L’ODIO GENERA ODIO

L’ODIO GENERA ODIO

Aggiustare i nostri cuori

 

di Paola RESCIGNO

Mia figlia e mia nipote, le amiche, la adoravano [Ariana Grande] fino all’anno scorso, avevano 13 anni. Adesso sono già oltre.

Il target sono bambine, come lo so io, certo chi ha fatto questo sa bene. allora, eccoci qui, l’asticella si alza sempre un po’: adesso non muoiono “anche”, ma proprio.

Beh, certo, niente fa più male di questo, siamo umani. Siamo umani? Per arrivare a questo, siamo umani come ci ha detto la Harendt, siamo capaci di alzarci da tavola e diventare mostri. Sì, siamo questi umani, anche.

Ma non ci si arriva in un minuto a questo, no. ci vogliono anni di preparazione, fatta sempre a tavolino (il tavolo, un’invenzione complessa, parlare di certe cose seduti per terra è più difficile… ci si sente già un po’ più umili, ci avete mai pensato?) da persone che non perderanno mai la loro figlia ad un concerto di Ariana Grande, perché la invitano in villa per il compleanno direttamente, che vendono armi, morti, dividono o fondono paesi sempre a tavolino, buttano nello sconforto milioni di disgraziati che trovano sempre qualcuno che li accoglie e dà loro uno scopo per vivere, o morire.

L’odio genera odio, sempre. e se comincerete ad urlare al mostro, alle vendette… sarete perfettamente nel gioco costruito a tavolino da chi Ariana Grande la chiama a casa quando vuole, mica va ai concerti.

Se iniziate, o continuate, a dividere il mondo fra chi ha diritto e chi no, solo perché è nato o non è nato da qualche parte, siete nel gioco.

Se a scuola lasciate indietro i ragazzi in difficoltà e li date già per persi, insegnanti, non solo siete nel gioco, ma siete già un po’ più colpevoli di altri, e io questo non ve lo perdono, e sono furiosa da anni con molti di voi. Perché state alzando l’asticella, e dovreste saperlo.
E voi amministratori della cosa pubblica che sgombrate, sgombrate, invece di rendere le città luoghi più inclusivi, amichevoli, belli anche, voi, siete ancora più colpevoli, e non vi giustifico. e così via, salendo.

Siamo tutte e tutti nel gioco, ma qualcuno è cavallo, qualcuno regina, qualcuno re… noi peones siamo responsabili di mancati sorrisi, di non rispondere gentilmente a chi ti chiede aiuto, anche se non puoi, un buongiorno come va costa poco, e fa la differenza. sì che la fa.

Siamo colpevoli di mancanza di fiducia, di slanci di generosità.

Certo, chi guida il gioco non sappiamo neppure come si chiama, anche Trump è una pedina: se sai il nome, non è il capo.

Ma partiamo da noi, intanto, togliamo loro il terreno di cultura, HANNO BISOGNO DI NOI FORMICHE PER SEMINARE ODIO E GUERRA, SENZA DI NOI NON POSSONO, SIAMO INDISPENSABILI. Ma lo siamo solo se siamo tanti, tutti.

Se no, vincono sempre, e così, tua figlia va ad un concerto di Ariana Grande, avevate discusso perché si era truccata troppo, ma, si sa, a 13 anni… E si era anche vestita troppo attillata, così vi eravate salutate un po’ arrabbiate.

 

ATTENTATO DI MANCHESTER: UN’ANALISI

ATTENTATO DI MANCHESTER: UN’ANALISI

Attentato a Manchester

di Massimo INTROVIGNE

A proposito dell’attentato di Manchester: lo sgomento, la pietà, la preghiera sono di tutti.

Lo specialista però ha il dovere di ragionare e dire qualche cosa in più.

Ci sono tre aspetti interessanti, non così evidenti nelle analisi dei giornali.

Il primo: magari si scoprirà che l’attentatore non aveva legami con l’ISIS, ma certamente applica la strategia più recente (il metodo Adnani) dell’ISIS: colpire obiettivi che non rientrano in nessuna lista di obiettivi sensibili.

San Pietro e Westminster sono obiettivi sensibili. La finale di Champions League, evento planetario, anche.

Con tutto il rispetto per Ariana Grande, nessuna agenzia di intelligence o polizia pensa che un suo concerto sia un obiettivo sensibile, da gestire con i sistemi di sorveglianza sofisticati e costosissimi che si mettono in opera per altri obiettivi.

Chi critica le polizie deve farsene una ragione: nessuna polizia può proteggere qualunque luogo e qualunque evento con la stessa tecnologia e costi con cui gli USA proteggono la Casa Bianca.

Lo sappiamo noi ma lo sa anche l’ISIS, che quindi esorta a colpire obiettivi non considerati sensibili.
Secondo: se sono vere le prime ricostruzioni della polizia inglese, l’attentatore era un cittadino britannico nato in Gran Bretagna.

Con tanti saluti a chi pensa che il problema si risolva chiudendo le frontiere o “rimandando a casa” gli immigrati stranieri.

Terzo: i primi due punti mostrano che le scorciatoie sono buone solo per le campagne elettorali.

Mandare l’esercito a proteggere Westminster o il Parlamento inglese non serve perché non colpiranno Westminster o il Parlamento: sceglieranno una partita di terza lega – dove comunque si possono ammazzare migliaia di persone – o un festival della birra in provincia o magari una pizzeria.

E chiudere ai rifugiati (magari cristiani) o cacciare gli immigrati (magari anche loro cristiani, in Inghilterra ce ne sono tanti) non serve, perché le bombe le mettono i cittadini inglesi.

Le soluzioni sono un sistema di polizia che sia presente capillarmente nelle periferie, lavori meno con i computer e più consumando la suola delle scarpe e sappia identificare per tempo i soggetti pericolosi – da questo punto di vista in Italia le cose vanno meglio che altrove – e una politica dell’immigrazione che disinneschi le ragioni di risentimento e spinga molti immigrati musulmani a collaborare e denunciare alle autorità gli amici e i vicini che mostrano segni di radicalizzazione e simpatia per i terroristi.

Strada lunga? Quella breve porta al Bataclan e al concerto di Manchester.

PER RIUSCIRE A POTER SMETTERE

PER RIUSCIRE A POTER SMETTERE

Cecilia Strada

di Cecilia STRADA

Dal suo profilo Facebook Cecilia Strada ha scritto:

Non si sa ancora chi, come e perché abbia fatto una strage di bambini a Manchester.

L’unica verità sono le vittime; bambini, ragazzini, mamme, famiglie.

Le vittime sono sempre l’unica verità della guerra e ne ho visti e annusati troppi di feriti così, negli ospedali di guerra negli ultimi trent’anni, per non avere la nausea solo al pensiero di quello che è successo a Manchester.

Però mi dà la nausea anche la speculazione politica, la strumentalizzazione, il complottismo, il “non ne so niente ma devo subito dire la mia”.

Mi dà la nausea quasi tutto, davanti ai bambini morti ammazzati. Davanti all’unica verità della guerra non c’è da chiacchierare o perder tempo, né farlo perdere agli altri.

C’è da ragionare in fretta, con calma, lucidità e in modo serio, sul come uscirne.

È la stessa cosa che abbiamo detto fino a ieri, ogni volta aggiungendo “è sempre più urgente”.

È un discorso che va, cito solo qualcosa in ordine sparso, dalle politiche di guerra agli affari di chi ci guadagna, dall’uso dell’intelligence e della polizia alle comunità in cui gli esseri umani, saggi o balordi, nascono e crescono, dalla terribile quanto efficace comunicazione dei cattivi al vuoto circostante, dall’ignoranza e il populismo all'”islamizzazione della radicalità” ai drop out in generale; tutti vogliamo vivere più sicuri, noi e i nostri figli, ma crediamo veramente che si possa affrontare e risolvere il problema in uno slogan?

O che basti trovare un qualcuno a portata di mano da additare o insultare per trovarsi in un mondo più sicuro?

E che cos’è la sicurezza?

Sei al sicuro lo stesso se nessuno spara, ma sei senza casa o lavoro, senza ospedale o pensione?

Le comunità unite sono la prima difesa della comunità stessa dai balordi e malintenzionati in genere: non è pericoloso spaccare e dividere le comunità, a maggior ragione quando le si divide sotto etichette superficiali e le si aizza una contro l’altra?

Dall’Afghanistan all’Iraq, passando per gli altri Paesi in cui Emergency ha lavorato e i casi che si possono studiare sui libri, questa cosa qui non l’ho mai vista finire bene.

Anzi, è proprio uno degli acceleranti della violenza: lo mostra la storia degli ultimi anni, se solo ci fermiamo un momento a riguardarla.

Davanti a queste vittime, quindi, che farò io?

Con più dolore addosso, ma quello che facevo prima: mi rimetto al lavoro per fare la mia parte, per contribuire ogni giorno ad aiutare decine di vittime di esplosioni, pallottole, mine, nei centri chirurgici per vittime di guerra di Emergency dove uno su tre ha sempre meno di quattordici anni.

E mi rimetterò al lavoro per dire di nuovo, possibilmente meglio, che da questa logica si deve solo uscire.

Mi spiace essere così banale e dire sempre le stesse cose: anch’io non vedo l’ora di poter smettere.

Ecco, quando dei bambini vengono ammazzati, io mi sento così.

Ho la nausea e poi mi rimetto a lavorare per riuscire a poter smettere.