La scuola è la casa dei bambini

La scuola è la casa dei bambini

cultura

di Barbara MORLEO

Il mondo in cui vivono i miei bambini è un mondo dove l’agire e il pensare sono sempre più stereotipati.

La capacità di “sentire”, di provare “empatia” e di riflettere sulle emozioni, cioè l’intelligenza emotiva, spesso sono state sacrificate sull’altare di un “agire” vacuo e irresponsabile.

Un mondo dove una violenza assurda e intollerabile per una società che si definisce civile, viene invece diffusa attraverso la televisione con una continuità tale da farla alla fine sembrare tollerabile.

Non è semplice combattere contro tutto questo per noi insegnanti.
Ma è indispensabile farlo.

Bisogna offrire loro, esempi di una società in cui le regole sono diverse da quelle che magari sperimentano a casa o fuori casa.

La scuola è la casa dei bambini.

La scuola deve essere la “casa-società” in cui tutti sono accolti, in cui tutti devono essere al sicuro, nessuno deve essere ferito, deriso, umiliato.

La “casa-società” in cui le diversità sono come le sfumature dei colori o dei suoni, più ce n’è, più il quadro o il brano musicale risultano ricchi e completi.

La “casa-società” dove la cura di chi è più debole e bisognoso diventa esercizio di accudimento e protezione da parte di tutti. Ecco perché è fondamentale la presenza anche degli handicap gravi all’interno della classi.

Un solo portatore di handicap diventa motivo di ricchezza per altri venti bambini.

Non sono solo belle parole…questo è esercizio quotidiano. Che deve iniziare dal primo giorno di scuola.
Quando ciò accade i risultati arrivano. Sempre!

Quando mi trovo difronte a genitori ignoranti, intolleranti o razzisti, la prima cosa che penso in silenzio dentro di me è “ho 5 anni per riuscire a cambiare il destino dei vostri figli, per portarli oltre il confine della vostra ottusità”.

Per farcela bisogna spiegare subito ai piccoli la storia della “scuola -casa dei bambini” e poi offrire sempre con coerenza gli esempi giusti.

Gli esempi valgono più di mille parole.

Bisogna riuscire ad estirpare i germi della violenza insegnando loro il valore e miracolo di ogni forma di vita, anche la più piccola.

Si parte dai fiori, dalle piante e dagli insetti per arrivare al rispetto dell’uomo.

Io non ho mai ucciso o fatto uccidere neanche un insetto in classe, neanche una cimice o un ragno: l’ho sempre raccolto con la carta e messo fuori dalla finestra.

E spiego loro che per quanto i ragni e le cimici non mi siamo particolarmente simpatici, loro hanno una ed una sola vita ed io non mi sento in diritto di strappare nessuna vita!

Vi assicuro che in cinque anni si ottengono risultati strabilianti.

E poi bisogna ricordarsi sempre che i bambini, per amare la vita, hanno bisogno di sogni, speranze e fantasia.

Più è “grigia” la realtà in cui sono inseriti, più è importante instillar loro l’amore per la lettura.
Le storie offriranno loro la possibilità di sognare, sperare, immaginare altre vite.

I libri, oltre a nutrire la loro fantasia, diventeranno anche il luogo dove rifugiarsi nei momenti di dolore o vuoto che inevitabilmente dovranno affrontare.

Io racconto sempre che i libri mi hanno salvata: che i libri sono stati cibo per la mia anima, compagni contro la solitudine, riparo dalle disavventure, ombrello per la tristezza, scudo per l’ignoranza e spada contro la cattiveria.

Perché con le parole ci si può difendere e si può attaccare, proprio come con una spada.
Ma bisogna imparare a usarle bene.

E così, nonostante io sia la maestra a quadretti (matematica-scienze-geografia), nel primo ciclo racconto sempre fiabe e porto sempre in dono libri.

A partire dai librini di Rodari in prima, scritti in stampato maiuscolo, con poche parole e molte bellissime immagini, a finire con le avventure di Salgari, magari in quinta.

È ovvio che la scelta del libro deve sempre avvenire sulla base delle reali capacità di lettura e comprensione del bambino, c’è chi magari anche in quinta non va oltre Geronimo Stilton ma non ha importanza…l’importante è che si diverta.

C’è sempre un libro per tutti.

Anche il più reticente e ostinato legge il “Diario di una schiappa” con gusto!

E sappiate che nonostante Salgari non vide mai i Caraibi nella sua vita, a me e a tanti altri giovani lettori, li ha fatti scoprire…
Così come mi ha fatto amare i pirati, imparare cos’è un codice d’onore, impugnare la spada con “Jolanda la figlia del Corsaro Nero”, guidare una nave e crescere fiera.