PRIVATIZZAZIONE DELL’ACQUA, L’ABUSO DI POTERE CONTINUA

PRIVATIZZAZIONE DELL’ACQUA, L’ABUSO DI POTERE CONTINUA

di Massimiliano DE ANGELIS

Acea, Hera, Iren e A2a, tutte aziende quotate in borsa, i cui azionisti rispondono a nomi tutt’altro che rassicuranti (come ad esempio Francesco Gaetano Caltagirone e la multinazionale francese Suez) riforniscono quindici milioni di persone e continuano a concentrare il controllo dell’acqua in poche mani attraverso la privatizzazione dell’acqua.

Ma poco conta questo, quello che fa pensare è il fatto che malgrado la privatizzazione di un bene prezioso come l’acqua, non si fanno interventi per evitare sprechi e perdite nelle linee idriche gestite da queste società.
Come al solito la regola è sempre la stessa: massimo rendimento con la minima spesa.
Il dettato del sistema privato, del capitalismo, della privatizzazione, del cosiddetto libero mercato.

Il voto referendario si era palesemente dichiarato CONTRO la privatizzazione quasi plebiscitariamente ma ci ha pensato questo governo burattino del neoliberismo con uno dei decreti Madia (anche se parzialmente bloccato dalla Consulta) del Parlamento e infine del Consiglio di Stato, di fatto hanno azzerato l’esito del voto POPOLARE che ha detto NO alla privatizzazione generando così un sistema che privatizza di continuo, un sistema che sta diventando sempre più predominante.

Un sistema che si ritiene libero di sprecare una risorsa che non è infinita e di far ricadere sempre solo su di noi il costo di tutto questo spreco e abuso.
Non a caso, il Blue Book di Utilitalia, dichiara che su 100 litri di acqua distribuiti, ben 39 si perdono per strada.
Oltre 1/3 di quanto è indotto nelle reti idriche, si perde.

Quindi, a nulla è valsa – come prevedevamo in tanti – la privatizzazione, specialmente per aver un buon servizio e una gestione che preveda interventi a salvaguardia di un simile bene, ma è logicamente servita solo ad effettuare un intenso sfruttamento e a continuare a generare e concentrare l’arricchimento di sole poche mani.
Il dramma vero è che è un processo in espansione continua, nel silenzio generale.

Tutti tacciono perchè se l’informazione spiegasse la situazione ad un popolo che ha votato NO con convinzione al referendum, qualche fastidio si genererebbe a questo sistema di potere.
Anzi, non si deve proprio sapere perchè questo è un processo che il governo italiano vuol far apparire come “normale“ agli occhi di tutta la popolazione con azioni non solo a livello di legiferazione parlamentare che vanno in senso contrario alla volontà popolare espressa col referendum, ma soprattutto non creando e non applicando una politica ambientale a tutto campo nel preservare un diritto fondamentale alla vita come lo è l’acqua.

Il solo fatto che ogni anno si riparano solo 8,3 metri di tubature per chilometro dice tutto, tant’è che è stato stimato che per sostituirla interamente ci vorrebbero due secoli e mezzo.
Nessuna azienza che faccia profitto mediante la privatizzazione attraverso l’erogazione e con la gestione dell’acqua, può avere interesse a questi interventi.
La privatizzazione serve dunque solo allo sfruttamento intensivo ed estensivo delle risorse di una nazione.

Eppure si potrebbe fare moltissimo per evitare un’altra catastrofe da qui ai prossimi 20-30 anni ma anche evitare quanto sperimentiamo di continuo nel presente.
A partire dagli investimenti di impianto per riparare e per evitare gli sprechi e imponendo una politica dei consumi in agricoltura dove le nuove tecniche di irrigazione a goccia, ad esempio, abbasserebbero i consumi di svariate volte ma pure facendo in modo che ad esempio in Sicilia, dove ci sono molteplici invasi, l’acqua possa giungere alle case degli abitanti imponendosi alla mafia che ha tutto l’interesse affinché questo non avvenga.

Per non parlare del fatto che si dovrebbe limitare l’uso dei diserbanti in agricoltura responsabili della presenza dell’arsenico in falda in aggiunta ad una seria politica di gestione dei rifiuti in modo che non si debba più assistere alla drammatica realtà di discariche abusive a cielo aperto o, ancora peggio interrate, dove le falde acquifere ne escono completamente compromesse.

Altrettanto vale per quanto riguarda l’intervenire sulla miriade di scarichi illegali civili (pensiamo all’abusivismo edilizio in tal senso soprattutto al centro e al sud Italia) e industriali.

E non va trascurato nemmeno il problema della desertificazione che va invece affrontato quanto prima perchè già oggi, in Italia, una larga fetta di territorio ha subito la desertificazione anche a causa del continuo interrare i corsi d’acqua per costruire o come anche intervenire con una politica seria che impedisca i continui disboscamenti.

Non vale il discorso della eventuale scarsità di acqua nel nostro paese se pensiamo che a fronte di un consumo di circa 200 litri di essa per abitante ogni giorno, il solo fiume Po (per esempio) ha una portata media superiore di ben 8 volte, senza contare gli oltre 7000 km. quadrati di bacini lacustri, gli invasi e i laghi artificiali fino ad arrivare a tutti i corsi di acqua esistenti e ai ghiacciai alpini.

Il disegno dei governi in Italia, perfettamente in linea al modus operandi dei poteri neoliberisti, è come al solito quello di massimizzare i profitti ingenerando precarietà, incertezze e insicurezze profonde e quindi paure nella popolazione per arrivare a costringerla ad accettare come “normale” qualunque abuso e ricatto perciò anche prendere come normale dover pagare per un diritto fondamentale, inalienabile come l’acqua che dovrebbe essere GRATUITA per tutta la popolazione italiana.

A questo RICATTO non si sottraggono nel profitto tipico del sistema neoliberista, nemmeno i Comuni guidati da coloro che in Parlamento dovrebbero rappresentare l’opposizione.
Ad esempio a Pomezia, dove il sindaco del Movimento 5 stelle ha fatto installare in qualche piazza della città i distributori di acqua depurata che altro non è che l’acqua dell’acquedotto pometino e ci si ritrova al punto che non esiste più una fontanella pubblica GRATUITA. Infatti, l’acqua di questi distributori il sindaco la fa pagare 5 centesimi al litro più il costo di altri 5 euro per una scheda e sta a significare che si fanno affari d’oro sull’acqua, BENE COMUNE.
Ma questo sarebbe il nuovo, naturalmente.

Per ultimo, a questo discorso va aggiunto che l’interesse economico in Italia è anche quello di produrre ogni anno qualcosa come circa 7 miliardi di bottiglie di acqua mentre le società pagano cifre irrisorie per le concessioni e dove c’è tutto l’interesse delle società del packaging sche scaricano sulle spalle dell’ambiente e degli italiani, tutte le problematiche legate allo smaltimento dei rifiuti.

La posizione del MovES va in senso contrario allo status quo imposto, ribadendo il concetto che l’acqua è un bene comune, sociale, fondamentale, inalienabile e necessario per la vita stessa.
Respingiamo perciò il concetto di sfruttamento e controllo dell’acqua.
Respingiamo che si faccia profitto da un bene di primissima necessità quale è l’acqua per ogni essere vivente.

L’acqua è un diritto inalienabile ma che lo Stato sta cedendo ad aziende che via via si espandono nel controllo e quindi presto potranno imporre qualunque costo che ognuno di noi accetterà se vuole sopravvivere.

Un diritto che va garantito sempre e comunque a fronte di uno Stato che oltre a sapere di neoliberismo oggi sa anche di regime totalitario.