MIGRANTI, QUANTI PER UN MARINE?

MIGRANTI, QUANTI PER UN MARINE?

Marine_Afghanista

di Fulvio SCAGLIONE

L’attuale ondata di sbarchi ha fatto riesplodere le polemiche sui migranti e sulle possibilità dell’accoglienza. Mi stupisce un po’ che nessuno provi a riflettere su un dato per me clamoroso.

Il 2016 è stato l’anno record per le richieste d’asilo, che nei Paesi dell’Ocse sono state oltre 1,6 milioni.

Ora, pare una gran forzatura ritenere che quelle richieste di migranti, come molti sostengono, siano un peso insopportabile per un insieme di 35 Paesi (quelli appunto dell’Ocse, l’Organizzazione per la cooperazione e lo sviluppo economico) che radunano il 18 per cento della popolazione mondiale e il 61 per cento del commercio mondiale. Ma passi.

Quello che non si riesce a capire è questo.

Come si possa non notare che oltre metà delle richieste d’asilo sono avanzate da migranti di tre soli Paesi: Iraq, Siria e Afghanistan.

Sentire menzionare questi Paesi dovrebbe far suonare tutta una serie di campanelli. Non sono quelli i Paesi dove (Afghanistan 2001, Iraq 2003) ci siamo lanciati in campagne militari dirette e (Siria 2011) indirette?

Non ci sarà un nesso tra quegli interventi e l’attuale situazione dei migranti?

Dopo tutto, quanti afghani avevamo visto sbarcare in Europa a chiedere aiuto prima del 2001, quanti iracheni prima del 2003, quanti siriani prima del 2011? Oltre che preoccupati per l’arrivo di così tanti migranti, non dovremmo sentirci anche un po’ in colpa?

Il Centro studi del Congresso Usa ha calcolato quanto sarebbero alla fine costate ai contribuenti americani le guerre in Afghanistan e in Iraq: 1.600 miliardi di dollari. Poi un’economista dell’Università di Harvard, la professoressa Linda Bilmes, ha rifatto i conti mettendoci dentro un po’ di voci prima trascurate (per esempio, le pensioni alle vedove, le cure ai veterani ecc.) ed è arrivata a una cifra tra i 4 mila e i 6 mila miliardi di dollari.

Quante cose si sarebbero potute fare per il Medio Oriente con tutti quei soldi! Infine: tenere un marine in Afghanistan per un anno, anche se questo soldato sta nella base e non spara un colpo, costa allo Stato americano 4 milioni di dollari. Quanti migranti che richiedono asilo si possono accogliere e integrare con questa cifra?

fonte: http://www.terrasanta.net/tsx/lang/it/p10093/Quanti-migranti-per-un-marine

L’ITALIA AUMENTA LE SPESE MILITARI: LO DICE LA NATO

L’ITALIA AUMENTA LE SPESE MILITARI: LO DICE LA NATO

 

NATO Secretary General Jens Stoltenberg

da ANALISI DIFESA

La spesa per la Difesa nel 2016 in Italia è aumentata del 10,63% rispetto all’anno precedente e si è attestata sull’1,11% del Pil quando nel 2015 la spesa era stata pari al’1,01%.

E’ il dato contenuto nel Rapporto annuale dell’Alleanza presentato ieri dal segretario generale Jens Stoltenberg. In termini assoluti la spesa militare in Italia è stata di 22,146 miliardi di dollari (circa 20,7 mld di euro). Quello del 2016 è il primo aumento della spesa da oltre un decennio.

Stoltenberg ha sottolineato che nel 2016 Canada ed alleati europei – per un totale di 23 paesi – hanno aumentato la spesa militare del 3,8%, pari a “circa 10 miliardi di dollari”. Solo cinque rispettano o superano l’obiettivo di dedicare alla difesa almeno il 2% del Pil: Usa (3,61%, pari a 664 miliardi di dollari), Grecia (2,36%, 4,6 miliardir), Estonia (2,18%, mezzo miliardo), Regno Unito (2,17%, 56,8 miliardi) e Polonia (2,01%, 12,7 miliardi).

In realtà i dati diffusi dalla NATO vanno “interpretati” tenendo conto che quantificare il Bilancio della Difesa italiano è sempre complesso poiché vi sono voci che esulano dalle spese per le forze armate (Funzione Difesa) quali il bilancio dei Carabinieri (Funzione Sicurezza del Territorio), spese accessorie quali i voli di Stato e i rifornimenti idrici alle isole (Funzioni Esterne) e le spese per le Pensioni provvisorie del Personale in Ausiliaria.

Vi sono inoltre voci esterne al Bilancio che vanno invece considerate come i fondi stanziati per le missioni oltremare e quelli del Ministero dello sviluppo economico per il sostegno a programmi di armamento.

Di fatto quindi, per quantificare il “vero” bilancio delle Forze Armate occorre sommare la voce Funzione Difesa del Bilancio con i fondi per le missioni e del Mise.

Nel 2016, anno preso in esame dal rapporto della NATO, la cifra indicata di 20,7 miliardi di euro sembra costituire la somma tra il Bilancio del Ministero della Difesa (19,86 miliardi di euro, pari all’1,19 del PIL con 600 milioni di euro in più rispetto al 2015) e i fondi per le missioni all’estero pari a poco meno di un miliardo di euro.

Il Bilancio includeva però 6,09 mld per i carabinieri, 118 milioni per le Funzioni Esterne e 389 milioni per le Pensioni provvisorie.

Il conto reale delle spese per le forze armate nel 2016 è costituito dalla somma tra i 13,36 miliardi assegnati alle Funzione Difesa (contro i 13,186 del 2015) più 2,5 miliardi stanziati dal Mise più un miliardo circa per missioni oltremare (senza contare quindi altri stanziamenti per l’estero come la cooperazione, cessioni di surplus militare o i 120 milioni annui a sostegno delle forze armate afghane inseriti nello stesso decreto delle missioni).

In totale quindi poco meno di 17 miliardi di euro pari, circa l’1 per cento del PIL.

Nel 2017 il Bilancio della Difesa è cresciuto rispetto al 2016 a 20.27 miliardi, con un più 287,5 milioni tutti assorbiti dall’aumento delle spese per l’Arma dei Carabinieri (+ 429,6 per un totale di 6.52 miliardi quest’anno) e delle Funzioni Esterne (+23,2 milioni arrivando 141,1) mentre i costi per le Pensioni provvisorie soni stati di 396,5 milioni.

Per le Forze Armate la Funzione Difesa prevede quest’anno 13,212 miliardi pari allo 0,776 del PIL, in lieve calo rispetto ai 13,36 mld (lo 0,779 del PIL) del 2016.

La suddivisione delle spese della Funzione Difesa vede il 74,2 per cento destinato al Personale (cioè al pagamento degli stipendi), il 16,2 agli Investimenti (acquisizione nuovi equipaggiamenti) e solo il 9,6% all’Esercizio cioè a manutenzioni, carburante e addestramento. Uno squilibrio che si protrae da molti anni a discapito delle acquisizioni e dell’addestramento tenuto conto che la proporzione ottimale sarebbe 50-25-25.

Le spese per le forze armate risultano quindi in calo quest’anno così come in calo è la percentuale del PIL assegnata complessivamente al Bilancio della Difesa pari a 1,19% contro 1,195 del 2016.

Un calo che aumenta ulteriormente tenendo conto del pur basso tasso d’inflazione che erode il potere d’acquisto dei fondi stanziati per le forze armate

Alle cifre citate vanno aggiunti circa un miliardo per le missioni oltremare (1,24 con le voci citate in precedenza di fondi non destinati alle forze armate) e 2,7 miliardi stanziati da Ministero dello sviluppo economico (Mise) per finanziare alcuni programmi di armamento.

Di fatto il “vero” bilancio delle Forze Armate nel 2017 è di 17,3 miliardi e resta pari a circa l’1% del PIL, la metà di quanto chiede la NATO.

Foto: NATO

Fonte: http://www.analisidifesa.it/2017/03/litalia-aumenta-le-spse-militari-lo-dice-la-nato/

PER RIUSCIRE A POTER SMETTERE

PER RIUSCIRE A POTER SMETTERE

Cecilia Strada

di Cecilia STRADA

Dal suo profilo Facebook Cecilia Strada ha scritto:

Non si sa ancora chi, come e perché abbia fatto una strage di bambini a Manchester.

L’unica verità sono le vittime; bambini, ragazzini, mamme, famiglie.

Le vittime sono sempre l’unica verità della guerra e ne ho visti e annusati troppi di feriti così, negli ospedali di guerra negli ultimi trent’anni, per non avere la nausea solo al pensiero di quello che è successo a Manchester.

Però mi dà la nausea anche la speculazione politica, la strumentalizzazione, il complottismo, il “non ne so niente ma devo subito dire la mia”.

Mi dà la nausea quasi tutto, davanti ai bambini morti ammazzati. Davanti all’unica verità della guerra non c’è da chiacchierare o perder tempo, né farlo perdere agli altri.

C’è da ragionare in fretta, con calma, lucidità e in modo serio, sul come uscirne.

È la stessa cosa che abbiamo detto fino a ieri, ogni volta aggiungendo “è sempre più urgente”.

È un discorso che va, cito solo qualcosa in ordine sparso, dalle politiche di guerra agli affari di chi ci guadagna, dall’uso dell’intelligence e della polizia alle comunità in cui gli esseri umani, saggi o balordi, nascono e crescono, dalla terribile quanto efficace comunicazione dei cattivi al vuoto circostante, dall’ignoranza e il populismo all'”islamizzazione della radicalità” ai drop out in generale; tutti vogliamo vivere più sicuri, noi e i nostri figli, ma crediamo veramente che si possa affrontare e risolvere il problema in uno slogan?

O che basti trovare un qualcuno a portata di mano da additare o insultare per trovarsi in un mondo più sicuro?

E che cos’è la sicurezza?

Sei al sicuro lo stesso se nessuno spara, ma sei senza casa o lavoro, senza ospedale o pensione?

Le comunità unite sono la prima difesa della comunità stessa dai balordi e malintenzionati in genere: non è pericoloso spaccare e dividere le comunità, a maggior ragione quando le si divide sotto etichette superficiali e le si aizza una contro l’altra?

Dall’Afghanistan all’Iraq, passando per gli altri Paesi in cui Emergency ha lavorato e i casi che si possono studiare sui libri, questa cosa qui non l’ho mai vista finire bene.

Anzi, è proprio uno degli acceleranti della violenza: lo mostra la storia degli ultimi anni, se solo ci fermiamo un momento a riguardarla.

Davanti a queste vittime, quindi, che farò io?

Con più dolore addosso, ma quello che facevo prima: mi rimetto al lavoro per fare la mia parte, per contribuire ogni giorno ad aiutare decine di vittime di esplosioni, pallottole, mine, nei centri chirurgici per vittime di guerra di Emergency dove uno su tre ha sempre meno di quattordici anni.

E mi rimetterò al lavoro per dire di nuovo, possibilmente meglio, che da questa logica si deve solo uscire.

Mi spiace essere così banale e dire sempre le stesse cose: anch’io non vedo l’ora di poter smettere.

Ecco, quando dei bambini vengono ammazzati, io mi sento così.

Ho la nausea e poi mi rimetto a lavorare per riuscire a poter smettere.

 

Tante guerre, una sola causa: NOI DICIAMO NO!

Tante guerre, una sola causa: NOI DICIAMO NO!

Moab

 

di Ivana FABRIS – Coordinatrice Nazionale Responsabile MovES

Dopo aver subitaneamente attivato le portaerei che nello spazio di poche ore dal bombardamento con le armi chimiche erano già pronte a sparare Tomahawk (!) contro la Siria, gli americani passano alla prova muscolare e sganciano la ‘Madre di tutte le bombe’ in Afghanistan.

Una bomba non nucleare ma per la prima volta, da Hiroshima, la terra trema e non solo in Afghanistan.
Dalla sua elezione, tutti sono preoccupati per la Presidenza Trump.
Certo, avere un nemico dichiarato così potente e ferocemente di destra, fa tremare le vene ai polsi, cosa che non accadeva, invece, con la Presidenza Obama malgrado proprio con questa è iniziato tutto e tutto, proprio a causa sua, sta avvenendo.

Non solo Trump è il colpevole di tutto e bisognerebbe non dimenticarlo, ma proprio Obama e Clinton hanno dato il via a questa corsa verso il baratro per tutta l’umanità, come parrebbe stia per accadere.

L’aggressione all’Afghanistan, in quanto serbatoio di forze jihadiste, appare come una prova muscolare degli U.S.A.

Cercano di farsi una certa immagine agli occhi del mondo nella lotta contro quell’ISIS che hanno creato loro stessi?
Dimostrano di cosa sono capaci a Russia e Siria, mandando un chiaro messaggio alla Russia per dire che sono disposti a tutto ed hanno armi potentissime?
Cercano di intimidire Putin – che di sicuro non ha voglia di assumersi la responsabilità di un nuovo conflitto mondiale – affinchè abbandoni Assad ad un destino ormai segnato?
Sono “schermaglie” tra America e Russia per prendersi reciprocamente le debite misure in previsione degli sviluppi futuri?
È solo una manovra U.S.A. per distrarre l’attenzione dalla forte crisi economica che continua a strangolare tutti i popoli occidentali?

Oggi non è ancora praticabile dire con certezza quale sia la causa o se siano più cause ma non è escluso che tutti i giochi siano già fatti, una cosa però è certa, ossia che i neocon americani non molleranno la presa sulla Siria anche a costo delle estreme conseguenze.

E proprio in virtù di questo che dovremmo tutti soffermarci a pensare quanto ci spaventano le bombe ma non la miseria che conduce all’agonia interi popoli.

In Medio Oriente hanno avviato uno dei conflitti più sanguinosi della Storia, un nuovo genocidio che miete vittime ogni giorno e di cui il mondo intero si è accorto solo qualche giorno fa. Grazie al fatto che la propaganda mediatica serviva allo scopo di questo sistema, la notizia dell’uso di armi chimiche è stata propagata a reti unificate malgrado il popolo siriano muoia ogni giorno con tutti i suoi bambini da SEI lunghi anni. 
Malgrado la stessa UE sia parte in causa di tutte quelle morti per via delle sanzioni economiche che ha imposto alla Siria che hanno privato i siriani di cibo, medicinali, acqua e quant’altro.

E lo scopo di tutto questo? Destituire Assad, parcellizzare la Siria a causa della sua posizione strategica, a causa dell’aver detto no alla TAP, a causa dell’aver nazionalizzato i pozzi petroliferi, a causa dell’essere sostenuto da Putin.

Di fatto la guerra contro la Russia non è mai cessata ma dato che i media non ne parlano, nessuno ha la percezione di quanto stia avvenendo.

Intanto in tutto il resto del mondo, i neocon e i neoliberisti, compiono ogni giorno nefandezze e crimini contro l’umanità.
In America Latina sono diversi i paesi destabilizzati radicalmente da questi criminali in giacca e cravatta.

Paesi in cui entrano, creano il caos con ogni mezzo possibile per potersi infiltrare, saccheggiare e depredare i beni degli Stati, assumere controllo e potere di un’area di interesse e migrare verso altri obiettivi lasciando i popoli alla fame e alla povertà assoluta.

In Europa fanno altrettanto.

Solo non ci sono colpi di Stato e carri armati per le strade, non cadono le bombe e questo, spaventosamente e paradossalmente a dirsi, è persino peggio perchè non porta REAZIONE mentre accade il peggio. Mentre fame e miseria dilagano, mentre ci portano ad una guerra che avviene e cresce di continuo tra poveri in cui spesso, troppo spesso, si è ridotti a sbranarsi gli uni con gli altri come cani rabbiosi e famelici che combattono per conquistare un solo osso rimasto.

Chi viene dalle generazioni che hanno visto altre guerre (penso al Vietnam) sa che per fermare lo scempio serve una protesta globale organizzata, sa che c’è bisogno di mobilitazione su larga scala, ma ci hanno dato i social per manifestare la nostra riprovazione e il nostro sdegno e ci accontentiamo di quel momento in cui scriviamo un gran bel post, invece di chiedere con forza e a gran voce, che TUTTE le sinistre mondiali si attivino prima che sia troppo tardi.

Perchè potrebbe anche non essere così vicina la III guerra mondiale ma rimane che quella guerra che vediamo accadere in Siria e in Afghanistan o nello Yemen, ci riguarda TUTTI.
Perchè è la stessa che combattiamo noi ogni giorno per non soccombere a questo sistema di potere, perchè i mandanti sono sempre gli stessi e forse è ora che la sinistra si decida a dire le cose come stanno una volta per tutte e che riprenda a mobilitare le masse come ha fatto nel corso di quasi un secolo di storia, sempre che non abbia timore di disturbare troppo i manovratori che è quello che, purtroppo, temiamo.

Non bastano più i proclami.

Il neoliberismo e i neocon americani hanno dichiarato GUERRA ALL’UMANITÀ INTERA.

Quante altre migliaia di vittime, quanti altri milioni di poveri oltre agli 85 già prodotti dalla UE in Europa, quanto altro territorio e ambiente irrimediabilmente distrutti, quanta altra crudeltà e sofferenza dovrà verificarsi prima che a sinistra qualcun altro, oltre al MovES, cominci a dire come stanno le cose, controinformando e azzerando la narrazione della propaganda?

Quanto dolore ancora dovrà levarsi come un grido dalla Terra prima che qualcuno dica BASTA?

Vorremmo che altri come noi rispondessero a queste domande, vorremmo che ogni persona che vuole la Pace, ponesse gli stessi interrogativi, esigesse risposte e pretendesse non più parole, ma azioni, quelle sole azioni che possono fermare quest’ulteriore bagno di follia che pagheranno sempre e solo gli innocenti.