PARTIGIANE OGGI, CONTRO LA RESTAURAZIONE DELLA MINISTRA LORENZIN

PARTIGIANE OGGI, CONTRO LA RESTAURAZIONE DELLA MINISTRA LORENZIN

Beatrice Lorenzin

di Ivana FABRIS – Coordinatrice Nazionale Responsabile MovES

Oggi il nostro blog e tutto il MovES, ricordano la Resistenza parlando delle donne che l’hanno resa possibile.

Parla delle Partigiane e di come queste, malgrado l’apporto dato alla lotta di Liberazione non solo del paese ma anche quella delle donne stesse, abbiano subito, persino dai loro stessi compagni di lotta, l’emarginazione e il controllo sociale.

Bene, proprio in considerazione di questo, e a pochi giorni dal 25 Aprile con tutti i suoi significati, le donne si sono ritrovate a dover fronteggiare un nuovo attacco alla loro indipendenza, alla loro capacità di autodeterminazione, ai loro diritti.

Non più di tre giorni fa, la Ministra della Salute Beatrice Lorenzin, ci ha dis-onorate ancora una volta delle sue esternazioni. Ed anche discriminate.

Ha fatto affermazioni che qualcuno imputerà incautamente alla sua pochezza – così come spesso si sente dire per strada o si legge nei social – ma che invece è ben altro.
Infatti, le sue parole, sono qualcosa che definire aberrante non rende neanche lontanamente l’idea.

Qualcosa che ha PROFONDAMENTE DISGUSTATO TUTTE LE DONNE, madri naturali, madri affidatarie o adottive, non madri. Tutte le donne. Tutte quelle donne consapevoli di cosa significhi ed abbia significato essere RICONOSCIUTE come PERSONE prima ancora che come donne.

Qualcosa che attinge ad una forma sottile – ma non meno oscenamente grave – di violenza e che veicola altrettanta violenza per l’immagine che continua a costruire per il modello femminile che vorrebbe questo sistema: SOLO CORPI DA USARE.

In pratica ha affermato che: “…siamo destinate alla gravidanza”.

Ha parlato, quindi, di tutte noi come fossimo fattrici al pari delle vacche di una stalla di bovini da latte o da riproduzione, come fossimo soltanto corpi e corpi regolati unicamente per la riproduzione, come se tutto il nostro universo gravitasse solamente attorno alla maternità, come se il nostro unico scopo nella vita fosse quello riproduttivo, come se in quanto solo corpi non avessimo diritto ad essere consapevoli di cosa significhi maternità.

Come se quarant’anni di diritti per AUTODETERMINARCI e per una maternità consapevole con ciò che questo comporta e rappresenta, conquistati con sangue, sudore e lacrime, fossero stati spazzati via con un colpo di mano picchiato con violenza sul tavolo della politica di questo paese insieme a tanti altri diritti sociali.

La frase in sé, dunque, è semplicemente rivoltante.

È decontestualizzata, osserverà qualcuno, ma spiace disilludere i soliti noti perché non è che contestualizzandola poi suoni meglio o suoni diversa, anzi, è persino peggio!

Peggio perché ci descrive come un ammasso di cellule e chimica organica, perché ci riduce al rango di organismi viventi ma NON SENZIENTI.

Peggio perché subdolamente usa argomentazioni che parlano di diversità e di diritto alla maternità, di protezione dei diritti delle donne e sono argomentazioni che hanno l’ardire di voler veicolare che il suo è un messaggio che va VERSO le donne e NON CONTRO di esse.

In pratica USA qualcosa che appartiene al nostro linguaggio CONTRO DI NOI.

Esattamente come agisce un certo femminismo borghese e radical-chic che non fa meno orrore delle affermazioni della Ministra ma che proprio per questa tecnica comunicativa, sa come infiltrarsi tra la massa delle donne che non sono addentro alle vere tematiche femministe e quindi inculcare argomentazioni ancora manipolatorie a favore del sistema.

MAI, dal dopoguerra ad oggi, abbiamo assistito ad un tale attacco ai diritti delle donne. MAI.

Mai perchè oggi non partiamo dall’anno zero dei diritti e qui, invece, si sta facendo una vergognosa opera di restaurazione!

Quello di questa Ministra, è un attacco continuativo che non conosce sosta, per giunta sostenuto e diffuso proprio da quel sedicente femminismo da centrosinistra salottiero che, esattamente come accade anche su altre tematiche politiche manipolate dallo stesso, si rende perfettamente funzionale e organico al sistema.

Un esempio fra tanti è come questo femminismo liberal (come se femminismo e liberal non fosse un ossimoro) sostiene che la prostituzione sia un lavoro come un altro, come raccoglier pomodori o fare i letti.

Lo chiamano infatti “lavorare con la vagina”, che soltanto a leggerla è un’affermazione che dovrebbe solo fare ribrezzo visto quello che implica, visto che usare la propria sessualità NON COINVOLGE solo pezzi anatomici ma anche la sfera intima di una donna con quel che ne consegue.

Corpi come merce, il dettato tanto caro al neoliberismo qui declinato al sistema patriarcale.

Ma tornando in tema, questa gentil signora, al di là dell’essere Ministra, parla dall’alto della sua condizione sociale di privilegiata.
Parla da donna che a differenza delle comuni mortali, ha potuto diventare madre usufruendo della fecondazione artificiale ottenuta con un certo dispendio economico e all’estero e che, in tasca alle donne che ogni giorno devono barcamenarsi per far sopravvivere dignitosamente la propria famiglia, fa i conti da perfetta adepta del sistema che rappresenta e decide chi ha diritto e chi no di accedere alle cure e alla salute.

Ma soprattutto parla da donna del regime, anzi, parla come parlerebbe una delle tante virago che fiancheggiavano e sostenevano il famigerato ventennio, opprimendo e schiavizzando altre donne in funzione del servizio che esse facevano alla dittatura, quando una donna doveva essere solo animale da riproduzione e prona ai voleri del patriarca e del patriarcato sociale che veniva esercitato oltre che da tutto il contesto ambientale, anche dall’intera cerchia famigliare.

Il modello che la Ministra insiste col voler diffondere come fosse un virus letale, attraverso l’immagine che tratteggia e continua a tratteggiare di ciò che le donne devono essere per compiacere il regime italiano che ci ha imposto il neoliberismo, è un’immagine che risale agli inizi del ‘900 e forse anche prima di quel periodo.

Una donna TOTALMENTE al servizio di un potere che non ha comunque mai smesso di tentare di sottometterla in quanto soggetto che alleva gratuitamente la forza-lavoro necessaria al capitalismo, in quanto principale soggetto che forma individui che devono essere graditi al sistema che, laddove una donna fosse veramente libera di scegliere, se ne guarderebbe BENE dall’esserne omologata.

Per questo le prime ad essere colpite all’inizio della crisi economica sono state le donne che sono state ricondotte loro malgrado, mediante la disoccupazione, al “focolare domestico”.

Per giunta con quell’orrenda frase consolatoria propalata dalla società intera, che tutto sommato è normale e pure benefico per una donna stare a casa “con tutto quello che ha sempre da fare!”, perché come sappiamo tutte, la miglior forma di controllo del sistema di potere, è rendere DIPENDENTI le donne, è togliere loro la possibilità di esercitare la propria volontà, le proprie scelte e di poter essere rilevanti e contare dentro e fuori la famiglia.

In più è comodo avere comunque costantemente forza lavoro gratuita nell’allevare figli – meglio se a ripetizione perché così non hai neanche la forza di ribellarti e di renderti conto che sei ancora viva – ed è altresì comodo avere badanti a titolo gratuito per accudire gli anziani di un nucleo famigliare, vicariando se non sostituendo l’assenza dello Stato sociale di un paese e a zero costi.

Per questo si rende impossibile alle donne di abortire malgrado l’esistenza di una legge dello Stato come la 194: ti prendono per consunzione e sfinimento nel peregrinare in cerca di un non obiettore, in molti casi fino a farti rassegnare a tenerti un figlio che non avevi previsto e ti condannano non solo a maggiore esclusione sociale ma anche a sentirti umanamente e intimamente sempre più invisibile e inconsistente, socialmente parlando.

Per questo, oggi che la crisi e l’austerità imposta dalla UE mediante leggi che deprimono l’occupazione, le donne servono per sopperire alla disoccupazione dei loro compagni mediante lavori in nero di qualunque natura che le donne riescono a reperire più di quanto offra il mercato del lavoro sommerso, quando riguarda gli uomini.

Per questo si veicola sistematicamente l’immagine della donna che finalizza tutta la sua esistenza alla maternità (attuando una restaurazione storica spaventosa) e si diffonde a reti unificate dai media mainstream e dai social, colpendo l’immaginario soprattutto delle giovani, che le donne sono solo corpi, carne, ammassi di cellule, tessuti organici ma MAI pensiero, MAI intelligenza, MAI professionalità, MAI capacità e, peggio del peggio, MAI autonomia.

In tutto quanto sta avvenendo, a me che sono nata proprio all’inizio degli anni ’60, la propaganda di sistema a mezzo Lorenzin, riporta l’immagine di quegli anni.

Solo che in mezzo c’è passato mezzo secolo e mezzo secolo estremamente rilevante per le conquiste delle donne malgrado siano state sempre inadeguate perché il patriarcato, in questo paese, non è MAI morto anche a causa della cultura e l’indottrinamento ricattatorio, moralista e colpevolista catto-clericale italiano esercitato anche da una parte della componente maschile della stessa sinistra.

Le donne della mia generazione e quella precedente, sanno di cosa parlo e sanno esattamente dove ci vuole portare questo governo servo di un sistema colonialista che mira alla distruzione e alla schiavizzazione delle donne proprio per piegare un’intera società.

Quindi di sicuro le donne meno politicizzate rischiano di essere manipolate comunque da questa propaganda di sistema.

Non è infatti difficile pensare che il modello che tenta di imporre la Lorenzin costringa molti cervelli a fare un grosso sforzo affinchè quelle immagini non si sovrappongano alla realtà storica vissuta.

È anche vero, però, che da qualche parte nella mente di tante donne come me, la memoria storica delle nostre battaglie e delle nostre conquiste, comunque residua ed è viva, chiusa in qualche cassetto della mente, ma viva.

Ed è questo a darmi speranza per il domani, in un simile momento.

È il pensiero che per aprire quel cassetto, serva solo la forza di una mano.

È il sapere che quella mano può essere solo quella che appartiene ad una sinistra autenticamente femminista.

È il sapere che quella mano è proprio qui.

È il sapere che sono già tante mani, tutte unite attraverso le azioni e il pensiero del Movimento Essere Sinistra.