TOTÒ RIINA È MORTO MA LA MAFIA STA BENISSIMO

TOTÒ RIINA È MORTO MA LA MAFIA STA BENISSIMO

 

di Antonio CAPUANO – Ccordinatore Nazionale Movimento Essere Sinistra – MovES

 

È morto Totò Riina e non se ne abbiano a male i cattolici, ma per certi morti proprio non si può avere pietà, quella la riservo alle tante vittime di questo infimo essere. Il vero dramma di oggi quindi non è certo l’evento in sé, anzi.

Lo è invece constatare che non in questo Paese non è ancora morta la “cultura della mafia”, cultura di cui Riina è sempre stato preso a “modello” a tutti i livelli: mediaticamente, politicamente, istituzionalmente e socialmente.

Il Capo dei Capi, Onore e Rispetto, Rosy Abate solo parlando di fiction su questo cancro che ha devastato il Paese e me ne sfuggono altre mille…

In Italia la Mafia è mediaticamente mitizzata, romanzata ed elevata a soggetto artistico, come se un mafioso fosse l’equivalente di una nemesi letteraria o di un “Cattivo” dei fumetti, sul quale idealizzare dei difetti per scavare romanticamente nei lati oscuri dell’animo umano.

Non una figura e un problema reale su cui: educare, stigmatizzare, raccontare e denunciare (come fa Gomorra libro, film o serie che non a caso, è l’unica salvabile. Poi il Saviano “politicizzato” ha anche le sue colpe ed ombre, ma Gomorra resta un merito e una rara variazione sul tema).

Oggi per i giornali e i media, è morto un “Capo”, quindi, cioè anche nel descrivere un Mafioso, uno con la m maiuscola che gli affibia perciò il mainstream, mantenendo canoni leaderistici, come se i mafiosi non fossero tutti e indistintamente merda a prescindere dal “Curriculum” e questo mette i brividi, onestamente.

I residenti che fischiano la forze dell’ordine e spesso ne ostacolano le retate perché la Mafia, la Camorra etc “CI FANNO CAMPARE” (poco importa come) e lo Stato “cattivo” invece no, quindi è il vero nemico.

A livello politico e istituzionale poi, Riina ha rappresentato un fallimento completo e la morte dello Stato di Diritto.

Politici e membri delle Istituzioni ammettevano serenamente anni di “PATTO Stato-Mafia” e occhio ai termini, non RICATTO ma PATTO e quindi la mafia riconosciuta dallo Stato in quanto non nemico pericoloso bensì imprescindibile interlocutore paritario per la spartizione di profitti e controllo dei territori contro serbatoi di voti e potere.

Anni e anni di “41Bis” in cui anziché buttare la chiave e marginalizzarlo al primo rifiuto di parlare, si assisteva ad istituzioni che ne elemosinavano la collaborazione e ne riconoscevano la possibilità di “muovere i fili” anche in carcere, ammettendo candidamente la fallibilità del nostro sistema giudiziario come fosse normale, imponderabile e senza mai porvi rimedio.

Stuoli di politici e funzionari pubblici indagati e condannati giornalmente per connivenza, associazione mafiosa et similia, ma puntualmente difesi, riabilitati e finanche ricandidati.
Appalti pubblici truccati etc.: comportamenti ripetuti e meccanici, quasi a voler tacitamente veicolare il messaggio che la mafia è un potere, che come tale va riconosciuto e legittimato e che quindi, per governare la cosa pubblica il segreto non è combatterla, ma includerla nel sistema e dialogarci.

Per finire, la stucchevole disquisizione sui ritorno a casa in nome della pìetas cristiana, “la morte dignitosa” da riconoscere ad un soggetto che ha ucciso senza pietà per anni.
Per molti (troppi) andava addirittura graziato, nel nome di un Dio, di cui lui stesso si era ben guardato dal seguirne morale, precetti e insegnamenti.

Quindi vedete? Sarà anche morto Riina, ma finché non sarà morto il modello della mafia come “interlocutore” e della cultura della mafia come soggetto e potere sociale, politico e storico da riconoscere, anziché degenerazione da debellare con forza, le vittime non avranno mai davvero giustizia e anche se Riina è morto presto ne avremo altri come lui.

Noi come MovES vogliamo uno Stato degno di chiamarsi tale che torna al suo ruolo istituzionale e costituzionale dove LEGALITÀ e GIUSTIZIA siano una cosa sola, dove spartizione del potere diventi solo un lontano ricordo.
Non è una fantasia ma una condizione di fatto che possiamo attuare anche in Italia se esiste una vera volontà politica e questa c’è nelle forze come la nostra e molte altre che mirano ad un reale cambiamento.

Ecco perché la morte di Riina certamente non mi rende triste, ma nemmeno la idealizzo perché potremo davvero festeggiare solo quando avremo ucciso e debellato “l’IDEOLOGIA” e il MODELLO della MAFIA e non un singolo uomo che li rappresenta, per quanto potente esso sia.
NIETZSCHE, LA SICILIA E LA POLITICA ITALIANA

NIETZSCHE, LA SICILIA E LA POLITICA ITALIANA

 

di Antonio CAPUANO – Coordinatore Nazionale Movimento Essere Sinistra MovES

 

L’eterno ritorno dell’uguale, ovvero, la politica italiana secondo Nietzsche.

Il mito del voto Siciliano, i 5 Stelle che vincono senza governare, la Sinistra smarrita e il Berlusconismo: l’eterno ritorno dell’uguale brillantemente descritto dal filosofo tedesco, sembra aver trovato piena concretizzazione nella seconda Repubblica italiana.

Sono stati giorni frenetici per la politica nostrana, il cui culmine sia in termini politici sia mediatici, è certamente stato quello inerente al voto siciliano il quale strumentalmente venduto secondo la narrazione, come portatore di risposte, ha partorito invece una lunga e prevedibile serie di dubbi.

Innanzitutto, appare palese come un minimo comune denominatore leghi i numerosi fili che compongono l’attuale intreccio politico, ossia l’irricevibile narrazione che riveste immancabilmente le vicende politiche del nostro Paese, tendendo a stravolgere con inaccettabile naturalezza la realtà dei fatti e i risvolti politici degli stessi, consentendo così la concretizzazione di scenari altresì impensabili.

In primo luogo, questa tornata elettorale isolana, ci riconsegna la stucchevole leggenda del proprio risvolto profetico in chiave nazionale: teoria sostenuta peraltro, con inspiegabile entusiasmo e convinzione, da fior fior di analisti politici in diretta nazionale.
Su questo, da studente di Scienze Politiche, lascio che a rispondere in modo coinciso quanto inattaccabile alle congetture, siano i dati freddi, oggettivi e implacabili.

Quindi l’esito del voto in Sicilia è davvero un inscindibile prologo delle elezioni politiche nazionali?
Risposta, assolutamente NO.

Basta rifarsi infatti alle ultime 5 elezioni tenute in Sicilia, per sfatare il mito e scoprire quanto segue:
4 volte il voto Siciliano è arrivato DOPO quello nazionale risultando quindi ovviamente irrilevante ai fini dello stesso e l’unica volta in cui esso è arrivato prima, è stata nel 2012 quando il candidato di PD e UDC Rosario Crocetta divenne Governatore della Regione Sicilia con uno schiacciante 30%.
Risultato oggettivamente tondo, ma che non evitò assolutamente all’allora Segretario del Partito Democratico, Pierluigi Bersani, la fragorosa disfatta delle elezioni politiche 2013 con tutto il disastro che ne è successivamente conseguito.

In secondo luogo, il risultato del candidato del M5s, Cancellieri, è prevedibilmente diventato oggetto di tifo da stadio tra 5 astelle e non, ma in realtà le prese di posizione nette di ambo le parti, appaiono oggettivamente errate e il dato politico ne esce talmente semplificato da essere sommerso dalle urla, fino al punto di svanire,

Perché se da un lato è assurdo parlare di “Flop a 5 Stelle”, al netto di un risultato oggettivamente importante e che con un altra legge elettorale avrebbe portato certamente al ballottaggio, non riconoscendo così il peso politico di una realtà ormai consolidata, dall’altro c’è una palese miopia dei 5 stelle nel non cogliere due aspetti cruciali.

Il primo nonché il più proccupante è la constatazione del fatto che neanche un movimento nato dal basso e ottimamente strutturato, riesce nell’operazione di incrementare la partecipazione politica ed erodere il fenomeno dell’astensionismo, il quale resta da tempo immemore il primo “partito Italiano”, dipingendo così un quadro sempre più desolante della nostra Democrazia e del nostro Paese.

Mi preme anche fare una sottolineatura banale quanto necessaria, dato che fare bene alle elezioni e vicerle per poi Governare, sono ovviammente due cose diverse, quindi rimarcare eccessivamente il primo aspetto e dimenticarsi totalmente del secondo può essere sintomatico di due cose: incompetenza e conseguente incapacità di analisi politica nonché rilevazione dei problemi o, molto più probabilmente, di una chiara strategia politica in cui si lavora sulle leve atte a creare e consolidare consenso politico, ben guardandosi però dal voler Governare e passare così dal dover distruggere al saper costruire.
A pensar male si fa peccato direbbe qualcuno, ma se tanti indizi fanno una prova…

Chiudo soffermandomi sugli elementi che più di tutti fotografano, a mio parere, la profonda crisi politica del nostro Paese e il peso della narrazione sull’opinione pubblica, ossia la sparizione della sinistra e il ritorno in campo di Berlusconi.

Perché se la vittoria in Sicilia della Destra in sé era prevedibile e prevista, anche in virtù di una sedicente sinistra che al netto di una presunta lista unita, resta eternamente vittima di un mortifero e annoso “complesso di moderatismo”, quello che sconcerta profondamente è sentire Berlusconi prendersi la paternità del trionfo e promettere ancora una volta che salverà questo Paese, trovando persone disposte a crederci, sostenerlo e applaudirlo.

Comprendo che per la satira sia manna dal cielo, ma se dopo 23 anni di Berlusconismo la gente è ancora disposta seguire davvero Silvio, allora c’è ben poco da ridere ed è chiaro quanto l’Italia sia ben lontana dal riprendersi.

Ecco, quando ha teorizzato l’eterno ritorno dell’uguale, ossia quella teoria tale per cui l’universo e la vita sono ciclici e alla fine si finisce sempre col tornare al desolante punto di partenza, Nietzsche si è rivelato essere un veggente oltreché un Filosofo.
Oppure, aveva semplicemente iniziato male la giornata leggendo un editoriale di Feltri.

 

MENTANA, CASAPOUND E GLI SPADA

MENTANA, CASAPOUND E GLI SPADA

 

di Antonio CAPUANO – Coordinatore Nazionale del Movimento Essere Sinistra MovES

Mentana, Casapound e gli Spada: ovvero l’insostenibile leggerezza dell’essere (Super-Partes).
Nell’epoca del “Buonismo” in cui il termine bontà acquisisce un inspiegabile accezione negativa, ecco che opinione pubblica e media, Mentana e Formigli in testa, rivalutano anche i Fascisti, li elevano ad interlocutori e li considerano “pienamente inseriti nel processo democratico“. Con tutte le devastanti conseguenze sociali e politiche che ne conseguono.

La vicenda di Spada e della vergognosa testata al giornalista Rai rappresenta soltanto la desolante punta dell’iceberg, dato che questo problema ha una genesi profonda che parte da lontano e sta recentemente raggiungendo il proprio apice, con soggetti politici e mediatici che fanno a gara a mostrarsi “Super Partes” e per farlo, finiscono solo per diventare amebe prive di personalità, che si lasciano plasmare in funzione del proprio tornaconto e dimenticano che tolleranza e democrazia non sono slogan, ma modi di intendere la vita, forme di libertà nonché conquiste etiche, politiche e sociali frutto di mille storiche battaglie.

Basti pensare proprio a Mentana, emblema del giornalismo 3.0 che forte del suo consenso, si accomoda in casa di CasaPound con l’intento di costruire allo stesso una verginità politica e spiegarci che sono un normale soggetto del processo democratico e come tali vanno trattati.

Ma se la Costituzione più tollerante del mondo, prevede l’antifascismo ci sarà un perché e quindi non ritenere gente che evoca il Duce come un proprio interlocutore, non è certamente simbolo di chiusura antidemocratica, bensì manifestazione di un pluralismo e di un dialogo improntati però al rispetto delle libertà fondamentali.

Del resto l’apologia di fascismo nasce come forma Costituzionale di tutela e non certo come vessante legge discriminatoria.
Ma di sicuro a Mentana è sfuggito questo che per quelli come lui è solo un dettaglio.

Così, a forza di legittimare i vari populismi delle destre “prima gli italiani“, “aiutiamoli a casa loro” etc. si finisce con l’istituzionalizzare una cultura dell’odio, con il suo carico dilagante di intolleranza al seguito.

Accade che Salvini si vanta di certe teorie, che CasaPound e Forza Nuova dettano l’indirizzo politico, la gente sbraita e il consenso cresce, che un Premier possa portare in crisi la Catalogna a suon di proclami populistici sull’indipendenza per poi tradire un intero popolo scappando in Belgio e abbandonarlo a se stesso e quindi, dulcis in fundo, che un mafioso divenga un interlocutore politico e tocchi andare ad intervistarlo in quanto parte del processo democratico, giocandosi il naso e rischiando ben altro.

Del resto del “paradosso della tolleranza” ci aveva già parlato unio come Popper e proprio in nome di quel principio tale per cui “nel nome della nostra tolleranza, dobbiamo rivendicare il diritto a non tollerare gli intolleranti“.

Mi viene da dire che possiamo anche tollerare Mentana (forse) che gioca a fare Dio sui Social (cd. Blastare) perché fa moda e audience, ma allo stesso tempo possiamo e dobbiamo batterci nel nome della libertà e della democrazia perché non siano un post irriverente o una forzatura lessicale sulla tolleranza a cancellare la storia di questo Paese e a riportare in auge una macchia che solo il sangue dei Partigiani prima e la visione dei Padri Costituenti poi, avevano sapientemente lavato via.

Quindi non se la prenda il Direttore Mentana, ma ai suoi post carichi di like su Facebook, continuiamo a preferire gli illuminati discorsi di Calamandrei e i nostri precetti Costituzionali, nel nome dei quali non potremo mai minimizzare su un mafioso che rompe il naso ad un giornalista o peggio riabilitare il periodo più oscuro della nostra storia, neanche se il giornalista del momento quale è Mentana, tiene uno pseudo “confronto democratico” nella sede di CasaPound stringendo la mano ai fascisti.

Sarà che siamo all’antica, ma siamo legati ai valori di un’epoca in cui la democrazia si è conquistata con un pugno chiuso e non svenduta per un pugno di Like.

UNA NOTTE AL MUSEO CON FRANCESCHINI E I SUOI FANTASMI

UNA NOTTE AL MUSEO CON FRANCESCHINI E I SUOI FANTASMI

 

di Antonio CAPUANO – Coordinatore Nazionale del MovES

Una notte al Museo: Franceschini, i Direttori e i fantasmi di una Pubblica Amministrazione allo sbando.

Aveva fatto scalpore qualche mese fa la vicenda delle nomine dei Direttori di alcuni dei maggiori Musei nazionali, con l’incarico affidato a soggetti stranieri e l’impugnazione del verdetto presso il Tar del Lazio, da parte di uno dei soggetti esclusi con conseguente annullamento delle nomine stesse.

Adesso in vista della sentenza del Consiglio di Stato in merito attesa per il prossimo 26 ottobre e della polemica scoppiata in merito ai concorsi universitari pilotati, il tema della inefficienza della Pubblica Amministrazione torna più che mai d’attualità.

Quello che deve essere chiaro è che urge con forza una netta inversione del paradigma dato che la corruzione non è la causa dell’inefficienza del sistema, ma ne è l’effetto e finchè non si comprenderà questo, continuando genericamente a fare campagna elettorale sulla lotta alla corruzione, allora nel concreto non cambierà mai nulla,

Infatti se ci si limita a dire di voler combattere una generica corruzione, senza però intervenire strutturalmente riformando un settore pubblico che la facilita in tutte le sue infinite declinazioni, allora resta la mera propaganda elettoralistica e nel concreto non si aiutano i Cittadini schiacciati tra un fisco opprimente, i ricchi che evadono le tasse e uno Stato che non funziona.

Per cambiare un sistema e tutte le degenerazioni che esso crea, come appunto la corruzione, bisogna conoscerlo a fondo in tutti i suoi aspetti e non limitarsi ad una narrazione strumentale e meramente politica dei fatti, come avvenuto ad esempio appunto nella vicenda dei Musei.

Una Pubblica Amministrazione efficiente e funzionale poggia su 5 punti cardine: Efficacia, Economicità, Pubblicità, Trasparenza e un impianto normativo solido, se manca anche uno solo di questi si presta il fianco a corruzione, incompetenza e pericoli di varia natura e pansate cosa accade se, come nel nostro sistema, queste voci mancano praticamente tutte.

Accade che un Ministro dei beni culturali faccia confusione, ponendo in nullità nomine apicali e paralizzando un settore strategico chiave come il turismo e che il nostro sistema universitario lasci scappare le sue eccellenze all’estero riducendosi ad una mera rete clientelare fondata sul fitto scambio di favori, sul paternalismo e su un’incompetenza di comodo che si riflette drammaticamente sul livello della classe dirigente di questo Paese.

La soluzione non può semplicisticamente risiedere nelle privatizzazioni selvagge ovviamente, perché lavarsene le mani e cedere ai privati settori chiave per la qualità della vita dei cittadini quali Sanità, Cultura, Istruzione etc. abbandonando così al proprio destino le classi più disagiate e deboli, sarebbe l’ultimo grande favore alle destre e il vero punto di non ritorno per una Sinistra che sia sostanzialmente tale e non usi invece una certa nomenclatura classica solo per ragioni di comodo.

Un Paese civile e un Popolo felice, non possono prescindere da una macchina Statale che coinvolga il cittadino, lo supporti e lo tuteli a tutti i livelli in modo efficiente e trasparente, va da sè che un cittadino che senta lo Stato come un fedele alleato e non come un nemico pronto a pugnalarlo alle spalle, sarà anche più propenso ad adeguarsi al sistema, anziché eluderlo in maniera poco lecita.

Lavorare sulla causa, è l’unico modo per prevenire davvero l’effetto, soprattutto in un momento storico in cui la gente ha bisogno di risposte concrete ai problemi e non scappa più via appena sente gridare al lupo,

La linea sottile tra uno Stato efficiente e uno Stato allo sbando, passa dalla considerazione del proprio interlocutore di riferimento, dato che il cittadino se rispettato collabora, mentre il suddito prima o poi, inevitabilmente si ribella.

 

ROSATELLUM DI SANA E ROBUSTA COSTITUZIONE?

ROSATELLUM DI SANA E ROBUSTA COSTITUZIONE?

 

di Antonio CAPUANO – Coordinatore Nazionale MovES

Rosatellum, di sana e robusta Costituzione? Gli eterni “acciacchi” della nostra Legge Elettorale…

Chi siamo? Da dove veniamo? Dove andiamo? Ma soprattutto, avremo mai una legge elettorale Costituzionale?

Uno dei più grandi “misteri” nella storia della democrazia italiana, è quello relativo alla legge elettorale. Passano gli anni e le legislature ma la Corte è costretta infatti a dare parere negativo e poi bocciare seccamente ognuna di esse.

Eppure la nostra meravigliosa Costituzione è lì da “qualche anno”, è perfettamente scritta e ci sarebbe quindi tutto il tempo di leggere le disposizioni in materia e applicarle efficientemente.

Ultima in ordine di tempo, il “Rosatellum” (evidentemente crediamo che le cose dette in latino non possano far cagare, ci sbagliamo…), con tutti i suoi irricevibili orpelli:

– Struttura “tendenzialmente” proporzionale: poche firme per presentarsi alle elezioni, soglia di sbarramento bassa (3% singoli partiti e 10% coalizioni) e 64% di collegi plurinominali proporzionali e 36% di uninominali maggioritari;

Pluricandidature”: introdotte per i collegi plurinominali (cd: listini), queste salgono addirittura da 3 a 5 e ciò comporterà tutto un effetto domino che scollegherà totalmente tali nomine, dall’effettivo esercizio della rapprentanza da parte dell’elettore;

“Quote Rosa” al 40%: una cosa nata in apparenza a favore della parità di genere, ma che lede profondamente la dignità delle donne, dato che le si ritiengono forse incapaci di competere alla pari e quindi si sostituisce la politica al diritto, imponendo una “quota d’ufficio”. Assurdo…

Basterebbe solo questo breve e crudo elenco a capire che siamo di fronte all’ennesimo disastro, legittimando così perfino l’annullamento dell’elezione di un rappresentante di istituto, figurarsi quello di una maggioranza parlamentare.

Ma, per rispondere a quelli che attaccano i “giudici cattivi” a cui non va mai bene niente, entriamo ulteriormente nel merito della questione.

In primo luogo, secondo il PD questa legge “evita l’eccessiva frammentazione politica”: potenzialmente vero (se e, solo se, rapportato allo scenario politico attuale però), ma inesatto in senso assoluto dato che le soglie di sbarramento sono oggettivamente tenui e quindi irricevibile sul piano politologico e del Diritto.

La legge elettorale non deve essere plasmata a uso e consumo dei partiti perché essa non deve assecondare il momento elettorale, bensì guidarlo e se ci sfugge questa nozione di base, siamo oggettivamente messi male, dato che sono i partiti devono costruire il consenso e le maggioranze, non l’ingegneria elettorale.

Anche il consiglio d’Europa, con una sentenza del 2003, ci aveva fatto presente che dovrebbe essere impedito legiferare in materia di legge elettorale un anno prima del voto, al fine di preservare l’esercizio democratico e in questo la nostra Costituzione non solo sposa la sentenza, ma ne rafforza il carattere generale con un principio specifico, ossia il c.d “Principio di continuità“,

Principio nel nome del quale è impossibile intervenire su un “Parlamento illegittimamente eletto” con legge elettorale incostituzionale e che spesso ha reso vane, proprio perché dilatate nei tempi e quindi postume, le sentenze in materia della Corte Costituzionale,

Ecco quindi che anche stavolta, ci ritroveremo molto verosimilmente, purtroppo costretti a votare con l’ennesima legge incostituzionale, fintamente rappresentativa e profondamente fondata su un principio e una concezione clientelari della “democrazia della delega“.

A questo punto sarebbe stato quantomeno il caso di non intervenire e tenersi buono il “Consultellum”, che pur con tutti i suoi limiti e la sua natura tecnica più che politica, era pienamente attinente alla Costituzione. Giusto per “vedere di nascosto l’effetto che fa“, come cantava qualcuno,

Del resto non c’è “Rosatellum” senza spine, come si suol dire, e se non ci fermiamo per tempo, l’ennesima spina nel fianco della storia della nostra Democrazia, è praticamente dietro l’angolo.