ANTIFASCISMO MILITANTE COME ELEMENTO DISCRIMINANTE

ANTIFASCISMO MILITANTE COME ELEMENTO DISCRIMINANTE

 

di Franco DE IACOBIS – Coordinatore Nazionale MovES

L’antifascismo è una discriminante fondamentale nella Costituzione italiana, ma soprattutto dovrebbe esserlo in tutti i partiti che ci rappresentano.

Sono figlio di un deportato militare italiano, un IMI, uno di quelli che rifiutò di firmare per la RSI rischiando la morte per fame o per fucilazione.

Mio padre era un carrista reduce da El Alamein, tragico teatro di guerra in cui gl’italiani furono trascinati dalla follia mussoliniana, con le pezze ai piedi (quelle vere, attorcigliate attorno alle caviglie) e carri armati risibili se confrontati con quelli “nemici”.

Riuscì a scampare a quell’inferno, ma l’8 settembre venne deportato in un lager satellite di Auschwitz, in territorio polacco, a fare il più temuto e pesante dei lavori: il MINATORE.

Ampia letteratura in merito è stata stilata e raccolta da Primo Levi, anch’egli reduce da simili inferni. Mio padre non si suicidò come lui, ma la sua vita fu segnata per sempre, nel fisico e nel morale, da quei due terribili anni.

Non posso assolutamente tollerare che qualcuno oggi dica “pacifichiamo”, perché HO VISTO COI MIEI OCCHI cos’è un uomo reduce da quell’inferno in terra.
Per questo non lo voglio più. PER NESSUNO. MAI.

L’antifascismo militante dev’essere sempre più forte e chiaro, per impedire che i negazionisti di CasaPound riprendano fiato.

NO ALLA MANIFESTAZIONE DEL 28 OTTOBRE A ROMA!!!

LA NOSTRA GENERAZIONE NON HA ANCORA PERSO

LA NOSTRA GENERAZIONE NON HA ANCORA PERSO

 

di Bruno DELL’ORTO – Coordinatore Nazionale MovES

La nostra generazione ha un compito importante, un compito cui ha come abdicato negli ultimi trentacinque anni.

Le nostre madri, i nostri padri, hanno fatto sì che si creassero i presupposti perché noi tutti, negli anni 60/70 acquisissimo la capacità di guardare con occhio diverso la realtà, immaginassimo una società più equa, agissimo per realizzarla.

Tensioni ideali diffuse si muovevano come un fiume in piena, permeando masse di persone anche molto eterogenee tra loro, unendo nelle piazze movimenti politici, sindacali, studenteschi, operai.

Il disimpegno, l’insensibilità rispetto ai temi politici e sociali, l’individualismo esasperato ancora di là da venire, semplicemente, non erano generalmente contemplati.

Questo per i valori che ci furono trasferiti, che costarono sofferenza e morte a chi ci precedette e che ci furono trasmessi tramite la loro MEMORIA, con le narrazioni del loro vissuto e la concretizzazione di quegli stessi valori nella Costituzione Repubblicana.

Credo quindi, su quell’esempio, che uno dei nostri compiti più importanti sia proprio quello di trasferire alle generazioni ultime, ancora limpide e non contaminate da una visione cinica, fatalistica e centrata esclusivamente sulle proprie personali esigenze, quel bisogno di avvicinarsi ad un modello più giusto ed equo

Recuperare la memoria che si è persa, pertanto, riveste a tale scopo un ruolo fondamentale ed irrinunciabile affinché si apprenda quali terribili esperienze fecero da humus a quel comune sentire.

Sono convinto che fenomeni come CasaPound piuttosto che un sempre più diffuso revisionismo, o la concezione burlesca e caricatural-bonaria di movimenti come il fascismo, possano essere efficacemente contrastati tramite la diffusione di fatti, racconti, esperienze vissute in prima persona e lasciate a noi come preziosa eredità da chi è giunto fino all’estremo sacrificio per tentare di regalare a noi tutti, sopra ogni cosa, una concezione più giusta del vivere.

GUERRINO, L’ANTIFASCISMO E LE MELE COTTE

GUERRINO, L’ANTIFASCISMO E LE MELE COTTE

 

di Massimiliano DE ANGELIS

Il legame con l’antifascismo iniziò per me in tenera età, ancor prima che precocemente imparassi a leggere: ascoltavo estasiato i racconti dei nonni, di papà e di zio Guerrino.

Scorrevano nella mia mente le immagini e le scenografie che nel frattempo mi creavo come se fossero film, come vivessi in quei film, in quell’epoca che per me era lontana e per loro vivida anche nei sentimenti.

Pian piano prendevo consapevolezza di quello che mi raccontavano ed ero avido dei loro ricordi, volevo che loro ne parlassero.
Divenni così in giovanissima età antifascista passando attraverso i loro racconti vissuti in prima persona: se io ero lì lo dovevo a loro e solo a loro, alle loro storie delle quali ci si poteva fare un libro.

Infatti il libro si fece dove si racconta la storia di Zio Guerrino che partì fascista ma tornò, come diceva lui, bolscevico.

Il libro “Le mele cotte” è un racconto di narrativa che parla di lui: di come egli partì con l’Armir, l’esercito Regio, alla volta del fiume Don, in Ucraina. Un paese, che grazie ai fascisti collaborazionisti Ustascia doveva far da ponte nell’aggressione militare alla grande Russia e che invece si trasformò in una gigantesca tomba per i 300.000 italiani lì impiegati.

Arrivarono, lui e il suo battaglione, in un giorno tranquillo e assolato in un villaggio di quel paese.
Presero il comando della vita di quegli abitanti mostrando loro, per lo più contadini, il moschetto dei loro fucili; presero il comando di ogni cosa, delle loro case, dei loro averi, dei loro terreni, del loro bestiame ma la vita continuava a scorrere tutto sommato tranquilla.

Si stavano instaurando anche dei rapporti con la popolazione locale che, seppur da occupanti erano comunque più “umani” di quelli che sarebbero arrivati più tardi. Infatti fu l’arrivo dei “veri” fascisti e di qualche nazista di grado che fece precipitare in modo repentino la situazione.

Il comando di ogni cosa divenne razzia e rappresaglia contro coloro che si opponevano a tale situazione.
Le donne venivano stuprate, i giovani uccisi, le loro case se non servivano al loro scopo, bruciate.

Mio zio si trovò così uno di quei giorni a prendere coscienza di quello che accadeva e rischiò la vita nella difesa di una giovane donna, schiaffeggiando il tedesco che approfittava del suo corpo sotto il ghigno di qualche fascista partecipante.

Inspiegabilmente i presenti allo stupro si fecero indietro e nulla successe a mio zio ma lui riuscì però a leggere  negli occhi della giovane la gratitudine, mentre piangente gli si rivolgeva in una lingua per lui incomprensibile.

C’erano degli italiani che erano “diversi” e zio Guerrino veniva rispettato come colui che era più forte dei nazisti e dei fascisti stessi agli occhi dei suoi commilitoni e degli abitanti della zona. Nessuno aveva osato così tanto.

Faceva il panettiere per servire l’esercito di stanza lì e di tanto in tanto trafugava un po’ del suo lavoro per offrirlo a qualcuno di quelle genti che furono derubate di ogni cosa.

Proprio lì prese coscienza di come erano i fascisti e di cosa fosse il fascismo.

Me lo ricordo che zoppicava. Fu l’unico della sua tenda a sopravvivere ad una incursione aerea russa: fu salvato da due mele cotte dategli da un tenente durante la ritirata ostacolata dal disgelo e dai razzi Katiusha dove lui si ricorda morente su una lettiga.
Quelle solo due mele cotte che furono poi il titolo di un libro di narrativa.

ANTIFASCISMO SEMPRE!

ANTIFASCISMO SEMPRE!

 

di Ivana FABRIS

Quelli che come me lo hanno vissuto, il movimento del ’77, non possono dimenticare che anno e che periodo storico furono in termini di violenza fascista.

La mia è stata una generazione a cavallo tra due forme di eversione che hanno causato tanti, troppi morti e un clima che non si dimentica facilmente.
Clima che ha generato un bisogno di pacificazione tale al punto di arrivare a vedere la caduta del muro e la fine delle ideologie (quella che ci hanno spacciata come tale) come qualcosa di cui avevamo persino bisogno per il tanto sangue che avevamo visto scorrere per le strade delle nostre città.

Non passava UN solo giorno senza attentati, morti ammazzati, morti incidentalmente, pestati, sprangati, aggrediti.
Erano anni in cui uscivi di notte ad attaccare manifesti e non sapevi se tornavi con le tue gambe.

Anni in cui per le vie del centro di Milano, dove ho vissuto e dove sono cresciuta politicamente, bastava un nonnulla e finivi accoltellato come successe ad Alberto Brasili per mano dei sanbabilini.
Anni in cui scendevi in piazza e se non ti massacravano i celerini, lo facevano i fascisti.

Walter Rossi morì così.
Due volte. La prima quando gli spararono in testa e la seconda quando nessuno fece giustizia.
Come tanti, troppi altri casi in cui non pochi compagni furono assassinati con la compiacenza del sistema che chiudeva un occhio se non due perchè quel fascismo serviva a chi deteneva il potere, perchè l’eversione era continuativa.

Mai, noi che quegli anni li abbiamo vissuti, avremmo però creduto di ritrovarci a vedere organismi come Casa Pound o Forza Nuova riprendere a sfilare con l’arroganza cui assistiamo oggi.
La protervia delle parole è la stessa di sempre.
La cultura che portano per le strade è ancora quella di 40 anni fa e ancor prima.

Ci hanno fatto credere che la lotta ideologica fosse finita; i dirigenti dei partiti storici della sinistra hanno fatto il massimo perchè ce ne convincessimo, finanche a sostenere che l’ANPI fosse ormai solo un simbolo di mera testimonianza.

Nel mentre la bestia fascista riorganizzava il suo potere sapendo che prima o poi sarebbe nuovamente servita al sistema.

Se è pur vero che spesso anche questo tema è un’arma di distrazione di massa, che è lo spauracchio del sistema per riconfermare voti al PD nel nome della sicurezza dinnanzi alla riapparizione di forze simili, è anche vero che quelle forze stanno crescendo, che sanno stare dove la sinistra non sta più: a fianco del disagio sociale, dalla parte dei problemi sempre più gravi che vive una sempre più larga parte del popolo italiano, fornendo solidarietà e risposte immediate.

L’era renziana, quella che viviamo ancora oggi, ha sempre più necessità dello squadrismo che cresce e dilaga  anche a livello verbale, attraverso i social media.
La società è sempre più caotica e sempre più violenta. Tutto porta a pensare che la Storia si stia ripetendo esattamente.

Il malcostume della politica, il disordine continuo ovunque, la perdita di certezze e la conseguente insicurezza del paese, l’assenza di regole in una sorta di nuova decadenza di fine Impero, la microcriminalità, lo stupro generalizzato e sfruttato dai media ad arte contro gli immigrati e tollerato se ad agirlo sono italiani, sono tutti fattori che concorrono alla richiesta che sta lentamente ma incessantemente crescendo, di un governo forte, di un premierato forte.

I simboli del neofascismo sono sotto agli occhi di tutti. In alcuni comuni siedono nei banchi delle istituzioni benchè la Costituzione parli molto chiaro nel merito.
Si potrebbe dire che la tolleranza verso quei simboli e ciò che rappresentano, mirino a normalizzare il fenomeno agli occhi degli italiani.

E dopo? Cosa accadrà quando la crisi azzannerà ancora di più come è sicuro che accadrà?
Come verranno viste quelle squadre che purtroppo è lecito pensare che fra non moltissimo, magari, gireranno per le strade al fine di garantire l’ordine pubblico?

Già vedere le principali piazze italiane e gli ingressi delle maggiori Stazioni ferroviarie militarizzate non lascia indifferenti ma lo sappiamo, ci si abitua a tutto, e non possiamo escludere si arrivi ad una rassegnazione e ad una normalità del veder circolare simboli e colori che abbiamo voluto illuderci fossero morti per sempre.

Le premesse, dato il momento storico, ci sono tutte, purtroppo, e non dobbiamo illuderci di essere al sicuro.
La stessa pulsione a destra dei paesi europei racconta che non è così impossibile che il peggio possa riapparire.

L’antifascismo, perciò, deve essere un valore che MAI (!!!) deve venir messo in discussione e MAI dovrà essere considerato testimonianza e obsoleto.
Solo una sinistra di classe potrà impedire il dilagare di questo orrendo e violento fenomeno politico e dovrà farlo intestandosi le lotte in difesa di un ceto medio scivolato nella condizione proletariato sempre più basso; dovrà riappropriarsi delle sue parole, dei suoi atti coraggiosi, delle battaglie più importanti per il Paese che sono molteplici.

Solo una sinistra di classe potrà riportare il tema e l’impegno antifascista alla sua identità, quella necessaria a sconfiggere la voglia di totalitarismi di ogni genere e forma, partendo proprio dalla lotta contro il capitalismo finanziario, contro le élite dominanti, contro il neoliberismo.

Perchè ormai dovrebbe essere chiaro a tutti che l’economia non è la causa ma il mezzo con cui l’ideologia neoliberalista, partorita dalla destra più radicale e conservatrice globalista, sta imponendo il suo dominio al mondo e che i fascismi, di ogni genere e forma, sono funzionali a questo sistema di potere.

Ce lo dovrebbe aver insegnato il Cile cosa sia.
Cerchiamo di non dimenticarlo MAI.

 

 

IL NEO-NAZIFASCISMO CHE RIALZA LA TESTA E LA TOLLERANZA DELLE ISTITUZIONI

IL NEO-NAZIFASCISMO CHE RIALZA LA TESTA E LA TOLLERANZA DELLE ISTITUZIONI


di Roberto CENATI – Presidente ANPI provinciale di Milano

Inquietante e grave decisione della Procura della Repubblica di Milano

La Procura della Repubblica di Milano ha chiesto il proscioglimento dei neofascisti resisi protagonisti, il 29 aprile scorso, del blitz al Campo X del Cimitero Maggiore, nel quale sono sepolti repubblichini e gerarchi della Repubblica di Salò.

Nonostante le denunce della Digos per aperta apologia di fascismo, per le centinaia di braccia alzate per il saluto romano, la Procura della Repubblica, con una inquietante e grave decisione ha chiesto il proscioglimento dei neofascisti, giovedì 4 agosto, scegliendo una data tragica per il nostro Paese.

Il 4 agosto 1974 si verificò, infatti, un terribile attentato neofascista.
Una bomba ad alto potenziale esplose nella quinta vettura del treno Italicus, in transito presso San Benedetto Val di Sambro, provocando 12 morti e oltre 40 feriti.

La richiesta della Procura della Repubblica che dovrà essere vagliata da un Giudice per le indagini preliminari, desta in tutti noi profonda inquietudine e preoccupazione.

Milano e la Lombardia sono state da tempo scelte dalle organizzazioni neofasciste e neonaziste come luoghi di incontro, di convegni e manifestazioni anche a livello europeo.
L’assalto a Palazzo Marino del 29 giugno scorso ha rappresentato un salto di qualità nella sfida alle istituzioni nella città Medaglia d’oro della Resistenza.

Un blitz che aveva registrato un suo preambolo il 9 aprile scorso, quando alcuni militanti di Casa Pound avevano inscenato una protesta contro l’accoglienza dei migranti durante una seduta del Consiglio Comunale di Monza.

Una prova di forza che ha avuto il suo fondamento in quanto accaduto il 29 aprile al Cimitero maggiore di Milano, quando un migliaio di neofascisti sono andati a commemorare al campo X i caduti della Repubblica di Salò che ora, se la richiesta della Procura dovesse essere accolta, potrebbero essere assolti.

Chiediamo allo Stato, in questa delicatissima fase del nostro Paese, fermezza e decisione per contenere e respingere ogni tentativo, oggi purtroppo ricorrente, di esaltazione del fascismo, applicando le leggi che già esistono.

Ci dimostri questo Stato di essere finalmente quello Stato antifascista, delineato dalla Costituzione repubblicana nata dalla Resistenza, sciogliendo gruppi dichiaratamente nazifascisti e infliggendo a chi fa apologia di fascismo, reato gravissimo nel nostro ordinamento costituzionale, quelle esemplari condanne che ancora stiamo attendendo.