strage profughi

 

 

di Bruno DELL’ORTO

M’avete rotto co’ ‘sta commemorazione dei clandestini naufragati.

Quanti ancora ragionano in questo modo?
E quanti, rivestono ruolo di fattore fortemente concomitante nel creare e diffondere simili movimenti, si fa per dire, di opinioni?

La considerazione poi che alcuni, pur possedendo strumenti fin in esubero per effettuare una analisi seria del problema, assumano colpevolmente il patrocinio di spazzatura intellettuale di questa portata e grado, inquieta davvero.

Sento uomini di cultura che dovrebbero rivestire naturalmente Il ruolo di fari, che semplicemente scelgono, per ovvia convenienza, non solo di rinunciare al loro ruolo di traino intellettuale, ma addirittura di non mantenere nemmeno un passo di consapevolezza media, quello di chi li ha deputati alla funzione di veri e propri motori di idee e ragionamenti.
Al contrario, anzi, abdicarvi, parlando alle parti meno nobili dei propri auditori, quelle che consentono accessi più subdoli e manipolatori.

Se perfino chi viene investito della responsabilità di coordinare movimenti e/o associazioni, e questo perché possiede competenze ed attitudini riconosciute dai più, ma forte del suo ruolo introduce ad esempio delle distinzioni tra PROFUGHI ed IMMIGRATI ECONOMICI, come se questi ultimi non condividessero coi primi il diritto di ricercare una condizione di vita degna, allora immediatamente si comprende poi il livello di atteggiamenti, discorsi, opinioni di molti cittadini onesti ma fortemente fuorviati.

E così, dopo aver letto questo post su Facebook ho perso la pazienza.

Li tratto come meritano, gli dico quello che penso. E ho commentato così.

“M’avete rotto co’ ‘sta commemorazione dei clandestini naufragati”?

Scrivere è un modello di espressione che offre l’opportunità di riflettere meglio e più a lungo rispetto al dire.

Per questo credo di poter asserire, senza grossi margini di errore, che chi ha prodotto questo scritto sia intellettualmente assai limitato.

Ed a chi ritenga che questo modo di esprimersi sia poco urbano ed irrispettoso delle altrui posizioni, chiedo solo di pensare per un momento a cosa significhino centinaia di disperati annegati in mare. Uomini, donne, bambini come noi, le nostre mogli ed i nostri figli, ma colpevoli solo di non rassegnarsi a morire di fame o di guerra per essere nati In luoghi poveri e pericolosi. Allora io dico che se provi fastidio e non dolore quando apprendi notizie di questo tipo, non sei tu degno del mio rispetto e quindi, anche se insultare non è solitamente nelle mie corde, non trovo altro modo per esprimerti il mio disagio.

Ma prima di classificarti definitivamente come un sempliciotto insensibile, ti pregherei di riflettere ancora un poco su quello che hai scritto e sul fatto che chi prova pietà per le disgrazie dei suoi simili, non può commuoversi per alcune ignorandone altre, ed il fatto di “rompersi per certe commemorazioni” rende poco credibile anche la sbandierata commozione causata da alcuni tristi accadimenti nostrani.

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