Kemal Kılıçdaroğlu

di Maria MORIGI 

«Questo 9 luglio è un primo passo e una rinascita per la Turchia». Accolto a Istanbul da centinaia di migliaia di sostenitori, in un tripudio di vessilli turchi e bandiere con il volto di Ataturk, Kemal Kılıçdaroğlu apre così la più grande manifestazione dell’opposizione turca degli ultimi anni. Una distesa umana si staglia lungo il mar di Marmara, nella grande piazza di Maltepe, ultima tappa dei 430 km della ‘marcia per la giustizia’ iniziata 25 giorni fa ad Ankara.

Kemal Kılıçdaroğlu è nato a Nazimiye nel 1948.

Laureato all’Accademia delle Scienze Economiche e Commerciali di Ankara, entra nel Ministero delle Finanze come vice direttore alla Direzione Generale dei Redditi. Nel 1991 è direttore generale dell’Organizzazione per la sicurezza sociale degli artigiani e dei lavoratori autonomi (SSK), quindi diventa vice-segretario del Ministero del Lavoro e della Sicurezza Sociale e poi presiede la Commissione per i lavori dell’ottavo piano di sviluppo quinquennale.

Nel 2002 viene eletto deputato del Partito Popolare Repubblicano, CHP, Cumhuriyet Halk Partisi (oggi principale partito di opposizione) nel seggio di Istanbul. Le sue attività ispettive e le sue denunce contro finanziamenti illeciti, malversazioni, corruzione di membri del partito al governo, hanno dato seri problemi di immagine alla Turchia allontanando la prospettiva di entrare nell’UE.

Dal 2010 è leader del Partito Popolare Repubblicano, portandolo dal 21% al 25% in un quinquennio.

Nel 2012 viene eletto vicepresidente dell’Internazionale Socialista.

Dai suoi seguaci è detto “Gandhi indiano”, mentre i suoi nemici lo considerano un fiacco e “oscuro buracrate” che ha già rotto abbastanza…Kemal non è un leader carismatico, anzi appare come una persona fragile, troppo cedevole, poco “politica”.
La sua ideologia è considerata confusa e ambivalente, poiché si destreggia tra i valori laici dello Stato repubblicano indipendente di Ataturk (che per i Turchi sono ‘conservazione di princìpi’), i valori socialisti (difficili da definire nel marasma odierno), le necessità di traguardi economici e la forma particolare che ha il Nazionalismo in Turchia (I Curdi devono essere integrati o spazzati via?).
“Ambivalenza” significa che nel CHP coabitano – non senza frizioni – tutte queste anime del Popolo Turco.
Sappiamo che al presunto colpo di stato di luglio 2016, seguì una feroce repressione: 50mila turchi arrestati, 140mila persone licenziate per presunti legami con la cerchia di Fethullah Gulen, accusato da Erdogan di essere l’artefice del tentato colpo di Stato.
Sappiamo che il 14 giugno viene arrestato Enis Berberoglu, noto giornalista e numero due del CHP condannato a 25 anni di carcere per “rivelazione di segreto di Stato” (aveva fornito nel 2014 al quotidiano Cumhuriyet un video che mostra un tir carico di armi – destinate ai ribelli siriani – oltrepassare il confine con la Siria scortato dai servizi segreti turchi. Per quel video ancora oggi sono dietro le sbarre undici dipendenti del giornale).
Kemal Kılıçdaroğlu, l’oscuro burocrate, decide quindi di fare opposizione fuori dal Parlamento e si rivolge direttamente al Popolo.

Nel giugno 2017 proclama e guida una marcia pacifica da Ankara ad Istanbul.

Adalet - Marcia in Turchia

Il loro cammino simbolico – 430 km in tutto – terminerà domenica 9 luglio sotto la prigione di Maltepe dove è detenuto Berberoglu.
Tutto è iniziato con qualche decina di manifestanti, poi il fiume si è ingrossato e adesso sono decine di migliaia. Il corteo ha il timore costante di attacchi e provocazioni. Ogni tanto le macchine che li incrociano, lungo la strada D-100, rallentano per scaricare insulti. Qualche giorno fa, accanto al campeggio dove dormivano i marciatori, un furgone ha riversato qualche chilo di letame. Ma Kılıçdaroğlu invita i suoi a rispondere sorridendo, ha anche distribuito un manuale in 12 punti che raccomanda di non cedere alle provocazioni. .. Il presidente Erdogan li accusa di fiancheggiare i terroristi … La polizia ha arrestato due giorni fa 6 militanti dell’Isis che sarebbero stati pronti a fare una strage alla marcia… la parola ADALET, GIUSTIZIA, campeggia su migliaia di magliette e cappellini bianchi.
“Per un sistema giudiziario in cui la legge non venga utilizzata come strumento di oppressione“… “dobbiamo unire questo Paese così lacerato attorno al diritto alla giustizia e a valori democratici”“i militanti marciano sotto 37 gradi di temperatura con un solo slogan: “diritti, legge, giustizia”… “questa marcia ha suscitato consapevolezza nella società. Ora le persone possono facilmente parlare dei loro guai. In questo contesto che abbiamo creato è emerso il problema che chi subisce ingiustizia non ha accesso al sistema giudiziario. La loro via è bloccata. Questa marcia ha l’obiettivo di iniziare un processo per il superamento di questo blocco”.
Domenica saremo un milione”, si augurano i marciatori, “In questa marcia non c’entrano i partiti, ma solo la giustizia. Se vuole, può venire anche il presidente Erdogan”.
Un anziano se ne va in giro con un cartello al collo: “Un giorno anche tu avrai bisogno di questa giustizia”.
Per concludere: è mai possibile che l’Europa non capisca assolutamente da che parte stare?
Chi va aiutato e chi no? Che dietro i pessimi governi e le pessime politiche, le alleanze e le strategie, gli interessi delle imprese e delle banche… dietro, ma anche sopra, c’è un POPOLO con il bisogno di Giustizia.