ESSERE DEMOCRATICI CON LA PROPRIA COSCIENZA

ESSERE DEMOCRATICI CON LA PROPRIA COSCIENZA

di Maria MORIGI

Ieri ho partecipato (si fa per dire) ad una riunione per l’”analisi del voto” indetta dal locale piddì attraverso un’associazione culturale e con la partecipazione di SWG (monitoraggio statistico sulle propensioni di voto e varie altre realtà politico-sociali).

Ottima analisi.

Sono seguite acute interpretazioni dell’astensionismo e delle giravolte di gruppi, movimenti e partiti alla ricerca del consenso.

Si è parlato anche del fatto che qualcuno tra i leader vada finalmente a casa, perché ha stufato anche gli adepti del minestrone (o zuppa Leopolda).

Vedo tuttavia che un dubbio atroce attanaglia: votare o non votare?

Il secondo interrogativo è: qualora si vada al voto, come si potrà essere di Sinistra vera?

Ecco, io non voglio fare la predicatrice, mai e poi mai mi metterò a stimolare le persone né mi permetterò di suggerire missioni.

Anche perché sono fortemente contraria al VOTO UTILE e ho le mie gatte da pelare con gli adepti della Chiesa perseguitata nel mondo.

Credo e spero e prometto (anche se non giuro):

1- che ognuno ha il dovere morale di fare i conti con se stesso.

2- che non è obbligatorio andare a votare per sentirsi la coscienza a posto.

3- che, per sentirsi la coscienza a posto, è inderogabile sottrarsi ai ricatti della finta Democrazia del piatto di lenticchie.

4- che il futuro non sarà migliore se io ho contribuito a votare per uno o un altro dei guitti che ci rappresentano. Uno più o meno razzista, l’altro un po’ più populista, il terzo più o meno esagitato. Tutti comunque inutili alla mia coscienza che non si farà travagliare oltre.

Care statistiche andate a farvi il vostro minestrone, con tanta cipolla e peperoncino!