LOMBARDIA E VENETO: DUE REFERENDUM INUTILI SE NON DANNOSI

LOMBARDIA E VENETO: DUE REFERENDUM INUTILI SE NON DANNOSI

 

di Dario BIANZANI – Coordinatore Nazionale del MovES

Lombardia e Veneto: due Referendum inutili se non dannosi.
Due Referendum promossi dalla Lega di Salvini per sostenere una richiesta di maggiore autonomia regionale. Richiesta a Chi? Per ottenere cosa? Per farne cosa?

Anzitutto possiamo notare come tutti i principali partiti nelle due regioni si sono schierati per il sì ai quesiti. Questo dovrebbe essere il primo segnale d’allarme: i partiti di Renzi, Berlusconi, Salvini, Di Maio e persino della Meloni sono contendenti a livello nazionale, ma alleati di fatto su un Referendum regionale che non cambia nulla o che – e lo vedremo più avanti – potrebbe persino peggiorare le cose per i cittadini.

L’opposizione ai Referendum è sostenuta solo da alcune forze della sinistra antiliberista, alcuni movimenti sociali e sindacali di base con pochissima possibilità di avere spazi per poter informare sul perchè della scelta.

Come mai questo unanimismo? Forse perchè questi quesiti sono inutili, non cambiano nulla e non disturbano i manovratori?

Si dice da parte dei due Presidenti Regionali che il Referendum viene fatto per sentire la volontà popolare. Ma è vero? Assolutamente no!
Questi quesiti referendari non fanno domande precise: le uniche sulle quali il pronunciamento popolare potrebbe davvero decidere e contare.

Pensate, nell’ordine, al referendum greco sul memorandum della Troika, quello sulla Brexit, quello nostro costituzionale o quello sull’iindipendenza della Catalogna? Ecco, quelle consultazioni con il voto di domani in Lombardia e Veneto non c’entrano nulla. C’erano invece domande chiare che esigevano altrettante risposte chiare e infatti la politica ha faticato a reggere il responso popolare quando non lo ha rinnegato.

Questi referendum in realtà non chiedono nulla e sono perfettamente adatti a quelle forze politiche italiane che sono abituate a rinnegare i programmi subito dopo averli varati. Tutti sono impegnati sul nulla.
I due quesiti sono molto simili, quello veneto chiede solo: “Volete più autonomia?”
Quello lombardo aggiunge qualche accenno al rispetto dell’unità nazionale e della Costituzione e fa esplicita richiesta di più risorse.

Ma QUALI risorse?

L’Italia deve rispettare il Fiscal Compact, quello che Renzi e Salvini dicono di voler cambiare che è stato inserito nella Costituzione.
La modifica dell’articolo 81 della Costituzione, riguardante appunto l’introduzione del Fiscal Compact, è un atto devastante della nostra democrazia, compiuto quasi alla unanimità dal Parlamento precedente.

Ci sono poi il Patto di Stabilità che impedisce l’autonomia di spesa degli enti locali e il controllo diretto della UE sui bilanci pubblici.
Come si può chiedere più autonomia e più risorse per le regioni se tutto il meccanismo di governo imposto dalla Unione Europea impedisce ogni libertà di spesa a tutte le istituzioni pubbliche?

Immaginate cosa accadrebbe se Maroni e Zaia, Presidenti delle due regioni più ricche del paese che assieme hanno un quarto della popolazione, promuovessero una loro iniziativa istituzionale per cancellare il Fiscal Compact e il Patto di Stabilità.
Questa proposta sì, che avrebbe bisogno del consenso popolare proprio perché si tratterebbe di imporre allo Stato una diversa politica economica che ovviamente andrebbe in conflitto con i vincoli europei.

Invece Lega Nord e tutte le principali forze politiche italiane sono oggi appiattite nella difesa di questa Unione Europea.

Meglio quindi chiedere un’autonomia che non è consentita a nessuno e fare domande che non vogliono dire nulla nel sistema economico governato dalla Troika. Meglio un Referendum finto che impegnarsi davvero in un conflitto col potere centrale.

I due Referendum non propongono una reale ristrutturazione delle spese dello Stato e delle Regioni, richiedono solo più risorse alle Regioni del nord a scapito di quelle del sud, ma nemmeno una proposta iniqua di questo tipo può essere consentita dai vincoli di bilancio, vincoli per altro non contestati dai due Presidenti.

L’ipotesi più probabile, invece, è che dietro questi inutili quesiti se ne nasconda uno vero e molto più pericoloso, proprio considerando che i Referendum sono entusiasticamente accolti nel mondo imprenditoriale: visto che non si possono avere più risorse pubbliche perchè ottenere più autonomia privatizzando?

I servizi come trasporti, scuola, servizi sociali e soprattutto sanità nelle due Regioni sono già ampiamente affidate ai privati.

Il sì richiesto ai cittadini serve dunque ad aumentare la connessione sempre più stretta tra pubblico e privato nella gestione dei servizi e dello stato sociale, dove Lombardia e Veneto sono già indiscutibilmente all’avanguardia.

Concluderei con un dettaglio tecnico sull’organizzazione pratica del Referendum in Lombardia, Referendum che costerà alla Regione 43 milioni di Euro circa: si voterà con un sistema elettronico attraverso tablet ma, nonostante le possibilità tecnologiche consentano senza troppe difficoltà la soluzione del problema, le postazioni non saranno adattate all’utilizzo in autonomia di non vedenti e ipovedenti.

 

 

 

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