AUTOBUS PER TORNARE UMANI. E PENSANTI

AUTOBUS PER TORNARE UMANI. E PENSANTI

 

di Mario FERRAGUTI

Stavo leggendo il giornale il primo giorno, di questo autista dell’autobus picchiato così, senza motivo, e mi veniva la rabbia, saliva dallo stomaco fino a toccare la testa; ma quella rabbia istintiva e un po’ da vendetta di chi pensa: “no, non è possibile, non è davvero più possibile; tu sei tranquillo che fai il tuo mestiere, oppure sei lì che cammini per strada e tutto a un tratto arriva qualcuno, qualcuno che magari dovrebbe anche comportarsi da ospite ben educato e all’improvviso ti picchia.”

Leggevo e pensavo che no, così non si fa, sarebbe potuto benissimo succedere a me, a uno dei miei figli.
E poi sono uscito e ho visto un immigrato e ho pensato: “Eccolo, magari è proprio lui quello che ha picchiato; che poi sembrano un po’ tutti uguali, su quelle biciclette lì a girovagare o a stare lì a telefonare sempre; magari hanno ragione quelli altri là a dire che son tutti spacciatori, tutti abusivi a vivere dentro gli alberghi alle nostre spalle e invece di ringraziarci cosa fanno? Ci picchiano.

Però mi sono trattenuto perché io, in fondo, a queste cose non ci credo, io non le ho mai pensate, sfiorate; credo sia stata la rabbia per la notizia che ho letto sul giornale, lei mi ha portato a questo, a non essere più lucido, capace di pensare.

Poi, il secondo giorno, ho aperto internet e ho letto tutta un’altra storia, tanto diversa che pensavo non fosse nemmeno la stessa; di questo autista dell’autobus che prima di essere malmenato aveva quasi investito una persona, l’aveva fatto apposta, e mentre lo faceva lui rideva, come se avesse deciso di poter essere lui a dare vita e morte alle persone, un piccolo onnipotente dio arrogante seduto su un trono fatto a sedile d’autobus.

E mi è tornata la rabbia, però dall’altra parte: “Allora se l’è proprio cercata, anzi gli è andata bene; fosse successo a me, che metti uno sull’autobus prova a investir mia figlia e intanto ride, be’ io salgo e vedi cosa gli succede.

Così, intanto che pensavo, è passato un autobus e mi è venuto in mente che in effetti questi guidatori d’autobus son prepotenti, che quante volte mi hanno stretto in macchina o, ancora peggio, mi hanno schivato in bicicletta e sono ripartiti proprio mentre li stavo superando con quella arroganza lì, di chi guida qualcosa di grosso e pericoloso.

Mi sono rovinato la giornata a pensare a queste cose e sì che prima, quando andavo a scuola, io agli autisti degli autobus mi mettevo vicino per riuscire a guardare da quel vetro gigante e sentire quanto fosse bello e nello stesso tempo così difficile da guidare per tutti quelli che si buttano sotto, si fermano all’improvviso o attraversano senza nemmeno un segno, un’intenzione.

Credo sia stata la rabbia per quello che avevo letto su internet a portarmi a pensare male di loro, degli autisti degli autobus, a generalizzare e non essere più capace di vedere le singole persone.

E mentre ero lì a pensare che forse allora sono i giornalisti a dover stare attenti, che quello che scrivono è capace di tirare fuori dalla gabbia questa bestia cattiva e senza testa che è la rabbia, sempre così maledettamente incline a creare degli eserciti, delle categorie dalle facce uguali, mentre ero lì a sentire la stessa aria pesante, quell’aria che c’è anche per i lupi di cercare a tutti i costi un incidente per poter dire finalmente: “ecco, vedete, noi lo dicevamo che son pericolosi e attaccano i guidatori degli autobus così come i lupi fanno con gli escursionisti” mi rimbalzavano intanto nelle orecchie le stesse cose per i lupi come per gli immigrati: “non siamo più padroni a casa nostra, ce ne sono troppi, ci limitano, sono pericolosi, spacciano, sbranano, non son dei nostri, sono diversi“…ho visto passare un autobus guidato da un uomo di colore che sorrideva.

 

(grazie a Gius Maggi per la proposta e per la foto che è di sua proprietà)