ELEZIONI AMMINISTRATIVE. TRA LE DUE DESTRE, VINCE L’ORIGINALE.

ELEZIONI AMMINISTRATIVE. TRA LE DUE DESTRE, VINCE L’ORIGINALE.

Siolvio Berlusconi-Matteo Salvini

di Antonio CAPUANO

Dove si è presentata la sinistra vera, questa ha vinto benissimo, penso ad esempio a Lecce.

Dove si è presentata la vera politica fatta con coraggio, trasparenza, competenza, questa ha ri-vinto alla grande, anche staccandosi dall’urlato becerume a 5 Stelle. Penso a Pizzarotti.

I dati politici sono essenzialmente due:

La Sinistra non ha perso, è scomparsa, dato che per perdere avresti dovuto quantomeno partecipare.

Se invece in corsa ci sono due destre, è ovvio che l’elettore a quella brutta copia chiamata PD, preferisca l’originale e intramontabile Silvio che, come Andreotti, rientra nel turbinio dell’eterno ritorno Nietzschiano, in salsa politica.

Il ballottaggio non ci dice che il popolo è pigro, semplicemente fallisce perché è un’innaturale e inefficiente metodologia politologica nata per limitare l’atomizzazione politica nonché l’astensionismo e che invece finisce puntualmente, Francia prima e Italia poi parlano chiarissimo, con l’incrementarli entrambi.

Perché a rigor di logica, se al primo turno ho votato per un candidato, l’ho fatto nella piena consapevolezza che esso mi rappresentasse (se per logiche clientelari o politiche, è un’altra storia…).

Quindi se al secondo turno non c’è chi mi rappresenta, io giustamente non voto (che è fatto consapevole e ovviamente ben diverso dall’astensione a priori).

Chiudo con questo mito del “voto utile” che mi fa davvero imbestialire: il “voto utile” è un inganno alla democrazia.

Nel senso che, a meno che uno dei candidati al ballottaggio non sia Hitler senza baffi, è molto più utile e coerente che un elettore non voti per qualcuno in cui non crede piuttosto che spingerlo a sforzarsi nel farsene piacere uno o a prestarsi a logiche clientelari, non credete?

Certo, è più facile dire che il popolo è inadeguato piuttosto che ammettere e provare a correggere i propri errori, ma non è certamente continuando a raccontarci le favole che salveremo questo Paese.

È tempo di rifondare il sistema politico e il modo in cui si fa Politica in Italia e ciò va fatto presto, bene e con competenza.

Perché il tempo stringe e questo Paese non può assolutamente essere lasciato morire così dopo decenni di interminabile agonia sociale e politica: agonia a cui solo la vera Politica e la vera Sinistra possono davvero mettere fine…

SQUADRISMO LINGUISTICO

SQUADRISMO LINGUISTICO

Beppe Grillo

di Jean DE MILLE

Molti personaggi della politica rientrano a pieno titolo nella categoria degli indifendibili.

Gli appartenenti alla lista che vi propongo non fanno eccezione, alcuni di loro sono tra i responsabili maggiori della crisi economica e antropologica che ci avvolge, di quell’ondata neoliberista che ha travolto e cancellato un secolo di conquiste sociali dei lavoratori e delle classi subalterne.

Credo pertanto che chi si occupa di politica debba essere molto duro con loro, senza fargli sconti: ma lo debba essere portando argomentazioni logiche, senza ridurre tutto il proprio messaggio al turpiloquio, alla battuta sconcia, all’offesa personale, che altro non sono che strumenti coi quali impoverire ogni riflessione, ed introdurvi germi di intolleranza e di violenza.

Ma vogliamo scorrere questa squallida sequenza di insulti?

Berlusconi: «Psiconano»; «Un uomo di 74 anni (all’epoca, n.d.r.) senza prostata»; «È sotto azoto liquido da 10 anni»; «Testa asfaltata»; «Big Jim»

Bersani: «Gargamella»; «Zombie»; «Non è un fascista. È solo un fallito. Gli imputo invece di aver agito in accordo con ex fascisti e piduisti per un ventennio, spartendo insieme a loro anche le ossa della Nazione»; «È un quasi morto»

Bindi: «Problemi di convivenza con il vero amore non ne ha probabilmente mai avuti»

Binetti: «Gridava devianza, devianza, mentre indossava un cilicio osè sulla coscia e si flagellava con un frustino di corda»

Boldrini: «Cosa succederebbe se ti trovassi la Boldrini in macchina?» (domanda posta sul blog, con risposte prevedibili dei fans)

Brunetta: «Brunettolo»

Fassino: «A furia di frequentare salme si diventa salma. Tanto più che lui ha già quella faccia lì»

Ferrara: «Container di m… liquida»

Formigoni: «Forminchioni»

Montalcini: «Vecchia putt…»

Monti: «Rigor Mortis»; «Banchiere del c… qualsiasi»; «Mendicante»

I napoletani: «Questa da un napoletano, parlare di onestà è meraviglioso. Tu sei modificata geneticamente»

Napolitano: «Salma»

Parlamentari: «Larve ben pagate»

Prodi: «Alzheimer»

Renzi: «Ebetino di Firenze»; «Il pollo che si crede un’aquila»; «Hanno bussato alla porta e non c’era nessuno. Era Matteo Renzi»

Saviano: «Fa godere Berlusconi come un riccio»

Senatori a vita: «Decisivi e non muoiono mai»

Veltroni: «Topo Gigio»; «Va in Africa e scopre i malati di Aids. Torna qui e dice: la soluzione è mettere a tutti il preservativo. E lo dice lui, uno che il preservativo ce l’ha in testa da dieci anni»

Vendola: «Supercazzolaro»; «At salut, busòn» (in dialetto bolognese); «Buco senza ciambella»

Veronesi: «Assassino», «Cancronesi»

In fondo è stato immediato individuare il protagonista di questo incessante turpiloquio: occorre veramente dire che si tratta di Beppe Grillo?

Più necessaria, invece, mi appare una riflessione sullo squadrismo linguistico dei 5 Stelle, sul feticismo dell’insulto ritualizzato, che dispensa istantaneamente dalla riflessione e trasforma gli individui in un branco, dotato di una sola parola ed una sola volontà, quella del capo.

Ed ancora, che dire della delegittimazione continua dell’avversario, e di quest’apoteosi dell’irrazionalismo più viscerale?

Non ci si limita ad attaccare le idee: più spesso si sceglie come obiettivo la totalità della persona, colpendola nella fisicità, facendone il bersaglio visibile di una scarica di rabbia e di frustrazione.

Una violenza verbale di questa portata è destinata a lasciare sedimenti di odio nelle coscienze, ad avvelenare discorsi e comportamenti.

Il fascismo culturale è già con noi.

PISAPIA, ECCO PERCHE’ TI DICO NO

PISAPIA, ECCO PERCHE’ TI DICO NO

Matteo Renzi e Giuliano Pisapia

di Mario GALLINA

Pisapia non può essere il federatore della sinistra perchè:

1) ha agevolato e sostenuto in prima persona l’ascesa politica del PD al governo di Milano, rinunciando di fatto ad un caposaldo della strutturazione di una sinistra Italiana che in quel territorio si era consolidata.

2) questo atteggiamento sarebbe stato plausibile solo nel caso in cui Pisapia avesse cessato definitivamente di svolgere qualsiasi attività politica.

3) non avendo rinunciato personalmente all’attività politica, il combinato disposto tra i punti 1 e 2 denunciano chiaramente e senza tema di errore che il suo progetto politico è finalizzato a l’utilizzo della sinistra (da lui così unita in un partito) per lo scopo di un sostegno alla politica di un altro partito politico: nello specifico il PD, che apertamente persegue e attua politiche che sono differenti se non addirittura opposte a quelle che la sinistra dovrebbe avere nel suo DNA.

Questo configura di fatto una volontà di tradire nei fatti gli ideali per i quali si struttura un partito, utilizzandolo come cavallo di Troia per il raggiungimento di scopi reconditi ed inespressi in favore di altri soggetti.

4) il tutto si sostanzia, quindi come un calcolo politico per sterilizzare e vanificare definitivamente in Italia qualsiasi politica definibile di “sinistra”, quindi la sua autocandidatura a leader della sinistra è un progetto da respingere con forza ma anche con sdegno in quanto offensivo per la cultura e la dignità degli uomini e donne che si sono sempre spesi o che si vorranno in futuro spendere per un progetto alternativo a quanto il PD in genere, e questo governo nello specifico, hanno espresso e continuano ad esprimere nei confronti del popolo in stato di sempre maggiore povertà e bisogno. Il popolo italiano che ha bisogno di una vera Sinistra.