparente e consapevole che si collochi esattamente al centro, tra l’esigenza di non potersi ovviamente esimere dai pochi vaccini davvero indispensabili per l’interesse della comunità, e quella di tutelare e garantire nel modo più trasparente e efficiente possibile tutti i diritti del cittadino, nessuno escluso.

Il tifoso può aizzare e dividere, il politico invece ha il dovere di contemperare il più possibile gli interessi legittimi. Perché nello Sport la posta in palio è al massimo una partita che si chiude al fischio finale, in politica invece ci sono in ballo il futuro e la vita di un intero popolo e nel secondo caso se sbagli, non basta la moviola per evitare il danno e rimediare alle conseguenze.

ASPIRINE & VACCINI

ASPIRINE & VACCINI

Vaccinazioni

di Massimo RIBAUDO

Sapete che potrei prendere un’aspirina e morire?

C’è scritto sul foglietto illustrativo. E prima di approvare e commercializzare un farmaco l’azienda farmaceutica deve presentare i dati della sperimentazione e di quanti soggetti hanno avuto effetti collaterali gravi in percentuale sugli utilizzatori.

Poi, il medico, per certe mie patologie o sintomi mi CONSIGLIA di prendere l’aspirina.

E io gli do retta, assumendomi il rischio di non sapere che ho un ulcera duodenale…

Bene. Il decreto legge di Beatrice Lorenzin OBBLIGA I BAMBINI a eseguire 12 VACCINI di cui l’AIFA – L’Agenzia Italiana del Farmaco – mantiene segreti i dati statistici sugli effetti collaterali.

Non li ha presentati al Ministero. E’ un decreto “in bianco”. Un fatto GRAVISSIMO.

Però nessun giornale ne parla. E vedo in giro tanti superesperti che non ne parlano.

Che gli importa se dovessero arrecare danni neuronali permanenti a un bambino? Che gli importa se un bambino è già stato immunizzato da tre vaccini e deve poi lasciarsi inoculare lo stesso perché uno degli obbligatori è esavalente?

NON SANNO NULLA, NON CI SPIEGANO NULLA, E CI OBBLIGANO.

E’ fascismo? No, è neoliberalismo conclamato.

Il vero fascismo di oggi.