ANZIANI E BADANTI. UN MONDO, DI VITA E DI LAVORO, A PARTE

ANZIANI E BADANTI. UN MONDO, DI VITA E DI LAVORO, A PARTE

Solitudine anziani

di Luigi FOSSATI

Sono ormai più di una decina di anni che ho esperienza di rapporto con badanti assunte per consentire ai miei genitori ultraottantenni e al padre di mia moglie di ricevere assistenza presso la casa che hanno amato e che li ha visti sviluppare la loro vita.

Papà con diagnosi di malattia di Alzheimer, in situazione di completa dipendenza e ingravescente disabilità cognitiva (non riconosce nessuno dei familiari) da almeno cinque anni, mamma mentalmente assai lucida, fisicamente, devo dire, rinunciataria.
Papà di mia moglie, per sei, sette anni in uno stato ingravescente di demenza senile, completamente dipendente dalle cure altrui, con allettamento totale negli ultimi anni della sua vita.
Totale…per una famiglia due badanti per l’intera giornata.

Per l’altra una badante per l’intera giornata, con supporti alla bisogna (igiene, prestazioni infermieristiche) erogati dai servizi pubblici.

Questa la sintesi .

Ora alcune considerazioni sulle quali riflettere, rispetto ai “Pazienti” e rispetto alle “Badanti”

I “Pazienti”:

1) Esiste una obiettiva condizione di BISOGNO da parte di una nutrita serie di persone non autosufficienti, che spazia dall’ausilio negli spostamenti in spazi domestici ed extradomestici, fino a giungere alla completa vicarianza di ogni funzione, corporea e cognitiva.

2) E’ diritto di queste persone, o comunque dei familiari in condizione di decidere, poter scegliere la forma ed il luogo ove sviluppare il “residuale” progetto di vita del loro congiunto e ricevere i necessari ausili.

3) I Servizi pubblici forniscono, tramite Voucher, PRESTAZIONI di natura assistenziale e sanitaria, in misura piuttosto limitata

4) Le “Case di Riposo”, seppure fossero la scelta ritenuta idonea, hanno costi che spesso superano il valore di una pensione medio/bassa figuriamoci la minima!

5) Pur se esistenti, è pressoché impossibile che i congiunti siano in condizione di assistere adeguatamente e per l’intera giornata il proprio genitore/fratello/sorella (sarebbe assai complesso anche con un minore, ma è altra questione, altrettanto seria!)

Le “Badanti”:

Queste le principali questioni.

1) Cosa le spinge, IN GRAN NUMERO a convergere da noi
2) Quale percorso professionalizzante compiono
3) Quale responsabilità/potere assumono progressivamente presso le famiglie in cui abitano e lavorano
4) Quali garanzie contrattuali le tutelano
5) Come funziona l’export di valuta

1) Non esiste, ne’ potrebbe esistere una motivazione umanitaria né un interesse professionale, come potrebbe essere per un qualsiasi Operatore Sanitario o Sociale normalmente abilitato; perciò si tratta di motivazioni di natura puramente economica e da tali vanno osservate. Talvolta vengono descritte situazioni familiari complesse, spalmate sulle tre generazioni coinvolte (la badante, i suoi figli, i suoi genitori), ma non sempre sono situazioni connotate da indigenza. Personalmente, su una decina di situazioni incontrate, solamente in una (badante dell’America Latina) ho raccolto documentate testimonianze a dir poco tragiche, tali da costringere la persona interessata a migrare per la sopravvivenza sue e della propria famiglia (figli e madre, con un padre assassinato).

Le altre, le assimilerei agli operai su piattaforme petrolifere: compiono una scelta.

Ciò non toglie che si sviluppino tra badante e “famiglia datore di lavoro” relazioni interpersonali anche assai intense e umanamente fondate.

Non ho competenze e conoscenze sociologiche che mi mettano in grado di generalizzare l’esperienza personale.

2) incredibile ma, riguardo il percorso professionale, non ne compiono …nessuno!!! Nessun obbligo (ma anche, per la verità, poche opportunità…) a fronte di un lavoro che, svolto da Educatori Professionali in ambiti istituzionali richiede una Laurea in Scienza della Educazione, in Scienza Infermieristica, o, perlomeno, una obbligatoria formazione di Operatore Sanitario Ausiliario. Sono attivi numerosi corsi di lingua, ma sono assai scarsi (personalmente non ne conosco) i corsi che attengono lo specifico lavoro della badante, che è la cura della persona gravemente disabile!

3) Questa è una delicatissima questione. Specialmente se badanti h.24, il lavoro è anche spazio abitativo e di vita quotidiana, in cui si alternano in quantità e qualità variabili spazi personali e spazi di necessaria e sollecita presenza professionale. I tempi sono definibili formalmente in “ore occupate” ed “ore di riposo”, in giorni “liberi” e in giorni di “ferie”, ma sostanzialmente i carichi di lavoro e spesso anche i ritmi del lavoro sono determinati dalla intensità dell’aiuto da fornire alle persone assistite.

Tale caratteristica non è contemplata nelle quasi totalità delle professioni, incluse quelle sanitarie.

Di conseguenza viene a crearsi una relazione molto intima con i “pazienti”, da una posizione altamente asimmetrica delle parti in gioco.

Sulla scorta delle competenze psicologiche che ho maturato professionalmente, osservo e descrivo un fenomeno di assimilazione delle Badanti a Figure parentali ( possono essere “Figli”, ma anche “Genitori”) e sempre meno, escluso su rivendicazioni di natura contrattuale!, di posizionamento sul piano lavorativo.

Di qui al “dolce plagio” il passo è breve.

Anche perché capita che le figure parentali siano in reale difficoltà a presenziare, seppure discretamente, alla corretta relazione Badante-Assistito.

4) Le badanti con permesso di soggiorno (procedura che è a completo carico di chi le assume, manco dovesse poi ricavarci un profitto…) beneficiano di un vero contratto di lavoro, normativamente ed economicamente tutelante. Come è giusto che sia. Peccato che gli adempimenti contrattuali previsti siano sovente insostenibili per le famiglie che ne hanno bisogno, trattandosi , mediamente, di più di 1.000 euro/mese NETTI + ferie (e perciò altra persona in aggiunta da reperire e pagare, la “produzione” non si può fermare…)+maturazione della 13esima+ TFR +vitto e alloggio. Il tutto con avanzamenti contrattuali ogni due anni. Nonostante possano entrare assegni a sostegno della condizione di invalidità, assisto ad un progressivo impoverimento delle famiglie o delle persone che necessitano di tale aiuto.

Se la badante è senza permesso di soggiorno, poiché la domanda supera l’offerta, le spese che si sobbarcano le famiglie non si discostano molto da quelle previste contrattualmente.

Ho l’impressione che l’intero impianto normativo e contrattuale, esplicito o implicito che sia, tenda a mettere le parti deboli (Badanti e Pazienti) le une contro le altre.

Necessariamente si giunge ad un accordo, nel nome della IMPELLENZA DI UN BISOGNO. Del quale le Istituzioni si fanno ben poco carico. Già il considerare la famiglie alla stregua di “datori di lavoro” mi sembra improprio, non essendo tali “datori” nella posizione di ricavare alcun utile dal lavoro che pagano al proprio “dipendente”
5) Mi pongo una semplice domanda: le migliaia di Badanti che inviano ai loro cari la quasi totalità di ciò che guadagnano, a volte portandolo ….fisicamente nel corso delle loro ferie, quale incidenza ha nell’impoverimento generale del contesto sociale in cui realmente vivono e viviamo? Non ho strumenti per analizzare tale questione. La pongo sul tappeto, ritenendola economicamente non marginale.

TESTIMONIANZE:

Ho avuto per mia madre una badante regolare per 4 anni proveniente dalla Georgia, gestita in modo infame prima da un’agenzia e dopo il primo anno ‘riscattata’ direttamente da me con regolare contratto. Brava donna con propensione affettiva di tipo familiare… un disastro per competenze linguistiche e professionali. Ma il SSN e il Comune non mi offriva alternative praticabili, a parità di costi.

Purtroppo l’affettuosissima signora ha ridotto la mamma in condizioni da ricovero perché non metteva in atto alcuna precauzione di dieta e regolarità di esercizio fisico, tanto che l’ho dovuta licenziare e da allora la mamma è presso una struttura per totalmente non autosufficienti.

Dovessi ritornare indietro farei subito la scelta della casa di riposo, anche perché non riesco a sopportare più i rapporti ‘stucchevoli’ di dipendenza che si instaurano tra badante e paziente. E questa era una delle migliori, ne sono convinta!

Mia mamma, vedova da oltre trent’anni, all’età di 90 si è dovuta trasferire in un paese in provincia di Varese da Milano, sua città per tutta la sua vita. Non è stato facile per lei lasciare un luogo che ben conosceva per un luogo sconosciuto, ma non avendo più vicino mia sorella è stato obbligatorio farla trasferire vicino a mio fratello e me. Dopo 2 anni la demenza senile si è manifestata in modo plateale ed abbiamo dovuto ricorrere alle badanti, la prima esperienza è stata pessima perché lei rifiutava in casa sua una persona estranea che voleva comandare, litigi su litigi. La seconda dopo tre settimane mi ha detto che capiva che mia mamma stava meglio senza di lei e se n’è andata, la terza è rimasta 2 anni,sembrava abbastanza tranquilla ed ha assistito mia mamma fino al suo decesso,ma dopo abbiamo scoperto che ha tenuto per se’oro e soldi. L’esperienza non è stata entusiasmante.
Il problema è molto pesante e grave abbiamo in famiglia passato una simile situazioni con badanti sia in regola che in nero aiuti per l’invalidità è un vero calvario.

La situazione è che perfino le badanti adesso come adesso preferiscono lavorare in nero perchè c’è troppa burocrazia

Non c’è preparazione è un settore tutto da rivedere. Ma chi dovrebbe ripensarlo? Lo Stato non se ne occupa.

I costi sono altissimi per una famiglia normale, voglio sempre ricordarlo.

Negli anni ’60 noi famiglia normale numerosa pagavamo un aiuto domestico regolare. Certo anche allora c’era tanto pagamento “in nero”, ma i prezzi erano abbordabili: adesso è tutto assurdo

E ci perdono tutti.