Pensionato

di Bruno DELL’ORTO

Leggo su “Qui Finanza“:

Pensioni, al lavoro fino a 70 anni

Ed ancora:

siamo in presenza della più grande crisi previdenziale della storia

Non proseguo come da abitudine a più profondamente informarmi tramite ricerca sul web, arrestato, a monte di ogni tecnico approfondimento, da una mia ferma concezione a riguardo.

Penso infatti che un trattamento pensionistico debba essere erogato, per entità e decorrenza dei termini, con le modalità consone alla dignità di ogni lavoratore, che prima ancora è un cittadino, e quindi un ESSERE UMANO facente parte di un sistema.

L’istituto della pensione nasce per assicurate appunto una condizione di vita compatibile con una società civile ad ogni membro della stessa.

È proprio per questo che un sistema di tipo contributivo mi fa orrore.

Se in un sistema, in cui mi riconosco sempre meno, la disparità di reddito in età lavorativa abbia raggiunto dei delta difficilmente giustificabili dal punto di vista etico, in attesa e con l’auspicio di radicalmente riformarlo, credo che le parti che da esso traggano il miglior vantaggio, debbano solo accendere un cero per profondamente ringraziare.

Fuori dal sistema vigente, basato sullo sfruttamento del lavoro altrui (si intenda il termine in modo squisitamente letterale, senza accezionarlo come comunemente si usa nella sua parte più negativa) tutto ciò non sarebbe possibile.

Se quindi si accetta che tale discriminazione reddituale si protegga persino oltre l’età lavorativa, si snatura, a mio avviso, lo spirito stesso di tale istituto.

La pensione deve garantire a tutti dignità, e cioè possibilità di abitare, curarsi, alimentarsi in modo corretto.

Tutto ciò che questo esuberi, assume, ai miei occhi, indipendentemente da ciò che si è o non si è versato, la forma di puro privilegio.