MI SONO ROTTA DEI LAMENTI, ADESSO È ORA DI CAMBIARE

MI SONO ROTTA DEI LAMENTI, ADESSO È ORA DI CAMBIARE

foto di Andreja Restek

 

di Margherita FABRIS

Sapete che c’è?
C’è che mi sono rotta di sentir parlare del mio paese come un brutto posto dove la gente è solo ignorante.
Abbiamo tanti problemi, ma voi che vi lamentate cosa fate per risolverli?

La gente è ignorante e dopo che lo avete dichiarato di continuo da Facebook con i vostri anatemi condannando tutti per l’eternità, cosa avete risolto?

E mi sono anche rotta di sentir parlare tanto male degli immigrati che vengono nella nostra “amata” terra, quando noi siamo i primi a non averne cura di questa terra, quando siamo i primi a disprezzarla, quando per tanti non è per bisogno che se ne vanno ma è solo più semplice o più remunerativo andarsene invece di restare e impegnarsi.

Mi sono rotta dell’ipocrisia…

Mi sono rotta di vedere gente che, sempre di più, non ammira ciò che ha, non ama il proprio paese per il quale i nostri nonni e bisnonni hanno dato la vita perchè fosse migliore, perchè fosse libero, perchè avessimo quello che abbiamo avuto e se lo abbiamo perso, bene, invece di lamentarsi è tempo di fare la nostra parte per riprendercelo.

Mi sono rotta che non si abbia la decenza di ammettere ciò che è l’Italia e di amarla per quello che ci dà ma soprattutto per quello che se ci impegnamo a migliorarla, ci potrà dare.

Siamo la terra del sole, la culla della cultura, abbiamo più arte noi di tutta l’Europa e del mondo.
Abbiamo dei paesaggi che gli stranieri sognano e ci invidiano, città e luoghi fantastici.

Siamo stati anche noi degli immigrati e malgrado la povertà che trovavamo, abbiamo avuto più rispetto di quanto ne stiamo dando a persone che hanno un’unica colpa e cioè cercare un po’ di speranza.

Sono italiana e sono fiera di esserlo.
Non vorrei vivere da nessun’altra parte che in Italia.

Se non vi piace come stanno andando le cose, invece di lasciare tutto quando non è il bisogno a spingervi ad andare via, combattete per quello che volete avere, combattete per voi stessi e per il vostro futuro, come facciamo anche noi che restiamo e lottiamo malgrado i nostri vent’anni.

Viadotto di Fossano. Crollano i ponti in provincia ma non il provincialismo

Viadotto di Fossano. Crollano i ponti in provincia ma non il provincialismo

Come approfittare della globalizzazione culturale ed evitare di essere autorazzisti e di sparare stupidaggini sull’Italia.

di Turi COMITO

Peggio della globalizzazione culturale c’è solo il provincialismo globalizzato. 

La globalizzazione culturale è l’irresistibile espansione di canoni culturali anglosassoni considerati automaticamente moderni e civilizzatori il cui effetto è l’omologazione culturale di tutto il pianeta. 

Lo si vede ovunque – dal polo nord al polo sud, da Hokkaido a Gibilterra – e in qualunque ambito: nell’abbigliamento globale (jeans e cappellini da baseball per tutti a tutte le età), nella musica (se non canti in inglese sei uno sfigato), nel cibo (Macdonalds), nella pubblicità (ormai gli slogan sono tutti in inglese), nel cinema (fateci caso, tanto per fare un esempio: grazie ai film americani conosciamo più la geografia statunitense e i nomi dei 50 stati dell’unione che quelli delle regioni d’Italia).

Per tacere dell’opprimente anglo-italiano del parlare comune, di quello economico, di quello informatico, di quello eurocratico.

E questo senza volere scomodare i precetti dogmatici dell’economia liberista ormai imperanti ovunque.

A fronte di questo blob dilagante e omologante – che teoricamente dovrebbe/potrebbe dare vita ad un “uomo nuovo” senza frontiere e di larghe vedute grazie a lingua e usi e costumi importati dai paesi più “avanzati” – resiste però, imperterrito, il provincialismo globale.

Quest’ultimo altro non è che l’elevazione del proprio piccolo, piccolissimo, punto di vista a generalissimo sistema di interpretazione dell’universo.
Non fa eccezione nessuno, ad occhio e croce, sul pianeta. E così i francesi continuano a credersi il sale della terra. Gli inglesi i padroni del mondo per interposta persona (i cugini americani). Gli americani i civilizzatori esportatori di democrazia. I tedeschi gli unici che sanno fare di conto.

Naturalmente, non sfuggono al provincialismo globale gli italiani. Che, essendo bipolari, passano dal considerarsi quelli che hanno inventato tutto (diritto, arti, gastronomia di qualità, ecc.) e quindi i migliori del mondo al considerarsi il rifiuto indifferenziato del pianeta, la feccia, il posto dove tutto fa schifo e va malissimo.

Una delle innumerevoli prove di cotanto provincialismo ci è dato in queste ore dal discorrere sul crollo del viadotto di Fossano. 

Sui media e sui social media è tutto un fiorire di frasi fatte del tipo “solo in Italia queste cose” con tutte le varianti possibili e immaginabili tarate sul versante “facciamo schifo”.

Eppure basterebbe poco per rendersi conto di quanto si è provinciali nell’affrontare queste cose.

Basterebbe servirsi del minimo sindacale di globalizzazione culturale tanto amata dai provinciali globali. Cioè del traduttore di Google e di Wikipedia.

Provate: scrivete nella paginetta di Google “bridge collapsed” e vi si schiuderanno davanti le immensità della conoscenza.

Il primo risultato che vi apparirà è il rinvio alla pagina di Wikipedia “List of bridge failures“.

Vedrete, per esempio, che dal 2000 ad oggi i ponti/viadotti crollati sono 91 e si sono verificati praticamente tutto il globo (con una certa prevalenza negli Stati Uniti) per le cause più oscene o più sconsiderate.

In Portogallo per esempio un ponte è crollato perché per anni dragavano sabbia da sotto i piloni.

In Giappone ne è crollato un altro semplicemente perché era andato in sovraccarico.

Provate questo semplice sistema ogni volta che state per scrivere un post sulla corruzione, o su qualunque altra stronzata vi sembri caratterizzare l’Italia. 

Vedrete, vi si schiuderanno orizzonti nuovi e, se non siete completamente col cervello in pappa, rinuncerete a scrivere dabbenaggini.
Siete in piena globalizzazione culturale. Questa ha anche qualche aspetto positivo.
Approfittatene.