LESBICA, SPOSATA CON UNA STRANIERA E NAZISTA

LESBICA, SPOSATA CON UNA STRANIERA E NAZISTA

 

di Ivana FABRIS

 

Cosa dovrebbe mai delineare il fatto che, ioDonna il periodico del Corriere della Sera, abbia titolato il suo articolo “Lesbica e sposata con una straniera“, relativamente ad Alice Weidel, la leader dell’AfD, l’estrema destra tedesca?

 
Da quando le tendenze sessuali di una persona ne definiscono la caratura umana o l’identità politica o il ruolo sociale e quant’altro?
 
Perciò, cosa volevano dire il giornalista o il titolista con quel titolo relativo all’articolo dell’inserto del Corriere?
Forse che le lesbiche sono ascrivibili alla categoria della destra estrema?
Non è per nulla chiaro l’intento. O, meglio, lo è ma non è dichiarato al lettore meno politicizzato e meno addentro alla comunicazione del mainstream, alla propaganda occulta del sistema.
 
Risulta per caso a qualcuno che nel momento in cui una etero si presta alla politica e diventa un personaggio pubblico, qualche giornale abbia mai titolato “ETERO e sposata con uno straniero“?
 
Ora, A PRESCINDERE dalla contraddittorietà del personaggio che penso sia chiaro non sto difendendo in quanto tale data la distanza siderale che mi separa da lei, è opportuno rilevare che tra i titolisti e i giornalisti di testate cotte, mangiate e digerite da una massa di persone, sia in atto una precisa volontà che di certo non è espressione di un certo (falso) puritanesimo, ma della veicolazione di un particolare messaggio su larga scala.
 
Il taglio della comunicazione effettuata in questi termini è francamente di bassa lega (ogni riferimento al partito dei razzismi di vario genere, è tutt’altro che casuale) e non mira di sicuro all’identità sessuale della Weidel.
 
L’operazione è un bel po’ più sporca.
Da un lato etichetta tutta una parte della società tedesca e non, dall’altro afferma una SUPREMAZIA degli etero che è tale per il solo fatto che fa RILEVARE che questa donna sia lesbica.
 
Invece di titolare “Alice Weidel, leader antisistema allevata da Goldman Sachs” che avrebbe avuto BEN ALTRO impatto e significato, ioDonna si rivolge alla contraddizione di una lesbica che difende la famiglia tradizionale allegando tutti gli eccetera che la riguardano ma IN TAL SENSO e non per il reale pericolo sociale e politico che rappresenta.
 
Certo, si dirà che quel periodico ne fa un fatto di costume più che politico ma è ancora una volta una menzogna.

Se parli di un leader politico e fai un titolo partendo dalla parola LESBICA, compi nè più nè meno che un indirizzamento dell’opinione pubblica verso lo screditamento e la discriminazione su base SESSUALE, tipico della cultura patriarcale, cui fa tanto comodo usare questi modelli comunicativi per manipolare l’opinione pubblica e mantenere intatto il suo dominio.

 
Senza parlare di come opera subdolamente nel far percepire come un pericolo tale fascia di persone poichè, nel pensiero comune, ragionare per sillogismi non è affatto raro: la Weidel è una lesbica, è una lesbica nazista, le lesbiche sono naziste.
 
Perchè se una lesbica è questo, di fatto lo sono tutte o tutti e, pertanto, nel pensiero comune diventa vero che sono loro la minaccia alla famiglia tradizionale cattolica – che invece non è per nulla capace di mostruosità e aberrazioni (!) – per cui come tali è legittimo negare i loro diritti umani e sociali, NON solo civili.
 
Indubbio, un problema marginale rispetto alla disoccupazione, ma fino ad un certo punto.
Oggi sono le lesbiche e gli omosessuali, l’altroieri sono stati i comunisti (vedasi le proposte di alcuni comuni italiani in quest’ultima settimana e di alcune forze politiche di rendere il comunismo fuorilegge, privandolo quindi di cittadinanza e di diritto all’esistenza), un mese fa i profughi e chissà, magari domani la scuola, i malati, i pensionati.
Di sicuro anche QUALUNQUE altra donna (bruna, bionda, con una squadra di calcio di figli o una novella Erode Antipa, separata o bigama, magra o curvy, ogni ragione sarà buona per la discriminante necessaria) che si schieri politicamente contro il sistema e ottenga consensi.
 
Insomma, nel gioco del “Cecco mi tocca, toccami Cecco” delle campagne mediatiche del potere, non resta che constatare il sotto a chi tocca quando il sistema teme di essere toccato nel vivo.